Storia della botanica e delle scuole mediche medievali

Prima del Medioevo

Fin dall’antichità l’uomo ha avuto necessità di imparare a distinguere tra le piante quelle che portavano beneficio e quelle che invece potevano essere nocive o velenose.

Già in epoca preistorica l’uomo aveva una conoscenza delle piante che avevano proprietà curative. L’uomo di Neanderthal ne è un esempio, ma lo è anche l’uomo dei ghiacci, tra i cui ritrovamenti si sono scoperti anche dei resti di una pianta, Piptoporus betulinus, un fungo.

Nell’Antico Egitto la conoscenza delle erbe era ovviamente maggiore, superiore e più razionale di quella della preistoria, tanto che le conoscenze, gli usi ed i rimedi erano già in forma scritta e tramandati in tal senso. Uno dei papiri più famosi è quello di Ebers [1] nel 1500 a.C.

Anche la medicina cinese ebbe un ruolo importante nella ricerca e nella conoscenza, nonché gli usi delle piante medicinali. Tra le opere principali si ricordano:

Nell’antica Grecia (mondo classico) due importanti personaggi ebbero un ruolo fondamentale nella conoscenza, nell’uso e nella trasmissione delle conoscenze sulle piante medicinali, ma soprattutto sulle conoscenze mediche. Si ricordano in modo particolare:

Il giuramento di Ippocrate fa riferimento all’esercizio medico, che nelle possibilità e secondo il giudizio e il buon senso del medico stesso, viene esercitato al fine di guarire e quindi far del bene senza fare danni.

Il medico, non può consigliare né somministrare, nemmeno su richiesta del malato stesso o di una donna gravida, sostanze atte a provocare la morte o l’aborto. Questo particolare nel Medioevo verrà praticamente dimenticato, dal momento che come abbiamo visto in articoli precedenti, quando comincerà a diffondersi il mito della strega, sarà questa, la donna a sostituire presso il popolo e non solo, la figura del medico e sarà spesso e volentieri questa alla quale si ricorrerà proprio in casi come avvelenamenti ed aborti.

L’ultimo punto del giuramento di Ippocrate fa infine riferimento a quello che oggi definiamo come segreto professionale del medico, anche questo però in epoca medievale fu in buona parte dimenticato, nel senso che spesso era fondamentale per chiunque, specie intorno a figure importanti conoscerne malattie e stati d’animo al fine di giocare sui propri interessi. Se qualche sovrano avesse avuto problemi di cuore, sarebbe stato facile aiutarlo, specie a favore di un particolare partito o possibile erede. Per quanto questo tipo di fatti appaia in buona parte nelle opere letterarie, beh, non significa che non ci siano dei fondi di verità.

Nell’antica Roma tre importanti personaggi emersero in merito a discipline come medicina e conoscenze erboristiche. Si ricordano:

Plinio il vecchio (I sec. d. C.), 7 volumi della sua Historia Naturalis [2] all'uso medicinale delle piante.

Dioscoride, chirurgo militare (I sec. d. C.), con Teofrasto uno dei padri della botanica. Scrisse un trattato sulle medicine erboristiche, il “De materia medica[3]. Per primo adottoò il termine di “Botanica”

Galeno, (II sec. d.C.) Medico, formulò la teoria dei gradi: caldo, freddo, umido, secco

Da come si può vedere l’età classica fornì non poche conoscenze al settore medico e anche a quello erboristico, se consideriamo che a quei tempi le piante erano i soli medicinali che esistevano.

Il Medioevo

Con la caduta di Roma e le invasioni barbariche presero il sopravvento altri interessi a livello generale, ragion per cui il Medioevo ereditò delle conoscenze che rimasero stagnanti fino alla venuta dei monaci, i soli che si preoccuparono di salvare delle conoscenze tanto preziose. Questi si sforzarono di conservare le conoscenze di cui erano già in possesso cercando un minimo di approfondirle. Si crearono i primi orti botanici chiamati “orti dei semplici” e prese forma la figura del monaco erborista (Monachus infirmarius) che si occupava dell’armarium pigmentario rum. Si Tenevano contatti con tutti i monasteri per cui era possibile uno scambio di informazioni sulle piante e la loro attività. La Scuola Laica Salernitana fondò il primo “Hortus salutaris” nel XII sec. Il periodo aureo però è legato a Costantino l’Africano. Nel IX secolo, Carlo Magno pubblicò il Capitulare de villis. A quegli anni risalgono anche il Liber de cultura hortum, il primo testo di botanica, e Hortolus, un poema latino.

La Scuola Medica Salernitana

La Scuola medica salernitana è stata la prima e più importante istituzione medica d'Europa nel Medioevo (XI secolo); come tale è considerata da molti come l'antesignana delle moderne università.

Scuola Medica Miniatura

La Scuola si fondava sulla sintesi della tradizione greco-latina completata da nozioni provenienti dalle culture araba ed ebraica. Essa rappresenta un momento fondamentale nella storia della medicina per le innovazioni che introduce nel metodo e nell'impostazione della profilassi. L'approccio era basato fondamentalmente sulla pratica e sull'esperienza che ne derivava, aprendo così la strada al metodo empirico ed alla cultura della prevenzione.

Le basi teoriche erano costituite dal sistema degli umori elaborato da Ippocrate e Galeno, tuttavia il vero e proprio bagaglio scientifico era costituito dall'esperienza maturata nella quotidiana attività di assistenza ai malati. Con la traduzione dei testi arabi, si aggiunse a questa esperienza una vasta cultura fitoterapica e farmacologica.

La fondazione di questa scuola è legata anche alla leggenda.

Si racconta che un pellegrino greco di nome Pontus si fermò nella città di Salerno e trovò rifugio per la notte sotto gli archi dell'antico acquedotto dell'Arce. Scoppiò un temporale ed un altro viandante malandato si riparò nello stesso luogo, si trattava del latino Salernus; costui era ferito ed il greco, dapprima sospettoso, si avvicinò per osservare da vicino le medicazioni che il latino praticava alla sua ferita. Nel frattempo erano giunti altri due viandanti, l'ebreo Helinus e l'arabo Abdela. Anche essi si dimostrarono interessati alla ferita ed alla fine si scoprì che tutti e quattro si occupavano di medicina. Decisero allora di creare un sodalizio e di dare vita ad una scuola dove le loro conoscenze potessero essere raccolte e divulgate.

La storia della scuola invece è diversa e si articolerebbe in tre periodi cardine:

IX-X secolo

Costantino l'Africano

Le origini della Scuola dovrebbero risalire al IX-X secolo, anche se su questo primo periodo la documentazione è piuttosto scarsa. Poco si sa della natura, laica o monastica, dei medici che ne facevano parte e non è chiaro se la Scuola avesse già un'organizzazione istituzionalizzata.

Fin dal IX secolo vi era a Salerno una grande cultura giuridica nonchè l'esistenza di maestri laici e di una scuola ecclesiastica. Accanto ai maestri del diritto vi erano però anche quelli che curavano il corpo e insegnavano i dogmi dell'arte della salute. I nomi di questi medici partono dalla seconda metà dell'VIII secolo quando Arechi II [4] fissò la sua dimora a Salerno fino all' XI secolo quando il nome di questa città si diffuse in Europa. La venuta a Salerno di Adalberone di Laon [5], nel 984 per curarsi, ci fa capire la fama dei medici di Salerno.

Di sicuro è noto che nel X secolo la città di Salerno era già molto famosa per il clima salubre e la sapienza dei suoi medici. Di essi si racconta che «erano privi di cultura letteraria, ma forniti di grande esperienza e di un talento innato». Infatti in questo periodo la natura degli insegnamenti era fondamentalmente pratica e le nozioni venivano tramandate oralmente.

XI-XIII secolo

La posizione geografica ebbe sicuramente un ruolo fondamentale nella crescita della Scuola: Salerno, porto al centro del Mediterraneo, subisce e metabolizza gli influssi della cultura araba e greco-bizantina. Dal mare arrivano i libri di Avicenna [6] e Averroè [7], e dal mare giunge a Salerno anche il medico cartaginese Costantino l'Africano (ossia dell'Ifrīqiya) che visse nella città per diversi anni e tradusse dall'arabo molti testi: gli Aphorisma e i Prognostica di Ippocrate, Tegni e Megategni di Galeno, il Kitāb-al-malikī (ossia "Liber Regius", o Pantegni) di Alī ibn ˁAbbās (Haliy Abbas), il Viaticum di al-Jazzār, il Liber divisionum e il Liber experimentorum di Rhazes (Razī), il Liber dietorum, il Liber urinarium e il Liber febrium di Isacco da Toledo. Nell'Alto Medioevo non vi è giurista o medico che sia un ecclesiastico. La chiesa impediva che avvocati o medici fossero ecclesiastici perchè presso le chiese l'insegnamento era solo religioso e dogmatico. Nei Cenobi Benedettini, in obbedienza alla regola, che disponeva l'assistenza agli infermi, era necessario che uno dei monaci attendesse a questo ufficio e raccogliesse piante di riconosciute virtù medicinali: ma non poteva esercitare la sua opera fuori dal Monastero. Ciò ci sta a dimostrare che pur non trovando nell' Alto Medioevo monaci-medici, i Cenobi Benedettini fossero centro di una vasta cultura medica. Perciò nell' Alto Medioevo vissero a Salerno due centri di cultura l'uno nel monastero l'altro nel territorio cittadino.

Sotto questa spinta culturale si riscoprono le opere classiche a lungo dimenticate nei monasteri. Grazie alla Scuola Medica, la medicina fu la prima disciplina scientifica ad uscire dalle abbazie per confrontarsi di nuovo con il mondo e la pratica sperimentale.

A tale proposito notevole importanza ebbero i monaci: i monasteri di Salerno e della vicina Badia di Cava dovevano avere una certa importanza nella geografia benedettina, infatti notiamo nella città nell'XI secolo la presenza di tre importanti personaggi di quest'ordine: il papa Gregorio VII, l'abate di Montecassino Desiderio (futuro papa Vittore III) ed il vescovo Alfano I (personaggio eclettico: medico, architetto e poeta).

In questo contesto la Scuola di Salerno cresce e si sviluppa fino a raggiungere il massimo del suo splendore tra il X ed il XIII secolo: Salerno ottiene il titolo di "Hippocratica Civitas" (Città Ippocratica), titolo di cui ancora oggi la città si fregia.

A quell'epoca giungevano alla "Schola Salerni" persone provenienti da tutta Europa, sia ammalati che speravano di essere guariti, sia studenti che volevano apprendere l'arte della medicina. Il prestigio dei medici di Salerno è largamente testimoniato dalle cronache dell'epoca e dai numerosi manoscritti conservati nelle maggiori biblioteche europee.

Nel 1231 l'autorità della scuola veniva sancita dall'imperatore Federico II: nella sua Costituzione di Melfi si stabiliva che l'attività di medico poteva essere svolta solo da dottori in possesso di diploma rilasciato dalla Scuola Medica Salernitana.

Ultimo periodo

Con la nascita dell'Università di Napoli, la Scuola cominciò a perdere via via importanza. Col tempo il suo prestigio fu oscurato da quello di università più giovani: Montpellier, Padova e Bologna in primo luogo. L'istituzione salernitana tuttavia rimase in vita per diversi secoli finché, il 29 novembre 1811, fu soppressa da Gioacchino Murat in occasione della riorganizzazione dell'istruzione pubblica nel Regno di Napoli. L'ultima sede fu il Palazzo Copeta. Le rimanenti "Cattedre di Medicina e Diritto" della Scuola Medica Salernitana operarono nel "Convitto nazionale Tasso" di Salerno per un cinquantennio, dal 1811 fino alla loro chiusura nel 1861, avvenuta per ordine di Francesco De Sanctis, ministro del Regno d'Italia.

Gli insegnamenti della scuola nei secoli

Le materie di insegnamento nella Scuola medica salernitana sono a noi note attraverso uno speciale statuto. I docenti della scuola distinguevano la medicina in teoria e pratica. La prima dava gli insegnamenti necessari per conoscere le strutture del corpo, le parti che lo compongono, le loro qualità, la seconda dettava i mezzi per conservare la salute e per combattere le malattie. E, in conformità di tutte le scuole, che anche a Salerno seguirono, i dogmi della medicina i quali avevano il loro fondamento nei pricipi di Ippocrate e Galeno, che costituiscono le basi dell'insegnamento medico. I testi più antichi dei maestri di Salerno non si discostano da questa tradizione.

Testi antichi ci informano della diffusione in regioni lontane delle dottrine mediche salernitane. Siffati cimeli sono compresi in un codice che è conservato nella Capitolare di Modena proveniente dall'Abazia di Nonantola. L'esistenza di tali documenti, mentre ci conferma l'antichità dell'insegnamento medico a Salerno, d'altra parte ci dà la prova che la tradizione della cultura latina non si era spenta e centro di diffusione di essa era Salerno.

Riguardo poi , alla filosofia aveva un dominio assoluto Aristotele. La Scuola, immobilizzata nelle sue teorie, nacque ippocratica e morì tale, senza seguire le nuove correnti mediche e filosofiche, che avevano portato un profondo rinnovamento nel campo scientifico. Le lezioni consistevano nell'interpretazione dei testi dell'antica medicina. Ma mentre la medicina, procedeva lenta, in Salerno una nuova arte si affacciava nel campo scientifico. Questa arte è la chirurgia che per prima in Salerno si eleva alla dignità di una vera e proprio scienza per opera di Ruggiero di Fugaldo. Egli scrive il primo trattato di chirurgia nazionale che trova la sua diffusione in tutta Europa. Perciò fin dal XII secolo Salerno era meta di studenti stranieri specialmente tedeschi. Ma con la diffusione dei libri arabi, l'influenza scientifica della scuola, che si riteneva attaccata alle tradizioni latine andò diminuendo, mentre nelle principali università dell'Italia Settentrionale ebbero notevole sviluppo le dottrine arabe. Di queste era un seguace e divulgatore un alunno della scuola di Salerno, Bruno da Longobucco.

L’almo collegio salernitano

Il Collegio Medico era un corpo accademico indipendente della Scuola. Esso aveva lo scopo di sottoporre gli scolari che avevano compiuto gli anni di studio richiesti ad un rigoroso esame per ottenere il privilegio dottorale, non solo per esercitare la medicina ma anche per insegnare.

Il Collegio Medico era un'organizzazione professionale per la difesa dei propri interessi e della propria dignità e anche per porre un freno all'opera nefasta dei medicastri.

Il primo atto sovrano che convalidò le prerogative del Collegio dando il riconoscimento giuridico ai titoli accademici da esso rilasciati, risale all'imperatore Federico II nel 1200. Tutti i medici della città erano Alunni e anche essi gradualmente avevano il diritto di entrare nel Collegio. Per consuetudine la funzione del conferimento delle lauree si svolgeva nella Chiesa di San Pietro a Corte, o in San Matteo o nella Cappella di Santa Caterina.

Ma all'inizio dell'anno 1000 il conferimento ebbe luogo nel palazzo di città. Il giuramento rappresentava la più alta concezione morale della funzione del medico, il quale giurava di porgere il suo aiuto al povero senza chiedere nulla e nello stesso tempo era una sublime affermazione dinanzi a Dio e agli uomini di serbare una vita onesta e severità di costumi. Per conseguire la licenza all'esercizio della farmacia, cioè in arte aromatariae si richiedevano al candidato qualità morali spiccatissime, onestà e illibatezza di costumi, qualità queste che la Scuola tenne sommamente in pregio. I diplomi di laurea molto spesso rappresentavano la manifestazione più evidente dei sentimenti religiosi dei giovani, che conseguirono il titolo di dottorale in Salerno. L'autenticità dei privilegi dottorali era attestato dal notaio. Il privilegio dottorale, rilasciato dal Collegio di Salerno, aveva valore dovunque il laureato in Salerno si presentasse per predicare l'esercizio professionale. Nei privilegi dottorali non solo era segnata la data in cui il candidato aveva sostenuto l'esame ma anche l'anno del pontificato di chi era stato elevato al seggio pontificio. Il calendario civile, variava secondo i diversi stati ma non variava ovviamente l'anno di elevazione al pontificato. Onde per la stessa universalità della Chiesa cattolica era logico che si tenesse in conto l'anno di riferimento del pontificato, tanto più che il privilegio assai spesso era destinato ad assicurare la capacità scientifica del laureato in paesi stranieri. Ai diplomi non mancava mai il sigillo del Collegio in ceralacca. In questi sigilli di forma circolare è ben visibile nel mezzo lo stemma della città rappresentato dal patrono San Matteo in atto di scrivere il Vangelo.

I docenti della scuola

Occorre fare una distinzione tra il medicus e il medicus et clericus perchè segnano due periodi distinti della medicina salernitana. Il medicus rappresenta le origini in cui l'arte è empirismo ed egli ricorre ad espedienti per porgere aiuto al sofferente. Il medicus et clericus si distingue per la conoscenza dell'arte e per dottrina perciò è un dotto. Con Garioponto (che esamina gli antichi scrittori latini prende Ippocrate e Galeno a modello) la medicina salernitana comincia il suo periodo aureo. Con Garioponto vediamo la per la prima volta una donna, la famosa Trotula de Ruggiero che ascende agli onori della cattedra, detta preziosi dogmi di medicina e dà istruzioni per le partorienti. All'inizio dell'anno mille a Salerno c'era una scuola ben ordinata la quale sorse per opera di cultori delle discipline mediche. Si ritiene che l'epoca della fondazione della scuola risalga alla comparsa della Societas forse intorno alla prima metà dell'XI secolo. La prima costituzione della Societas si formò per opera di quei jatrophisici, che presero sede sul colle Bonae diei e Salernitam Scholam scripsere. Furono essi che gettarono le basi di quella scuola e di essa tramandarono il ricordo dettando il Flos medicinae, monumento di grandezza e di pietà che parla al popolo con la parola del cuore e ad esso corre incontro per dargli il farmaco che lo sollevi.

L'insegnamento della medicina a Salerno nel Medioevo era esercitata da privati docenti cui veniva dato l'appellativo di medici. All'epoca scarso era il numero dei medici e molti erano avviati all'arte salutare per tradizione di famiglia e ciò perdurò per varie generazioni. La Schola era un istituto con un'organizzazione indipendente, costituita da insegnanti con particolari meriti e di essa era responsabile il Praeses. Fu titolo di merito l'anzianità quando fu creato il Prior come suprema dignità del Collegio. Ma il Praeses non aveva nulla in comune col Prior poichè la sua autorità si svolgeva nell'ambito del collegio sorto più tardi. La Scuola medica salernitana può contare numerosi maestri. Le dottrine mediche diffuse da Garioponto e dai suoi contemporanei non si estinsero con essi; altri maestri seguirono le loro orme. Nella seconda metà del XII secolo tre illustri maestri onorarono i loro predecessori: maestro Salerno, Matteo Plateario e Musandino. Notevoli furono del maestro Salerno le sue Tabulae Salernitanae in cui riunì i semplici secondo le loro virtù, Il Compendium che completa le Tabulae e forma con esse un trattato di terapia generale e di preparazione dei farmaci. Matteo Plateario apparteneva ad una famiglia di insigni cultori dell'arte medica. Nelle sue Glosse Plateario descrive piante e dà cognizioni intorno alla sofisticazione di vari prodotti medicinali. Musandino è il celebre maestro, il Praeses, la somma autorità di quel consesso di dotti, destinati a divulgare i dogmi della medicina. Un eminente figura di prelato, ben degno di stare accanto all'Arciscovo Alfano, fu Romualdo II Guarna che ebbe una speciale predilezione per l'arte medica. Egli fu chiamato due volte al capezzale di Guglielmo I di Sicilia. Un altro maestro tenuto in gran conto dalla regina Giovanna II di Napoli fu Antonio Solimena che fiorì alla fine del XIV secolo. Egli si distinse per la sua dottrina e per le grandi prove da lui date di sapere. Perciò egli fu elevato all'alto ufficio di Maestro Razionale della Magna Curia. Altra figura nobilissima di patriota e di scienziato fu Giovanni Procida. Non mancano nei secoli precedenti maestri salernitani che prestarono la loro opera ad operazioni belliche. A servizio dell'esercito di Roberto d'Angiò, duca di Calabria, operante in Sicilia nel 1299 si trovano Bartolomeo de Vallona e Filippo Fundacario. Molte opere di maestri salernitani andarono perse. Ai maestri della scuola spetta il grande merito di aver dettato per la prima volta le norme che il medico deve seguire, quando egli si trova presso il letto del malato. Esse sono un documento prezioso, da cui si rivela quanta importanza quei maestri attribuissero alla missione del medico e quale fosse il loro spirito di osservazione e la profonda conoscenza del corpo umano.

I docenti più famosi della scuola dell’epoca medievale soprattutto sono:

Alfano I di Salerno

Alfano di Salerno (Salerno, 1015/1020 – Salerno, 1085) è stato un abate, medico, letterato e arcivescovo italiano. Fu monaco in Santa Sofia a Benevento, quindi a Montecassino. Divenne abate del monastero di San Benedetto a Salerno e poi arcivescovo della città nel 1058.

Personaggio eclettico: medico della Scuola Medica Salernitana, scrittore, poeta e architetto. Fu autore di diversi Inni a carattere sacro, la cui ispirazione rivela una notevole conoscenza della poetica di Orazio, ma è ricordato soprattutto per essere stato uno dei principali esponenti tra gli intellettuali benedettini del medioevo. La sua figura è legata a quella dell'abate di Montecassino Desiderio (futuro papa Vittore III) di cui fu intimo amico; insieme a quest'ultimo promosse una riforma morale e politica della Chiesa. Partecipò al concilio di Melfi, a quello di Salerno e al concilio di Roma.

Si recò a Costantinopoli con il principe di Salerno Gisulfo II per promuovere una lega anti-normanna, ma Gisulfo, a sua insaputa, lo lasciò in ostaggio all'imperatore d'oriente. Riuscì a fuggire e a tornare in Italia dove fu accolto dal normanno Roberto il Guiscardo e dalla moglie Sichelgaita di Salerno, sorella di Gisulfo.

Nel 1076 il Guiscardo conquistò Salerno ed Alfano fece da mediatore, nella delicata fase di transizione, tra longobardi e normanni. Alfano ispirò e guidò la costruzione del Duomo di Salerno eretto da Roberto il Guiscardo e consacrato da Gregorio VII nel 1085.

In campo medico tradusse dal greco il Premnon Physicon o De Natura Hominis di Nemesio e fu autore di diverse opere tra cui:

La sopravvivenza di tali opere, non pervenuteci in originale, è stata affidata a successive rielaborazioni, che testimoniano l'impulso che esse dettero alla successiva ricerca e pratica medica.

Costantino l’Africano

Costantino l'Africano ((LA) Constantinus Africanus) (Cartagine, 1020 circa – Abbazia di Monte Cassino, 1087) è stato un medico, letterato e monaco arabo.

Nella sua vita Costantino compì numerosi viaggi che gli consentirono di apprendere diverse lingue e di acquisire le conoscenze del mondo arabo ed orientale. Ancora giovane partì per Babilonia (antico nome del Cairo), quindi in Persia, in Etiopia e forse in India.

Roberto il Guiscardo e Costantino

Ritornato in Egitto fu oggetto di persecuzioni, in ragione del suo insegnamento, ispirato alla varietà di tradizioni con le quali era venuto in contatto. Dovette rifugiarsi in Italia (ma una tradizione parla di un suo naufragio), accolto presso la corte di Roberto il Guiscardo, a Salerno. Soggiornò nella città probabilmente tra il 1075 e il 1077 e, verosimilmente, fu maestro della celebre Scuola Medica Salernitana. Di certo è evidente la notevole influenza che le sue traduzioni ebbero nell'attività e nelle opere dei medici di Salerno.

Entrò nell'ordine benedettino e terminò la sua vita nell'abbazia di Montecassino ai tempi in cui era abate Desiderio, futuro papa Vittore III. Dettagli della sua vita e della sua opera ci vengono dalla biografia di Pietro Diacono, un altro monaco di Montecassino, che lo descrive così:

“Costantino l'Africano, monaco dello stesso monastero, fu dottissimo negli studi filosofici, maestro dell'Oriente e dell'Occidente, un nuovo luminoso Ippocrate. Partito da Cartagine di cui era originario, si recò a Babilonia e qui fu istruito compiutamente in grammatica, dialettica, scienza della natura (physica), geometria, aritmetica, scienza magica (mathematica), astronomia, negromanzia, musica e scienza della natura (physica) dei Caldei, dei Persiani, dei Saraceni.

Partito di qui raggiunse l'India, e ivi si gettò ad apprendere il loro sapere. Padroneggiate completamente le arti degli Indi, si diresse in Etiopia, dove ancora si imbevve delle discipline etiopiche; una volta ricolmo completamente di queste scienze, raggiunse l'Egitto e si impadronì a fondo delle arti degli Egizi. Dopo aver dedicato dunque trentanove anni all'apprendimento di queste conoscenze, tornò in Africa: quando lo videro così ricolmo del sapere di tutte le genti, meditarono di ucciderlo. Costantino se ne accorse, balzò su una nave e arrivò a Salerno dove per un po' si tenne nascosto, fingendosi povero. Fu poi riconosciuto dal fratello del re di Babilonia, anch'egli giunto lì, e fu tenuto in grande onore presso il duca Roberto. Di qui però Costantino se ne andò, raggiunse il monastero di Cassino e, accolto assai di buon grado dall'abate Desiderio, si fece monaco. Sistematosi nel monastero, tradusse moltissimi testi da diverse lingue. Tra questi, rilevanti sono: Pantegni (diviso da lui in dodici libri) in cui espose ciò che il medico deve sapere; Practica (in dodici libri), dove scrisse come il medico conserva la salute e cura la malattia ; il Librum duodecim graduum; Diaeta ciborum; Librum febrium (tradotto dall'arabo); De urina, De interioribus membris; De coitu; Viaticum [...], Tegni; Megategni; Microtegni; Antidotarium; Disputationes Platonis et Hippocratis in sententiis; De simplici medicamine; De Gynaecia [...]; De pulsibus; Prognostica; De experimentis; Glossae herbarum et specierum; Chirurgia; De medicamine oculorum.”

Dopo la sua morte nel 1087, la sua opera fu proseguita dal suo allievo Johannes Afflacius, probabilmente un convertito il cui nome era Yahyà al-Falakī.

Tradusse dall'arabo al latino numerose opere che consentirono all'Occidente cristiano-latino di riscoprire alcuni classici del mondo greco e di apprezzare i progressi degli arabi nel campo della medicina. Costantino introdusse in Occidente una trattatistica teorica e pratica, dedicata a molti dei temi della medicina e della farmacologia (tra tutte si ricordino il Pantegni (Theorica) di Ibn al-Abbas al-Magiusi (X secolo) e il Pantegni (Practica). La sua ricerca fu decisiva per l'affermazione dell'insegnamento galenico in Europa, ma ancora oggi incerta è l'attribuzione di moltissimi scritti che la tradizione gli attribuisce.

Da Costantino l'Africano prende il nome una particolare erba medicinale, la Iera di Costantino, utile per la cura della vista.

Trotula de Ruggiero, la donna medico

Trotula da SalernoTrotula de Ruggiero, conosciuta anche con Trocta o Troctula, è stata un medico italiano che, nel XI secolo, operò nell'ambito della scuola medica salernitana.

Nata a Salerno dalla nobile famiglia De Ruggiero, Trotula ebbe l'opportunità di intraprendere studi superiori e di medicina. Visse ed operò al tempo di Gisulfo II ultimo principe longobardo, probabilmente prima dell'arrivo a Salerno del medico Constantino l'Africano. Sposò il medico Giovanni Plateario, da cui ebbe due figli che proseguirono l'attività dei genitori. Trotula è la più nota tra le mulieres salernitanae ovvero quella cerchia di studiose che insegnavano o erano attive intorno alla Scuola medica di Salerno. Fu celebre in tutta Europa durante il medioevo, in particolar modo per gli studi legati alla sfera femminile. L'idealizzazione della sua figura, divenuta quasi leggendaria, ha portato alcuni studiosi a ipotizzare che non si tratti di un personaggio realmente vissuto.

Le opere di Trotula sulle malattie femminili sono state le prime alla base della moderna medicina. La sua competenza si allargava anche alla chirurgia e alla cosmesi.

Queste due opere sono state tradotte in italiano

  1. Il De passionibus mulierum in traduzione italiana, fortemente interpolata, è incorporato nell'edizione aldina di Medici Antiqui Omnes, Venezia, 1547
  2. Sulle malattie delle donne, a cura di Pina Boggi Cavallo, traduzione di Matilde Nubiè e Adriana Tocco, Torino, 1979

Pietro da Eboli

Petrus de EbuloPietro Ansolino da Eboli, meglio noto come Pietro da Eboli (non sono noti data di nascita e di morte), è stato un medico, monaco, poeta e forse anche notaio italiano, vissuto nella seconda metà del XII secolo alla corte sveva. La sua vita è scarsamente documentata. In quanto medico, egli probabilmente studiò medicina e si formò presso la celebre Scuola Medica Salernitana. Trascorse gran parte della vita al servizio della corte sveva, della quale fu medico e storiografo. Ricoprì anche la carica di giudice imperiale per disposizione dell'imperatore Enrico VI. Pietro da Eboli chiamò la sua terra natia con l'appellativo di dolce solum.

Fedele alla politica di Enrico VI gli dedicò il Liber ad honorem Augusti (chiamato anche Carmen de Rebus Siculis), opera nella quale celebrò la conquista della Sicilia, tessendo le lodi dell’Imperatore.

L'opera più famosa da lui scritta è senz'altro il De Balneis Puteolanis (ovvero il De Balneis Terrae Laboris), un carme scritto probabilmente nella seconda decade del XIII secolo, e da lui dedicato all'imperatore Federico II, il quale si era recato nei Campi Flegrei per curarsi nelle sue acque termali da una malattia, prima di partire per una crociata in Terra Santa.

Niccolò da Reggio

Nicola Deoprepio, meglio noto come Niccolò da Reggio (Reggio Calabria, 1280 - ?, ?), è stato uno scienziato e medico della scuola medica salernitana. Contemporaneo del monaco Barlaam di Seminara e di Leonzio Pilato, Niccolò contribuì al risorgimento degli studi ellenici in Italia.

Vissuto durante il periodo angioino sotto Carlo II e Roberto d'Angiò, nella prima metà del XIV secolo, è accertato, attraverso ricerche documentarie d'archivio effettuate dallo storico Origlia, che fu maestro di medicina a Salerno. La fama del medico reggino comunque è legata soprattutto alle brillanti traduzioni dal greco al latino delle opere di Aristotele e di Galeno, che gli furono commissionate dai re angioini.

Il De Renzi scrive infatti che re Roberto, per la sua perizia nella scienza medica e per i numerosi servizi resi in tale campo, gli fece dono di un cospicuo appannaggio annuale di tre once d'oro, cifra notevole per i tempi.

Niccolò effettuò le sue traduzioni direttamente dai testi greci, che essendo allora diffusi nel sud Italia e presenti in abbondanza nelle biblioteche dei monasteri benedettini, non erano di difficile reperibilità. Il valore dunque dell'opera del traduttore reggino nasce dal fatto che le versioni latine erano sino ad allora ottenute da corrotti codici arabi, non sempre fedeli nel riportare il pensiero genuino degli scrittori greci.

Nato a Reggio, Niccolò apparteneva alla famiglia di orgine greca dei Deoprepio. Compì gli studi classici nella città natale dove apprese anche i primi rudimenti dell'arte medica.

Successivamente si trasferì a Salerno per conseguire la laurea in Medicina presso la Reale Accademia, scuola in cui insegnarono i medici e i filosofi più famosi dell'epoca, fra cui San Tommaso d'Acquino, il cosiddetto doctor Angelicus. Del giovane medico e letterato calabrese rimangono le testimonianze di illustri uomini di cultura. Il medico dei papi d'Avignone Guy de Chauliac ad esempio, descrive l'attività del reggino con ammirazione, affermando inoltre che la lingua greca a Reggio (uno dei porti del Regno dove giungevano codici da tutto il bacino del Mediterraneo) e nel sud dell'Italia, era la lingua dei dotti. L'anatomico e storico francese Antonio Portai, afferma che la capacità professionale, riconosciuta al Deoprepio, era il frutto dello studio di Galeno, che gli consentì una pratica medica di alto livello; le traduzioni di Galeno condotte da Niccolò ebbero infatti un ampio apprezzamento e i suoi testi furono infatti riportati nelle prime edizioni stampate in latino delle opere del Pergameno, specialmente in quelle dei Giunta.

Giovanni da Procida

Giovanni da Procida (Salerno, 1210 – Roma, 1298) è stato un medico italiano della Scuola Salernitana, diplomatico e uomo politico legato alla dinastia sveva degli Hohenstaufen.

Della famiglia nobiliare dei Da Procida, signori dell'isola omonima dal XII al XIV secolo, era il terzo con questo nome (Giovanni III da Procida) ed era figlio primogenito di Giovanni II da Procida e Clemenza Logoteta. Fu tra i consiglieri di Federico II e a lui fu affidata l'educazione del giovane Manfredi.

Drouet trafitto dalla spada viene ucciso, da I Vespri siciliani di Francesco Hayez

Si trovò al fianco di Manfredi fino alla disfatta di Benevento del 1266 e dopo tale sconfitta, costretto alla fuga, cominciò a viaggiare tra le corti di tutta Europa al fine di completare una grande opera diplomatica finalizzata al ritorno della dinastia sveva sui troni di Napoli e Sicilia e la cacciata degli Angioini dalla penisola italiana. Fu particolarmente attivo a Roma, a Costantinopoli e in Aragona, dove offrì per lungo tempo i suoi servigi al re Giacomo I d'Aragona e in seguito a suo figlio Pietro III d'Aragona che, avendo sposato Costanza di Hohenstaufen, era tra l'altro anche genero di Manfredi.

Fu quindi tra i principali organizzatori e animatori dei Vespri Siciliani e della guerra che ne seguì, così come dell'intervento di Pietro d'Aragona in Sicilia.

Il 2 febbraio del 1283 fu nominato Gran Cancelliere di Sicilia, pur continuando tuttavia, nonostante l'età, la sua frenetica attività diplomatica tra le diverse corti d'Europa.

In un'ennesima missione diplomatica morì, all'età di ottantotto anni, a Roma, nel 1298.

Il giudizio storico sulla sua figura fu, nei secoli successivi, spesso controverso: diversi storici, in particolare di parte guelfa, lo videro a lungo come un mero "cospiratore contro l'autorità costituita". Nonostante ciò, a partire dal XIX secolo la sua figura è stata sempre più "riabilitata", figurando in tali giudizi come uno dei primi uomini politici e diplomatici nel senso "moderno" del termine.

Rogerio Frugardi

Rogerio Frugardi, conosciuto anche come Ruggero Frugardo, Magister Rogerius Salernitanus, Roggerio di Frugardi (figlio di Frugardo medico a Parma), Rogerius Parmensis (... – ...), è stato un medico italiano. Esercitò l'arte medica presso la Scuola Medica Salernitana probabilmente intorno alla metà del XIII secolo. Scrisse un trattato di chirurgia, Practica Chirurgiae un testo noto anche come Chirurgiae Magistri Rogerii in quanto sarebbe stato compilato da un suo discepolo, Guido d'Arezzo.

Questo testo è molto importante nella Storia della Chirurgia perché ci consente di appurare lo stato dell’arte a quell’epoca. Si sviluppa in quattro libri dedicati alle varie parti del corpo: testa, collo, torace ed arti superiori, arti inferiori. Parte da una accurata trattazione anatomica frutto di studi autoptici praticati in particolare sui maiali, e dopo aver descritto l’aspetto patologico, conclude con la terapia. È stupefacente la descrizione che si fa di alcune tecniche chirurgiche riguardanti la sutura dei vasi sanguigni con fili di seta, quelle riguardanti la cura delle lesioni viscerali nella traumatologia aperta dell’addome, le tecniche di trapanazione del cranio e la terapia medica del gozzo con spugne ed alghe contenenti iodio.

Rogerio fa anche riferimento all’utilizzo della spongia somnifera, una spugna imbevuta con estratti di varie sostanze, compreso l’oppio, che serviva evidentemente a dare qualche sollievo ai pazienti operati limitando la percezione del dolore e che era stata già utilizzata dagli antichi romani.

Il suo testo, considerato il primo testo di chirurgia italiana, rappresenterà la base della chirurgia medioevale e sarà ripreso da altri grandi chirurghi oltre che essere usato nelle prime università quali quelle di Bologna e di Montpellier. Lo stile è semplice, asciutto, e privilegia la descrizione rispetto alle lunghe e dottrinali citazioni di altri Autori, tipico di un ‘manuale’ pratico piuttosto che di un ‘trattato’ erudito di chirurgia.

È il connotato dei Maestri della Scuola Medica Salernitana che, tra gli altri avrà il pregio di sancire il principio che la chirurgia venga esercitata da persone abilitate da un corso di studi e da un adeguato tirocinio pratico contrariamente a quanto era accaduto fino ad allora, quando la chirurgia era stata demandata ai cerusici e norcini privi di qualsiasi cultura.

Abella Salernitana

Abella Salernitana (non sono note date di nascita e morte) è stata un medico italiano attivo nel XIV secolo, che insegnò nella Scuola Medica Salernitana.

Abella pubblicò due trattati:

  1. De atrabile (Sulla bile nera),
  2. De natura seminis humani (Sulla natura del seme umano).

Di queste opere si è perso traccia e il contenuto non è sopravvissuto fino ai nostri giorni. Abella figurava tra le donne medico appartenenti al gruppo delle Mulieres Salernitanae.

Matteo Silvatico

Matteo Silvatico (Salerno, 1285 – 1342) è stato un medico italiano che operò nell'ambito della Scuola Medica Salernitana. La figura di Matteo Silvatico è legata principalmente all' Opus Pandectarum Medicinae: un trattato scientifico sulle erbe e sul loro utilizzo in campo medico. Il Giardino della Minerva a Salerno sorge nell'antico orto botanico in cui Matteo Silvatico effettuò i suoi studi.

Rebecca Guarna

Rebecca Guarna è stata un medico italiano del XIV secolo.

Operò nell'ambito della Scuola Medica Salernitana e fu autrice di opere sulle febbri, sulle orine e sull'embrione. Viene spesso menzionata nel gruppo delle Mulieres Salernitanae, ovvero tra quelle medichesse che resero celebre la Scuola Medica Salernitana.

Le ultime leggende sulla scuola salernitana

Ci vorrebbe un libro intero per elencare tutte le leggende che hanno per protagonista o comparsa la Scuola o i suoi medici. Una delle più celebri è la cosiddetta Leggenda del Povero Enrico, tramandata dai menestrelli tedeschi medievali e "riscoperta" da Longfellow nell'Ottocento.

Enrico, principe di Germania, era un giovane splendido e forte, fidanzato con la giovane principessa Elsie. Un giorno, però, egli fu colpito dalla lebbra e cominciò a deperire rapidamente, tanto che i sudditi, vedendolo ormai condannato a morte certa, lo ribattezzarono "il Povero Enrico". Il principe, una notte, ebbe un sogno: il diavolo in persona gli suggerì di andare a farsi curare dai medici salernitani, e che sarebbe guarito solo se avesse fatto un bagno nel sangue di una giovane vergine che fosse morta per lui volontariamente. Nonostante Elsie si fosse da subito proposta per l'orrendo sacrificio, Enrico rifiutò sdegnato, preferendo ascoltare il parere dei medici. Dopo un lungo viaggio, tutta la corte arrivò a Salerno e, prima di presentarsi alla Scuola Medica, Enrico volle recarsi in Cattedrale per pregare sulla tomba di San Matteo. E qui, in preda ad una visione, si ritrovò miracolosamente guarito dal male, e sposò Elsie sullo stesso altare del Santo.

Altra leggenda è quella di Roberto e Sibilla da Conversano. Roberto di Normandia, durante le crociate, fu colpito da una freccia avvelenata. Poiché da subito le sue condizioni erano parse gravi, egli, di ritorno in Inghilterra, si fermò a Salerno per consultare i medici, il cui responso fu drastico: l'unico modo per salvargli la vita era quello di succhiargli via il veleno dalla ferita, ma chi l'avrebbe fatto sarebbe morto al suo posto. Roberto respinse tutti preferendo morire, ma durante la notte sua moglie Sibilla da Conversano gli succhiò il veleno, morendo così per il suo amato sposo. Questa leggenda è raffigurata in una miniatura sulla copertina del Canone di Avicenna (visibile in testa a questa voce), in cui si vede Roberto che con la sua corte, alle porte della città, saluta e ringrazia i medici, mentre sullo sfondo le navi sono pronte a partire; sulla sinistra, altri quattro medici si occupano di Sibilla, avvizzita dal veleno e riconoscibile dalla corona.

Regimen Sanitatis Salernitanum

Il Regimen Sanitatis Salernitanum (Regola Sanitaria Salernitana ) è un trattato a carattere didattico-didascalico in versi latini redatto nell'ambito della Scuola Medica Salernitana nel XII-XIII secolo. È comunemente conosciuto anche come Flos Medicinae Salerni (Il Fiore della Medicina di Salerno) o Lilium Medicinae (Il Giglio della Medicina).

Sebbene sia comunemente datato intorno al XII-XIII secolo, alcune fonti [1] sostengono che risalga al 1050. L'opera, dedicata ad un non ben identificato Roberto Duca di Normandia (probabilmente Roberto II), espone le indicazioni della Scuola di Salerno per tutto ciò che riguarda le norme igieniche, il cibo, le erbe e le loro indicazioni terapeutiche. L'autore è sconosciuto, probabilmente si tratta di un'opera collettiva anche se alcuni l'attribuiscono ad un tal Giovanni Da Milano, forse un discepolo di Costantino l'Africano; il testo, tuttavia, nel corso dei secoli ha subito diversi contributi.

La prima stampa, contenente 364 versi, fu pubblicata nel 1480 con i commenti di Arnaldo da Villanova; il libro raggiunse un enorme popolarità ed era tenuto in grande considerazione come testo didattico per l'insegnamento e la divulgazione della medicina, tanto da essere utilizzato a tale scopo fino al XIX secolo. Fu anche tradotto in quasi tutte le lingue europee: arrivò a quasi 40 edizioni prima del 1501, molte delle quali aggiungevano e toglievano materiale dalla versione originale. La prima traduzione in inglese fu fatta da Sir John Harington nel 1608.

Fonti bibliografiche

Libri

  1. Farmacognosia applicata, Bruni Alessandro Padova: Piccin, 1999.
  2. La regola sanitaria salernitana, di C. G. Trocchi e di R. M. Suozzi, Newton Compton, 1993, Roma
  3. La scuola medica salernitana e i suoi mestieri, Andrea Sinno, Avellino, Ed. Ripostes, 2002

Siti

  1. Alfano I – Wikipedia (ITA)
  2. Costantino l'Africano – Wikipedia (ITA), tratta in parte o integralmente dalla relativa voce del progetto Mille anni di scienza in Italia, opera dell'Istituto Museo di Storia della Scienza di Firenze
  3. Trotula de Ruggero – Wikipedia (ITA)
  4. Pietro da Eboli – Wikipedia (ITA)
  5. Niccolò da Reggio – Wikipedia (ITA), tratta da Civitas Hippocratica 2005 - Anno XXVI - N. 2 – Pag. 32
  6. Giovanni da Procida – Wikipedia (ITA)
  7. Rogerio Frugardi – Wikipedia (ITA)
  8. Abella Salernitana – Wikipedia (ITA)
  9. Matteo Silvatico – Wikipedia (ITA)
  10. Rebecca Guarna – Wikipedia (ITA)
  11. Scuola medica salernitana – Wikipedia (ITA)
  12. Regimen Sanitatis Salernitanum – Wikipedia (ITA)
  13. Papiro di Ebers – Wikipedia (ITA)
  14. Naturalis historia – Wikipedia (ITA)
  15. De materia medica – Wikipedia (ITA)
  16. Arechi II, longobardo – Wikipedia (ITA)
  17. Avicenna – Wikipedia (ITA)
  18. Averroè – Wikipedia (ITA)

Note


[1] Il Papiro Ebers (ca. 1550 a.C.), dal nome del suo acquirente europeo, è un rotolo di papiro lungo 20 metri ed alto 20 centimetri, suddiviso da 108 pagine e databile alla XVIII dinastia egizia, più precisamente al regno di Amenhotep I, anche se il testo potrebbe essere notevolmente più antico. Il papiro venne acquistato nell'inverno 1873-1874 a Tebe da Georg Ebers. Attualmente è conservato presso la biblioteca dell'università di Lipsia, in Germania.

[2] La Naturalis historia (letteralmente: Storia naturale) è un trattato naturalistico in forma enciclopedica scritto da Plinio il Vecchio tra il 23 ed il 79. Nella forma giunta sino a noi, la Storia naturale è costituita da 37 libri, il primo dei quali comprende una prefazione e un indice, nonché una lista di fonti che inizialmente precedeva ciascuno dei libri. Una buona parte di questi volumi tratta di botanica e piante medicinali. È probabile che quest’opera sia tra le opere alla base della conoscenza medica e botanica del Medioevo

[3] Il De materia medica è un trattato di medicina e botanica del I secolo d.C., scritto dal medico greco Pedanius Dioscorides o Dioscoride. Il manoscritto più antico, noto anche come Dioscoride di Vienna dove è conservato con firma «Ms.Med.gr.I», si compone di 491 fogli di pergamena della dimensione di cm 36,5 x 30,5, e sarebbe stato redatto a Costantinopoli nel 512 circa: manca il colophon però una delle prime miniature ritrae la patrizia Anicia Giuliana. Il testo consta di circa 400 miniature ed espone oltre 600 tipi di piante.

[4] Arechi II († 26 agosto 787) è stato un duca longobardo, duca di Benevento dal 758 al 774, poi principe della stessa città dal 774 fino alla morte. Dal 774 si radicò a Salerno nella reggia che vi costruì. Nobile longobardo, di origini probabilmente friulane, Arechi sposò Adelperga, figlia di re Desiderio e fu nominato dal suocero quindicesimo duca di Benevento nel 758, al posto del ribelle Liutprando. Nel 762 fondò la chiesa di Santa Sofia, vero gioiello dell'arte medievale europea. Dopo la vittoria di Carlo Magno nel 774 e la fine della Langobardia Maior, Arechi assunse il titolo di princeps, proponendosi come l'erede delle tradizioni, della cultura e dell'identità nazionale del proprio popolo. Trasferì la corte a Salerno, dove costruì nelle vicinanze delle mura meridionali uno splendido palazzo, dotato di una cappella palatina dedicata ai Santi Pietro e Paolo.

[5] Adalberone di Laon, conosciuto anche come Ascelino (ca. 947 – 27 gennaio 1030), è stato un vescovo e poeta francese, autore di componimenti poetici in lingua latina.

[6] Ibn Sina, più noto in occidente come Avicenna (Balkh, 980 – Hamadan, 1037), è stato un medico, filosofo, matematicoe fisico persiano. Scrisse circa 450 libri su una grande varietà di soggetti. Molti di questi libri trattano di temi filosofici e medici. È considerato da molti come "il padre della medicina moderna". George Sarton ha indicato Avicenna come "il più famoso scienziato dell'Islam e uno dei più famosi di tutte le razze, luoghi e tempi". I suoi lavori più famosi sono "Il libro della guarigione" e "Il canone della medicina", anche conosciuto come Qānūn (in Occidente Canone). Il suo nome latinizzato è un'alterazione di Ibn Sīnā, il suo nasab (rapporto di filiazione). Fu una delle figure più note nel mondo islamico della sua epoca. In Europa Avicenna diventò un'importante figura medica a partire dal 1200, tramite la Scuola medica salernitana.

[7] Averroè, il cui nome arabo era Abū l-Walīd Muhammad ibn Ahmad Muhammad ibn Rushd, diventato nel Medioevo Aven Roshd e infine Averroes (Cordova, 1126 – Marrakesh, 10 dicembre 1198), è stato un filosofo, medico, matematico e giurisperito arabo.

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