<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-8272770838067194450</id><updated>2012-02-16T22:32:47.365+01:00</updated><category term='Testi universitari'/><category term='Piante medicinali'/><category term='Farmacognosia'/><category term='Alimentazione nel Medioevo'/><category term='Libri e Manuali'/><category term='Piante e legge'/><category term='Profumo d&apos;antico'/><category term='Botanica'/><category term='Piante delle streghe'/><category term='Elenchi piante'/><category term='Piante officinali'/><category term='Piante da legno'/><category term='Piante proibite'/><category term='Piante velenose e tossiche'/><category term='Storia della botanica'/><category term='Piante per la cosmetica'/><title type='text'>Erbario Medievale</title><subtitle type='html'>...Tradizione, cultura, benessere...</subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://vivereilmedioevo-erbario.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8272770838067194450/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://vivereilmedioevo-erbario.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><author><name>Chiara Corti</name><uri>https://profiles.google.com/103184024759990247673</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='//lh3.googleusercontent.com/-krqjYFI7GK8/AAAAAAAAAAI/AAAAAAAAJoQ/mtlSi0LN30g/s512-c/photo.jpg'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>28</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8272770838067194450.post-1292560404561384622</id><published>2012-02-13T09:21:00.000+01:00</published><updated>2012-02-13T10:55:11.544+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Libri e Manuali'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Testi universitari'/><title type='text'>Il settore erboristico, dalla foglia alla legge, tutto quello che c’è da sapere per chi gestisce un’erboristeria e per chi invece vorrebbe aprirla</title><content type='html'>&lt;p&gt;Il settore erboristico è ancora purtroppo un settore di nicchia, duramente contrastato nel mondo del mercato da quello farmaceutico che preferirebbe imporre i propri brevetti sulle molecole di origine vegetale, sol che esse si rivelino avere la minima attività antitumorale o di altra natura. La legge del mercato è spietata e questo lo sanno aziende e consumatori. Anche se i prodotti erboristici sono e devono essere coadiuvanti dello stato di benessere e quindi di salute dell’individuo, la maggior parte dei consumatori si divide tra chi preferisce il farmaco della ditta X perchè non si fida del naturale considerandolo alla stregua del placebo; ed i salutisti che invece ci tengono al concetto di naturale e preferiscono il prodotto erboristico, dimenticando o ignorando spesso che si tratta in vero anche qui di chimica. Sostanzialmente di mezzo ci stanno prezzi, brevetti e indicazioni terapeutiche che i prodotti erboristici per legge non possono assolutamente avere. Chi viene fuori dalle università con questo tipo di laurea si trova davanti alla possibilità di aprire un proprio negozio di prodotti erboristici, ma in vero aprire un negozio è tutt’altro che facile e in questo settore il problema più grosso non è tanto aprire un’attività economica e commerciale, ma cosa vendere perché in relazione a ciò la legge e le direttive europee danno precise indicazioni. Mentre la figura dell’erborista nel corso dell'ultimo secolo, con le leggi regie, le successive modificazioni, le circolari, decreti e proposte di legge ha assunto ruoli sempre più definiti all’interno sia del sistema legislativo sia del mondo del mercato, questo non è altrettanto valido per i prodotti erboristici di cui esiste una definizione e di cui invece esistono numerose restrizioni dalla raccolta alla vendita. I testi che fanno seguito sono una valida guida per gli studenti universitari che studiano legislazione del settore, per chi invece è interessato all’argomento e vuole approfondire le sue conoscenze e per chi invece vorrebbe aprire una propria attività in questo settore. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;table border="0" cellspacing="3" cellpadding="3" width="1178"&gt;&lt;tbody&gt;     &lt;tr&gt;       &lt;td valign="top" width="173"&gt;         &lt;p align="center"&gt;&lt;iframe style="width: 120px; height: 240px" marginheight="0" src="http://rcm-it.amazon.it/e/cm?t=viveilmedi-21&amp;amp;o=29&amp;amp;p=8&amp;amp;l=as1&amp;amp;asins=8848117732&amp;amp;ref=qf_sp_asin_til&amp;amp;fc1=000000&amp;amp;IS2=1&amp;amp;lt1=_top&amp;amp;m=amazon&amp;amp;lc1=0000FF&amp;amp;bc1=FFFFFF&amp;amp;bg1=FFFFFF&amp;amp;f=ifr" frameborder="0" marginwidth="0" scrolling="no"&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;/p&gt;       &lt;/td&gt;        &lt;td valign="top" width="286"&gt;&lt;img style="background-image: none; border-right-width: 0px; margin: 0px auto; padding-left: 0px; padding-right: 0px; display: block; float: none; border-top-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; padding-top: 0px" title="" border="0" alt="" src="http://lh6.ggpht.com/-Hw55VPB6eZE/TzjSm60C1fI/AAAAAAAARDo/9iurCXYDCuo/image%25255B10%25255D.png?imgmax=800" width="250" height="348" /&gt;&lt;/td&gt;        &lt;td valign="top" width="705"&gt;         &lt;h2&gt;Prodotti di origine vegetale in medicina, alimentazione, erboristeria e cosmetica&lt;/h2&gt;          &lt;h4&gt;Aspetti normativi, scientifici e tecnici relativi a qualità, sicurezza ed efficacia dei diversi usi delle piante officinali in Italia e nell’Unione Europea&lt;/h4&gt;          &lt;p&gt;di Marco Silano e Vittorio Silano            &lt;br /&gt;Tecniche Nuove ed. 2006 – 456 pp.             &lt;br /&gt;&lt;/p&gt;          &lt;p align="justify"&gt;Il manuale offre un'analisi delle normative e delle prassi vigenti nell'Unione Europea e in Italia in materia di produzione, commercio e consumo di un grande numero di prodotti di origine vegetale, utilizzati come: Medicinali; Integratori alimentari; Prodotti di erboristeria; Piante aromatiche e aromi alimentari; Prodotti cosmetici; Prodotti di confine (borderline). L'opera presta una particolare attenzione alle valutazioni di sicurezza effettuate su una vasta quantità di prodotti botanici da parte di numerosi organismi nazionali, europei e internazionali.&lt;/p&gt;          &lt;p align="justify"&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;          &lt;p align="justify"&gt;&lt;font style="background-color: #ffff00"&gt;Caldamente consigliato agli studenti che devono sostenere l’esame di legislazione del settore erboristico. Si tratta di un’edizione di sei anni ormai, ma comunque valida e ad oggi non ci sono nuove edizioni aggiornate alla presente legislazione.&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;       &lt;/td&gt;     &lt;/tr&gt;      &lt;tr&gt;       &lt;td valign="top" width="173"&gt;         &lt;p align="center"&gt;&lt;iframe style="width: 120px; height: 240px" marginheight="0" src="http://rcm-it.amazon.it/e/cm?lt1=_blank&amp;amp;bc1=FFFFFF&amp;amp;IS2=1&amp;amp;bg1=FFFFFF&amp;amp;fc1=000000&amp;amp;lc1=0000FF&amp;amp;t=viveilmedi-21&amp;amp;o=29&amp;amp;p=8&amp;amp;l=as4&amp;amp;m=amazon&amp;amp;f=ifr&amp;amp;ref=ss_til&amp;amp;asins=8848113761" frameborder="0" marginwidth="0" scrolling="no"&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;/p&gt;          &lt;p align="center"&gt;Difficilmente reperibile ad oggi. &lt;/p&gt;       &lt;/td&gt;        &lt;td valign="top" width="286"&gt;&lt;img style="background-image: none; border-right-width: 0px; margin: 0px auto; padding-left: 0px; padding-right: 0px; display: block; float: none; border-top-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; padding-top: 0px" title="image" border="0" alt="image" src="http://lh6.ggpht.com/-j-db0RR0zeU/TzjSn_pag_I/AAAAAAAARDw/g16UeJsDii8/image%25255B19%25255D.png?imgmax=800" width="250" height="354" /&gt;&lt;/td&gt;        &lt;td valign="top" width="705"&gt;         &lt;h2&gt;Raccolta normativa e linee guida per officine di produzione di prodotti salutistici&lt;/h2&gt;          &lt;p align="justify"&gt;a cura di AFI – FederSalus            &lt;br /&gt;Tecniche Nuove ed., 122 pp.             &lt;br /&gt;            &lt;br /&gt;AFI, Associazione Farmaceutici Industria, attraverso il suo Gruppo di studio dei prodotti alimentari destinati ad un'alimentazione particolare , in collaborazione con FederSalus, Federazione Nazionale Produttori Prodotti Salutistici, ha preparato questo volume con l'intento di fornire un valido strumento di consultazione per chi si appresta a entrare nel mercato dei prodotti salutistici e in particolare degli integratori alimentari.Il testo si articola in due parti: Norme e Produzione. La prima sezione è una selezionata raccolta di leggi e decreti opportunamente scelti per essere i riferimenti normativi più significativi della regolamentazione del settore salutistico, con commenti e approfondimenti che rendono più facile l'approccio al tema normativo. La seconda sezione comprende le linee guida per l'allestimento e la gestione di uno stabilimento per la produzione di integratori alimentari e prodotti dietetici e le HACCP con l'analisi dei flussi delle principali forme produttive.&lt;/p&gt;          &lt;p align="justify"&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;          &lt;p align="justify"&gt;&lt;font style="background-color: #ffff00"&gt;Anche questa è una valida guida sia per chi deve sostenere l’esame di legislazione, ma anche per chi ha già una propria attività o vorrebbe intraprenderla. Gli integratori alimentari sono tra i prodotti più venduti nelle erboristerie e non si intendano solo quelli multivitaminici.&lt;/font&gt; &lt;/p&gt;       &lt;/td&gt;     &lt;/tr&gt;      &lt;tr&gt;       &lt;td valign="top" width="173"&gt;         &lt;p align="center"&gt;&lt;iframe style="width: 120px; height: 240px" marginheight="0" src="http://rcm-it.amazon.it/e/cm?lt1=_blank&amp;amp;bc1=FFFFFF&amp;amp;IS2=1&amp;amp;bg1=FFFFFF&amp;amp;fc1=000000&amp;amp;lc1=0000FF&amp;amp;t=viveilmedi-21&amp;amp;o=29&amp;amp;p=8&amp;amp;l=as4&amp;amp;m=amazon&amp;amp;f=ifr&amp;amp;ref=ss_til&amp;amp;asins=8808184781" frameborder="0" marginwidth="0" scrolling="no"&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;/p&gt;          &lt;p align="center"&gt;Di difficile reperibilità in Italia.&lt;/p&gt;       &lt;/td&gt;        &lt;td valign="top" width="286"&gt;&lt;img style="background-image: none; border-right-width: 0px; margin: 0px auto; padding-left: 0px; padding-right: 0px; display: block; float: none; border-top-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; padding-top: 0px" title="" border="0" alt="" src="http://lh6.ggpht.com/-u-GY0UCiHyE/TzjSpS5wegI/AAAAAAAARD4/wh20abkxhd0/image%25255B27%25255D.png?imgmax=800" width="250" height="357" /&gt;&lt;/td&gt;        &lt;td valign="top" width="705"&gt;         &lt;h2&gt;Legislazione farmaceutica&lt;/h2&gt;          &lt;p&gt;di Minghetti Paola; Marchetti Marcello            &lt;br /&gt;CEA ed., 2010 - 768 pp.&lt;/p&gt;          &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;          &lt;p align="justify"&gt;La sesta edizione di questo volume aggiorna un manuale che si è distinto per aver seguito nel tempo l'evoluzione del medicinale e del &amp;quot;sistema farmacia&amp;quot;. Le numerose disposizioni riguardanti la materia e la pluralità degli interessi coinvolti rendono sempre più complesso l'apparato normativo che disciplina il settore farmaceutico. La conoscenza della legislazione assume un ruolo centrale nello svolgimento responsabile dell'attività professionale, che richiede un costante e impegnativo aggiornamento. Sempre di più, questo volume,fornendo un quadro organico della legislazione vigente relativa alle aree farmaceutica e salutare,risponde pienamente all'esigenza di aggiornamento dei farmacisti. Il testo è chiaro e conciso e l'impostazione ne privilegia le finalità didattiche. Per questi motivi, l'opera ha anche il merito di fornire le basi culturali per una migliore comprensione della legislazione farmaceutica da parte di coloro che non hanno una specifica conoscenza giuridica! Una delle novità di questa nuova edizione riguarda la possibilità di ricevere via posta elettronica gli aggiornamenti del testo relativi alle principali modifiche legislative che verranno emanate dopo la pubblicazione.&lt;/p&gt;          &lt;p align="justify"&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;          &lt;p align="justify"&gt;&lt;font style="background-color: #ffff00"&gt;Questo testo&amp;#160; ha un’edizione aggiornata al 2011 di cui si trovano le modifiche al sito: &lt;/font&gt;&lt;a href="http://www.ceaedizioni.it/ita/servizi/aggiornamenti/84788Aggiornamento190911.pdf"&gt;&lt;font style="background-color: #ffff00"&gt;Aggiornamenti ed., 2011&lt;/font&gt;&lt;/a&gt;&lt;font style="background-color: #ffff00"&gt;. Per gli studenti di Tecniche Erboristiche e Scienze e tecnologie erboristiche è un valido aiuto per sostenere gli esami inerenti alla legislazione del settore, invece è caldamente consigliato per gli studenti di Farmacia e CTF che devono sostenere lo stesso esame del loro settore. Consiglio però l’ultima edizione, più aggiornata, importante per chi lavora o va a fare tirocini universitari in farmacia.&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;       &lt;/td&gt;     &lt;/tr&gt;      &lt;tr&gt;       &lt;td valign="top" width="173"&gt;         &lt;p align="center"&gt;&lt;iframe style="width: 120px; height: 240px" marginheight="0" src="http://rcm-it.amazon.it/e/cm?lt1=_blank&amp;amp;bc1=FFFFFF&amp;amp;IS2=1&amp;amp;bg1=FFFFFF&amp;amp;fc1=000000&amp;amp;lc1=0000FF&amp;amp;t=viveilmedi-21&amp;amp;o=29&amp;amp;p=8&amp;amp;l=as4&amp;amp;m=amazon&amp;amp;f=ifr&amp;amp;ref=ss_til&amp;amp;asins=1566769183" frameborder="0" marginwidth="0" scrolling="no"&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;/p&gt;          &lt;p align="center"&gt;&lt;/p&gt;          &lt;p align="center"&gt;&lt;/p&gt;          &lt;p align="center"&gt;&lt;/p&gt;          &lt;p align="center"&gt;&lt;/p&gt;       &lt;/td&gt;        &lt;td valign="top" width="286"&gt;&lt;img style="background-image: none; border-right-width: 0px; margin: 0px auto; padding-left: 0px; padding-right: 0px; display: block; float: none; border-top-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px; padding-top: 0px" title="" border="0" alt="" src="http://lh6.ggpht.com/-jZPqVAuyLB8/TzjaSevsUzI/AAAAAAAAREA/wmFD9WCrmhY/image%25255B35%25255D.png?imgmax=800" width="250" height="395" /&gt;&lt;/td&gt;        &lt;td valign="top" width="705"&gt;         &lt;h2&gt;Essentials of Pharmacy Law&lt;/h2&gt;          &lt;p&gt;di Douglas J. Pisano&lt;/p&gt;          &lt;p&gt;CRC Press (Technomic Pub Co Inc.) ed., 2002 – 136 pp.&lt;/p&gt;          &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;          &lt;p align="justify"&gt;Questo libro esamina le leggi e i regolamenti relativi ai prodotti farmaceutici, ma non solo, anche alla regolamentazione ed il controllo delle droghe, cosmetici e dispositivi medici. Il testo è una guida normativa valida soprattutto negli States, contenendo leggi federali e regolamentazioni in vigore negli stessi per quanto concerne il settore farmaceutico soprattutto.&amp;#160; Non esistono versioni più aggiornate.&lt;/p&gt;          &lt;p align="justify"&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;          &lt;p align="justify"&gt;&lt;font style="background-color: #ffff00"&gt;Si tratta di un testo in lingua inglese, reperibile in Italia, USA e UK e offre una valida guida allo studio &lt;/font&gt;&lt;font style="background-color: #ffff00"&gt;della legislazione del settore agli studenti di farmacia che frequentano master all’estero o periodi di studio o ricerca sempre all’estero specie in Europa e negli States. I testi della CRC press sono molto validi per gli studenti universitari, organizzati abbastanza bene anche come struttura ed articolazione del testo.&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;          &lt;p align="justify"&gt;&lt;font style="background-color: #ffff00"&gt;&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;          &lt;p align="justify"&gt;&lt;font style="background-color: #ffff00"&gt;&lt;/font&gt;&lt;/p&gt;          &lt;div align="center"&gt;           &lt;table border="0" cellspacing="3" cellpadding="3" width="473" align="center"&gt;&lt;tbody&gt;               &lt;tr&gt;                 &lt;td valign="top" width="255"&gt;                   &lt;p align="center"&gt;&lt;iframe style="width: 120px; height: 240px" marginheight="0" src="http://rcm.amazon.com/e/cm?lt1=_blank&amp;amp;bc1=FFFFFF&amp;amp;IS2=1&amp;amp;bg1=FFFFFF&amp;amp;fc1=000000&amp;amp;lc1=0000FF&amp;amp;t=viveilmedi-20&amp;amp;o=1&amp;amp;p=8&amp;amp;l=as4&amp;amp;m=amazon&amp;amp;f=ifr&amp;amp;ref=ss_til&amp;amp;asins=1566769183" frameborder="0" marginwidth="0" scrolling="no"&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;/p&gt;                    &lt;p align="center"&gt;Negli USA si trova anche di seconda mano e costa meno.&lt;/p&gt;                 &lt;/td&gt;                  &lt;td valign="top" width="207"&gt;                   &lt;p align="center"&gt;&lt;iframe style="width: 120px; height: 240px" marginheight="0" src="http://rcm-uk.amazon.co.uk/e/cm?lt1=_blank&amp;amp;bc1=FFFFFF&amp;amp;IS2=1&amp;amp;bg1=FFFFFF&amp;amp;fc1=000000&amp;amp;lc1=0000FF&amp;amp;t=viveilmedi04-21&amp;amp;o=2&amp;amp;p=8&amp;amp;l=as4&amp;amp;m=amazon&amp;amp;f=ifr&amp;amp;ref=ss_til&amp;amp;asins=1566769183" frameborder="0" marginwidth="0" scrolling="no"&gt;&lt;/iframe&gt;&lt;/p&gt;                    &lt;p align="center"&gt;&lt;a href="http://amzn.to/AhAqND"&gt;Link alternativo&lt;/a&gt; per UK&lt;/p&gt;                 &lt;/td&gt;               &lt;/tr&gt;             &lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;         &lt;/div&gt;       &lt;/td&gt;     &lt;/tr&gt;   &lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;  &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;h3&gt;Vetrina&lt;/h3&gt; &lt;SCRIPT charset="utf-8" type="text/javascript" src="http://ws.amazon.co.uk/widgets/q?rt=tf_mfw&amp;amp;ServiceVersion=20070822&amp;amp;MarketPlace=GB&amp;amp;ID=V20070822/GB/viveilmedi04-21/8001/34574e6a-8fac-4d6c-bb34-97b87e54d797"&gt; &lt;/SCRIPT&gt;&lt;noscript&gt;&lt;a href="http://ws.amazon.co.uk/widgets/q?rt=tf_mfw&amp;amp;ServiceVersion=20070822&amp;amp;MarketPlace=GB&amp;amp;ID=V20070822%2FGB%2Fviveilmedi04-21%2F8001%2F34574e6a-8fac-4d6c-bb34-97b87e54d797&amp;amp;Operation=NoScript"&gt;Amazon.co.uk Widgets&lt;/a&gt;&lt;/noscript&gt;  &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8272770838067194450-1292560404561384622?l=vivereilmedioevo-erbario.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://vivereilmedioevo-erbario.blogspot.com/feeds/1292560404561384622/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://vivereilmedioevo-erbario.blogspot.com/2012/02/il-settore-erboristico-dalla-foglia.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8272770838067194450/posts/default/1292560404561384622'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8272770838067194450/posts/default/1292560404561384622'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://vivereilmedioevo-erbario.blogspot.com/2012/02/il-settore-erboristico-dalla-foglia.html' title='Il settore erboristico, dalla foglia alla legge, tutto quello che c’è da sapere per chi gestisce un’erboristeria e per chi invece vorrebbe aprirla'/><author><name>Chiara Corti</name><uri>https://profiles.google.com/103184024759990247673</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='//lh3.googleusercontent.com/-krqjYFI7GK8/AAAAAAAAAAI/AAAAAAAAJoQ/mtlSi0LN30g/s512-c/photo.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://lh6.ggpht.com/-Hw55VPB6eZE/TzjSm60C1fI/AAAAAAAARDo/9iurCXYDCuo/s72-c/image%25255B10%25255D.png?imgmax=800' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8272770838067194450.post-3093948732558290294</id><published>2011-06-27T19:48:00.000+02:00</published><updated>2011-06-27T19:59:07.898+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Alimentazione nel Medioevo'/><title type='text'>L’alimentazione nel Medioevo</title><content type='html'>&lt;p&gt;Questo millenario periodo storico ha lasciato tantissime tracce anche se è ormai lontano, quasi dimenticato. Periodo oscuro, periodo di morte, periodo che ancora oggi non si sa come definire dal momento che in mezzo a tanta oscurità e decadenza l’intera umanità si è fermata per fissare un nuovo punto da cui ricominciare ad evolversi e arrivare sino ad oggi con conoscenze e tecnologie sempre più avanzate che permettono all’uomo un sempre miglior stile di vita, una maggior longevità, un benessere quasi totale. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Sebbene il Medioevo ci abbia lasciato poche fonti scritte per quanto riguarda la vita quotidiana e quindi anche la dieta seguita dalla popolazione Europea in quei secoli, quelle stesse poche fonti sono sufficienti a delineare un quadro, anche dettagliato, di come vivevano le persone.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Come scrive &lt;a name="OLE_LINK17"&gt;&lt;/a&gt;&lt;a name="OLE_LINK16"&gt;Melitta Weiss Adamson&lt;/a&gt;, docente presso il &lt;i&gt;Dipartimento di Lingue e Letterature&lt;/i&gt; &lt;i&gt;Moderne&lt;/i&gt; della &lt;i&gt;University of Western Ontario&lt;/i&gt;, « andare indietro nel tempo fino al Medioevo per scoprire quale fosse il regime alimentare dei nostri antenati Europei, significa andare indietro in un’età in cui non esisteva alcuna tecnologia simile a quelle che oggigiorno ci permettono di preparare e conservare gli alimenti. Lo studio dell'alimentazione, della gastronomia e dell’alimentazione di un intero continente durante tutto il Medioevo, è un compito arduo, reso ancor più arduo dal fatto che abbiamo relativamente poche fonti ».&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Melitta Weiss Adamson aggiunge che « guardando libri di cucina medievale può sembrare un’impresa determinare quale fosse stato il regime alimentare durante il Medioevo e questo perché quasi tutti i libri di cucina che sono sopravvissuti fino ai giorni nostri risalgono alla fine del periodo, XIV e XV secolo, e questi ci dicono poco o nulla sul modo in cui erano preparate le materie prime alimentari. Inoltre, questi libri di cucina sono evidentemente stati scritti per l’aristocrazia, il clero e la ricca borghesia, e generalmente omettono tutto quello che riguarda l’alimentazione delle classi inferiori, che costituivano la stragrande maggioranza della società medievale. La riproduzione delle ricette con mezzi moderni ha incontrato molte difficoltà non essendo presenti tempi di cottura, quantità e temperature, questo svantaggio malgrado le moderne tecnologie ha però permesso di ricavare informazioni su quello che poteva essere non solo il regime alimentare di una parte della popolazione nel periodo in cui il ricettario è stato probabilmente scritto, ma anche quale era lo stato di salute conseguente a quel tipo di alimentazione. Per avere un’idea di quella che poteva essere la cultura alimentare durante il Medioevo, si devono consultare una serie di altre fonti che hanno il potenziale di fornire ulteriori informazioni. Tra le fonti scritte che a volte contengono informazioni preziose, notevole importanza rivestono i testi letterari, come raccontano le leggende di Re Artù e i Cavalieri della Tavola Rotonda, per esempio, o testi religiosi, come quelli che impongono restrizioni dietetiche. Altre fonti che possono contenere alcuni indizi sono documenti storici, tra i quali cronache, ma anche testi giuridici che riguardano i prodotti alimentari, in qualche modo, oltre a testi medici sulla nutrizione. Insieme, tutte queste fonti possono contribuire molto alla nostra conoscenza dei costumi alimentari durante il Medioevo. Grazie alla letteratura che sembra spesso più interessata a quello che si mangiava durante i banchetti nelle occasioni di festa, e quindi quello che mangiava la nobilita. Tuttavia le cronache e la letteratura non sono completamente affidabili, infatti più di un cronista ha dimostrato di esagerare ». […] « Oltre a queste fonti scritte e le informazioni in esse contenute, l'archeologia può fornire dati importanti, soprattutto per quanto riguarda il tipo e la quantità di cibo mangiato in una certa area. Ciò che i resti di piante ed ossa non possono dirci, invece, è quando questi alimenti sono stati mangiati, da chi e in quale forma ».&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;img style="background-image: none; border-bottom: 0px; border-left: 0px; margin: 0px auto; padding-left: 0px; padding-right: 0px; display: block; float: none; border-top: 0px; border-right: 0px; padding-top: 0px" title="clip_image002" border="0" alt="clip_image002" src="http://lh6.ggpht.com/-hZl54Doec3k/TgjClA0Ns7I/AAAAAAAAJVA/0_72796A-AQ/clip_image002%25255B5%25255D.png?imgmax=800" width="600" height="764" /&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p align="center"&gt;&lt;a name="_Toc296944295"&gt;&lt;em&gt;Figura &lt;/em&gt;&lt;/a&gt;&lt;em&gt;34 – Banchetto dato a Parigi nel 1378 da Carlo V di Francia (al centro, blu) per Carlo IV, Sacro Romano Imperatore (a sinistra) e suo figlio Venceslao, re dei Romani. Ogni commensale dispone di due coltelli, una ciotolina contente sale, tovagliolo, pane e un piatto; di Jean Fouquet, 1455-60. (Wikipedia, Medieval cuisine s.d.).&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p align="center"&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;La società medievale ereditò non solo la cultura romana ma anche quelle delle popolazioni non romane e il risultato fu essenzialmente una mescolanza di tradizioni e sapori, conoscenze e abitudini che non sempre riuscivano ad accostarsi, ma spesso dovevano prevalere gli uni sugli altri a seconda del luogo e del momento. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;La società medievale, come la si conosce oggi, si presentava come una società essenzialmente rurale e inselvatichita dagli anni passati dalla popolazione a difendersi e poi a fuggire dagli incursori barbari, il richiamo alle foreste si rifece forte anche se il terreno non era adatto alle coltivazioni necessarie per il sostentamento, specialmente le coltivazioni cerealicole. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;I cereali citati per le società precedenti il Medioevo si ritrovano tutti in questo periodo, quasi un’eredità del cattivo costume romano di importare tutto per poi dover improvvisare un sistema che tuttavia non era sufficiente a sfamare una sempre crescente popolazione, nonostante l’alto tasso di mortalità. I cereali, in particolare orzo (&lt;i&gt;Hordeum vulgare&lt;/i&gt;, Poaceae), miglio (&lt;i&gt;Panicum miliaceum&lt;/i&gt;, Poaceae) erano coltivati per la produzione di birra. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;La birra ed il vino nel periodo medievale sostituirono l’acqua nella dieta della popolazione, questo a causa dell’ormai inesistente manutenzione dei sistemi di approvvigionamento idrico costruiti dai Romani e alla conseguente contaminazione delle acque potabili da parte delle feci umane e animali che venivano direttamente scaricate nei fiumi e non nelle fogne. Mentre nelle epoche precedenti le diverse società avevano cercato per il possibile di limitare le contaminazioni, nel Medioevo questo non avvenne per i motivi detti sopra. La contaminazione delle acque dovuta al decadimento progressivo di acquedotti romani e sistemi fognari contribuirono alle malattie a trasmissione oro-fecale in questo periodo e non perché l’acqua fosse comunque consumata ma perché era comunque indispensabile per le irrigazioni nelle coltivazioni e quindi le malattie erano tramesse per mezzo della catena alimentare. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;img style="background-image: none; border-bottom: 0px; border-left: 0px; margin: 0px auto; padding-left: 0px; padding-right: 0px; display: block; float: none; border-top: 0px; border-right: 0px; padding-top: 0px" title="clip_image004" border="0" alt="clip_image004" src="http://lh5.ggpht.com/-zr9n2DzndOg/TgjCmFeY9zI/AAAAAAAAJVE/U5nThLZmdWM/clip_image004%25255B5%25255D.png?imgmax=800" width="700" height="427" /&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a name="_Toc296944296"&gt;&lt;em&gt;Figura &lt;/em&gt;&lt;/a&gt;&lt;em&gt;35 – Schema del circolo vizioso dovuto al decadimento e disuso dei sistemi di igiene urbana romani durante il Medioevo, per quanto riguarda la contaminazione di prodotti ortofrutticoli per mezzo dell’inquinamento delle acque.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Gli altri cereali visti per le società precedenti il Medioevo furono tra le più importanti basi dell’alimentazione della popolazione, specialmente per la produzione di pane ed alcune forme di dolci. Il pane era uno degli alimenti più importanti sulla tavola medievale di qualunque ceto e non era fatto solo con farina di grano, ma anche con farine prodotte da diversi tipi di cereali, in particolare segale (&lt;i&gt;Secale cereale&lt;/i&gt;, Poaceae). Mentre sulle tavole dei nobili il pane era supplemento sulle tavole dei contadini e dei poveri era probabilmente il solo alimento. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Nel Medioevo, il pane era fatto in diversi modi a seconda del tipo di farina e della dimensione dei granuli, dal grado di purezza: il pane bianco fatto solo farina di grano (&lt;i&gt;Triticum&lt;/i&gt; &lt;i&gt;aestivum&lt;/i&gt; per la farina di grano tenero e &lt;i&gt;Triticum turgidum&lt;/i&gt; per la farina di grano duro) pura e quindi senza la crusca e i rimanenti scarti. la farina migliore e più fine era destinata alle classi sociali più alte per il costo maggiore mentre invece la cosiddetta &lt;i&gt;farina integrale&lt;/i&gt; era quella meno costosa e più accessibile anche dalle classi inferiori. Secondo Melitta Weiss Adamson «nei periodi di carestia, il pane era fatto con piccole quantità di farina di grano mescolata ad altri cereali come segale, orzo, avena, fave, castagne, veccia ». &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;img style="background-image: none; border-bottom: 0px; border-left: 0px; margin: 0px auto; padding-left: 0px; padding-right: 0px; display: block; float: none; border-top: 0px; border-right: 0px; padding-top: 0px" title="clip_image006" border="0" alt="clip_image006" src="http://lh5.ggpht.com/-iVh3ZARUuos/TgjCqwKNxPI/AAAAAAAAJVI/jqITmVrH9Js/clip_image006%25255B4%25255D.png?imgmax=800" width="400" height="440" /&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p align="center"&gt;&lt;a name="_Toc296944297"&gt;Figura &lt;/a&gt;36 – Forno, &lt;i&gt;Tacuina sanitatis&lt;/i&gt; dal Nord Italia, inizi del XV secolo&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Tra le varie specie cerealicole coltivate durante il Medioevo la segale (&lt;i&gt;Secale cereale&lt;/i&gt;, Poaceae) occupò un ruolo rilevante nella storia dell’alimentazione, specialmente nei Paesi del Nord Europa, come ad esempio nella Lotaringia (attuale Germania settentrionale), da queste regioni la segale fu importata nelle Isole Britanniche dalle popolazioni sassoni. Il pane di segale era più scuro e più polposo rispetto al pane di frumento. La farina di segale poteva essere mescolata con il grano o con farina d'orzo. Anche se la segale cornuta (&lt;i&gt;Claviceps purpurea&lt;/i&gt;, Clavicipitaceae) era già nota ai tempi dei Romani per i motivi detti sopra, nel Medioevo le cronache riguardanti infestazioni a danno della popolazione aumentarono. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;In Italia settentrionale, nell’Alto Medioevo, la segale era uno dei cereali maggiormente coltivati e consumati dalla popolazione; queste notizie pervengono da un documento ritrovato a Brescia e meglio noto come &lt;i&gt;polittico &lt;a href="#_ftn1_4326" name="_ftnref1_4326"&gt;&lt;b&gt;[1]&lt;/b&gt;&lt;/a&gt; di Santa Giulia. &lt;/i&gt;In questo documento sono elencate le quantità presenti al momento in cui il documento fu scritto e le unità di misura non sono quelle moderne ma quelle dell’epoca, i &lt;i&gt;moggi &lt;/i&gt;&lt;a href="#_ftn2_4326" name="_ftnref2_4326"&gt;[2]&lt;/a&gt;, è sorprendente notare come la segale fosse il cereale più coltivato, ma anche quello maggiormente conservato e consumato, l’equivalente della quantità stimata in moggi è di circa 54 tonnellate. Si tratta di un dato numerico importante che rende l’idea di quali fossero le necessità alimentari della popolazione nell’Alto Medioevo, tuttavia trattandosi di un inventario non datato precisamente ma collocabile nel lungo periodo che va dai secoli VIII-XII, non può essere interpretato come un possibile valore annuo. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;img style="background-image: none; border-bottom: 0px; border-left: 0px; margin: 0px auto; padding-left: 0px; padding-right: 0px; display: block; float: none; border-top: 0px; border-right: 0px; padding-top: 0px" title="clip_image008" border="0" alt="clip_image008" src="http://lh4.ggpht.com/-Rj8YR0Ro-ag/TgjCr6RYoBI/AAAAAAAAJVM/fLLsEpmmxWk/clip_image008%25255B5%25255D.png?imgmax=800" width="700" height="408" /&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;em&gt;Grafico 1 – La quantità di cereali elencati nel polittico di Santa Giulia e facenti riferimento a delle rimanenze, la segale è il cereale più abbondante e questo fa supporre che fosse evidentemente anche il più coltivato nel Nord Italia nell’Alto Medioevo. &lt;/em&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Se paragonata agli attuali valori disponibili dalle statistiche, relativi al 2010, la quantità di segale prodotta è duecento volte superiore, ma non è più il primo cereale più coltivato se paragonata a sua volta con gli oltre 6 milioni di tonnellate di frumento &lt;a href="#_ftn3_4326" name="_ftnref3_4326"&gt;[3]&lt;/a&gt;, ma è seconda rispetto ad esso. Questi dati numerici riflettono non solo come il tipo di alimentazione della popolazione sia rimasto grosso modo lo stesso, ma anche come in epoca medievale la predominanza della segale rappresentasse un pericolo per la popolazione, in quanto in assenza di controlli di ogni genere, la contaminazione da parte della &lt;i&gt;Claviceps purpurea&lt;/i&gt; era un fenomeno più che probabile con conseguenze disastrose sulla salute di una popolazione che anche nei periodi più prosperi soffriva la fame. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;La predominanza della segale come coltura cerealicola non era casuale o a discrezione dei coltivatori, ma era derivata dalla necessità di dover adeguare le colture cerealicole al terreno agricolo disponibile e poiché la segale non richiede attenzioni colturali particolari e cresce anche nei terreni più poveri, la scelta di coltivarla su vasta scala fu in un certo senso inevitabile. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Per quanto riguarda i legumi, nel Medioevo erano coltivati fagioli (&lt;i&gt;Phaseolus vulgaris&lt;/i&gt;, Fabaceae), ceci (&lt;i&gt;Cicer arietinum&lt;/i&gt;, Fabaceae), piselli (&lt;i&gt;Pisum sativum&lt;/i&gt;, Fabaceae), fave e veccia (&lt;i&gt;Vicia gen. &lt;/i&gt;Fabaceae). &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Tra gli ortaggi si ricordano il porro (&lt;i&gt;Allium porrum&lt;/i&gt;, Liliaceae), lo scalogno (&lt;i&gt;Allium ascalonicum&lt;/i&gt;, Liliaceae), la cipolla (&lt;i&gt;Allium cepa&lt;/i&gt;, Liliaceae), l’aglio (&lt;i&gt;Allium sativum&lt;/i&gt;, Liliaceae), la lattuga (&lt;i&gt;Lactuca sativa&lt;/i&gt;, Asteraceae), il cavolo (&lt;i&gt;Brassica oleracea&lt;/i&gt;, Brassicaceae), la rapa (&lt;i&gt;Brassica rapa rapa&lt;/i&gt;, Brassicaceae), la pastinaca (&lt;i&gt;Pastinaca sativa&lt;/i&gt;, Apiaceae), le carote (&lt;i&gt;Daucus carota&lt;/i&gt;, Apiaceae), barbabietola (&lt;i&gt;Beta vulgaris&lt;/i&gt;, Chenopodiaceae), il ravanello (&lt;i&gt;Raphanus sativus&lt;/i&gt;, Brassicaceae), la zucca (&lt;i&gt;Cucurbita&lt;/i&gt; gen., Cucurbitaceae), l’asparago (&lt;i&gt;Asparagus officinalis&lt;/i&gt;, Liliaceae), la melanzana (&lt;i&gt;Solanum melongena&lt;/i&gt;, Solanaceae), lo spinacio (&lt;i&gt;Spinacia oleracea&lt;/i&gt;, Chenopodiaceae), il finocchio (&lt;i&gt;Foeniculum vulgare&lt;/i&gt;, Apiaceae). &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Nel Medioevo anche i funghi avevano un ruolo nella dieta, il porcino (&lt;i&gt;Boletus edulis&lt;/i&gt;, Boletaceae) era considerato il fungo migliore, seguivano i galletti (&lt;i&gt;Cantharellus cibarius&lt;/i&gt;, Cantharellaceae), la morchella (&lt;i&gt;Morchella esculenta&lt;/i&gt;, Morchellaceae) un fungo particolare della cucina francese, ma che va consumato previa cottura in quanto crudo è altamente tossico per via di una micotossina emolitica, &lt;a name="OLE_LINK23"&gt;&lt;/a&gt;&lt;a name="OLE_LINK22"&gt;la &lt;/a&gt;&lt;a name="OLE_LINK25"&gt;&lt;/a&gt;&lt;a name="OLE_LINK24"&gt;&lt;i&gt;gyromitrina&lt;/i&gt;&lt;/a&gt;&amp;#160;&lt;a href="#_ftn4_4326" name="_ftnref4_4326"&gt;[4]&lt;/a&gt; che però è termolabile. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;img style="background-image: none; border-bottom: 0px; border-left: 0px; margin: 0px auto; padding-left: 0px; padding-right: 0px; display: block; float: none; border-top: 0px; border-right: 0px; padding-top: 0px" title="clip_image010" border="0" alt="clip_image010" src="http://lh6.ggpht.com/-CgWnpFaVw04/TgjCsX1oeXI/AAAAAAAAJVQ/X1I6SFT-rs0/clip_image010%25255B4%25255D.png?imgmax=800" width="350" height="105" /&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a name="_Toc296944298"&gt;&lt;em&gt;Figura &lt;/em&gt;&lt;/a&gt;&lt;em&gt;37 – Strutta della gyromitrina&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Anche i tartufi trovano impiego nella cucina medievale e nella dieta, ma trattandosi come oggi di alimento molto particolare e anche molto ricercato è da presumere che non fosse un tipo di alimento accessibile a tutti, ma piuttosto di elitè. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Importanti nel Medioevo e considerate pregiate in quanto importate per la maggior parte dall’Oriente e comprate a prezzi piuttosto alti, apprezzate per le loro proprietà aromatiche, le spezie erano usate in quasi tutti i tipi di piatti, dal pane per aromatizzarlo ai dolci e perfino alle bevande come il vino. Tra le specie più utilizzate come spezie si ricordano il prezzemolo (&lt;i&gt;Petroselinum crispum&lt;/i&gt;, Apiaceae), l’anice verde (&lt;i&gt;Pimpinella anisum&lt;/i&gt;, Apiaceae), la salvia (&lt;i&gt;Salvia&lt;/i&gt; gen., Lamiaceae), l’aneto (&lt;i&gt;Anethum graveolens&lt;/i&gt;, Apiaceae), la menta piperita (&lt;i&gt;Mentha piperita&lt;/i&gt;, Lamiaceae), il cumino (&lt;i&gt;Cuminum cyminum&lt;/i&gt;, Apiaceae), la senape (&lt;i&gt;Brassica nigra&lt;/i&gt;, Brassicaceae), il sambuco (&lt;i&gt;Sambucus&lt;/i&gt; &lt;i&gt;nigra&lt;/i&gt;, Caprifoliaceae o Adoxaceae), il biancospino (&lt;i&gt;Crataegus monogyna&lt;/i&gt;, Rosaceae), i petali di rosa (&lt;i&gt;Rosa&lt;/i&gt; gen., Rosaceae), petali di viole (&lt;i&gt;Viola&lt;/i&gt; gen., Violaceae), zafferano (&lt;i&gt;Crocus sativus&lt;/i&gt;, Iridaceae), il pepe (&lt;i&gt;Piper&lt;/i&gt; &lt;i&gt;nigrum&lt;/i&gt;, Piperaceae), il pepe lungo (&lt;i&gt;Piper longum&lt;/i&gt;, Piperaceae), il cubebe &lt;i&gt;(Piper cubeba&lt;/i&gt;, Piperaceae), i grani del Paradiso (&lt;i&gt;Aframomum melegueta&lt;/i&gt;, &lt;a name="OLE_LINK30"&gt;&lt;/a&gt;&lt;a name="OLE_LINK29"&gt;Zingiberaceae&lt;/a&gt;), il galanga (&lt;i&gt;Cyperus&lt;/i&gt; gen., Cyperaceae), lo zenzero (&lt;i&gt;Zingiber officinale&lt;/i&gt;, Zingiberaceae), la cannella (&lt;i&gt;Cinnamomum zeylanicum&lt;/i&gt;, Lauraceae), i chiodi di garofano (&lt;i&gt;Syzygium&lt;/i&gt; &lt;i&gt;aromaticum&lt;/i&gt;, Myrtaceae), la noce moscata (&lt;i&gt;Myristica fragrans&lt;/i&gt;, Myristicaceae).&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Tra le piante da frutto si ricordano il melo (&lt;i&gt;Malus domestica&lt;/i&gt;, Rosaceae), il pero (&lt;i&gt;Pyrus&lt;/i&gt; gen., Rosaceae), il cotogno (&lt;i&gt;Cydonia oblonga&lt;/i&gt;, Rosaceae), il pesco (&lt;i&gt;Prunus persica&lt;/i&gt;, Rosaceae), ), il ciliegio (&lt;i&gt;Prunus avium&lt;/i&gt;, Rosaceae), la fragola (&lt;i&gt;Fragaria&lt;/i&gt; gen., Rosaceae), la vite (&lt;i&gt;Vitis vinifera&lt;/i&gt;, Vitaceae), il melone (&lt;i&gt;Cucumis melo&lt;/i&gt;, Cucurbitaceae), il cocomero (&lt;i&gt;Citrullus lanatus&lt;/i&gt;, Cucurbitaceae), il melograno (&lt;i&gt;Punica granatum&lt;/i&gt;, Punicaceae), il cedro (&lt;i&gt;Citrus medica&lt;/i&gt;, Rutaceae), il limone (&lt;i&gt;Citrus x limon, &lt;/i&gt;Rutaceae), il lime (&lt;i&gt;Citrus x aurantifolia&lt;/i&gt;, Rutaceae), l’arancio (&lt;i&gt;Citrus x sinensis&lt;/i&gt;, Rutaceae), il fico (&lt;i&gt;Ficus carica&lt;/i&gt;, Moraceae), il dattero (&lt;i&gt;Phoenix dactylifera&lt;/i&gt;, Arecaceae) importato dai Paesi Arabi, il mandorlo (&lt;i&gt;Prunus dulcis&lt;/i&gt;, Rosaceae), il noce (noce bianco o da frutto, &lt;i&gt;Juglans regia&lt;/i&gt;, Juglandaceae), il nocciolo (&lt;i&gt;Corylus avellana&lt;/i&gt;, Betulaceae), il pino domestico (&lt;i&gt;Pinus&lt;/i&gt; &lt;i&gt;pinea, &lt;/i&gt;Pinaceae) ed il pino cembro (&lt;i&gt;Pinus cembra&lt;/i&gt;, Pinaceae), il pistacchio (&lt;i&gt;Pistacia vera&lt;/i&gt;, Anacardiaceae) importato da Bisazio &lt;a href="#_ftn5_4326" name="_ftnref5_4326"&gt;[5]&lt;/a&gt;, castagna (&lt;i&gt;Castanea sativa&lt;/i&gt;, Fagaceae), l’ulivo (&lt;i&gt;Olea europaea, &lt;/i&gt;Oleaceae). &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;img style="background-image: none; border-bottom: 0px; border-left: 0px; margin: 0px auto; padding-left: 0px; padding-right: 0px; display: block; float: none; border-top: 0px; border-right: 0px; padding-top: 0px" title="clip_image012" border="0" alt="clip_image012" src="http://lh6.ggpht.com/-jfr2xXDwNeY/TgjC1-1a-6I/AAAAAAAAJVU/-UV8n3DTRUM/clip_image012%25255B4%25255D.png?imgmax=800" width="600" height="678" /&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a name="_Toc296944299"&gt;Figura &lt;/a&gt;38 – Altra immagine tratta da un testo medievale che mostra la raccolta di cavoli in un orto. &lt;i&gt;Tacuinum Sanitatis&lt;/i&gt;, XV secolo.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;img style="background-image: none; border-bottom: 0px; border-left: 0px; margin: 0px auto; padding-left: 0px; padding-right: 0px; display: block; float: none; border-top: 0px; border-right: 0px; padding-top: 0px" title="clip_image014" border="0" alt="clip_image014" src="http://lh5.ggpht.com/-z4f2Jbrc3pM/TgjC-LOwzcI/AAAAAAAAJVY/yzGDpdvaEPE/clip_image014%25255B4%25255D.png?imgmax=800" width="600" height="676" /&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a name="_Toc296944300"&gt;Figura &lt;/a&gt;39 - La raccolta dell’aglio, dal &lt;i&gt;Tacuinum Sanitatis&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;img style="background-image: none; border-bottom: 0px; border-left: 0px; margin: 0px auto; padding-left: 0px; padding-right: 0px; display: block; float: none; border-top: 0px; border-right: 0px; padding-top: 0px" title="clip_image016" border="0" alt="clip_image016" src="http://lh3.ggpht.com/-B9bTC1EClMM/TgjDHT_h81I/AAAAAAAAJVc/1bcaMSkQBvs/clip_image016%25255B4%25255D.png?imgmax=800" width="600" height="634" /&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a name="_Toc296944301"&gt;Figura &lt;/a&gt;40 – La raccolta. Altra immagine tratta dal &lt;a name="OLE_LINK35"&gt;&lt;i&gt;Tacuina sanitatis&lt;/i&gt;&lt;/a&gt;&lt;i&gt;.&lt;/i&gt;&lt;i&gt; &lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;img style="background-image: none; border-bottom: 0px; border-left: 0px; margin: 0px auto; padding-left: 0px; padding-right: 0px; display: block; float: none; border-top: 0px; border-right: 0px; padding-top: 0px" title="clip_image018" border="0" alt="clip_image018" src="http://lh4.ggpht.com/-5_x3es1V9yY/TgjDQKnrTfI/AAAAAAAAJVg/zX2AiVfoJvA/clip_image018%25255B4%25255D.png?imgmax=800" width="600" height="660" /&gt; &lt;img style="background-image: none; border-bottom: 0px; border-left: 0px; margin: 0px auto; padding-left: 0px; padding-right: 0px; display: block; float: none; border-top: 0px; border-right: 0px; padding-top: 0px" title="clip_image020" border="0" alt="clip_image020" src="http://lh4.ggpht.com/-mI4i9Rsqbho/TgjDXUdSZnI/AAAAAAAAJVk/TN0iQ-Nw-f4/clip_image020%25255B4%25255D.png?imgmax=800" width="600" height="503" /&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a name="_Toc296944302"&gt;Figura &lt;/a&gt;41 – Confronto tra un’immagine del &lt;i&gt;Tacuina sanitatis &lt;/i&gt;raffigurante dei meloni e un’immagine moderna, risulta straordinaria la precisione degli &lt;i&gt;scriptor&lt;/i&gt; medievali e ciò riflette anche l’importanza che essi davano ai particolari delle piante raffigurate nelle diverse rappresentazioni.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;img style="background-image: none; border-bottom: 0px; border-left: 0px; margin: 0px auto; padding-left: 0px; padding-right: 0px; display: block; float: none; border-top: 0px; border-right: 0px; padding-top: 0px" title="clip_image022" border="0" alt="clip_image022" src="http://lh5.ggpht.com/-EUGg2ks5sTI/TgjDf7sJHWI/AAAAAAAAJVo/BKT8efzaLLc/clip_image022%25255B4%25255D.png?imgmax=800" width="600" height="657" /&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a name="_Toc296944303"&gt;Figura &lt;/a&gt;42 – Raccolta delle castagne e loro bollitura in acqua per renderle commestibili. Immagine tratta dal &lt;i&gt;Tacuina sanitatis.&lt;/i&gt;&lt;i&gt; &lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;img style="background-image: none; border-bottom: 0px; border-left: 0px; margin: 0px auto; padding-left: 0px; padding-right: 0px; display: block; float: none; border-top: 0px; border-right: 0px; padding-top: 0px" title="clip_image024" border="0" alt="clip_image024" src="http://lh6.ggpht.com/-UFWKZAYxiSE/TgjDpXpkcPI/AAAAAAAAJVs/QYNHdWKwUO4/clip_image024%25255B4%25255D.png?imgmax=800" width="600" height="790" /&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a name="_Toc296944304"&gt;Figura &lt;/a&gt;43 – Raccolta dei pinoli. Immagine tratta dal&lt;i&gt; Tacuina sanitatis.&lt;/i&gt;&lt;i&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;img style="background-image: none; border-bottom: 0px; border-left: 0px; margin: 0px auto; padding-left: 0px; padding-right: 0px; display: block; float: none; border-top: 0px; border-right: 0px; padding-top: 0px" title="clip_image026" border="0" alt="clip_image026" src="http://lh4.ggpht.com/-aMQDQRwUoqg/TgjDxPljyjI/AAAAAAAAJVw/llhCgCCCxZ0/clip_image026%25255B4%25255D.png?imgmax=800" width="600" height="667" /&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a name="_Toc296944305"&gt;Figura &lt;/a&gt;44 - Raccolta della salvia, tratta da &lt;i&gt;Tacuina sanitatis.&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;i&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;img style="background-image: none; border-bottom: 0px; border-left: 0px; margin: 0px auto; padding-left: 0px; padding-right: 0px; display: block; float: none; border-top: 0px; border-right: 0px; padding-top: 0px" title="clip_image028" border="0" alt="clip_image028" src="http://lh6.ggpht.com/-H0G_zQbruRw/TgjD5jW_-yI/AAAAAAAAJV0/Mx5ELqxZgzM/clip_image028%25255B4%25255D.png?imgmax=800" width="500" height="744" /&gt;&lt;img style="background-image: none; border-bottom: 0px; border-left: 0px; margin: 0px auto; padding-left: 0px; padding-right: 0px; display: block; float: none; border-top: 0px; border-right: 0px; padding-top: 0px" title="clip_image030" border="0" alt="clip_image030" src="http://lh5.ggpht.com/-t17--Pg1x1M/TgjEBqB-9GI/AAAAAAAAJV4/CjCrH1DrYwE/clip_image030%25255B4%25255D.png?imgmax=800" width="500" height="751" /&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a name="_Toc296944306"&gt;Figura &lt;/a&gt;45 – Altro confronto tra un’immagine del &lt;i&gt;Tacuina sanitatis &lt;/i&gt;con un’immagine moderna.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;img style="background-image: none; border-bottom: 0px; border-left: 0px; margin: 0px auto; padding-left: 0px; padding-right: 0px; display: block; float: none; border-top: 0px; border-right: 0px; padding-top: 0px" title="clip_image032" border="0" alt="clip_image032" src="http://lh6.ggpht.com/-eiAKFjRe3gM/TgjEK1BO2fI/AAAAAAAAJV8/0_Wg4olbOcw/clip_image032%25255B4%25255D.png?imgmax=800" width="600" height="660" /&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a name="_Toc296944307"&gt;Figura &lt;/a&gt;46 – Suggestiva la vite raffigurata, in questa pagina del &lt;i&gt;Tacuina sanitatis &lt;/i&gt;da cui si può dedurre il modo di coltivare la vite nel Medioevo: non venivano usati pali in legno per creare i filari, ma gli stessi venivano creati sfruttando tronchi di altri alberi e questo suggerisce che probabilmente fosse per il massimo sfruttamento dei terreni disponibili per l’agricoltura.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;img style="background-image: none; border-bottom: 0px; border-left: 0px; margin: 0px auto; padding-left: 0px; padding-right: 0px; display: block; float: none; border-top: 0px; border-right: 0px; padding-top: 0px" title="clip_image034" border="0" alt="clip_image034" src="http://lh5.ggpht.com/-VF734M235g4/TgjESzhhmnI/AAAAAAAAJWA/Qh2t94ZROwM/clip_image034%25255B4%25255D.png?imgmax=800" width="600" height="679" /&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a name="_Toc296944308"&gt;Figura &lt;/a&gt;47 – Falciatura del grano, sempre tratta dal &lt;i&gt;Tacuina sanitatis, è probsabilmente l’immagine simbolo di tutto il Medioevo e della società contadina medievale.&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;i&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Il periodo Medievale, almeno per quanto riguarda l’alimentazione non fu più scuro di quanto lo fecero i rinascimentali nel XVI secolo e gli illuministi nel XVIII, ma è più che evidente, anche dalle rappresentazioni tardo medievali quale fosse il vero stile di vita delle diverse classi sociali e quale fosse conseguentemente lo stato di salute della popolazione. La popolazione composta prevalentemente dai poveri e dai plebei si nutriva prevalentemente di cereali e legumi, raramente frutti e piatti speziati che invece si ritrovavano spesso e volentieri sulle tavole dei nobili. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Carni aromatizzate con le spezie più diverse, vini speziati e ancora frutti provenienti dalle coste del Mediterraneo, specie quelle del Medio Oriente erano presenti solo ed esclusivamente sulle tavole dei nobili. Lo stile alimentare medievale della maggioranza della popolazione non era uno stile sano perché viveva quasi esclusivamente di cereali e legumi e quindi aveva un grande apporto di proteine e carboidrati, mentre la minoranza rappresentata dalla nobiltà e dal clero era quella che si potrebbe definire la più sana poiché la varietà di cibo era maggiore. Questo divario di stile alimentare nella popolazione medievale non era sicuro però per nessuno, specialmente perché non esisteva l’usanza di lavare frutta e verdura e il cibo veniva spesso privato della terra mediante una lavorazione manuale che non prevedeva l’uso di acqua. La sola acqua presente sui prodotti ortofrutticoli era quella usata per le irrigazioni, e rappresentava un pericolo in quanto era acqua contaminata dai rifiuti organici umani e animali che venivano direttamente scaricati nei fiumi, la cui acqua era utilizzata per le irrigazioni e l’abbeveramento degli animali. In questo circolo vizioso l’uomo era la prima vittima, spesso con esito mortale. I principali agenti microbici responsabili delle patologie contratte per mezzo dei prodotti ortofrutticoli, in cui è presente acqua, sono i batteri della famiglia delle &lt;i&gt;Escherichia coli&lt;/i&gt;, ma non solo anche le &lt;i&gt;Salmonelle &lt;/i&gt;tra cui la Salmonella enterica. Le altre patologie trasmesse dai prodotti ortofrutticoli contaminati – e che saranno analizzate di seguito in quanto tutt’oggi esistenti malgrado i rigidi controlli sanitari – erano dovute alle cattive condizioni di conservazione degli alimenti che nel periodo medievale condividevano lo spazio destinato alle riserve alimentari con gli animali domestici e spesso anche quelli da allevamento. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Nella società moderna è difficile pensare come nel passato uomini e bestie dovessero condividere lo stesso piccolo spazio, ma se si prende in considerazione questa realtà allora si capisce anche perché lo stile di vita fosse pessimo anche nei periodi più prosperi e perché il tasso di nascite fosse per quanto alto sempre inferiore al tasso di mortalità. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Le acque contaminate dai rifiuti biologici umani e animali dovute alla mancanza di igiene ambientale erano solo una delle tantissime cause di malattie trasmesse per mezzo di alimenti ortofrutticoli. Anche le muffe ed il marciume avevano un ruolo importante nella contaminazione degli alimenti di origine vegetale. Oggi è difficile credere che in passato la popolazione mangiasse cibo marcio o ammuffito, ma basti pensare che tolto il marcio o la muffa visibili da un alimento non si pensava che il restante dello stesso fosse contaminato e quindi veniva comunque consumato, con tutte le conseguenze, molto spesso letali, che seguivano. Se si prendono in considerazione alcune tossine batteriche come quella botulinica (&lt;i&gt;Clostridium botulinum&lt;/i&gt;, Clostridiaceae), la dose letale è talmente bassa (75 ng ) che anche un frammento di marcio dimenticato ingenuamente durante il recupero dell’alimento era sufficiente ad uccidere un uomo, specie se si tratta di un alimento che viene solitamente consumato crudo come avviene per i frutti. Anche le aflatossine erano tra le protagoniste responsabili delle intossicazioni alimentari in un’epoca come il Medioevo dove anche le sementi erano tenute nello stesso spazio riservato alle riserve alimentari. Considerando che la maggioranza della popolazione mondiale nel Medioevo viveva di prodotti cerealicoli, le malattie che potevano essere contratte erano dovute a micotossine come la &lt;i&gt;beauvericina&lt;a href="#_ftn6_4326" name="_ftnref6_4326"&gt;&lt;b&gt; [6]&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;, &lt;/i&gt;il &lt;a name="OLE_LINK37"&gt;&lt;/a&gt;&lt;a name="OLE_LINK36"&gt;&lt;i&gt;deossinivalenolo&lt;/i&gt;&lt;/a&gt;&amp;#160;&lt;a href="#_ftn7_4326" name="_ftnref7_4326"&gt;&lt;i&gt;&lt;b&gt;[7]&lt;/b&gt;&lt;/i&gt;&lt;/a&gt;&lt;i&gt;, &lt;/i&gt;l’ergina &lt;a href="#_ftn8_4326" name="_ftnref8_4326"&gt;[8]&lt;/a&gt; alcaloide dell'ergot, le &lt;i&gt;ocratossine &lt;/i&gt;&lt;a href="#_ftn9_4326" name="_ftnref9_4326"&gt;[9]&lt;/a&gt;, la &lt;i&gt;patulina &lt;/i&gt;&lt;a href="#_ftn10_4326" name="_ftnref10_4326"&gt;[10]&lt;/a&gt;. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;img style="background-image: none; border-bottom: 0px; border-left: 0px; margin: 0px auto; padding-left: 0px; padding-right: 0px; display: block; float: none; border-top: 0px; border-right: 0px; padding-top: 0px" title="clip_image036" border="0" alt="clip_image036" src="http://lh3.ggpht.com/-feHrbP3mWmU/TgjET9nn5-I/AAAAAAAAJWE/RW-efOAccGE/clip_image036%25255B4%25255D.png?imgmax=800" width="300" height="180" /&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a name="_Toc296944309"&gt;Figura &lt;/a&gt;48 – Struttura chimica del &lt;i&gt;deossinivalenolo.&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;img style="background-image: none; border-bottom: 0px; border-left: 0px; margin: 0px auto; padding-left: 0px; padding-right: 0px; display: block; float: none; border-top: 0px; border-right: 0px; padding-top: 0px" title="clip_image038" border="0" alt="clip_image038" src="http://lh5.ggpht.com/-tNe8KNmClhQ/TgjEUQXrvcI/AAAAAAAAJWI/oU1uQv_3SEg/clip_image038%25255B4%25255D.png?imgmax=800" width="300" height="182" /&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a name="_Toc296944310"&gt;Figura &lt;/a&gt;49 – Struttura chimica dell’ergina.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;img style="background-image: none; border-bottom: 0px; border-left: 0px; margin: 0px auto; padding-left: 0px; padding-right: 0px; display: block; float: none; border-top: 0px; border-right: 0px; padding-top: 0px" title="clip_image040" border="0" alt="clip_image040" src="http://lh4.ggpht.com/-VZ9HUrXZ4Qo/TgjEVMRnCiI/AAAAAAAAJWM/ZYKYyEol0jk/clip_image040%25255B4%25255D.png?imgmax=800" width="300" height="210" /&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a name="_Toc296944311"&gt;Figura &lt;/a&gt;50 – Struttura chimica della patulina&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;em&gt;La maggior parte delle patologie trasmesse per via alimentare dai prodotti ortofrutticoli all’uomo erano dovute in epoca medievale al tipo di conservazione e alla contaminazione delle acque, più che ai processi della lavorazione e conservazione del prodotto finito. Sicuramente la scarsa igiene e le malattie, specie quelle alimentari, che causarono nel Medioevo migliaia di morti sono anche i motivi principali che fecero di questo periodo millenario un periodo oscuro. &lt;/em&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;  &lt;h2&gt;Note   &lt;hr align="left" size="1" width="33%" /&gt;&lt;/h2&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="#_ftnref1_4326" name="_ftn1_4326"&gt;[1]&lt;/a&gt; Nel medioevo, registro o inventario (originariamente formato da più tavole o fogli) nel quale venivano descritti i beni appartenenti a uno stesso proprietario, elencate le famiglie alle quali questi erano dati a coltivare e specificati i diritti da esigere (in questo sign. fu usata anche la variante &lt;i&gt;poliptico&lt;/i&gt;). I polittici italiani sopravvissuti sono quattro riguardano, uno, il monastero di Santa Giulia di Brescia e quello di Bobbio. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="#_ftnref2_4326" name="_ftn2_4326"&gt;[2]&lt;/a&gt; Antica unità di misura agraria usata, con valori diversi, in varie province italiane. Seguito da una specificazione, superficie di terra sufficiente per la semina di un moggio di grano: un m. di terreno, di terra, di campo. Il termine moggio deriva etimologicamente dal latino &lt;i&gt;módius&lt;/i&gt;, che era usato per la misura del grano, ma più spesso come unità di misura della capacità. Dall'epoca romana generalmente la sua misura era cresciuta, insieme con quella del suo principale sottomultiplo (lo staio, dal latino &lt;i&gt;sextarius&lt;/i&gt;). Nel tempo a questo significato si è sovrapposto quello di superficie necessaria a seminare un moggio di grano e di conseguenza era anche un'unità di misura agraria. Per quanto riguarda la misura in capacità e quindi in peso trattandosi di grano un moggio o staio equivaleva a 22,4 kg. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="#_ftnref3_4326" name="_ftn3_4326"&gt;[3]&lt;/a&gt; (Istat, Annuario Statistico Italiano 2010)&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="#_ftnref4_4326" name="_ftn4_4326"&gt;[4]&lt;/a&gt; In passato si credeva che fosse l’acido elvellico il responsabile delle intossicazioni, ma i recenti studi hanno dimostrato che l’azione emolitica è dovuta alla &lt;i&gt;gyromitrina&lt;/i&gt;. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="#_ftnref5_4326" name="_ftn5_4326"&gt;[5]&lt;/a&gt; Odierna Turchia&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="#_ftnref6_4326" name="_ftn6_4326"&gt;[6]&lt;/a&gt; Isolata da funghi della famiglia &lt;i&gt;Beauveria bassiana&lt;/i&gt; (Clavicipitaceae), ma è anche prodotta da diversi altri funghi della specie &lt;i&gt;Fusarium&lt;/i&gt; (Nectriaceae). Può trovarsi in cereali tipo granturco, grano od orzo contaminati da funghi.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="#_ftnref7_4326" name="_ftn7_4326"&gt;[7]&lt;/a&gt; Il deossinivalenolo (o vomitossina) è una micotossina appartenente al gruppo dei tricoteceni prodotta da alcune specie di &lt;i&gt;Fusarium&lt;/i&gt; (F. graminearum, F. culmorum, ecc..). Esso è una delle micotossine più diffuse negli alimenti e nei mangimi insieme a zearalenone e tossina T-2, soprattutto nei cereali quali grano, orzo e mais.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="#_ftnref8_4326" name="_ftn8_4326"&gt;[8]&lt;/a&gt; La storia degli &lt;i&gt;ergotaminici&lt;/i&gt;, si inserisce a tappe generali delineate dallo sviluppo della farmacologia. La loro preistoria riconosce remote origini, connesse agli effetti dell’ergot, contenuto della segale cornuta, il cui termine si riferisce all’aspetto alterato assunto dalle spighe delle graminacee parassitate dallo sclerozio del fungo &lt;i&gt;Claviceps&lt;/i&gt; &lt;i&gt;purpurea&lt;/i&gt;, che presenta una forma caratteristica, paragonabile ad un uncino; dal vocabolo francese “argot”, che significa appunto “sperone di gallo”. Sin dall' antichità si sono verificati casi d'intossicazione alimentare, ergotismo, causati dalla presenza di questo contaminante, particolarmente nel pane di segale. La prima testimonianza scritta si ha in una tavoletta assira del VI secolo a.C. su cui si trova un riferimento ad una “pustola nociva” presente nella spiga. Il verificarsi di estese intossicazioni, a valenza pressoché epidemica e a posteriore attribuibili all’intossicazione da segale cornuta, è distintivo del Medioevo. Il quadro clinico era caratterizzato da gangrena secca delle estremità, accompagnata da bruciore, conseguenza della diffusa azione vasocostrittrice dell’ergot; da encefalopatia delirante e convulsiva, dovuta alla sua azione neurotossica.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="#_ftnref9_4326" name="_ftn9_4326"&gt;[9]&lt;/a&gt; Le ocratossine sono delle micotossine, prodotte da specie del genere Aspergillus e Penicilium, quali A. ochraceus e P. viridicatum. L’ocratossina A si ritrova principalmente nei cereali, nel caffè, nella frutta secca e nel vino.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="#_ftnref10_4326" name="_ftn10_4326"&gt;[10]&lt;/a&gt; È una micotossina solubile in acqua, tossica per funghi e batteri, ma anche per gli animali e le piante superiori fra cui cocomero, frumento, mais e piselli. &lt;/p&gt;  &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8272770838067194450-3093948732558290294?l=vivereilmedioevo-erbario.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://vivereilmedioevo-erbario.blogspot.com/feeds/3093948732558290294/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://vivereilmedioevo-erbario.blogspot.com/2011/06/lalimentazione-nel-medioevo.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8272770838067194450/posts/default/3093948732558290294'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8272770838067194450/posts/default/3093948732558290294'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://vivereilmedioevo-erbario.blogspot.com/2011/06/lalimentazione-nel-medioevo.html' title='L’alimentazione nel Medioevo'/><author><name>Chiara Corti</name><uri>https://profiles.google.com/103184024759990247673</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='//lh3.googleusercontent.com/-krqjYFI7GK8/AAAAAAAAAAI/AAAAAAAAJoQ/mtlSi0LN30g/s512-c/photo.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://lh6.ggpht.com/-hZl54Doec3k/TgjClA0Ns7I/AAAAAAAAJVA/0_72796A-AQ/s72-c/clip_image002%25255B5%25255D.png?imgmax=800' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8272770838067194450.post-707831440148655492</id><published>2011-04-26T19:31:00.001+02:00</published><updated>2011-04-26T19:31:10.973+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Testi universitari'/><title type='text'>Fitoterapia</title><content type='html'>&lt;table border="0" cellspacing="0" cellpadding="2" width="999"&gt;&lt;tbody&gt;     &lt;tr&gt;       &lt;td valign="top" width="499"&gt;         &lt;br /&gt;&lt;img style="background-image: none; border-bottom: 0px; border-left: 0px; margin: 0px auto; padding-left: 0px; padding-right: 0px; display: block; float: none; border-top: 0px; border-right: 0px; padding-top: 0px" title="" border="0" alt="" src="http://lh5.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/TbcBN4zWLjI/AAAAAAAAJO0/xy7vwuAgKWk/image%5B3%5D.png?imgmax=800" width="250" height="345" /&gt;&lt;/td&gt;        &lt;td valign="top" width="499"&gt;         &lt;h2&gt;Dizionario di fitoterapia e piante medicinali&lt;/h2&gt;          &lt;p&gt;di Enrica Campanini           &lt;br /&gt;Tecniche Nuove ed., 2004 - 720 pp.&lt;/p&gt;          &lt;p&gt;Dopo sei ristampe il Dizionario di fitoterapia e piante medicinali esce in seconda edizione. Le circa trecento piante trattate, rispetto alla precedente edizione, sono state ulteriormente arricchite nel contenuto scientifico: particolare attenzione è stata posta nell’evidenziare le più moderne osservazioni scientifiche e cliniche in campo fitoterapico, grazie anche alla nutrita e attuale bibliografia che accompagna il testo. Dove presenti, inoltre, sono puntualmente segnalate le eventuali interazioni, tossicità ed effetti collaterali a cui si può andare incontro nell’utilizzo delle piante medicinali. L’ampliamento nella parte iconografica (200 immagini fotografiche) contribuisce a rendere il testo un utile strumento di studio che può trovare la sua giusta collocazione nel bagaglio bibliografico degli studenti e dei professionisti che si occupano di farmacologia e di medicina “con le piante”.&lt;/p&gt;       &lt;/td&gt;     &lt;/tr&gt;      &lt;tr&gt;       &lt;td valign="top" width="499"&gt;         &lt;br /&gt;&lt;img style="background-image: none; border-bottom: 0px; border-left: 0px; margin: 0px auto; padding-left: 0px; padding-right: 0px; display: block; float: none; border-top: 0px; border-right: 0px; padding-top: 0px" title="" border="0" alt="" src="http://lh5.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/TbcBPYq8gMI/AAAAAAAAJO4/GEG6Hyhz958/image%5B6%5D.png?imgmax=800" width="243" height="345" /&gt;&lt;/td&gt;        &lt;td valign="top" width="499"&gt;         &lt;h2&gt;Fitoterapia&lt;/h2&gt;          &lt;h3&gt;Guida all’uso clinico delle piante medicinali&lt;/h3&gt;          &lt;p&gt;di Fabio Firenzuoli           &lt;br /&gt;Elsevier ed., 2008 - 600 pp. + CD ROM&lt;/p&gt;          &lt;p&gt;A distanza di sei anni dall’ultima edizione, il volume esce completamente aggiornato nella struttura e nei contenuti. Si tratta di un testo scritto dal clinico e ricercatore con la maggiore esperienza di piante medicinali e fitoterapia in un ospedale pubblico italiano, alla luce delle più recenti acquisizioni scientifiche.&lt;/p&gt;       &lt;/td&gt;     &lt;/tr&gt;      &lt;tr&gt;       &lt;td valign="top" width="499"&gt;         &lt;br /&gt;&lt;img style="background-image: none; border-bottom: 0px; border-left: 0px; margin: 0px auto; padding-left: 0px; padding-right: 0px; display: block; float: none; border-top: 0px; border-right: 0px; padding-top: 0px" title="image" border="0" alt="image" src="http://lh4.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/TbcBQbSrH_I/AAAAAAAAJO8/vvtWcyw6-Pg/image%5B11%5D.png?imgmax=800" width="243" height="341" /&gt;&lt;/td&gt;        &lt;td valign="top" width="499"&gt;         &lt;h2&gt;Fitoterapia dalla A alla Z&lt;/h2&gt;          &lt;p&gt;di Bruno Brigo           &lt;br /&gt;Tecniche Nuoveed., 1998 - 96 pp.&lt;/p&gt;          &lt;p&gt;Con questo testo, dedicato alla fitoterapia, continua la collana in edizione economica che risponde all’esigenza di conoscere le numerose forme della medicina. Le pubblicazioni, divise in tre serie, affronteranno le diverse modalità terapeutiche, le affezioni cliniche più comuni e alcune condizioni particolari della vita. Conoscere la chiave interpretativa e le modalità applicative dei vari metodi in medicina arricchisce di un potenziale terapeutico inedito e consente una personalizzazione e un’ottimizzazione della terapia per il recupero dell’equilibrio nella salute. Nel libro viene data risposta ad alcuni interrogativi sulla fitoterapia: la definizione, le origini, i vantaggi, i preparati con le modalità di somministrazione e le regole posologiche. La sezione principale è dedicata alla fitoterapia applicata alle affezioni più comuni, elencate secondo l’ordine alfabetico. Dopo una breve definizione vengono proposti i fitocomplessi più frequentemente indicati, secondo le loro specifiche peculiarità.&lt;/p&gt;       &lt;/td&gt;     &lt;/tr&gt;      &lt;tr&gt;       &lt;td valign="top" width="499"&gt;         &lt;br /&gt;&lt;img style="background-image: none; border-bottom: 0px; border-left: 0px; margin: 0px auto; padding-left: 0px; padding-right: 0px; display: block; float: none; border-top: 0px; border-right: 0px; padding-top: 0px" title="image" border="0" alt="image" src="http://lh3.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/TbcBRY42LLI/AAAAAAAAJPA/rry0gI59S3Y/image%5B14%5D.png?imgmax=800" width="240" height="345" /&gt;&lt;/td&gt;        &lt;td valign="top" width="499"&gt;         &lt;h2&gt;Fitopediatria&lt;/h2&gt;          &lt;h3&gt;Manuale pratico per medici e farmacisti&lt;/h3&gt;          &lt;p&gt;di Enrica Campanini           &lt;br /&gt;Tecniche Nuove ed., 2002 - 192 pp.&lt;/p&gt;          &lt;p&gt;Le piante medicinali, opportunamente utilizzate, oltre a svolgere un’efficace attività sintomatica (azione antiflogistica, antisettica, emolliente, ecc.) svolgono un ruolo molto importante: quello di stimolare le capacità di reazione dell’organismo, poiché agiscono non solo sul singolo organo o apparato ma sull'organismo in toto (terreno). Grazie a questo tipo di azione si potranno ottenere risultati veramente sorprendenti: in ambito pediatrico, in particolare, si potrà assistere al graduale ripristino della reattività del bambino, troppo spesso soffocata da terapie inutilmente aggressive. Se il medico si accosta senza pregiudizi ai problemi della Pediatria, può intuire che il compito non è quello di forzare un cambiamento, ma di prevenire e rimuovere gli ostacoli alla crescita. È evidente che sarà una valutazione strettamente clinica quella che permetterà di scegliere quando adoperare la pianta nella sua interezza e quando sarà invece auspicabile l’impiego del singolo principio farmacologico (naturale oppure di sintesi). Questo nuovo libro della dottoressa Enrica Campanini appare come una guida sicura in questa direzione anche perché, come ricorda l’autrice, è condizione generale e preliminare la capacità del medico di servirsi di ogni strumento idoneo a esaminare e a trattare il paziente, soprattutto il piccolo paziente. Questo bel trattato di fitoterapia pediatrica è un contributo all’integrazione tra tutte le conoscenze e le tecniche in Medicina.&lt;/p&gt;       &lt;/td&gt;     &lt;/tr&gt;      &lt;tr&gt;       &lt;td valign="top" width="499"&gt;         &lt;br /&gt;&lt;img style="background-image: none; border-bottom: 0px; border-left: 0px; margin: 0px auto; padding-left: 0px; padding-right: 0px; display: block; float: none; border-top: 0px; border-right: 0px; padding-top: 0px" title="image" border="0" alt="image" src="http://lh4.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/TbcBSph-5FI/AAAAAAAAJPE/rZRi_LLqoKk/image%5B25%5D.png?imgmax=800" width="250" height="353" /&gt;&lt;/td&gt;        &lt;td valign="top" width="499"&gt;         &lt;h2&gt;Alimentazione e fitoterapia. Metodologia ed esperienze cliniche&lt;/h2&gt;          &lt;p&gt;di Formenti Alessandro           &lt;br /&gt;Tecniche Nuove ed., 2010 - 365 p., brossura, 2 ed.&lt;/p&gt;          &lt;p&gt;In 35 anni di esperienza clinica l'autore ha messo a punto un metodo diagnostico e terapeutico che prende ispirazione dalle scienze naturali, dalla fisiopatologia classica, dalla scienza dell'alimentazione, dalla fitoterapia, dall'omeopatia e dalla medicina tradizionale cinese. Il volume tratta numerosi argomenti: il significato della malattia, le funzioni del sintomo, il nesso fra terapia e patologie iatrogene, l'anamnesi, la diagnosi e la gradualità dell'approccio terapeutico nel rispetto dell'equilibrio organico, gli errori alimentari, lo stile di vita, la dieta fisiologica, la fitoterapia con il suo campo d'azione e i suoi limiti. Le esperienze cliniche sono registrate in decine di casi: ansia, allattamento, bronchite cronica, cistite, colite ulcerosa, dieta per il lattante, gastrite, insonnia, intolleranze alimentari, ipercolesterolemia, ipertensione essenziale, obesità, osteoartrosi, stipsi, varici. Convinzione dell'autore è che il nostro organismo sia guidato da una forza intelligente - per gli antichi medici Vis medicatrix naturae - che è l'unica in grado di condurre alla vera guarigione: per favorire tale energia è necessario operare con rispetto del mondo naturale, della malattia e del paziente. &lt;/p&gt;       &lt;/td&gt;     &lt;/tr&gt;      &lt;tr&gt;       &lt;td valign="top" width="499"&gt;         &lt;br /&gt;&lt;img style="background-image: none; border-bottom: 0px; border-left: 0px; margin: 0px auto; padding-left: 0px; padding-right: 0px; display: block; float: none; border-top: 0px; border-right: 0px; padding-top: 0px" title="image" border="0" alt="image" src="http://lh4.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/TbcBTmAWDMI/AAAAAAAAJPI/xpCfltzjYDE/image%5B29%5D.png?imgmax=800" width="250" height="354" /&gt;&lt;/td&gt;        &lt;td valign="top" width="499"&gt;         &lt;h2&gt;Immunologia e fitoterapia&lt;/h2&gt;          &lt;p&gt;di Grandi Maurizio           &lt;br /&gt;Tecniche Nuove ed., 2008, XIV­-235 p., brossura&lt;/p&gt;          &lt;p&gt;L'immunologia, tra le scienze biomediche, è andata incontro al più consistente sviluppo conoscitivo, spesso filosofico, il cui problema cruciale è comprendere come l'organismo possa discriminare fra costituenti molecolari propri ed estranei (self-non self). La ricerca è affascinata dal segreto della risposta adattativa individuale e sociale che, attraverso un meccanismo di selezione tra caso e necessità, produce il cambiamento delle specie biologiche in un'identità dinamica e dialettica del self filosofico, etico e biologico. In particolare le piante, in continua interazione ed evoluzione per sopravvivere e collaborare nell'ambiente, aprono nuove prospettive di ricerca e cura per le patologie dell'Io debole: malattie infettive, autoimmuni, cancro. Partendo da queste premesse, Maurizio Grandi mette a disposizione del medico e del ricercatore i risultati scientifici e sperimentali delle sue ricerche e di quelle di altri team internazionali suddividendo il lavoro in tre parti generali - Immunologia, PNEI: rapporto tra mente e corpo, Fitoterapia analitica - a loro volta sviluppate nel dettaglio di vari capitoli e accompagnate da una sezione di bibliografia e riferimenti. &lt;/p&gt;       &lt;/td&gt;     &lt;/tr&gt;      &lt;tr&gt;       &lt;td valign="top" width="499"&gt;         &lt;br /&gt;&lt;img style="background-image: none; border-bottom: 0px; border-left: 0px; margin: 0px auto; padding-left: 0px; padding-right: 0px; display: block; float: none; border-top: 0px; border-right: 0px; padding-top: 0px" title="image" border="0" alt="image" src="http://lh6.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/TbcBVH5Se5I/AAAAAAAAJPM/cnLza8KUwok/image%5B33%5D.png?imgmax=800" width="250" height="356" /&gt;&lt;/td&gt;        &lt;td valign="top" width="499"&gt;         &lt;h2&gt;Fitoterapia in pediatria&lt;/h2&gt;          &lt;p&gt;di Murgia Vitalia; Ventriglia Giuseppe           &lt;br /&gt;Elsevier ed., 2006, XI-218 p., ill., brossura&lt;/p&gt;          &lt;p&gt;I dati della letteratura scientifica relativi alla fitoterapia sono ancora limitati, anche se si rileva un continuo e costante aumento di studi clinici controllati. Una delle conseguenze di questa lacuna è che le indicazioni terapeutiche e le posologie per l'impiego di fitoterapici in campo pediatrico sono estrapolate dai dati che ne regolamentano l'uso nei soggetti in età adulta. Questo volume fornisce al pediatra un profilo dettagliato di ciascuna pianta medicinale citata, in modo da proporre validi suggerimenti sul suo impiego ottimale per ottenere i migliori benefici. Il volume è suddiviso in quattro parti. La prima descrive la metodologia di base e le problematiche di fondo con particolare attenzione a quelle correlate alle peculiarità della fitoterapia nell'ambito delle medicine complementari. La seconda parte tratta le malattie che il pediatra si trova ad affrontare quotidianamente seguendo un percorso schematico. La terza parte, presenta 31 schede relative alle singole droghe vegetali consigliate negli schemi terapeutici delle varie malattie. Ciascuna scheda fornisce le caratteristiche botaniche e biochimiche, gli effetti biologici prevalenti e i risultati dei principali studi condotti e pubblicati. La quarta parte affronta i problemi relativi all'uso dei fitoterapici in gravidanza e durante l'allattamento con riferimento anche alle normative che in Italia e in Europa regolano la produzione e commercializzazione dei prodotti a base di piante medicinali. &lt;/p&gt;       &lt;/td&gt;     &lt;/tr&gt;      &lt;tr&gt;       &lt;td valign="top" width="499"&gt;         &lt;br /&gt;&lt;img style="background-image: none; border-bottom: 0px; border-left: 0px; margin: 0px auto; padding-left: 0px; padding-right: 0px; display: block; float: none; border-top: 0px; border-right: 0px; padding-top: 0px" title="image" border="0" alt="image" src="http://lh3.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/TbcBWLjfJ3I/AAAAAAAAJPQ/eAlZfd8lc3I/image%5B42%5D.png?imgmax=800" width="250" height="378" /&gt;&lt;/td&gt;        &lt;td valign="top" width="499"&gt;         &lt;h2&gt;Fitoterapia&lt;/h2&gt;          &lt;h3&gt;Impiego razionale delle droghe vegetali&lt;/h3&gt;          &lt;p&gt;di Capasso Francesco; Grandolini Giuliano; Izzo Angelo A.           &lt;br /&gt;Springer ed., 2006, XXX-1032 p., brossura, 3 ed.&lt;/p&gt;          &lt;p&gt;Negli ultimi anni la fitoterapia si è arricchita di un certo numero di prodotti vegetali che in commercio possono trovarsi come specialità medicinali, farmaci da banco, prodotti galenici o semplicemente come prodotti erboristici. L'intento di questo volume è quello di mettere a disposizione di medici, farmacisti ed erboristi, nonchè agli studenti uno strumento moderno, ma anche semplice, che possa fornire informazioni essenziali e scientificamente provate sul corretto impiego dei prodotti fitoterapici. &lt;/p&gt;       &lt;/td&gt;     &lt;/tr&gt;      &lt;tr&gt;       &lt;td valign="top" width="499"&gt;         &lt;br /&gt;&lt;img style="background-image: none; border-bottom: 0px; border-left: 0px; margin: 0px auto; padding-left: 0px; padding-right: 0px; display: block; float: none; border-top: 0px; border-right: 0px; padding-top: 0px" title="image" border="0" alt="image" src="http://lh4.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/TbcBXddbrWI/AAAAAAAAJPU/_hXO6YGJTbg/image%5B46%5D.png?imgmax=800" width="250" height="336" /&gt;&lt;/td&gt;        &lt;td valign="top" width="499"&gt;         &lt;h2&gt;Dizionario ragionato di erboristeria e di fitoterapia&lt;/h2&gt;          &lt;p&gt;di Bruni Alessandro; Nicoletti Marcello           &lt;br /&gt;Piccin-Nuova Libraria ed., 2003, 1100 p., ill., rilegato&lt;/p&gt;          &lt;p&gt;Il dizionario di impianto enciclopedico è frutto di molti anni di lavoro che hanno portato gli autori a strutturare l'opera in più di 75.000 voci con più di 1200 tavole a colori. L'opera contiene una esposizione chiara e concisa del vasto e complesso campo delle piante medicinali e riporta le nozioni essenziali di farmacognosia, fitochimica, botanica, farmaceutica, omeopatia ed erboristeria e dei rimedi naturali per la salute. Il volume, riporta in ordine alfabetico una grande quantità di termini entrati nell'uso corrente e di cui non è sempre facile comprendere il reale significato e la relativa importanza. Il crescente ricorso all'automedicazione e al diffuso uso e consumo delle droghe naturali rende quanto mai preziosa la consultazione di questo dizionario ragionato, elaborato da studiosi e ricercatori altamente qualificati. L'opera, oltre ai dati essenziali delle piante più importanti, ne riporta anche le immagini a colori, schemi riassuntivi sulle loro caratteristiche e le relative indicazioni curative. Essa è particolarmente utile a far comprendere vocaboli oscuri e concetti terapeutici nuovi.&lt;/p&gt;       &lt;/td&gt;     &lt;/tr&gt;   &lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;  &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8272770838067194450-707831440148655492?l=vivereilmedioevo-erbario.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://vivereilmedioevo-erbario.blogspot.com/feeds/707831440148655492/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://vivereilmedioevo-erbario.blogspot.com/2011/04/fitoterapia.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8272770838067194450/posts/default/707831440148655492'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8272770838067194450/posts/default/707831440148655492'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://vivereilmedioevo-erbario.blogspot.com/2011/04/fitoterapia.html' title='Fitoterapia'/><author><name>Chiara Corti</name><uri>https://profiles.google.com/103184024759990247673</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='//lh3.googleusercontent.com/-krqjYFI7GK8/AAAAAAAAAAI/AAAAAAAAJoQ/mtlSi0LN30g/s512-c/photo.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://lh5.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/TbcBN4zWLjI/AAAAAAAAJO0/xy7vwuAgKWk/s72-c/image%5B3%5D.png?imgmax=800' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8272770838067194450.post-1074914725717652372</id><published>2011-04-26T19:06:00.001+02:00</published><updated>2011-04-26T19:06:48.624+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Libri e Manuali'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Testi universitari'/><title type='text'>Botanica farmaceutica</title><content type='html'>&lt;table border="0" cellspacing="0" cellpadding="2" width="999"&gt;&lt;tbody&gt;     &lt;tr&gt;       &lt;td valign="top" width="499"&gt;         &lt;br /&gt;&lt;img style="background-image: none; border-bottom: 0px; border-left: 0px; margin: 0px auto; padding-left: 0px; padding-right: 0px; display: block; float: none; border-top: 0px; border-right: 0px; padding-top: 0px" title="image" border="0" alt="image" src="http://lh4.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/Tbb7h6S2agI/AAAAAAAAJOk/KwN9ZfRhwEM/image%5B3%5D.png?imgmax=800" width="200" height="271" /&gt;&lt;/td&gt;        &lt;td valign="top" width="499"&gt;         &lt;h2&gt;Manuale di botanica farmaceutica&lt;/h2&gt;          &lt;p&gt;di Maugini Elena; Maleci Bini Laura; Mariotti Lippi Marta           &lt;br /&gt;Piccin-Nuova Libraria ed., 1983 - 590 p., ill., brossura, 8 ed.&lt;/p&gt;          &lt;p&gt;Il testo ha assunto una veste assai diversa dalle precedenti. Infatti non è stato eseguito un semplice aggiornamento, ma, pur cercando di conservare per quanto possibile, la struttura originale, è stato riscritto ed ampliato nella trattazione di alcuni argomenti che, nel volgere degli anni, hanno trovato un significativo sviluppo e ciò ha portato anche all’inserimento di nuovi capitoli appositamente strutturati. Ne fa fede ad esempio quello relativo alla biochimica negli organismi vegetali. Sono state operate anche alcune scelte diverse nel settore istologico che hanno portato ad una differente interpretazione del comportamento del tessuto meristematico, cosa che, pur risalendo a studi sperimentali non recentissimi, è parsa di notevole interesse.           &lt;br /&gt;La parte sistematica, privata del capitolo riguardante i batteri, esclusi i brevi cenni sui cianobatteri (alghe azzurre), oggi ampiamente trattati nel corso di microbiologia, ha conservato, nelle sue linee generali, la stesura classica che già aveva, pur essendo stata minuziosamente aggiornata, sia alle attuali conoscenze tassonomiche nei diversi gruppi di individui (funghi, alghe, piante superiori), sia nell’uso che oggi se ne fa in base ai loro contenuti. Altra novità è quella di avere segnalato le piante che sono riportate nell’ultima edizione della Farmacopea europea, accanto a quelle che compaiono nell’ultima edizione della Farmacopea Italiana. Diverse modifiche sono state eseguite nel materiale illustrativo e conseguentemente editoriale.&lt;/p&gt;       &lt;/td&gt;     &lt;/tr&gt;      &lt;tr&gt;       &lt;td valign="top" width="499"&gt;         &lt;p align="center"&gt;           &lt;br /&gt;&lt;img style="background-image: none; border-bottom: 0px; border-left: 0px; margin: 0px auto; padding-left: 0px; padding-right: 0px; display: block; float: none; border-top: 0px; border-right: 0px; padding-top: 0px" title="image" border="0" alt="image" src="http://lh6.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/Tbb7i-00C3I/AAAAAAAAJOo/Kp1PAL3tdfE/image%5B20%5D.png?imgmax=800" width="200" height="281" /&gt;&lt;/p&gt;       &lt;/td&gt;        &lt;td valign="top" width="499"&gt;         &lt;h2&gt;Il grande atlante delle piante medicinali&lt;/h2&gt;          &lt;p&gt;di Ceoloni Mauro; Bocchietto Elena; Todeschi Stefano           &lt;br /&gt;Tecniche Nuove ed., 2006 - X-1031 p., ill.&lt;/p&gt;          &lt;p&gt;La cultura fitoterapica sta assumendo un ruolo principale nella comunità scientifica operante nel campo farmaceutico: non a caso un farmaco su quattro contiene principi attivi derivati da piante officinali e ci sono fortissimi investimenti nella ricerca e identificazione di nuovi principi attivi naturali. Questo rende necessario, per gli addetti ai lavori, un volume che raccolga esaurientemente il maggior numero di piante la cui efficacia terapeutica sia stata studiata secondo criteri scientifici, in cui si riportino le proprietà, la tossicità, la rintracciabilità delle fonti bibliografiche. Questo è lo scopo del lavoro, che non si limita a elencare le 200/300 piante officinali generalmente già note e utilizzate ma estende la trattazione a 1000 piante officinali. L'organizzazione a schede, con una struttura predefinita e uguale per tutte le piante, rende poi facile e immediato il reperimento delle informazioni. &lt;/p&gt;          &lt;p&gt;&lt;font style="background-color: #4bacc6"&gt;Fatto molto bene, ma anche molto schematizzato. &lt;/font&gt;&lt;/p&gt;       &lt;/td&gt;     &lt;/tr&gt;      &lt;tr&gt;       &lt;td valign="top" width="499"&gt;         &lt;br /&gt;&lt;img style="background-image: none; border-bottom: 0px; border-left: 0px; margin: 0px auto; padding-left: 0px; padding-right: 0px; display: block; float: none; border-top: 0px; border-right: 0px; padding-top: 0px" title="image" border="0" alt="image" src="http://lh6.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/Tbb7j318U7I/AAAAAAAAJOs/m3aEjEpk0sE/image%5B23%5D.png?imgmax=800" width="200" height="283" /&gt;&lt;/td&gt;        &lt;td valign="top" width="499"&gt;         &lt;h2&gt;Piante medicinali spontanee della nostra terra&lt;/h2&gt;          &lt;p&gt;di Bruno Carmela           &lt;br /&gt;Sigma Libri ed., 2008, 237 p., ill., brossura&lt;/p&gt;          &lt;p&gt;Questo volume è il risultato di un lavoro di ricerca sul territorio durato quasi tre anni, al fine di poter contribuire, in qualche misura, al recupero delle tradizioni popolari e scientifiche sulle erbe officinali del nostro Paese. È destinato non solo agli esperti di botanica, che lo troveranno di sicuro interesse, ma soprattutto a tutti coloro che vogliano imparare a riconoscere le piante spontanee per raccoglierle e utilizzarle. La ricchezza dell'apparato iconografico ha la funzione di rendere più semplice ed immediato il riconoscimento delle varie specie e di stimolare nei lettori la passione per la fitoterapia e l'amore per la natura. &lt;/p&gt;       &lt;/td&gt;     &lt;/tr&gt;      &lt;tr&gt;       &lt;td valign="top" width="499"&gt;         &lt;br /&gt;&lt;img style="background-image: none; border-bottom: 0px; border-left: 0px; margin: 0px auto; padding-left: 0px; padding-right: 0px; display: block; float: none; border-top: 0px; border-right: 0px; padding-top: 0px" title="image" border="0" alt="image" src="http://lh4.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/Tbb7pyWiP5I/AAAAAAAAJOw/OMXBBXWbcXE/image%5B27%5D.png?imgmax=800" width="200" height="251" /&gt;&lt;/td&gt;        &lt;td valign="top" width="499"&gt;         &lt;h2&gt;Medicina naturale. I segreti delle piante medicinali&lt;/h2&gt;          &lt;p&gt;di Johnson Rebecca L.; Foster Steven           &lt;br /&gt;White Star ed, 2007, 416 p., ill., rilegato&lt;/p&gt;          &lt;p&gt;Per millenni gli esseri umani hanno cercato nella natura rimedi per malanni grandi e piccoli. Molto prima che la scienza ufficiale offrisse un approccio sistematico alla medicina, guaritori scrupolosi adoperavano le piante per alleviare il dolore, curare i sintomi di dozzine di disturbi e combattere malattie di ogni tipo. Oggi, molti fanno ancora ricorso alle piante medicinali, sia in modo tradizionale (tramite la medicina alternativa e complementare) che come punto di partenza per la ricerca di nuovi farmaci. Questo lungo viaggio ha avuto inizio molti secoli fa in luoghi remoti come la foresta pluviale amazzonica, dove per la prima volta gli sciamani hanno fatto ricorso al potenziale curativo delle piante, e passa per i laboratori farmaceutici high-tech, dove ricercatori e scienziati lavorano per scoprire nuove medicine a base vegetale. Questo libro, frutto della collaborazione di esperti del settore, presenta circa 200 fotografie a colori, 150 disegni botanici e 159 cartine. Le schede illustrate sono scritte in maniera chiara: con dettagli relativi all'aspetto, alle proprietà terapeutiche, alle origini e alla distribuzione geografica, oltre a una cartina della zona di origine, alle modalità di raccolta e utilizzazione della pianta, sia nella medicina convenzionale che in quella alternativa, e molto altro ancora. &lt;/p&gt;       &lt;/td&gt;     &lt;/tr&gt;   &lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;  &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8272770838067194450-1074914725717652372?l=vivereilmedioevo-erbario.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://vivereilmedioevo-erbario.blogspot.com/feeds/1074914725717652372/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://vivereilmedioevo-erbario.blogspot.com/2011/04/botanica-farmaceutica.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8272770838067194450/posts/default/1074914725717652372'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8272770838067194450/posts/default/1074914725717652372'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://vivereilmedioevo-erbario.blogspot.com/2011/04/botanica-farmaceutica.html' title='Botanica farmaceutica'/><author><name>Chiara Corti</name><uri>https://profiles.google.com/103184024759990247673</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='//lh3.googleusercontent.com/-krqjYFI7GK8/AAAAAAAAAAI/AAAAAAAAJoQ/mtlSi0LN30g/s512-c/photo.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://lh4.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/Tbb7h6S2agI/AAAAAAAAJOk/KwN9ZfRhwEM/s72-c/image%5B3%5D.png?imgmax=800' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8272770838067194450.post-976623830710838045</id><published>2011-04-26T18:21:00.001+02:00</published><updated>2011-04-26T18:21:04.055+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Libri e Manuali'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Testi universitari'/><title type='text'>Libri sulla farmacognosia</title><content type='html'>&lt;p&gt;La parola &lt;b&gt;&lt;i&gt;farmacognosia&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; deriva dal greco &lt;b&gt;&lt;i&gt;pharmakos&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; (“droga”) e &lt;b&gt;&lt;i&gt;gignosco&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; (“avere conoscenza di”). Non fu introdotto fino al 1815. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Fondamentalmente si occupa di studiare i farmaci naturali nei loro aspetti botanici, chimici e farmacologici. Il suo campo di interesse però non si limita solo alle sostanze naturali con attività farmacologica o terapeutica, ma fanno parte di questa disciplina anche le medicazioni chirurgiche preparate da fibre naturali, agenti aromatizzanti e disperdenti, mezzi disintegranti o filtranti o supporti, le piante tossiche ed allucinogene e le materie prime per la produzione di contraccettivi orali, allergeni, erbicidi ed insetticidi.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;La farmacognosia &lt;b&gt;&lt;i&gt;è strettamente correlata sia con la botanica sia con la fitochimica&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;. Fino all’inizio del secolo scorso, la farmacognosia si è sviluppata fondamentalmente nell’aspetto botanico, occupandosi soprattutto della &lt;b&gt;&lt;i&gt;descrizione&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; e &lt;b&gt;&lt;i&gt;dell’identificazione delle droghe&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;, intere e polverizzate e &lt;b&gt;&lt;i&gt;degli aspetti relativi alla loro storia, commercio e raccolta, preparazione e conservazione&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;. Questi aspetti della farmacognosia sono ancora oggi di fondamentale importanza, anche se lo sviluppo di altri settori ha ampliato il campo di interesse di questa disciplina. La determinazione delle strutture principali dei principi attivi delle più importanti droghe e il chiarimento della loro biogenesi nelle piante hanno fornito un fondamento fitochimico per un ulteriore esame dell’argomento. È forse rilevante che la farmacognosia che è stata fondamentalmente progenitrice della botanica e della chimica organica, negli ultimi anni è stata rivitalizzata dal lavoro di queste due discipline e dalle loro ramificazioni.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Nel regno vegetale esistono senza ombra di dubbio delle piante che ancora non sono state scoperte o di cui non si conoscono ancora tutte le molecole con le relative azioni sul nostro organismo, ragion per cui quelle che si imparano a conoscere o che si scoprono vengono sperimentate per il loro possibile valore farmacologico. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Si deduce da quanto detto sopra che la farmacognosia al pari della farmacologia si occupa alla base del &lt;b&gt;&lt;i&gt;riconoscimento&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; e della &lt;b&gt;&lt;i&gt;descrizione dei farmaci naturali.&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;  &lt;table border="0" cellspacing="0" cellpadding="2" width="999"&gt;&lt;tbody&gt;     &lt;tr&gt;       &lt;td valign="top" width="499"&gt;&lt;img style="background-image: none; border-bottom: 0px; border-left: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; display: block; float: none; margin-left: auto; border-top: 0px; margin-right: auto; border-right: 0px; padding-top: 0px" title="" border="0" alt="" src="http://lh5.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/Tbbw1KjysOI/AAAAAAAAJOA/g1p-14DLbdE/image%5B9%5D.png?imgmax=800" width="200" height="281" /&gt;&lt;/td&gt;        &lt;td valign="top" width="499"&gt;         &lt;h2&gt;Farmacognosia&lt;/h2&gt;          &lt;p&gt;di Biagi G. Luigi; Speroni Ester           &lt;br /&gt;Pàtron ed. 2010 - 416 p.&lt;/p&gt;          &lt;p&gt;La prima edizione risale al 1971 e nella sua prefazione il Prof. Tito Berti sottolineava la novità del testo. Infatti questo rivolgeva la sua attenzione soprattutto allo studio e alla correlazione della chimica dei prodotti naturali e alle loro azioni farmacologiche e tossiche in contrapposizione alla precedente tradizione della Farmacognosia rivolta soprattutto agli aspetti morfologici e descrittivi delle droghe. La seconda edizione del 1988 si avvaleva della collaborazione della Prof.ssa Ester Speroni. Nel testo si manteneva il precedente profilo rigoroso nei confronti delle droghe trattate, comprese quelle utilizzate in campo erboristico. Per gli aspetti formali faceva riferimento alla IX edizione della Farmacopea Ufficiale. L'attuale terza edizione amplia il panorama delle droghe vegetali prese in considerazione: la larghissima diffusione ed il sempre crescente impiego di prodotti di tipo erboristico, hanno portato a non limitarne la descrizione a quelle contenute nell'attuale Farmacopea Europea. Come documentato dall'osservatorio di Fitovigilanza il loro uso avviene senza un rigoroso controllo della reale efficacia terapeutica producendo svariati effetti indesiderati spesso tossici. Altri due aspetti vengono presi in considerazione: l'uso dei prodotti naturali in gravidanza e l'interazione che tali prodotti di automedicazione hanno con farmaci prescritti dal medico. Tutti i capitoli sono stati arricchiti di un corredo bibliografico. &lt;/p&gt;       &lt;/td&gt;     &lt;/tr&gt;      &lt;tr&gt;       &lt;td valign="top" width="499"&gt;         &lt;br /&gt;&lt;img style="background-image: none; border-bottom: 0px; border-left: 0px; margin: 0px auto; padding-left: 0px; padding-right: 0px; display: block; float: none; border-top: 0px; border-right: 0px; padding-top: 0px" title="" border="0" alt="" src="http://lh5.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/Tbbw2PmizaI/AAAAAAAAJOE/G605ebZE85c/image%5B13%5D.png?imgmax=800" width="200" height="280" /&gt;&lt;/td&gt;        &lt;td valign="top" width="499"&gt;         &lt;h2&gt;Farmacognosia applicata. &lt;/h2&gt;          &lt;h3&gt;Controllo di qualità delle droghe vegetali&lt;/h3&gt;          &lt;p&gt;di Capasso Francesco; Borrelli Francesca; Longo Rocco           &lt;br /&gt;Springer ed., 2007, 184 pp.&lt;/p&gt;          &lt;p&gt;Il processo di identificazione è per una droga vegetale di enorme importanza ai fini dell'efficacia e sicurezza della stessa. Infatti la risposta terapeutica e gli effetti indesiderati sono fortemente condizionati dall'identificazione della droga e dalla presenza di contaminanti botanici. Il testo si compone di due parti; la prima sintetizza gli aspetti diagnostici che indirizzano verso il riconoscimento della droga vegetale, mentre la seconda descrive gli aspetti macro- e microscopici della droga ed i saggi chimici e farmacologici che consentono con certezza l'identificazione della stessa. Infine, l'ultima parte riporta alcuni esempi di cromatogrammi e di tracciati di organi isolati. Il volume sarà utile agli studenti e a tutti coloro che, per la loro attività professionale, devono identificare le droghe vegetali ed evidenziare eventuali corpi vegetali estranei. &lt;/p&gt;       &lt;/td&gt;     &lt;/tr&gt;      &lt;tr&gt;       &lt;td valign="top" width="499"&gt;         &lt;br /&gt;&lt;img style="background-image: none; border-bottom: 0px; border-left: 0px; margin: 0px auto; padding-left: 0px; padding-right: 0px; display: block; float: none; border-top: 0px; border-right: 0px; padding-top: 0px" title="" border="0" alt="" src="http://lh4.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/Tbbw2oOPr1I/AAAAAAAAJOI/DOrvXiLTG4I/image%5B16%5D.png?imgmax=800" width="200" height="269" /&gt;&lt;/td&gt;        &lt;td valign="top" width="499"&gt;         &lt;h2&gt;Farmacognosia: farmaci naturali, loro preparazioni ed impiego terapeutico&lt;/h2&gt;          &lt;p&gt;AA.VV.           &lt;br /&gt;Springer ed-, 2000 -&amp;#160; XI-568 p., ill.&lt;/p&gt;          &lt;p&gt;Questo testo si propone di dare, attraverso una nuova impostazione, un'immagine moderna della farmacognosia, considerata oggi disciplina specialistica e in grado di integrare e completare la preparazione sanitaria del farmacista, e divenuta materia obbligatoria nella facoltà di Farmacia. Nella prima parte vengono trattati gli aspetti generali delle droghe e dei principi attivi, e la legislazione relativa; la seconda parte riporta invece le droghe più in uso e quelle &amp;quot;storiche&amp;quot;, descrivendole da un punto di vista botanico, chimico, farmacologico. Le appendici prendono invece in considerazione argomenti come la medicina alternativa e i radicali liberi in biologia, medicina e nutrizione. &lt;/p&gt;       &lt;/td&gt;     &lt;/tr&gt;      &lt;tr&gt;       &lt;td valign="top" width="499"&gt;         &lt;br /&gt;&lt;img style="background-image: none; border-bottom: 0px; border-left: 0px; margin: 0px auto; padding-left: 0px; padding-right: 0px; display: block; float: none; border-top: 0px; border-right: 0px; padding-top: 0px" title="" border="0" alt="" src="http://lh4.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/Tbbw3vpDfmI/AAAAAAAAJOM/PgzEOJ2MRVk/image%5B20%5D.png?imgmax=800" width="200" height="270" /&gt;&lt;/td&gt;        &lt;td valign="top" width="499"&gt;         &lt;h2&gt;Farmacognosia generale e applicata&lt;/h2&gt;          &lt;p&gt;di Bruni Alessandro&lt;/p&gt;          &lt;p&gt;Piccin-Nuova Libraria ed. - 1999, 419 pp.&lt;/p&gt;          &lt;p&gt;Il nuovo modello di insegnamento della farmacognosia che sembra delinearsi, sulla spinta delle indicazioni europee e della applicazioni dei crediti didattici, si propone come un processo formativo flessibile in una prospettiva di lifelong learning in cui si dà spazio alla cultura farmaceutica più generale, per permettere agli studenti di accrescere il loro sapere in armonia con una nuova cultura del lavoro, in un contesto di continue mutazioni sociali e culturali. Nel processo innovativo, più ancora che la disciplina con le sue nuove scoperte, diviene centrale la figura del docente che, prima ancora che essere ripetitore e chiarificatore di cose note, deve essere un ricercatore di metodologie nell'ambito della propria disciplina. Questo libro vuole cercare una collocazione metodologica nel processo di innovazione descritto e fare proprio lo spirito della nuova didattica modulare. Il libro è stato strutturato in 12 capitoli che possono essere distinti in differenti unità didattiche. Ogni unità didattica esprime un pacchetto di conoscenze che nel loro insieme vanno a costituire un modulo. La somma di più moduli determina la struttura del corso di base, sia esso a didattica lunga, sia esso a didattica breve. I moduli specialistici forniranno le conoscenze aggiuntive con precise esplorazioni in specifici settori professionali.&lt;/p&gt;       &lt;/td&gt;     &lt;/tr&gt;      &lt;tr&gt;       &lt;td valign="top" width="499"&gt;         &lt;br /&gt;&lt;img style="background-image: none; border-bottom: 0px; border-left: 0px; margin: 0px auto; padding-left: 0px; padding-right: 0px; display: block; float: none; border-top: 0px; border-right: 0px; padding-top: 0px" title="" border="0" alt="" src="http://lh5.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/Tbbw4zKvx7I/AAAAAAAAJOQ/BceKTlU4cKI/image%5B24%5D.png?imgmax=800" width="200" height="282" /&gt;&lt;/td&gt;        &lt;td valign="top" width="499"&gt;         &lt;h2&gt;Farmacognosia&lt;/h2&gt;          &lt;p&gt;di Trease George E.; Evans William C.           &lt;br /&gt;Trad. Nicoletti M.; Serafini M.            &lt;br /&gt;Piccin-Nuova Libraria&amp;#160; ed., - 1995, 784 p., ill.&lt;/p&gt;          &lt;p&gt;Il Trease &amp;amp; Evans' Pharmacognosy, giunto ormai alla XIII edizione, costituisce un'opera fondamentale della Farmacognosia, ben conosciuta a livello internazionale a tutti gli studiosi nel settore delle piante officinali e delle loro applicazioni in campo industriale, farmaceutico, medico e veterinario. Tuttavia, in Italia finora l'utilizzazione dell'opera è stata molto limitata soprattutto da parte degli studenti, ma anche da quella vastissima gamma di operatori che svolgono la loro attività nell'ambito dei prodotti farmaceutici di origine vegetale, un settore in evidente espansione nell'ultimo decennio. L'edizione italiana di Pharmacognosy soddisfa quindi in primo luogo l'esigenza di un testo completo, aggiornato e di semplice consultazione nell'ambito della Farmacognosia e della Botanica Farmaceutica. Nella sua tradizione innovativa e contrariamente ad altri testi, il libro comprende non solo un'ampia parte dedicata alle singole droghe vegetali, ma anche capitoli rivolti all'approfondimento di argomenti generali di farmacognosia, quali lo studio delle strutture vegetali o di recente sviluppo, comprese le moderne tecniche biotecnologiche. È importante notare che l'edizione italiana è stata anche completata da riferimenti alla situazione italiana, con particolare riferimento alle piante medicinali riportate nelle Farmacopea Ufficiale Italiana.&lt;/p&gt;       &lt;/td&gt;     &lt;/tr&gt;      &lt;tr&gt;       &lt;td valign="top" width="499"&gt;         &lt;br /&gt;&lt;img style="background-image: none; border-bottom: 0px; border-left: 0px; margin: 0px auto; padding-left: 0px; padding-right: 0px; display: block; float: none; border-top: 0px; border-right: 0px; padding-top: 0px" title="image" border="0" alt="image" src="http://lh3.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/Tbbw55wJQnI/AAAAAAAAJOU/C0t1rYwyxWk/image%5B28%5D.png?imgmax=800" width="200" height="265" /&gt;          &lt;br /&gt;&lt;/td&gt;        &lt;td valign="top" width="499"&gt;         &lt;h2&gt;Trease Evans' Pharmacognosy&lt;/h2&gt;          &lt;p&gt;di William Charles Evans, Daphne Evans           &lt;br /&gt;Bailliere Tindall ed, - 2008&lt;/p&gt;          &lt;p&gt;'Trease and Evans' is an encyclopedic reference work on pharmacognosy - the study of those natural substances, principally plants, that find a use in medicine. Its popularity and longevity stem from the book's balance between classical (crude and powdered drugs' characterization and examination) and modern (phytochemisty and pharmacology) aspects of this branch of science, as well as the editor's recognition in recent years of the growing importance of complementary medicines, including herbal, homeopathic and aromatherapy.&lt;/p&gt;          &lt;p&gt;&lt;em&gt;&lt;font style="background-color: #ffff00"&gt;solo in lingua inglese&lt;/font&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;       &lt;/td&gt;     &lt;/tr&gt;      &lt;tr&gt;       &lt;td valign="top" width="499"&gt;         &lt;br /&gt;&lt;img style="background-image: none; border-bottom: 0px; border-left: 0px; margin: 0px auto; padding-left: 0px; padding-right: 0px; display: block; float: none; border-top: 0px; border-right: 0px; padding-top: 0px" title="image" border="0" alt="image" src="http://lh4.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/Tbbw65qacKI/AAAAAAAAJOY/tdwF4RNwUdg/image%5B32%5D.png?imgmax=800" width="200" height="256" /&gt;&lt;/td&gt;        &lt;td valign="top" width="499"&gt;         &lt;h2&gt;Principles and Practice of Phytotherapy: Modern Herbal Medicine&lt;/h2&gt;          &lt;p&gt;di Simon Mills, Kerry Bone           &lt;br /&gt;Churchill Livingstone ed - 1999&lt;/p&gt;          &lt;p&gt;&lt;em&gt;&lt;font style="background-color: #ffff00"&gt;solo in lingua inglese&lt;/font&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;       &lt;/td&gt;     &lt;/tr&gt;      &lt;tr&gt;       &lt;td valign="top" width="499"&gt;         &lt;br /&gt;&lt;img style="background-image: none; border-bottom: 0px; border-left: 0px; margin: 0px auto; padding-left: 0px; padding-right: 0px; display: block; float: none; border-top: 0px; border-right: 0px; padding-top: 0px" title="image" border="0" alt="image" src="http://lh3.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/Tbbw7sD-5UI/AAAAAAAAJOc/dzadIeh940w/image%5B36%5D.png?imgmax=800" width="200" height="261" /&gt;&lt;/td&gt;        &lt;td valign="top" width="499"&gt;         &lt;h2&gt;Fundamentals of Pharmacognosy and Phytotherapy&lt;/h2&gt;          &lt;p&gt;di AA.VV.           &lt;br /&gt;Churchill Livingstone ed., 2004 - 309 pp.&lt;/p&gt;          &lt;p&gt;This resource covers the fundamentals of pharmacognosy and phytotherapy for students, practicing pharmacists, herbalists, and others with an interest in the medicinal uses of plants. * Gives students an overview of all aspects of the field — * Provides a useful sourcebook for practicing pharmacists — * Combines therapeutic aspects with natural science and chemistry in one convenient resource.&lt;/p&gt;          &lt;p&gt;&lt;em&gt;&lt;font style="background-color: #ffff00"&gt;solo in lingua inglese&lt;/font&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;       &lt;/td&gt;     &lt;/tr&gt;   &lt;/tbody&gt;&lt;/table&gt;  &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8272770838067194450-976623830710838045?l=vivereilmedioevo-erbario.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://vivereilmedioevo-erbario.blogspot.com/feeds/976623830710838045/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://vivereilmedioevo-erbario.blogspot.com/2011/04/libri-sulla-farmacognosia.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8272770838067194450/posts/default/976623830710838045'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8272770838067194450/posts/default/976623830710838045'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://vivereilmedioevo-erbario.blogspot.com/2011/04/libri-sulla-farmacognosia.html' title='Libri sulla farmacognosia'/><author><name>Chiara Corti</name><uri>https://profiles.google.com/103184024759990247673</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='//lh3.googleusercontent.com/-krqjYFI7GK8/AAAAAAAAAAI/AAAAAAAAJoQ/mtlSi0LN30g/s512-c/photo.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://lh5.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/Tbbw1KjysOI/AAAAAAAAJOA/g1p-14DLbdE/s72-c/image%5B9%5D.png?imgmax=800' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8272770838067194450.post-468447041009385751</id><published>2010-11-06T19:41:00.001+01:00</published><updated>2010-11-06T19:41:23.137+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Piante officinali'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Piante medicinali'/><title type='text'>Achillea</title><content type='html'>&lt;p&gt;&lt;a href="http://lh5.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/TNWchHFTSbI/AAAAAAAAHXI/TzpcbPNHgeE/s1600-h/ACHILLEA5.jpg"&gt;&lt;img style="background-image: none; border-right-width: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; display: block; float: none; border-top-width: 0px; border-bottom-width: 0px; margin-left: auto; border-left-width: 0px; margin-right: auto; padding-top: 0px" title="ACHILLEA" border="0" alt="ACHILLEA" src="http://lh4.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/TNWcivlQxcI/AAAAAAAAHXM/JYOCpbtGpp4/ACHILLEA_thumb3.jpg?imgmax=800" width="700" height="903" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p align="center"&gt;Figura 1 - Achillea, Asteracee&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Il genere Achillea è un genere di piante Dicotiledoni, caratterizzato da un elevato numero di specie tra loro diverse nella colorazione del fiore e in alcuni casi anche delle dimensioni, fa parte della famiglia delle Asteraceae. Secondo la tradizione il nome deriverebbe da Achille che utilizzò la pianta per curarsi le ferite riportate in battaglia; ridimensionandone le proprietà cicatrizzanti, almeno delle specie a noi note, l'Achillea è un rimedio per le piccole ferite. Al genere Achillea appartengono altre 100 specie, diffuse soprattutto nelle regioni temperate. Dal punto di vista sistematico queste specie si dividono in due gruppi principali:&lt;/p&gt;  &lt;ol&gt;   &lt;li&gt;Con capolini a 3 -5 fiori ligulati; in questo gruppo possiamo citare: &lt;i&gt;Achillea tomentosa&lt;/i&gt;, &lt;i&gt;Achillea tourneforti&lt;/i&gt;, &lt;i&gt;Achillea filipendulina&lt;/i&gt;, &lt;i&gt;Achillea falcata&lt;/i&gt;, &lt;i&gt;Achillea nobilis&lt;/i&gt; e la più famosa &lt;i&gt;Achillea millefolium&lt;/i&gt;; &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Con capolini aventi da 6 a 20 fiori ligulati; gruppo suddiviso ancora ulteriormente:      &lt;ol&gt;       &lt;li&gt;specie a fiori bianchi; come ad esempio: &lt;i&gt;Achillea ageratifolia&lt;/i&gt;, &lt;i&gt;Achillea ptarmica&lt;/i&gt;, &lt;i&gt;Achillea moschata&lt;/i&gt;, &lt;i&gt;Achillea clavenae&lt;/i&gt;, &lt;i&gt;Achillea herba-rota&lt;/i&gt;, &lt;i&gt;Achillea umbellata&lt;/i&gt;; &lt;/li&gt;        &lt;li&gt;specie a fiori gialli (specie di minore interesse). &lt;/li&gt;     &lt;/ol&gt;   &lt;/li&gt; &lt;/ol&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="http://lh5.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/TNWcju_1fgI/AAAAAAAAHXQ/ROwcZxJUL-E/s1600-h/image%5B1%5D.png"&gt;&lt;img style="background-image: none; border-bottom: 0px; border-left: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; display: block; float: none; margin-left: auto; border-top: 0px; margin-right: auto; border-right: 0px; padding-top: 0px" title="image" border="0" alt="image" src="http://lh3.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/TNWckwW-J5I/AAAAAAAAHXU/1k9X2KXkDFk/image_thumb.png?imgmax=800" width="800" height="780" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Altri autori comunque preferiscono organizzare i vari gruppi secondo la taglia: &lt;i&gt;specie grandi&lt;/i&gt; ossia alte &lt;i&gt;oltre 50 cm&lt;/i&gt; e &lt;i&gt;specie piccole&lt;/i&gt; da pochi cm &lt;i&gt;fino 50 cm&lt;/i&gt;. Nelle classificazioni più vecchie la famiglia del genere Achillea è chiamata Compositae &lt;a href="file:///G:/BOTANICA/ARTICOLI SULLE PIANTE/#_ftn1_1311" name="_ftnref1_1311"&gt;[1]&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Il nome del genere fu fissato da Linneo e deriva dalla credenza che Achille avesse usato queste piante durante l’assedio di Troia (così ci racconta Plinio) per curare le ferite dei suoi soldati avendo appreso da Chirone le virtù medicinali delle stesse. Questo genere comunque doveva essere ben noto ai botanici prima di Linneo. Infatti lo troviamo nell’erbario di Jerome Bock (1498 – 1554) un ministro luterano noto anche col nome di Hieronymus Tragus; anche Robert Morison (1620 Aberdeen -1683) nel suo “Plantarum Historiae Universalis Oxoniens” (1680-1699) chiama alcune specie di questo genere “&lt;i&gt;Achillea montana purpurea&lt;/i&gt;”. Mentre a metà del 1700 si registravano già una ventina di specie in coltivazione nei giardini inglesi. I francesi nominano queste piante “Achillées”, mentre gli inglesi le chiamano “Yarrow” oppure “Milfoil”.&lt;/p&gt;  &lt;h3&gt;Descrizione botanica&lt;/h3&gt;  &lt;p&gt;Le piante del genere &lt;i&gt;Achillea&lt;/i&gt; sono di tipo erbaceo, perenne, qualche volta anche suffruticose &lt;a href="file:///G:/BOTANICA/ARTICOLI SULLE PIANTE/#_ftn2_1311" name="_ftnref2_1311"&gt;[2]&lt;/a&gt; (ma in questo caso non sono molto alte). Le radici sono di tipo rizomatoso, molto piccole e sottili, corte che ancorano la pianta al terreno, tuttavia sono poco resistenti alla trazione e la pianta può essere sradicata facilmente. I fusti ipogei &lt;a href="file:///G:/BOTANICA/ARTICOLI SULLE PIANTE/#_ftn3_1311" name="_ftnref3_1311"&gt;[3]&lt;/a&gt; sono del tipo a rizoma; mentre la parte epigea &lt;a href="file:///G:/BOTANICA/ARTICOLI SULLE PIANTE/#_ftn4_1311" name="_ftnref4_1311"&gt;[4]&lt;/a&gt; è villosa &lt;a href="file:///G:/BOTANICA/ARTICOLI SULLE PIANTE/#_ftn5_1311" name="_ftnref5_1311"&gt;[5]&lt;/a&gt;, semplice o ramificata, ascendente che può raggiungere fino 80 cm in altezza. In generale l’aspetto delle piante è densamente cespitoso &lt;a href="file:///G:/BOTANICA/ARTICOLI SULLE PIANTE/#_ftn6_1311" name="_ftnref6_1311"&gt;[6]&lt;/a&gt;. Le foglie hanno una disposizione alterna e presentano un lieve aroma canforato. Le foglie basali sono normalmente picciolate; mentre le foglie cauline in genere non hanno picciolo, e sono quindi sessili. Le foglie sono pennatosette disposte alterne lungo il caule. I fiori sono raccolti in corimbi con fiori di piccolissime dimensioni, diametro di pochi mm. In alcuni casi si riscontrano anche delle infiorescenze di tipo racemoso. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;La tonalità dei fiori può essere bianco, rosa, giallo, arancio o rosso a seconda delle specie e delle varietà. La struttura del “fiore” è quella tipica delle Asteraceae: è cioè composto da due tipi di fiori: quelli esterni ligulati e quelli centrali tubulosi. I fiori sono ermafroditi e pentameri (sia quelli esterni che quelli centrali). Il periodo di fioritura va da aprile ad ottobre.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Il frutto è un piccolo achenio oblungo e piatto ed è privo di pappo.&lt;/p&gt;  &lt;h3&gt;Distribuzione geografica&lt;/h3&gt;  &lt;p&gt;Queste piante sono proprie delle regioni temperate dell’emisfero boreale. È facile quindi trovarle in Europa e nelle zone temperate dell’Asia. Alcune specie crescono anche in America del Nord. In Italia sono state individuate 24 specie spontanee e sono distribuite su tutta la penisola sia su suoli pesanti e umidi, che nei fossi e margini stradali. A volte si spingono fino al limite delle nevi eterne. Altitudine: dal piano fino a 3000 m s.l.m. e oltre.&lt;/p&gt;  &lt;h3&gt;Specie del genere Achillea&lt;/h3&gt;  &lt;p&gt;Le specie spontanee presenti sul territorio italiano sono:&lt;/p&gt;  &lt;ul&gt;   &lt;li&gt;&lt;i&gt;Achillea abrotanifolia&lt;/i&gt; L. (1753) (sinonimo = Tanacetum abrotanifolium L. Druce) &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;i&gt;Achillea abrotanoides&lt;/i&gt; (Visiani) Nyman &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;i&gt;Achillea aegyptiaca&lt;/i&gt; L. (1753) (sinonimo = A. taygetea Boiss. &amp;amp; Heldr.) – Achillea egiziana &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;i&gt;Achillea ageratifolia&lt;/i&gt; (Lindl.) Boiss. (1875) (sinonimo = Anthemis ageratifolia Lindl.) – Achillea dei Balcani, Achillea greca &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;i&gt;Achillea ageratum&lt;/i&gt; L. (1753) (sinonimo = A. decolorans Schrad) – Millefoglio agerato, Achillea dolce &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;i&gt;Achillea albicaulis &lt;/i&gt;C.A.Mey &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;i&gt;Achillea aleppica &lt;/i&gt;DC. &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;i&gt;Achillea alpina &lt;/i&gt;L. (1753) – Achillea cinese &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;i&gt;Achillea ambrosiaca &lt;/i&gt;(Boiss. &amp;amp; Heldr.) Boiss. &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;i&gt;Achillea argentea &lt;/i&gt;Hort. (sinonimo = A. umbellata Sm.) &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;i&gt;Achillea armenorum&lt;/i&gt; Boiss. &amp;amp; Hausskn. &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;i&gt;Achillea asiatica &lt;/i&gt;Serg. (1946) &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;i&gt;Achillea asplenifolia &lt;/i&gt;Vent. (1803) &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;i&gt;Achillea atrata &lt;/i&gt;L. - Millefoglio del calcare &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;i&gt;Achillea aucheri &lt;/i&gt;Boiss. &amp;amp; Hausskn. (1875) &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;i&gt;Achillea barbeyana&lt;/i&gt; Heldr. &amp;amp; Heimerl. (1884) &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;i&gt;Achillea barrelieri&lt;/i&gt; (Ten.) Sch.-Bip. - Millefoglio di Barrelier &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;i&gt;Achillea biebersteinii&lt;/i&gt; Afan. (1959) (sinonimo = A. micrantha Willd.) &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;i&gt;Achillea biserrata&lt;/i&gt; M.Bieb. (1808) &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;i&gt;Achillea borealis&lt;/i&gt; Bong. (1832) (sinonimi = A. lanulosa Nutt.; = A. magna auct.; = A. millefolium L.) &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;i&gt;Achillea brachyphylla&lt;/i&gt; Boiss. &amp;amp; Hausskn. &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;i&gt;Achillea bulgarica&lt;/i&gt; (Degen &amp;amp; Urum.) J.Ujhelyi &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;i&gt;Achillea cartilaginea&lt;/i&gt; Ledeb. ex Rchb. (1832) (sinonimo = A. salicifolia Besser) &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;i&gt;Achillea chrysocoma&lt;/i&gt; Friv. (1835) &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;i&gt;Achillea clavenae&lt;/i&gt; L. (1753) - Millefoglio di Clavena &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;i&gt;Achillea clusiana&lt;/i&gt; Tausch (1821) &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;i&gt;Achillea clypeolata&lt;/i&gt; Sm. (1806) &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;i&gt;Achillea coarctata&lt;/i&gt; Poir. &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;i&gt;Achillea collina&lt;/i&gt; Becker ex Rchb. (1832) - Millefoglio comune &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;i&gt;Achillea conferta&lt;/i&gt; DC. (1838) &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;i&gt;Achillea cretica&lt;/i&gt; L. &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;i&gt;Achillea crithmifolia&lt;/i&gt; Waldst. &amp;amp; Kil. (1801) &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;i&gt;Achillea cucullata&lt;/i&gt; (Hausskn.) Bornm &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;i&gt;Achillea decolorans&lt;/i&gt; Schrad. (1809) (sinonimo = A. ageratum L.) &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;i&gt;Achillea depressa&lt;/i&gt; Janka (1873) (sinonimo = A. pseudopectinata Janka) &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;i&gt;Achillea distans&lt;/i&gt; Waldst. &amp;amp; Kit. ex Willd. (1803) - Millefoglio maggiore &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;i&gt;Achillea erba-rotta&lt;/i&gt; All. (1773) - Millefoglio erba-rotta &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;i&gt;Achillea falcata&lt;/i&gt; L. (sinonimo = A. sulphurea Boiss.) &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;i&gt;Achillea filipendulina&lt;/i&gt; Lam. (1783) &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;i&gt;Achillea fraasii&lt;/i&gt; Sch.-Bip. - Achillea filigrana &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;i&gt;Achillea fragantissima&lt;/i&gt; (Forsk.) Sch.-Bip. &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;i&gt;Achillea goniocephala&lt;/i&gt; Boiss. &amp;amp; Balansa &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;i&gt;Achillea grandiflora&lt;/i&gt; Friv. (1836) &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;i&gt;Achillea griseovirens&lt;/i&gt; (Turner &amp;amp; Borrer ex Sm.) Almb. &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;i&gt;Achillea gypsicola&lt;/i&gt; Hub.-Mor. (1974) &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;i&gt;Achillea holosericea&lt;/i&gt; Sibth. et Sm (1813) &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;i&gt;Achillea horanszkyi&lt;/i&gt; Ujhelyi (1975) &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;i&gt;Achillea huteri&lt;/i&gt; &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;i&gt;Achillea impatiens&lt;/i&gt; L. (1753)&lt;i&gt;&lt;/i&gt; &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;i&gt;Achillea kelleri&lt;/i&gt; Sund. (1905) &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;i&gt;Achillea kotschyi&lt;/i&gt; Boiss (1856) &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;i&gt;Achillea lanulosa&lt;/i&gt; Nutt. (1834) (sinonimi = A. borealis Bong.; = A. magna auct.; = A. millefolium L.) &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;i&gt;Achillea lewisii&lt;/i&gt; S.Arn. (1925) &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;i&gt;Achillea ligustica&lt;/i&gt; All. - Millefoglio ligure; Camomilla selvatica &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;i&gt;Achillea lingulata&lt;/i&gt; Waldst. &amp;amp; Kit. (1799) &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;i&gt;Achillea lucana&lt;/i&gt; Pign. - Millefoglio della Basilicata &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;i&gt;Achillea macrocephala&lt;/i&gt; Rupr. (1845) &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;i&gt;Achillea macrophylla&lt;/i&gt; L. (1753) - Millefoglio delle radure &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;i&gt;Achillea magna&lt;/i&gt; auct. (sinonimi = A. borealis' Bong.; = A. lanulosa Nutt.; = A. millefolium L.) &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;i&gt;Achillea magnifica&lt;/i&gt; Hub. - Mor. (1974) &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;i&gt;Achillea membranacea&lt;/i&gt; (Lab.) DC &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;i&gt;Achillea micrantha&lt;/i&gt; Willd. (1803) (sinonimo = A. biebersteinii Afan.) &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;i&gt;Achillea millefolium&lt;/i&gt; L. (sinonimi = A. borealis Bong.; = A. lanulosa Nutt.; = A. magna auct.; = A. tenuifolia Lam.) - Millefoglio montano &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;i&gt;Achillea mongolica&lt;/i&gt; Fisch. ex Spreng. (1818) (sinonimo = A. sibirica Ledeb.) &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;i&gt;Achillea monocephala&lt;/i&gt; Boiss. &amp;amp; Balansa (1856) &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;i&gt;Achillea moschata&lt;/i&gt; Wulfen (1778) - Millefoglio del granito &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;i&gt;Achillea mucronulata&lt;/i&gt; Bertol. - Millefoglio Appenninico &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;i&gt;Achillea nana&lt;/i&gt; L. - Millefoglio nano; Iva &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;i&gt;Achillea neilreichii&lt;/i&gt; A.Kern. (1871) &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;i&gt;Achillea nobilis&lt;/i&gt; L. (1753) - Millefoglio nobile &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;i&gt;Achillea ochroleuca&lt;/i&gt; Ehrh. (1792) &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;i&gt;Achillea odorata&lt;/i&gt; L. (1759) &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;i&gt;Achillea oxyloba&lt;/i&gt; (DC.) Sch.-Bip. (sinonimo = Anthemis alpina L.) - Millefoglio dei macereti &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;i&gt;Achillea oxyodonta&lt;/i&gt; Boiss. (1849) &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;i&gt;Achillea pannonica&lt;/i&gt; Scheele (1845) &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;i&gt;Achillea phrygia&lt;/i&gt; Boiss. &amp;amp; Bal. - Achillea Frigia &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;i&gt;Achillea pseudopectinata&lt;/i&gt; Janka (1872) (sinonimo = A. depressa Janka) &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;i&gt;Achillea ptarmica&lt;/i&gt; L. (1753) (sinonimo = A. speciosa Henckel) – Millefoglio palustre; Sternutella &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;i&gt;Achillea pulchra&lt;/i&gt; Koidz. (1918) &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;i&gt;Achillea punctata&lt;/i&gt; Ten. (1820) (sinonimo = A. tenorii Grande) &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;i&gt;Achillea pyrenaica&lt;/i&gt; Sibth. ex Godr. (1850) &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;i&gt;Achillea roseo-alba&lt;/i&gt; Ehrend - Millefoglio bianco-rosso &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;i&gt;Achillea rupestris&lt;/i&gt; Porta (1879) - Millefoglio del Pollino &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;i&gt;Achillea salicifolia&lt;/i&gt; Besser (1812) (sinonimo = A. cartilaginea Ledeb. ex Rchb.) &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;i&gt;Achillea santolina&lt;/i&gt; L. (1753) &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;i&gt;Achillea schischkinii&lt;/i&gt; Sosn. &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;i&gt;Achillea sedelmeyeriana&lt;/i&gt; Sosn. &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;i&gt;Achillea setacea&lt;/i&gt; Waldst. &amp;amp; Kit. (1802) - Millefoglio setaceo &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;i&gt;Achillea sibirica&lt;/i&gt; Ledeb. (1845) (sinonimo = A. mongolica Fisch. ex Spreng.) – Achillea siberiana &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;i&gt;Achillea sintenisii&lt;/i&gt; Hub. - Mor. &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;i&gt;Achillea sipikorensis&lt;/i&gt; Hausskn &amp;amp; Bomm (1917) &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;i&gt;Achillea speciosa&lt;/i&gt; Henckel (1806) (sinonimo = A. ptarmica L.) &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;i&gt;Achillea stricta&lt;/i&gt; (Koch) - Millefoglio subalpino &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;i&gt;Achillea sudetica&lt;/i&gt; Opiz (1813) &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;i&gt;Achillea sulphurea&lt;/i&gt; Boiss. (1849) (sinonimo = A. falcata L.) &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;i&gt;Achillea talagonica&lt;/i&gt; Boiss. (1849) &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;i&gt;Achillea tanacetifolia&lt;/i&gt; All. (1785) &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;i&gt;Achillea taygetea&lt;/i&gt; Boiss. &amp;amp; Heldr. (1849) (sinonimo = A. aegyptiaca L.) &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;i&gt;Achillea tenorii&lt;/i&gt; Grande (sinonimo = A. punctata Ten. ) - Millefoglio di Tenore &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;i&gt;Achillea tenuifolia&lt;/i&gt; Lam. (1783) (sinonimo = A. millefolium L.) &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;i&gt;Achillea tomentosa&lt;/i&gt; L. - Millefoglio giallo &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;i&gt;Achillea tourneforti&lt;/i&gt; DC. (1837) &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;i&gt;Achillea tzsonii&lt;/i&gt; &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;i&gt;Achillea umbellata&lt;/i&gt; &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;i&gt;Achillea vermicularis Trin. (1818)&lt;/i&gt; &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;i&gt;Achillea virescens (Frenzl) Heimerl (sinonimi = &lt;/i&gt;A. odorata L. var. virescens Frenzl; = A. nobilis L. var. paucidentata Ambrosi; = A. paucidentata D. Torre) - Millefoglio verdastro &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;i&gt;Achillea wilczekiana&lt;/i&gt; Vaccaneo (1912) &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;i&gt;Achillea wilhelmsii&lt;/i&gt; Koch (1851) &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;i&gt;Achillea wilsoniana&lt;/i&gt; Heimerl ex Hand.-Mazz (1938) &lt;/li&gt; &lt;/ul&gt;  &lt;h1&gt;Specie di Achillea&lt;/h1&gt;  &lt;h3&gt;&lt;i&gt;Achillea ageratifolia&lt;/i&gt;&lt;/h3&gt;  &lt;p&gt;Comunemente chiamata &lt;i&gt;Millefoglio greco&lt;/i&gt;, è una pianta erbacea perenne, con fiori, nativa delle regioni della Grecia e della Bulgaria. Si tratta di una specie molto variabile, con tre sottospecie riconosciute che hanno fiori bianchi. Hanno fusto eretto, semplice.&lt;/p&gt;  &lt;h3&gt;&lt;i&gt;Achillea ageratum&lt;/i&gt;&lt;/h3&gt;  &lt;p&gt;Si tratta di una pianta erbacea, perenne, alta circa 50 cm con fusto eretto; il fusto non è tutto erbaceo, infatti la base è legnosa. La pianta è caratterizzata da una serie di foglie basali disposte a rosetta mentre quelle sul fusto sono alterne, pennatosette e sessili. I fiori sono piccoli e gialli raggruppati in corimbi piccoli. Il profumo è molto piacevole, dolce. Il frutto è un achenio obovato, compresso, senza pappo. La pianta si riproduce attraverso la semina e la divisione dei cespi. La sua origine è incerta e si pensa addirittura che sia un ibrido. Probabilmente, ha origine nella regione del Mediterraneo, dove la pianta ha a disposizione terreni umidi ma anche argillosi, questi ultimi sono preferiti ai primi. Cresce nei fossi e sui margini delle strade, come la grande maggioranza delle Achillee. Si adatta bene al clima di una zona e in particolar modo tollera abbastanza bene la siccità.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="http://lh4.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/TNWcnFu-CAI/AAAAAAAAHXY/tNb3HWbjaSc/s1600-h/image17.png"&gt;&lt;img style="background-image: none; border-right-width: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; display: block; float: none; border-top-width: 0px; border-bottom-width: 0px; margin-left: auto; border-left-width: 0px; margin-right: auto; padding-top: 0px" title="image" border="0" alt="image" src="http://lh5.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/TNWcs7cswvI/AAAAAAAAHXc/vyWfBYaNlcI/image_thumb11.png?imgmax=800" width="600" height="462" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Figura 2 – Il fiore dell&lt;i&gt;’Achillea ageratum&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="http://lh5.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/TNWcvaeWakI/AAAAAAAAHXk/4TCYO8x6yZY/s1600-h/image18.png"&gt;&lt;img style="background-image: none; border-right-width: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; display: block; float: none; border-top-width: 0px; border-bottom-width: 0px; margin-left: auto; border-left-width: 0px; margin-right: auto; padding-top: 0px" title="image" border="0" alt="image" src="http://lh4.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/TNWc1dllimI/AAAAAAAAHXo/val8Vzn0Zwo/image_thumb12.png?imgmax=800" width="600" height="500" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Figura 3 – Fiori e foglie dell’&lt;em&gt;A. ageratum&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="http://lh4.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/TNWc3aht9lI/AAAAAAAAHXs/ND1G2vuzQAM/s1600-h/image23.png"&gt;&lt;img style="background-image: none; border-right-width: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; display: block; float: none; border-top-width: 0px; border-bottom-width: 0px; margin-left: auto; border-left-width: 0px; margin-right: auto; padding-top: 0px" title="image" border="0" alt="image" src="http://lh6.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/TNWc8D3wOWI/AAAAAAAAHXw/m384-f2py1I/image_thumb15.png?imgmax=800" width="600" height="530" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Figura 4 – particolare delle foglie dell’&lt;em&gt;A. ageratum&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="http://lh5.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/TNWc-XvK0ZI/AAAAAAAAHX0/SEefAGnNbAE/s1600-h/image28.png"&gt;&lt;img style="background-image: none; border-right-width: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; display: block; float: none; border-top-width: 0px; border-bottom-width: 0px; margin-left: auto; border-left-width: 0px; margin-right: auto; padding-top: 0px" title="image" border="0" alt="image" src="http://lh4.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/TNWdCD2CunI/AAAAAAAAHX4/xMk-sb1I3qA/image_thumb18.png?imgmax=800" width="600" height="395" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Figura 5 – Dettaglio macro dei capolini dell’&lt;em&gt;A. ageratum&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;  &lt;h3&gt;&lt;i&gt;Achillea aegyptiaca&lt;/i&gt;&lt;/h3&gt;  &lt;p&gt;L’&lt;i&gt;Achillea aegyptiaca&lt;/i&gt; o &lt;i&gt;Millefoglio egiziano&lt;/i&gt; è una pianta ornamentale della famiglia delle Asteraceae presente in Europa, si tratta di un sempreverde. È stata coltivata per più di 200 anni nei giardini inglesi, e proveniente, come suggerisce il nome, dall'Egitto. Nonostante il clima molto più caldo del suo paese natale, si rivela adattarsi abbastanza bene ai nostri climi. La pianta è usata prevalentemente a scopo ornamentale, soprattutto per via dei vivaci fiori giallo intenso. Le foglie sono finemente divise e di un colore grigio-argenteo. I fiori sono prodotti su steli lunghi circa 2 m. La forma dei fiori è quella del Millefoglio comune, ma il colore è un giallo brillante. &lt;/p&gt;  &lt;h3&gt;&lt;i&gt;Achillea atrata&lt;/i&gt;&lt;/h3&gt;  &lt;p&gt;L’&lt;i&gt;Achillea atrata&lt;/i&gt; è una pianta del genere di Achillea. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="http://lh6.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/TNWdDk4KYNI/AAAAAAAAHX8/f_KHf21UCXU/s1600-h/image37.png"&gt;&lt;img style="background-image: none; border-right-width: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; display: block; float: none; border-top-width: 0px; border-bottom-width: 0px; margin-left: auto; border-left-width: 0px; margin-right: auto; padding-top: 0px" title="image" border="0" alt="image" src="http://lh4.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/TNWdHqV47wI/AAAAAAAAHYA/I5gsfD4P7DI/image_thumb25.png?imgmax=800" width="600" height="980" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Figura 6 – &lt;i&gt;Achillea atrata&lt;/i&gt;, illustrazione botanica&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Le foglie sono brevemente picciolate, alla base mentre quelle cauline sono sessili, il colore è verde scuro e sono pennatosette, profondamente incise, più piccole e corte di quelle dell’&lt;i&gt;Achillea millefolium&lt;/i&gt;, e somigliano leggermente alle foglie della Camomilla (&lt;i&gt;Matricaria recutita&lt;/i&gt;, Asteraceae). I fiori sono composti da capolini con fiori esterni bianchi ligulati e fiori interni tubulari gialli, riuniti in piccoli gruppi terminali. Anche i fiori somigliano leggermente a quelli della camomilla, tanto che pur trattandosi di due specie diverse, anche se appartenenti alla stessa famiglia, chi non le conosce bene può facilmente confonderle. Il periodo di fioritura dell’&lt;i&gt;Achillea atrata&lt;/i&gt; è da luglio ad agosto.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Questa specie è comune nelle Alpi orientali e nella regione della Savoia (Francia). Predilige suoli calcarei, rocciosi e la si può trova a partire da un’altitudine di 1.300 a 3.000 m s.l.m. raramente p stata trovata a maggiori altitudini. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="http://lh4.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/TNWdMJ1a1RI/AAAAAAAAHYE/g4x2KdaIC5U/s1600-h/image42.png"&gt;&lt;img style="background-image: none; border-right-width: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; display: block; float: none; border-top-width: 0px; border-bottom-width: 0px; margin-left: auto; border-left-width: 0px; margin-right: auto; padding-top: 0px" title="image" border="0" alt="image" src="http://lh4.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/TNWdRDoGRtI/AAAAAAAAHYI/6sTDuG62Nyw/image_thumb28.png?imgmax=800" width="600" height="450" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Figura 7 – &lt;i&gt;Achillea atrata&lt;/i&gt;, immagine pianta con fiori&lt;/p&gt;  &lt;h3&gt;&lt;i&gt;Achillea chrysocoma&lt;/i&gt;&lt;/h3&gt;  &lt;p&gt;È nativa dell’Europa, precisamente della Grecia. È una pianta alta 10 cm con diametro di 25 cm (diametro della rosetta fogliare). Le foglie sono profondamente divise e di colore grigio-verde, formano sul terreno un morbido tappeto. I capolini sono di colore giallo-senape e sono riuniti in corimbi di circa 5-7 cm che sbocciano in giugno-luglio.&lt;/p&gt;  &lt;h3&gt;&lt;i&gt;Achillea clavennae&lt;/i&gt;&lt;/h3&gt;  &lt;p&gt;L'&lt;i&gt;Achillea clavennae &lt;/i&gt;è una specie di achillea perenne che vive sulle Alpi orientali, nei Balcani e sui Carpazi. Presente come specie spontanea anche in Italia, questa pianta aromatica alpina, seppure sia tipica dei 2000-26000 m s.l.m., può arrivare anche a quote più basse fino a 600 m s.l.m., sempre in zone aride e pietrose. Le foglie sono profondamente divise, di colore verde-argento e addensate. I capolini sono simili a quelli delle margheritine, dal diametro di 8 mm, riuniti in corimbi radi e si formano in maggio-giugno. La pianta ha un odore simile alla canfora. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="http://lh5.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/TNWdTvbladI/AAAAAAAAHYQ/d4kQ_ma77-M/s1600-h/image50.png"&gt;&lt;img style="background-image: none; border-right-width: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; display: block; float: none; border-top-width: 0px; border-bottom-width: 0px; margin-left: auto; border-left-width: 0px; margin-right: auto; padding-top: 0px" title="image" border="0" alt="image" src="http://lh3.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/TNWdYoPPcHI/AAAAAAAAHYU/m7ku1UIjd74/image_thumb32.png?imgmax=800" width="600" height="450" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;a href="http://lh5.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/TNWdZ52czuI/AAAAAAAAHYY/xAQY7n0ivG4/s1600-h/image52.png"&gt;&lt;img style="background-image: none; border-right-width: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; display: block; float: none; border-top-width: 0px; border-bottom-width: 0px; margin-left: auto; border-left-width: 0px; margin-right: auto; padding-top: 0px" title="image" border="0" alt="image" src="http://lh4.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/TNWdfPnmyEI/AAAAAAAAHYc/aKJmZpJzB9Q/image_thumb34.png?imgmax=800" width="450" height="600" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Figura 8 – &lt;i&gt;Achillea clavennae&lt;/i&gt;, foglie e fiore&lt;/p&gt;  &lt;h3&gt;&lt;i&gt;Achillea clypeolata&lt;/i&gt;&lt;/h3&gt;  &lt;p&gt;È originaria dell’Europa, precisamente della regione dei Balcani. La pianta è alta 45 cm con un diametro di 35 cm. È una specie da bordura, con foglie tomentose pennate di colore verde-argento. I capolini sono riuniti in corimbi compatti, del diametro di 10-12 cm e di colore giallo carico e sbocciano da giugno ad agosto. &lt;/p&gt;  &lt;h3&gt;&lt;i&gt;Achillea clusiana&lt;/i&gt;&lt;/h3&gt;  &lt;p&gt;L’&lt;i&gt;Achillea clusiana&lt;/i&gt; è una pianta del genere Achillea e il nome deriva dal botanico olandese Charles de L'Ecluse (latinizzato &amp;quot;&lt;i&gt;Carolus Clusius&lt;/i&gt;”). In passato questa specie era considerata una varietà della specie &lt;i&gt;Achillea atrata&lt;/i&gt;. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Si tratta di una specie riconoscibile per il suo intenso profumo. La pianta è abbastanza piccola e può raggiungere al massimo i 30 cm di altezza. Si tratta di una pianta perenne, erbacea. Il fusto è eretto, semplice e ramificato solo nella parte superiore dove è anche leggermente pubescente. Le foglie basali sono brevemente picciolate mentre quelle cauline sono sessili e alterne. I fiori sono molto piccoli, riuniti in piccolissimi corimbi e sono rappresentati da capolini con fiori esterni ligulati bianchii e fiori interni tubulari anch’essi bianchi. Il frutto è un achenio senza pappo di 2 mm di lunghezza. Il periodo di fioritura è da luglio ad agosto. La specie è endemica sulle Alpi nordorientali e in Austria. Predilige i luoghi con terreno roccioso e calcareo. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="http://lh3.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/TNWdjinX_MI/AAAAAAAAHYg/kBQuyPCAPwE/s1600-h/image57.png"&gt;&lt;img style="background-image: none; border-right-width: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; display: block; float: none; border-top-width: 0px; border-bottom-width: 0px; margin-left: auto; border-left-width: 0px; margin-right: auto; padding-top: 0px" title="image" border="0" alt="image" src="http://lh5.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/TNWdoIB3UbI/AAAAAAAAHYk/PPuXmR1lucc/image_thumb37.png?imgmax=800" width="600" height="450" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Figura 9 – &lt;i&gt;Achillea clusiana&lt;/i&gt;, pianta intera&lt;/p&gt;  &lt;h3&gt;&lt;i&gt;Achillea herba-rota&lt;/i&gt;&lt;/h3&gt;  &lt;p&gt;L'Erba rota, o Achillea erba-rotta è una pianta aromatica del genere &lt;i&gt;Achillea&lt;/i&gt; tipica dell'arco alpino occidentale; si trova in Italia e in Francia. Cresce tra i 2000 e i 3000 m s.l.m. in zone pietrose e pascoli alpini. È una specie polimorfa: le sue caratteristiche fisiche variano a seconda della varietà. È una specie polimorfa: le sue caratteristiche fisiche variano a seconda della varietà.&lt;/p&gt;  &lt;h3&gt;&lt;i&gt;Achillea filipendulina&lt;/i&gt;&lt;/h3&gt;  &lt;p&gt;È una pianta ornamentale della famiglia delle Asteraceae.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Questa pianta è abbastanza alta e il fogliame, sebbene simili a felci, ha un aspetto disordinato e anche le foglie sono disposte in modo irregolare. Si tratta di piante erbacee, originarie del Caucaso. I fiori sono singolari, disposti in corimbi, sono molto grandi spesso fino a 5’’. Le foglie sono di aspetto pubescente. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="http://lh3.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/TNWdqnC7iXI/AAAAAAAAHYo/KiRWqMEnCIw/s1600-h/image62.png"&gt;&lt;img style="background-image: none; border-right-width: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; display: block; float: none; border-top-width: 0px; border-bottom-width: 0px; margin-left: auto; border-left-width: 0px; margin-right: auto; padding-top: 0px" title="image" border="0" alt="image" src="http://lh4.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/TNWdwvvQySI/AAAAAAAAHYs/lu6q4LmcGi4/image_thumb40.png?imgmax=800" width="600" height="450" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Figura 10 – Immagine della &lt;i&gt;A. filipendulina&lt;/i&gt;, molto simile alla specie &lt;i&gt;A. ageratum&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="http://lh3.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/TNWd0ZaAPuI/AAAAAAAAHYw/KIsGgwSa7qM/s1600-h/image%5B6%5D.png"&gt;&lt;img style="background-image: none; border-bottom: 0px; border-left: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; display: block; float: none; margin-left: auto; border-top: 0px; margin-right: auto; border-right: 0px; padding-top: 0px" title="image" border="0" alt="image" src="http://lh3.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/TNWd5Qjo5lI/AAAAAAAAHY0/PhLBSCeN3KA/image_thumb%5B3%5D.png?imgmax=800" width="600" height="375" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Figura 11 – Dettaglio del corimbo dell’&lt;i&gt;A. filipendulina&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="http://lh6.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/TNWd61GVVyI/AAAAAAAAHY8/Tu7oxf6kDRA/s1600-h/image%5B17%5D.png"&gt;&lt;img style="background-image: none; border-bottom: 0px; border-left: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; display: inline; border-top: 0px; border-right: 0px; padding-top: 0px" title="image" border="0" alt="image" src="http://lh6.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/TNWd88thJGI/AAAAAAAAHZA/7LrhRFZdLWw/image_thumb%5B10%5D.png?imgmax=800" width="400" height="293" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;a href="http://lh5.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/TNWd-ISnVsI/AAAAAAAAHZE/tZpTjwrRwo0/s1600-h/image%5B21%5D.png"&gt;&lt;img style="background-image: none; border-bottom: 0px; border-left: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; display: inline; border-top: 0px; border-right: 0px; padding-top: 0px" title="image" border="0" alt="image" src="http://lh5.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/TNWeAZdit3I/AAAAAAAAHZI/6-mpGdN9Sns/image_thumb%5B14%5D.png?imgmax=800" width="460" height="293" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Figura 12 – Dettaglio corimbo a sinistra e fiori a destra&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="http://lh3.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/TNWeCrezQ1I/AAAAAAAAHZM/2S0AFAbnrrg/s1600-h/image%5B26%5D.png"&gt;&lt;img style="background-image: none; border-bottom: 0px; border-left: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; display: block; float: none; margin-left: auto; border-top: 0px; margin-right: auto; border-right: 0px; padding-top: 0px" title="image" border="0" alt="image" src="http://lh6.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/TNWeKO_c1JI/AAAAAAAAHZQ/iUDgPodu_5I/image_thumb%5B17%5D.png?imgmax=800" width="700" height="525" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Figura 13 – dettaglio delle foglie&lt;/p&gt;  &lt;h3&gt;&lt;i&gt;Achillea ligustica&lt;/i&gt;&lt;/h3&gt;  &lt;p&gt;Nota anche come &lt;i&gt;Achillea della Liguria&lt;/i&gt; è una pianta aromatica del genere Achillea tipica delle regioni occidentali del Mediterraneo. Seppure sia una specie robusta e facile da coltivare, come specie spontanea è abbastanza rara: si è adattata a crescere in pascoli aridi fino a 800 m s.l.m. e nella macchia mediterranea. La sua somiglianza con l 'Achillea nobilis fa sì che vengano talvolta confuse. Cresce tra i 2000 e i 3000 m s.l.m. in zone pietrose e pascoli alpini. È una specie polimorfa: le sue caratteristiche fisiche variano a seconda della varietà.&lt;/p&gt;  &lt;h3&gt;&lt;i&gt;Achillea macrophylla&lt;/i&gt;&lt;/h3&gt;  &lt;p&gt;&lt;i&gt;Achillea macrophylla&lt;/i&gt; è una specie di pianta da fiore appartenente alla famiglia delle Asteraceae. È nativa dell’Europa centrale e predilige i luoghi ombreggiati delle Alpi, la zona della Savoia, l’Isère, Drôme, Hautes-Alpes,-Maritimes. Svizzera, Italia settentrionale, Tirolo, Carinzia. È una pianta rustica, alta fino a 1,40 m con fusto caratterizzato da strisce pubescenti almeno sulla parte superiore; le foglio sono ampie, sessili, pubescenti, con 3-7 segmenti, tutte oblungo-lanceolate. I fiori hanno un diametro di 13-15 mm di larghezza, sono bianchi.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;È nota anche con questi sinonimi:&lt;/p&gt;  &lt;ul&gt;   &lt;li&gt;&lt;i&gt;Santolina macrophylla&lt;/i&gt;&lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;i&gt;Ptarmica macrophylla&lt;/i&gt;&lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;i&gt;Chamaemelum macrophyllum&lt;/i&gt;&lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;i&gt;Achillea latifolia&lt;/i&gt;&lt;/li&gt; &lt;/ul&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="http://lh3.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/TNWeM4UKcuI/AAAAAAAAHZU/0eKmoS7sJbg/s1600-h/image%5B32%5D.png"&gt;&lt;img style="background-image: none; border-bottom: 0px; border-left: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; display: block; float: none; margin-left: auto; border-top: 0px; margin-right: auto; border-right: 0px; padding-top: 0px" title="image" border="0" alt="image" src="http://lh3.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/TNWeSNuFmTI/AAAAAAAAHZY/xim-6Wmufk0/image_thumb%5B21%5D.png?imgmax=800" width="600" height="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Figura 14 – La pianta di &lt;i&gt;A. macrophylla&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="http://lh5.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/TNWeUibR40I/AAAAAAAAHZc/a4GO-voQKGY/s1600-h/image%5B37%5D.png"&gt;&lt;img style="background-image: none; border-bottom: 0px; border-left: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; display: block; float: none; margin-left: auto; border-top: 0px; margin-right: auto; border-right: 0px; padding-top: 0px" title="image" border="0" alt="image" src="http://lh5.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/TNWeZ77A4HI/AAAAAAAAHZk/5m35rvtAhC0/image_thumb%5B24%5D.png?imgmax=800" width="600" height="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Figura 15 – Altra immagine della pianta&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="http://lh4.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/TNWeb8HjdLI/AAAAAAAAHZo/elEy7qrc0f4/s1600-h/image%5B42%5D.png"&gt;&lt;img style="background-image: none; border-bottom: 0px; border-left: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; display: block; float: none; margin-left: auto; border-top: 0px; margin-right: auto; border-right: 0px; padding-top: 0px" title="image" border="0" alt="image" src="http://lh3.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/TNWeecn8HUI/AAAAAAAAHZs/Wo7c490BHNg/image_thumb%5B27%5D.png?imgmax=800" width="600" height="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Figura 16 – Dettaglio del fiore&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="http://lh3.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/TNWegafwnZI/AAAAAAAAHZ0/OAXV30nh0zE/s1600-h/image%5B48%5D.png"&gt;&lt;img style="background-image: none; border-bottom: 0px; border-left: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; display: block; float: none; margin-left: auto; border-top: 0px; margin-right: auto; border-right: 0px; padding-top: 0px" title="image" border="0" alt="image" src="http://lh5.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/TNWejdw66FI/AAAAAAAAHZ4/ppSge3SHUBc/image_thumb%5B31%5D.png?imgmax=800" width="600" height="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Figura 17 - Dettaglio del fiore in fase di chiusura &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="http://lh4.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/TNWelaQ1drI/AAAAAAAAHZ8/i63epZAgrUA/s1600-h/image%5B53%5D.png"&gt;&lt;img style="background-image: none; border-bottom: 0px; border-left: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; display: block; float: none; margin-left: auto; border-top: 0px; margin-right: auto; border-right: 0px; padding-top: 0px" title="image" border="0" alt="image" src="http://lh6.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/TNWeoGX8G4I/AAAAAAAAHaA/jw8URl5eXHY/image_thumb%5B34%5D.png?imgmax=800" width="600" height="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Figura 18 – altro dettaglio fiori&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="http://lh4.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/TNWeq9Gj-TI/AAAAAAAAHaE/HyaLOrSh1jE/s1600-h/image%5B58%5D.png"&gt;&lt;img style="background-image: none; border-bottom: 0px; border-left: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; display: block; float: none; margin-left: auto; border-top: 0px; margin-right: auto; border-right: 0px; padding-top: 0px" title="image" border="0" alt="image" src="http://lh3.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/TNWev3SeaoI/AAAAAAAAHaI/6Gilh44vgOw/image_thumb%5B37%5D.png?imgmax=800" width="600" height="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Figura 19 – Dettaglio foglie&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="http://lh5.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/TNWeybrSY7I/AAAAAAAAHaM/h6R7yhke0jc/s1600-h/image%5B63%5D.png"&gt;&lt;img style="background-image: none; border-bottom: 0px; border-left: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; display: block; float: none; margin-left: auto; border-top: 0px; margin-right: auto; border-right: 0px; padding-top: 0px" title="image" border="0" alt="image" src="http://lh4.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/TNWe2lAk3PI/AAAAAAAAHaQ/IIjBgiFBY9o/image_thumb%5B40%5D.png?imgmax=800" width="600" height="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Figura 20 - Dettaglio foglia&lt;/p&gt;  &lt;h3&gt;&lt;i&gt;Achillea millefolium&lt;/i&gt;&lt;/h3&gt;  &lt;p&gt;L’&lt;i&gt;Achillea millefolium &lt;/i&gt;è una pianta della famiglia delle Asteraceae, di tipo erbaceo, perenne e aromatica con rizoma ramificato e strisciante e fusto diritto alla cui sommità dei corimbi portano diversi capolini di fiori profumati bianchi o rosati. L'aspetto è densamente cespitoso dato soprattutto dalle foglie tipiche (molto frastagliate in profondità) di questa specie.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Il Millefoglio (o Achillea) è una pianta molto diffusa a carattere polimorfico e quindi considerata dai botanici &amp;quot;di difficile classificazione&amp;quot;. Uno degli studi più approfonditi porta alla definizione di due sottospecie con 11 varietà. Altri tentativi (forse con esiti migliori) sono stati fatti tramite la citogenetica, i cui risultati devono però attendere ulteriori approfondimenti per questa specifica pianta. Tutta questa diversità nella pianta è il risultato di un processo evolutivo che da specie diploidi abbastanza ben definite e separate, con successive e continue ibridazioni si sono prodotti modelli tetra- ed esaploidi sempre più incostanti e con caratteri intermedi sempre meno distinguibili. Dal punto di vista citogenetico la variante più comune è definita esaploide (2n=54). &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;La tradizione (trasmessaci da Plinio) vuole che Achille curò alcune ferite dei suoi compagni d'arme, nell'assedio di Troia, con tale pianta; da qui il nome del genere. Sembra che sia stato Chirone (suo maestro) ad informarlo delle capacità cicatrizzanti della pianta stessa. Il nome definitivo della pianta fu comunque assegnato da Linneo. Il nome della specie (millefoglie) deriva per le sue foglie profondamente frastagliate.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;La parte sotterranea (ipogeo) del fusto presenta dei rizomi ad andamento orizzontale, le cui estremità possono eventualmente germinare in una parte aerea con foglie e fiori, e dei stoloni ipogei. La parte aerea (epigeo) si presenta striata pubescente (pelosa), ed eretta in modo tomentoso e ramificata alta fino a 50 - 100 cm. Le foglie sono pennatosette e possono raggiungere ì 20 cm di lunghezza, mentre la larghezza è variabile dai 3 ai 5 cm. Le foglie basali sono picciolate e più lunghe delle cauline, inoltre hanno la rachide stretta e non alata (dimensione massima 1,2 mm). Le foglie cauline sono invece più piccole e sessili, inoltre sono più spaziate di quelle inferiori. I fiori sono rappresentati da capolini larghi fino a 8 mm. I fiori esterni dell'infiorescenza sono 5 e sono tridentati (a tre lobi) femminili ligulati bianchi o rosa. La lingula è lunga 2 mm. I fiori centrali dell'infiorescenza sono invece tubulosi a 5 petali bianco-giallognoli, ermafroditi. La fioritura va dalla fine della primavera fino a metà autunno e l’impollinazione avviene per mezzo degli insetti. Il frutto è un achenio indeiscente senza pappo lungo fino a 2 mm.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;L’&lt;i&gt;Achillea&lt;/i&gt; &lt;i&gt;millefolium&lt;/i&gt; è una specie molto comune soprattutto nell'Italia settentrionale, fioriesce in zone campestri incolte e lungo i margini dei sentieri fino a 2.200 metri s.l.m. Sulle Alpi e sugli Appennini preferisce i pascoli montani o rupi umide. Non soffre la siccità o il freddo, ma evita ambienti troppo umidi. A volte è infestante. Altrove fiorisce in prevalenza nell'Emisfero settentrionale dalla Siberia all'Himalaya.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="http://lh5.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/TNWe4jghx5I/AAAAAAAAHaU/3f-HeZTiLyo/s1600-h/image%5B69%5D.png"&gt;&lt;img style="background-image: none; border-bottom: 0px; border-left: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; display: block; float: none; margin-left: auto; border-top: 0px; margin-right: auto; border-right: 0px; padding-top: 0px" title="image" border="0" alt="image" src="http://lh4.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/TNWe9kMYPMI/AAAAAAAAHaY/hTjPIqQL0Sg/image_thumb%5B44%5D.png?imgmax=800" width="500" height="667" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Figura 21 – &lt;i&gt;Achillea millefolium&lt;/i&gt;, pianta con foglie e fiori&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="http://lh5.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/TNWe_Vn-X4I/AAAAAAAAHac/UZnkL-vuQNM/s1600-h/image%5B81%5D.png"&gt;&lt;img style="background-image: none; border-bottom: 0px; border-left: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; display: inline; border-top: 0px; border-right: 0px; padding-top: 0px" title="image" border="0" alt="image" src="http://lh3.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/TNWfEwXe0YI/AAAAAAAAHag/WGUoKXD6V0A/image_thumb%5B52%5D.png?imgmax=800" width="400" height="533" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;a href="http://lh6.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/TNWfGSmPXKI/AAAAAAAAHak/_5d0KYWeP5w/s1600-h/image%5B83%5D.png"&gt;&lt;img style="background-image: none; border-bottom: 0px; border-left: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; display: inline; border-top: 0px; border-right: 0px; padding-top: 0px" title="image" border="0" alt="image" src="http://lh6.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/TNWfLo9apVI/AAAAAAAAHao/YgaLR5icA0U/image_thumb%5B54%5D.png?imgmax=800" width="400" height="533" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Figura 22 – particolare dei capolini&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="http://lh3.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/TNWfOeMQKdI/AAAAAAAAHaw/KfR_HnnUsnU/s1600-h/image%5B89%5D.png"&gt;&lt;img style="background-image: none; border-bottom: 0px; border-left: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; display: block; float: none; margin-left: auto; border-top: 0px; margin-right: auto; border-right: 0px; padding-top: 0px" title="image" border="0" alt="image" src="http://lh4.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/TNWfSATGQPI/AAAAAAAAHa0/1892shCmUoQ/image_thumb%5B58%5D.png?imgmax=800" width="600" height="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="http://lh3.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/TNWfT_W-IAI/AAAAAAAAHa4/8qYqSZR5QFs/s1600-h/image%5B94%5D.png"&gt;&lt;img style="background-image: none; border-bottom: 0px; border-left: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; display: block; float: none; margin-left: auto; border-top: 0px; margin-right: auto; border-right: 0px; padding-top: 0px" title="image" border="0" alt="image" src="http://lh6.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/TNWfWt-WW2I/AAAAAAAAHa8/ZDkoFHrOVhs/image_thumb%5B61%5D.png?imgmax=800" width="600" height="378" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="http://lh4.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/TNWfYUB9PzI/AAAAAAAAHbA/KQQmoJQ6er8/s1600-h/image%5B99%5D.png"&gt;&lt;img style="background-image: none; border-bottom: 0px; border-left: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; display: block; float: none; margin-left: auto; border-top: 0px; margin-right: auto; border-right: 0px; padding-top: 0px" title="image" border="0" alt="image" src="http://lh6.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/TNWfcxT5SPI/AAAAAAAAHbE/xKhwAjIvFxo/image_thumb%5B64%5D.png?imgmax=800" width="600" height="535" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Figura 23 – Dettaglio del fiore&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="http://lh6.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/TNWfe53xVfI/AAAAAAAAHbI/8L_j--5QB80/s1600-h/image%5B114%5D.png"&gt;&lt;img style="background-image: none; border-bottom: 0px; border-left: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; display: inline; border-top: 0px; border-right: 0px; padding-top: 0px" title="image" border="0" alt="image" src="http://lh6.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/TNWfhvr2idI/AAAAAAAAHbM/HyXb3NHuo-c/image_thumb%5B73%5D.png?imgmax=800" width="447" height="315" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;a href="http://lh3.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/TNWfjPY5FJI/AAAAAAAAHbQ/ClgaT9nFLWc/s1600-h/image%5B115%5D.png"&gt;&lt;img style="background-image: none; border-bottom: 0px; border-left: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; display: inline; border-top: 0px; border-right: 0px; padding-top: 0px" title="image" border="0" alt="image" src="http://lh5.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/TNWflSgmrwI/AAAAAAAAHbU/V5pl1v4vACY/image_thumb%5B74%5D.png?imgmax=800" width="400" height="315" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Figura 24 – dettaglio della foglia e del fusto&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="http://lh3.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/TNWfnMrNzKI/AAAAAAAAHbY/gaJ8ciDxWNs/s1600-h/image%5B120%5D.png"&gt;&lt;img style="background-image: none; border-bottom: 0px; border-left: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; display: block; float: none; margin-left: auto; border-top: 0px; margin-right: auto; border-right: 0px; padding-top: 0px" title="image" border="0" alt="image" src="http://lh3.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/TNWfpYBoVzI/AAAAAAAAHbc/2w_05V1-mDk/image_thumb%5B77%5D.png?imgmax=800" width="600" height="398" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Figura 25 – Immagine dell’achenio&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="http://lh3.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/TNWfrfbA2aI/AAAAAAAAHbg/mLdXm2iijUY/s1600-h/image%5B128%5D.png"&gt;&lt;img style="background-image: none; border-bottom: 0px; border-left: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; display: inline; border-top: 0px; border-right: 0px; padding-top: 0px" title="image" border="0" alt="image" src="http://lh4.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/TNWfuXyZlFI/AAAAAAAAHbk/Wm2kOhR26T8/image_thumb%5B81%5D.png?imgmax=800" width="500" height="317" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;a href="http://lh6.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/TNWfvwk9ojI/AAAAAAAAHbo/qdZy6veRMaY/s1600-h/image%5B130%5D.png"&gt;&lt;img style="background-image: none; border-bottom: 0px; border-left: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; display: inline; border-top: 0px; border-right: 0px; padding-top: 0px" title="image" border="0" alt="image" src="http://lh6.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/TNWfyU7nwtI/AAAAAAAAHbs/Y9KdVVf5xoc/image_thumb%5B83%5D.png?imgmax=800" width="366" height="317" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Figura 26 – Immagine e dettaglio della varietà rosa&lt;/p&gt;  &lt;h3&gt;&lt;i&gt;Achillea moschata&lt;/i&gt;&lt;/h3&gt;  &lt;p&gt;L'Achillea moscata (Achillea moschata Wulfen), conosciuta anche come Taneda o Erba Iva, è una pianta perenne della famiglia della Asteraceae che cresce da 1400 fin oltre i 3000 metri su terreni poco calcarei. Ha fiori molto profumati, i quali, al pari delle foglie, vengono usati nella preparazione di amari, infusi digestivi e liquori.&lt;/p&gt;  &lt;h3&gt;Achillea nana&lt;/h3&gt;  &lt;p&gt;È una specie perenne di piccole dimensioni, da cui il nome. Le foglie sono pennatosette, i fiori sono riuniti in corimbi. È una specie che cresce sulle rocce e presso i massi ad altitudini tra i 1.700 ed i 3.800 m. La fioritura è da luglio a settembre. La pianta è caratterizzata da un profumo simile a quello del muschio. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="http://lh6.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/TNWf1tkSAuI/AAAAAAAAHb0/ZBttyIyBO78/s1600-h/image%5B135%5D.png"&gt;&lt;img style="background-image: none; border-bottom: 0px; border-left: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; display: block; float: none; margin-left: auto; border-top: 0px; margin-right: auto; border-right: 0px; padding-top: 0px" title="image" border="0" alt="image" src="http://lh3.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/TNWf7G65UlI/AAAAAAAAHb4/IOlRuElHRaI/image_thumb%5B86%5D.png?imgmax=800" width="600" height="450" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Figura 27 – &lt;i&gt;Achillea nana&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;h3&gt;&lt;i&gt;Achillea nobilis&lt;/i&gt;&lt;/h3&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="http://lh4.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/TNWf9i30FAI/AAAAAAAAHb8/GJSUXHhxB7s/s1600-h/image%5B141%5D.png"&gt;&lt;img style="background-image: none; border-bottom: 0px; border-left: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; display: block; float: none; margin-left: auto; border-top: 0px; margin-right: auto; border-right: 0px; padding-top: 0px" title="image" border="0" alt="image" src="http://lh3.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/TNWgEKPlIKI/AAAAAAAAHcA/oYYVbNki7FA/image_thumb%5B90%5D.png?imgmax=800" width="600" height="889" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;i&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Figura 28 – Schema illustrato dell’&lt;i&gt;A. nobilis&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;L’&lt;i&gt;Achillea &lt;/i&gt;è una pianta della famiglia delle Asteraceae. La specie ha fiori giallo-crema o biancastri. Le foglie sono verdi e molto più sottili rispetto all’&lt;i&gt;A. millefolium&lt;/i&gt;, formano una macchia bassa che cresce in primavera. In tarda primavera la pianta produce steli fioriti che crescono fino a 20 pollici di altezza. Foglie e steli sono leggermente pubescenti. È una specie nativa dell’Eurasia, tuttavia si trova anche in Nord America e in altre parti del mondo.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="http://lh6.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/TNWgJ5GBZ1I/AAAAAAAAHcE/KPZUDwIN5Zc/s1600-h/image%5B146%5D.png"&gt;&lt;img style="background-image: none; border-bottom: 0px; border-left: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; display: block; float: none; margin-left: auto; border-top: 0px; margin-right: auto; border-right: 0px; padding-top: 0px" title="image" border="0" alt="image" src="http://lh6.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/TNWgTNS836I/AAAAAAAAHcI/Fj2yNXVHJPs/image_thumb%5B93%5D.png?imgmax=800" width="600" height="800" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Figura 29 – &lt;i&gt;Achillea nobilis&lt;/i&gt;, pianta&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="http://lh6.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/TNWgVr9iSUI/AAAAAAAAHcM/cspRbkc0G5M/s1600-h/image%5B151%5D.png"&gt;&lt;img style="background-image: none; border-bottom: 0px; border-left: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; display: block; float: none; margin-left: auto; border-top: 0px; margin-right: auto; border-right: 0px; padding-top: 0px" title="image" border="0" alt="image" src="http://lh4.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/TNWgb3yfeFI/AAAAAAAAHcQ/pkRuSkRon1c/image_thumb%5B96%5D.png?imgmax=800" width="600" height="450" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Figura 30 – Dettaglio dell’infiorescenza&lt;/p&gt;  &lt;h3&gt;&lt;i&gt;Achillea oxyloba&lt;/i&gt;&lt;/h3&gt;  &lt;p&gt;L’Achillea delle Dolomiti è una delle specie del genere Achillea; la pianta può arrivare fino a 30 cm di altezza. Si tratta di una specie molto ramidifcata, glabra sulla parte inferiore dello stelo e pubescente su quella superiore. Le foglie sono verde scuro, scarsamente pubescenti, hanno una struttura allungata. I fiori sono costituiti da capolini di diametro di circa 28 mm. I fiori esterni del capolino sono bianchi e ligulati mentre quelli esterni sono fiori tubolari di colore bianco-giallastro. Il periodo di fioritura è da giugno a settembre.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;L'Achillea delle Dolomiti è endemica al Sud delle Alpi orientali, inoltre la si può ritrovare anche nella regione della Valcamonica, in Svizzera, in Italia ed in Austria. La specie cresce in siti rocciosi, preferibilmente calcerei, ad altitudini 1.600-2.800 m.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="http://lh5.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/TNWgepNF1cI/AAAAAAAAHcY/Qa8zgk3SVRI/s1600-h/image%5B156%5D.png"&gt;&lt;img style="background-image: none; border-bottom: 0px; border-left: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; display: block; float: none; margin-left: auto; border-top: 0px; margin-right: auto; border-right: 0px; padding-top: 0px" title="image" border="0" alt="image" src="http://lh4.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/TNWgi48LC6I/AAAAAAAAHcc/5xWIiQeW23I/image_thumb%5B99%5D.png?imgmax=800" width="600" height="402" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Figura 31 – &lt;i&gt;Achillea oxyloba&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;h3&gt;&lt;i&gt;Achillea pannonica&lt;/i&gt;&lt;/h3&gt;  &lt;p&gt;&lt;i&gt;L’Achillea pannonica&lt;/i&gt;, meglio nota come &lt;i&gt;Achillea ungherese&lt;/i&gt; è una pianta erbacea della famiglia delle Asteracee e può raggiungere 1 m di altezza. Le foglie sono pennatosette e disposte alterne lungo il fusto, sessili. Le foglie basali, invece, sono brevemente picciolate, tanto da sembrare sessili e inoltre sono più grandi di quelle cauline. La punta sono spesso a forma di bulbo e lungo quanto largo e raramente più stretto di 0,3 mm. I fiori sono costituiti da capolini molto piccoli, riuniti in corimbi e la fioritura va da giugno ad agosto. L’impollinazione avviene per azione degli insetti e del vento. Si tratta di una specie endemica nella regione alpina, in particolare le Dolomiti, tuttavia la si può trovare anche negli altri siti indicati per la specie A. oxyloba. Preferisce terreni non troppo esposti alla luce solare e sebbene si adatti abbastanza all’ambiente in cui cresce, in particolare al terreno, è una specie, questa, che preferisce terreni poveri di azoto. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="http://lh4.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/TNWgm-unleI/AAAAAAAAHcg/TudhOhIqeys/s1600-h/image%5B161%5D.png"&gt;&lt;img style="background-image: none; border-bottom: 0px; border-left: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; display: block; float: none; margin-left: auto; border-top: 0px; margin-right: auto; border-right: 0px; padding-top: 0px" title="image" border="0" alt="image" src="http://lh5.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/TNWguW0SuWI/AAAAAAAAHck/3SL-7yLAbXk/image_thumb%5B102%5D.png?imgmax=800" width="600" height="800" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Figura 32 – &lt;i&gt;Achillea pannonica&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;h3&gt;&lt;i&gt;Achillea ptarmica&lt;/i&gt;&lt;/h3&gt;  &lt;p&gt;L’&lt;i&gt;Achillea ptarmica&lt;/i&gt; è una specie del genere Achillea. Le caratteristiche morfologiche sono le stesse dell’&lt;i&gt;A. millefolium&lt;/i&gt;. Si tratta di una pianta robusta, predilige il pieno sole e il terreno umido ben drenato, a differenza della maggior parte delle Achillee che si adattano anche a terreni poveri e secchi, specialmente in periodi di siccità.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Il nome “&lt;i&gt;ptarmica”&lt;/i&gt; deriva dalla parola greca &lt;i&gt;ptairo&lt;/i&gt; (= starnuto) dal momento che questa specie sembra provocare proprio degli starnuti se annusata. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="http://lh4.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/TNWgx2p_NVI/AAAAAAAAHco/LBBV-JYEmgY/s1600-h/image%5B166%5D.png"&gt;&lt;img style="background-image: none; border-bottom: 0px; border-left: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; display: block; float: none; margin-left: auto; border-top: 0px; margin-right: auto; border-right: 0px; padding-top: 0px" title="image" border="0" alt="image" src="http://lh5.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/TNWg5tX9T9I/AAAAAAAAHcs/8x0Z5zsNzoY/image_thumb%5B105%5D.png?imgmax=800" width="600" height="661" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Figura 33 – &lt;i&gt;Achillea ptarmica&lt;/i&gt;, fiore e foglie&lt;/p&gt;  &lt;h3&gt;&lt;i&gt;Achillea salicifolia&lt;/i&gt;&lt;/h3&gt;  &lt;p&gt;Si tratta di una specie del genere Achillea. Quanto alla morfologia è molto simile all’&lt;i&gt;A. ptarmica&lt;/i&gt;. Quanto all’habitat predilige zone umide.&lt;/p&gt;  &lt;h3&gt;&lt;i&gt;Achillea sibirica&lt;/i&gt;&lt;/h3&gt;  &lt;p&gt;L’&lt;i&gt;Achillea sibirica&lt;/i&gt; è una pianta erbacea della famiglia delle Asteracee. Le foglie sono pennatosette, alterne lungo il caule. I fiori sono bianchi o rosa carico, in estate. La pianta può arrivare fino a 2 m di altezza. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="http://lh5.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/TNWg8TpGUdI/AAAAAAAAHc0/DVh9vWsfbj4/s1600-h/image%5B171%5D.png"&gt;&lt;img style="background-image: none; border-bottom: 0px; border-left: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; display: block; float: none; margin-left: auto; border-top: 0px; margin-right: auto; border-right: 0px; padding-top: 0px" title="image" border="0" alt="image" src="http://lh6.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/TNWhB8G1ZlI/AAAAAAAAHc4/VwvQaD2wuTk/image_thumb%5B108%5D.png?imgmax=800" width="600" height="400" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Figura 34 – Achillea sibirica&lt;/p&gt;  &lt;h3&gt;&lt;i&gt;Achillea taygetea&lt;/i&gt;&lt;/h3&gt;  &lt;p&gt;È una specie endemica del Medio Oriente e può raggiungere i 50 cm di altezza. Il diametro della rosetta basale è di 10-15 cm. Si tratta di una specie di bordura, come molte altre specie del genere Achillea. Le foglie sono verde-argento e i capolini giallo pallido, riuniti in infiorescenze a corimbo, larghe fino a 10 cm, talvolta, che fioriscono nel periodo da giugno a settembre. &lt;/p&gt;  &lt;h3&gt;&lt;i&gt;Achillea tomentosa&lt;/i&gt;&lt;/h3&gt;  &lt;p&gt;L’&lt;i&gt;A. tomentosa&lt;/i&gt; è una specie della famiglia delle Asteracee. È una specie originaria del Mediterraneo occidentale, a Valencia, dove cresce in ambienti freschi e di alta montagna. Si tratta di una pianta eretta 1-3 cm di altezza. Ha foglie pelose, di colore biancastro. I fiori sono gialli e formano piccoli corimbi. Si differenzia dalla vicina congeneri, di solito hanno le foglie verdi e fiori bianchi, per la maggiore densità di tricomi delle foglie e fiori gialli.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="http://lh4.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/TNWhEcX1_HI/AAAAAAAAHdA/URUZ4CLKqq4/s1600-h/image%5B177%5D.png"&gt;&lt;img style="background-image: none; border-bottom: 0px; border-left: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; display: block; float: none; margin-left: auto; border-top: 0px; margin-right: auto; border-right: 0px; padding-top: 0px" title="image" border="0" alt="image" src="http://lh3.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/TNWhKKFV93I/AAAAAAAAHdE/RsYc6zJD6uM/image_thumb%5B112%5D.png?imgmax=800" width="600" height="450" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Figura 35 – &lt;i&gt;Achillea tomentosa&lt;/i&gt;, pianta intera&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="http://lh5.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/TNWhMX8-oOI/AAAAAAAAHdI/1OTbFXY-Y-8/s1600-h/image%5B182%5D.png"&gt;&lt;img style="background-image: none; border-bottom: 0px; border-left: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; display: block; float: none; margin-left: auto; border-top: 0px; margin-right: auto; border-right: 0px; padding-top: 0px" title="image" border="0" alt="image" src="http://lh4.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/TNWhSgPcX1I/AAAAAAAAHdM/poFshvM8v5w/image_thumb%5B115%5D.png?imgmax=800" width="600" height="450" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Figura 36 – Dettaglio dei fiori&lt;/p&gt;  &lt;h2&gt;Usi dell’Achillea&lt;/h2&gt;  &lt;p&gt;La leggenda da cui deriva il nome della specie indica chiaramente anche quale sia la proprietà principale di questa pianta: cicatrizzante, ma non solo, ha, infatti, anche altre funzioni che analizzeremo di seguito. Bisogna premettere che non tutte le specie di Achillea hanno un uso nella medicina popolare o nella cucina tradizionale di ogni regione, infatti le specie usate a scopo fitoterapico e culinario sono l’&lt;i&gt;Achillea&lt;/i&gt; &lt;i&gt;millefolium&lt;/i&gt;, l’&lt;i&gt;Achillea&lt;/i&gt; &lt;i&gt;moschata&lt;/i&gt;, l’&lt;i&gt;Achillea&lt;/i&gt; &lt;i&gt;ageratum&lt;/i&gt;, l’&lt;i&gt;Achillea&lt;/i&gt; &lt;i&gt;ptarmica&lt;/i&gt;. L’&lt;i&gt;Achillea&lt;/i&gt; &lt;i&gt;millefolium&lt;/i&gt; è quella che fin dall’antichità viene utilizzata oltre che per le sue proprietà cicatrizzanti, ha anche un impiego come sedativo e come antidolorifico, specie per i dolori mestruali, inoltre trova impiego anche in cosmetica per il trattamento dei capelli fragili e sottili. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Altre proprietà riconosciute ancora alla pianta sono quelle diaforetiche &lt;a href="file:///G:/BOTANICA/ARTICOLI SULLE PIANTE/#_ftn7_1311" name="_ftnref7_1311"&gt;[7]&lt;/a&gt;, astringenti &lt;a href="file:///G:/BOTANICA/ARTICOLI SULLE PIANTE/#_ftn8_1311" name="_ftnref8_1311"&gt;[8]&lt;/a&gt;, toniche &lt;a href="file:///G:/BOTANICA/ARTICOLI SULLE PIANTE/#_ftn9_1311" name="_ftnref9_1311"&gt;[9]&lt;/a&gt;. Contiene acido isovalerico, acido salicilico, asparagina, steroli, flavonoidi, tannini e cumarine. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="http://lh5.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/TNWhTVYCOtI/AAAAAAAAHdQ/87_CDA1GEWA/s1600-h/image%5B211%5D.png"&gt;&lt;img style="background-image: none; border-bottom: 0px; border-left: 0px; padding-left: 0px; padding-right: 0px; display: block; float: none; margin-left: auto; border-top: 0px; margin-right: auto; border-right: 0px; padding-top: 0px" title="image" border="0" alt="image" src="http://lh4.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/TNWhT0w7mEI/AAAAAAAAHdU/NhDlYa61FfM/image_thumb%5B142%5D.png?imgmax=800" width="400" height="385" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Figura 37 – Componenti importanti dell’&lt;i&gt;Achillea millefolium&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Nel Medioevo, l’Achillea era parte di una miscela di erbe, utilizzato per dare aroma alla birra prima dell'utilizzo del luppolo.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Il nome inglese dell’Achillea, “Yarrow” deriva dall’antico inglese “gearwe” parola sassone, derivata a sua volta da due parole di diversa origine: “gerw” parola olandese e il “garawa” dalla lingua tedesca antica. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;L’Achillea è stata utilizzata anche come alimento ed era a tal fine molto popolare nel XVII secolo. Le foglie più giovani si pensa che fosse usate come verdure al posto degli spinaci e nelle zuppe, per il sapore particolarmente amarognolo. Come già detto, l’Achillea ha fatto registrare un suo impiego fin dai tempi più antichi e remoti. Decotti a base di Achillea sono stati utilizzati in passato per il trattamento d’infiammazioni e di forti dolori. La parte più attiva della pianta sono le sommità fiorite. Oggi, l’Achillea è apprezzata soprattutto per la sua azione benefica nei raffreddori e influenza, e anche per il suo effetto sul sistema circolatorio, digerente, escretorio, e delle vie urinarie. Si ritiene che i composti anti-allergenici possono essere estratti dai fiori per distillazione a vapore. I fiori sono usati per trattare ari problemi allergici, compresa la &lt;i&gt;febbre da fieno &lt;/i&gt;&lt;a href="file:///G:/BOTANICA/ARTICOLI SULLE PIANTE/#_ftn10_1311" name="_ftnref10_1311"&gt;[10]&lt;/a&gt;. I fiori utilizzati in questo modo vengono raccolti in estate o in autunno e poi messi in infusione e l’infuso viene usato internamente per fluidificare il catarro delle vie respiratorie superiori o esternamente come per combattere l'eczema &lt;a href="file:///G:/BOTANICA/ARTICOLI SULLE PIANTE/#_ftn11_1311" name="_ftnref11_1311"&gt;[11]&lt;/a&gt;. L'olio essenziale dell’Achillea è blu scuro, estratto per distillazione a vapore dei fiori, è generalmente utilizzato come anti-infiammatorio, o può essere anche utilizzato come olio da massaggio per infiammazioni locali di tipo articolare.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Le foglie hanno un’azione favorevole per la coagulazione del sangue. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Le parti aeree della pianta sono usate per combattere il catarro, per favorire il flusso della bile, e come diuretico. Le parti aeree inoltre agiscono stimolando la circolazione e possono essere utilizzate anche in caso di pressione alta. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;La tintura di Achillea viene utilizzata per i disturbi delle vie urinarie ed i problemi mestruali. Altri casi in cui l’Achillea trova impiego sono i seguenti:&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Amenorrea, stati infiammatori, sanguinamenti, scarsa coagulazione del sangue, contraccezione (&lt;b&gt;NON provata&lt;/b&gt;), cistite, digestione, dispepsia &lt;a href="file:///G:/BOTANICA/ARTICOLI SULLE PIANTE/#_ftn12_1311" name="_ftnref12_1311"&gt;[12]&lt;/a&gt;, eczema, febbre, influenza, gastrite, disturbi gengivali, influenza, repellente per insetti, menorragia &lt;a href="file:///G:/BOTANICA/ARTICOLI SULLE PIANTE/#_ftn13_1311" name="_ftnref13_1311"&gt;[13]&lt;/a&gt;, epistassi, emorroidi, ulcere, antisettico urinario.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;I derivati dell'acido salicilico sono una componente dell’aspirina, che può spiegare il suo uso nel trattamento di febbri e come analgesico naturale. In passato, inoltre, l’Achillea è stata utilizzanta anche come sostituto del &lt;b&gt;chinino &lt;/b&gt;&lt;a href="file:///G:/BOTANICA/ARTICOLI SULLE PIANTE/#_ftn14_1311" name="_ftnref14_1311"&gt;[14]&lt;/a&gt;. L’Achillea inoltre è stata usata per lungo tempo presso le popolazioni native americane; gli indiani Navajo, infatti, la utilizzavano per il mal di denti e per il mal d'orecchi; i Pawnee hanno utilizzato il gambo per lenire il dolore e gli stati infiammatori; i Chippewa utilizzavano invece le foglie per il mal di testa, preparando infusi da inalare mentre le radici della pianta venivano masticate per favorire la digestione; infine, i Cherokee preparavano bevande a base di Achillea per abbassare la febbre e favorire il sonno. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Sempre l’&lt;i&gt;Achillea millefolium&lt;/i&gt; è considerata una pianta particolarmente utile, non solo respinge alcuni insetti nocivi e ne attira di quelli utili alla sua impollinazione, ma sembra favorire anche un certo equilibrio del terreno. Le foglie sembra che in passato fossero utilizzate insieme al compostaggio come fertilizzante e non solo, ma anche in botanica era riconosciuta la sua proprietà, se messa vicino a piante malate di tenere lontano gli insetti nocivi. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Quanto alla tossicità della pianta, in rari casi l’Achillea ha fatto registrare l’insorgere di gravi eruzioni cutanee di tipo allergico; tuttavia l’uso prolungato può aumentare la fotosensibilità della pelle. In uno studio di laboratorio, studio che non è nemmeno stato comprovato da altri esperimenti, sembra che nel ratto, l’assunzione di Achillea comprometta la produzione di sperma e quindi la fertilità, si tratta però, come detto, di uno studio con tante lacune e non può quindi essere considerato come un modello applicabile all’uomo, tanto più che dato l’uso storico dell’Achillea, non si sono mai registrati nel maschio umano simili conseguenze.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;L’&lt;i&gt;Achillea millefolium&lt;/i&gt; come tantissime specie vegetali con proprietà curative ha trovato posto in tantissime leggende del passato, in ogni tradizione e cultura. Nella cultura cinese, ad esempio, si utilizzavano gli steli di Achillea secchi, che venivano utilizzati nelle arti divinatorie. La tradizione orientale vuole anche che i vagabondi e i viaggiatori che hanno con loro questa pianta, non siano attaccati durante il viaggio da animali. Nella tradizione classica, invece, Omero dice che il centauro Chirone, trasmise i suoi segreti sulle erbe e le loro proprietà curative alla razza umano, insegnando anche ad Achille ad usarla per medicare le ferite di battaglia. Achille, infatti, si racconta che abbia usato questa pianta per fermare le ferite sanguinanti sue e dei suoi soldati. Per secoli è stata condotta in battaglia a causa della sua magica così come le proprietà medicinali. L’Achillea è presente anche nelle tradizioni popolari inglesi e veniva considerata pari ad un amuleto dai Sassoni. Nel Medioevo, si ritiene, sempre secondo la tradizione popolare anglosassone, che le streghe utilizzassero la piante per fare incantesimi, non a caso la pianta in lingua inglese è anche conosciuta con il nome di &lt;i&gt;Devil’s nettle&lt;/i&gt; ossia &lt;i&gt;Ortica del Diavolo&lt;/i&gt;. Alcune persone credevano che si potesse determinare la devozione di un amante strofinando una foglia di Achillea nella narice e pronunciando una sorta di formula magica secondo la quale se il naso si fosse messo a sanguinare, allora l’amore era corrisposto. L’inserimento di una foglia di Achillea nel naso irrita la mucosa nasale e può provocare sanguinamento, pur avendo proprietà cicatrizzanti e quindi si tratta di una credenza popolare, dove l’uso della pianta non ha basi come l’esperienza ma viene usata in modo totalmente empirico. Un’0altra leggenda vuole che se una foglia di Achillea viene messa sotto il cuscino si sognerà l’amore di tutta la vita, ma se viene invece sognato un cavolo significa che si sarà colpiti da una grande sventura. Se sognate di cavoli (le foglie hanno un profumo simile), allora la morte o altro grave sventura colpirà. Un’altra credenza popolare, infine, afferma che se si appendere un mazzo di achillea millefoglie secco o se viene usata come decorazione sopra il letto, è possibile garantire la durata eterna di un amore che dura da almeno sette anni. In passato, specialmente nel Medioevo, alle piante erano attribuite più proprietà magiche di quelle terapeutiche effettive e quindi si era come tornati indietro nelle conoscenze, anziché progredire, rispetto al passato in cui Greci e Romani avevano invece imparato ad usare le piante medicinali in modo razionale. L’uso razionale delle specie vegetali medicinali tornò solo nel Rinascimento quando grazie anche alle scoperte geografiche fu possibile venire a conoscenza di nuove specie con notevoli proprietà farmacologiche.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Per quanto riguarda le altre specie di Achillea menzionate aventi proprietà medicinali o che comunque sono usate dalle diverse tradizioni popolari fin da tempi antichi, il loro impiego è grosso modo lo stesso dell’&lt;i&gt;Achillea millefolium&lt;/i&gt;. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Dell’&lt;i&gt;Achillea ptarmica&lt;/i&gt;, ad esempio, vengono utilizzate le foglie cotte o crude ed esse esplicano un’azione diaforetica, digestiva, emmenagoga &lt;a href="file:///G:/BOTANICA/ARTICOLI SULLE PIANTE/#_ftn15_1311" name="_ftnref15_1311"&gt;[15]&lt;/a&gt;; starnutatoria ed astringente. La foglia è masticata per alleviare il mal di denti. Le foglie secche polverizzate sono utilizzate come polvere per starnutire. La pianta inoltre fornisce un olio essenziale che viene utilizzato in medicina. Le foglie sono inoltre usate come repellente per gli insetti. La pianta è velenosa per il bestiame, pecore e cavalli. I sintomi si sviluppano lentamente e comprendono febbre, tachicardia, difficoltà respiratorie, perdita di peso, scialorrea &lt;a href="file:///G:/BOTANICA/ARTICOLI SULLE PIANTE/#_ftn16_1311" name="_ftnref16_1311"&gt;[16]&lt;/a&gt;, spasmi e perdita del controllo muscolare e convulsioni. &lt;/p&gt;  &lt;h2&gt;Fonti bibliografiche&lt;/h2&gt;  &lt;p&gt;&lt;b&gt;&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;  &lt;h3&gt;Libri&lt;/h3&gt;  &lt;ul&gt;   &lt;li&gt;A.A.V.V. (1974). &lt;i&gt;Il grande libro dei fiori e delle piante.&lt;/i&gt; Milano: Reader's Digest S.p.A.&lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Devoto, G., &amp;amp; Oli, G. (2009). &lt;i&gt;Vocabolario della lingua italiana.&lt;/i&gt; Milano: LeMonnier.&lt;/li&gt; &lt;/ul&gt;  &lt;h3&gt;Siti internet&lt;/h3&gt;  &lt;ul&gt;   &lt;li&gt;Wikipedia. (s.d.). &lt;i&gt;Achillea&lt;/i&gt;, ITA. Tratto da http://it.wikipedia.org/wiki/Achillea&lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Wikipedia. (s.d.). &lt;i&gt;Achillea&lt;/i&gt;, ENG. Tratto da http://en.wikipedia.org/wiki/Achillea&lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Wikipedia. (s.d.). &lt;i&gt;Achillea aegyptiaca&lt;/i&gt;, ENG. Tratto da http://en.wikipedia.org/wiki/Achillea_aegyptiaca&lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Wikipedia. (s.d.). &lt;i&gt;Achillea ageratifolia&lt;/i&gt;, ENG. Tratto da http://en.wikipedia.org/wiki/Achillea_ageratifolia&lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Wikipedia. (s.d.). &lt;i&gt;Achillea ageratum&lt;/i&gt;, ES. Tratto da http://es.wikipedia.org/wiki/Achillea_ageratum&lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Wikipedia. (s.d.). &lt;i&gt;Achillea atrata&lt;/i&gt;, DE. Tratto da http://de.wikipedia.org/wiki/Schwarzrandige_Schafgarbe&lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Wikipedia. (s.d.). &lt;i&gt;Achillea clavennae&lt;/i&gt;, ITA. Tratto da http://it.wikipedia.org/wiki/Achillea_clavenae&lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Wikipedia. (s.d.). &lt;i&gt;Achillea clusiana&lt;/i&gt;, DE. Tratto da http://de.wikipedia.org/wiki/Clusius-Schafgarbe&lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Wikipedia. (s.d.). &lt;i&gt;Achillea filipendulina&lt;/i&gt;, ENG. Tratto da http://en.wikipedia.org/wiki/Achillea_filipendulina&lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Wikipedia. (s.d.). &lt;i&gt;Achillea filipendulina&lt;/i&gt;, DE. Tratto da http://de.wikipedia.org/wiki/Goldgarbe&lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Wikipedia. (s.d.). &lt;i&gt;Achillea herba-rota&lt;/i&gt;, ITA. Tratto da http://it.wikipedia.org/wiki/Achillea_herba-rota&lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Wikipedia. (s.d.). &lt;i&gt;Achillea ligustica&lt;/i&gt;, ITA. Tratto da http://it.wikipedia.org/wiki/Achillea_ligustica&lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Wikipedia. (s.d.). &lt;i&gt;Achillea macrophylla&lt;/i&gt;, ES. Tratto da http://es.wikipedia.org/wiki/Achillea_macrophylla&lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Wikipedia. (s.d.). &lt;i&gt;Achillea millefolium&lt;/i&gt;, ITA. Tratto da http://it.wikipedia.org/wiki/Achillea_millefolium&lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Wikipedia. (s.d.). &lt;i&gt;Achillea moschata&lt;/i&gt;, ITA. Tratto da http://it.wikipedia.org/wiki/Achillea_moschata&lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Wikipedia. (s.d.). &lt;i&gt;Achillea nana&lt;/i&gt;, FR. Tratto da http://fr.wikipedia.org/wiki/Achillea_nana&lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Wikipedia. (s.d.). &lt;i&gt;Achillea nobilis&lt;/i&gt;, ENG. Tratto da http://en.wikipedia.org/wiki/Achillea_nobilis&lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Wikipedia. (s.d.). &lt;i&gt;Achillea oxyloba&lt;/i&gt;, DE. Tratto da http://de.wikipedia.org/wiki/Dolomiten-Schafgarbe&lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Wikipedia. (s.d.). &lt;i&gt;Achillea pannonica&lt;/i&gt;, DE. Tratto da http://de.wikipedia.org/wiki/Ungarische_Wiesen-Schafgarbe&lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Wikipedia. (s.d.). &lt;i&gt;Achillea ptarmica&lt;/i&gt;, ENG. Tratto da http://en.wikipedia.org/wiki/Achillea_ptarmica&lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Wikipedia. (s.d.). &lt;i&gt;Achillea salicifolia&lt;/i&gt;, DE. Tratto da http://de.wikipedia.org/wiki/Weidenbl%C3%A4ttrige_Sumpf-Schafgarbe&lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Wikipedia. (s.d.). &lt;i&gt;Achillea sibirica&lt;/i&gt;, ENG. Tratto da http://en.wikipedia.org/wiki/Achillea_sibirica&lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Wikipedia. (s.d.). &lt;i&gt;Achillea tomentosa&lt;/i&gt;, ES. Tratto da http://es.wikipedia.org/wiki/Achillea_tomentosa&lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Wikipedia. (s.d.). &lt;i&gt;Chinino&lt;/i&gt;, ITA. Tratto da http://it.wikipedia.org/wiki/Chinino&lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Wikipedia. (s.d.). &lt;i&gt;Dispepsia&lt;/i&gt;, ITA. Tratto da http://it.wikipedia.org/wiki/Dispepsia&lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Wikipedia. (s.d.). &lt;i&gt;Emmenagogo&lt;/i&gt;, ITA. Tratto da http://it.wikipedia.org/wiki/Emmenagogo&lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Wikipedia. (s.d.). &lt;i&gt;Febbre da fieno&lt;/i&gt;, ITA. Tratto da http://it.wikipedia.org/wiki/Febbre_da_fieno&lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Wikipedia. (s.d.). &lt;i&gt;Menorragia&lt;/i&gt;, ITA. Tratto da http://it.wikipedia.org/wiki/Menorragia&lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Wikipedia. (s.d.). &lt;i&gt;Scialorrea&lt;/i&gt;, ITA. Tratto da http://it.wikipedia.org/wiki/Scialorrea&lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Wikipedia. (s.d.). &lt;i&gt;Specie di Achillea&lt;/i&gt;, ITA. Tratto da http://it.wikipedia.org/wiki/Specie_di_Achillea&lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Wikipedia. (s.d.). &lt;i&gt;Suffruticosa&lt;/i&gt;, ITA. Tratto da &lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Suffruticosa"&gt;http://it.wikipedia.org/wiki/Suffruticosa&lt;/a&gt;&lt;/li&gt; &lt;/ul&gt;  &lt;h2&gt;Note   &lt;hr align="left" size="1" width="33%" /&gt;&lt;/h2&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="file:///G:/BOTANICA/ARTICOLI SULLE PIANTE/#_ftnref1_1311" name="_ftn1_1311"&gt;[1]&lt;/a&gt; Nel corso dei secoli molte famiglie botaniche sono state riviste e riclassificate, spesso con altri nomi&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="file:///G:/BOTANICA/ARTICOLI SULLE PIANTE/#_ftnref2_1311" name="_ftn2_1311"&gt;[2]&lt;/a&gt; &lt;b&gt;Suffrutice&lt;/b&gt;: Con suffruticosa o pianta suffrutticosa si intende una piccola pianta perenne, legnosa con rami erbacei fino alla base, alta al massimo mezzo metro.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="file:///G:/BOTANICA/ARTICOLI SULLE PIANTE/#_ftnref3_1311" name="_ftn3_1311"&gt;[3]&lt;/a&gt; Che vive sottoterra.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="file:///G:/BOTANICA/ARTICOLI SULLE PIANTE/#_ftnref4_1311" name="_ftn4_1311"&gt;[4]&lt;/a&gt; Parte aerea della pianta.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="file:///G:/BOTANICA/ARTICOLI SULLE PIANTE/#_ftnref5_1311" name="_ftn5_1311"&gt;[5]&lt;/a&gt; Coperto di folti peli&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="file:///G:/BOTANICA/ARTICOLI SULLE PIANTE/#_ftnref6_1311" name="_ftn6_1311"&gt;[6]&lt;/a&gt; Si dice di una pianta che sviluppa, dalla radice, numerosi fusti.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="file:///G:/BOTANICA/ARTICOLI SULLE PIANTE/#_ftnref7_1311" name="_ftn7_1311"&gt;[7]&lt;/a&gt; &lt;b&gt;Diaforetico&lt;/b&gt;: Sostanza che ha il potere di favorire la sudorazione.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="file:///G:/BOTANICA/ARTICOLI SULLE PIANTE/#_ftnref8_1311" name="_ftn8_1311"&gt;[8]&lt;/a&gt; &lt;b&gt;Astringente&lt;/b&gt;: In medicina, di sostanza o farmaco capace di ridurre o arrestare una secrezione o escrezione o emorragia provocando una costrizione dei tessuti con cui viene a contatto.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="file:///G:/BOTANICA/ARTICOLI SULLE PIANTE/#_ftnref9_1311" name="_ftn9_1311"&gt;[9]&lt;/a&gt; &lt;b&gt;Tonico&lt;/b&gt;: In cosmesi, speciale preparato per restringere i pori dell’epidermide e impedire il rilassamento dei muscoli.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="file:///G:/BOTANICA/ARTICOLI SULLE PIANTE/#_ftnref10_1311" name="_ftn10_1311"&gt;[10]&lt;/a&gt; &lt;b&gt;Febbre da fieno&lt;/b&gt;: La febbre da fieno indica quelle forme di rinite allergica che si ripetono annualmente ed è una reazione della mucosa degli occhi, del naso e delle vie respiratorie ai pollini stagionali, ma anche alla polvere, ad alcuni tipi di volatili, al pelo animale (soprattutto felino) e ad altri elementi irritanti. Di solito sono infatti le particelle di polline di piante o di alberi che utilizzano per la loro riproduzione l’opera del vento (impollinazione anemofila) che provocano particolari disturbi che vanno sotto il nome scientificamente più corretto di pollinosi. In un certo numero di casi, che sono in aumento, l’infiammazione interessa anche la mucosa bronchiale e si sviluppano crisi asmatiche. Questi disturbi possono acutizzarsi in determinati ambienti come la campagna, i parchi pubblici e/o nelle giornate molto ventose che propagano maggiormente i pollini, ma sono stati anche registrati casi in cui bevande fortemente alcoliche e situazioni pesantemente stressanti possono essere colpevoli dell'apparire del fenomeno &amp;quot;febbre da fieno&amp;quot;.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="file:///G:/BOTANICA/ARTICOLI SULLE PIANTE/#_ftnref11_1311" name="_ftn11_1311"&gt;[11]&lt;/a&gt; &lt;b&gt;Eczema&lt;/b&gt;: Dermatosi pruriginosa caratterizzata da arrossamento e da vescicole con secrezione sierosa e formazione di croste nella forma acuta, e da squame e ispessimenti in quella cronica; oggi si preferisce usare l’espressione dermatite atopica. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="file:///G:/BOTANICA/ARTICOLI SULLE PIANTE/#_ftnref12_1311" name="_ftn12_1311"&gt;[12]&lt;/a&gt; &lt;b&gt;Dispepsia&lt;/b&gt;: (dal greco δυσπεψία, composto di &amp;quot;δυς-&amp;quot; (dys) = &amp;quot;difficile&amp;quot; e &amp;quot;πέψις&amp;quot; (pepsis) = &amp;quot;digestione&amp;quot;) può essere definita in prima istanza come una condizione patologica caratterizzata dalla presenza predominante di dolore e/o fastidio persistente o ricorrente localizzato nell'epigastrio. Infatti poiché non sono stati definiti i parametri clinici che permettono di distinguere i soggetti sani, dai soggetti affetti da patologie dispetiche non è stato neanche possibile classificare i differenti casi sintomatologici in precisi quadri clinici. I quadri caratterizzati da dispepsia si classificano normalmente in base ai sintomi.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="file:///G:/BOTANICA/ARTICOLI SULLE PIANTE/#_ftnref13_1311" name="_ftn13_1311"&gt;[13]&lt;/a&gt; &lt;b&gt;Menorragia&lt;/b&gt;: Per menorragia in campo medico, si intende un'anormale perdita di sangue durante il ciclo mestruale. Essa è sia eccessiva che prolungata rispetto alla normale durata e intensità fisiologica.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="file:///G:/BOTANICA/ARTICOLI SULLE PIANTE/#_ftnref14_1311" name="_ftn14_1311"&gt;[14]&lt;/a&gt; &lt;b&gt;Chinino&lt;/b&gt;: è un alcaloide naturale avente proprietà antipiretiche, antimalariche e analgesiche. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="file:///G:/BOTANICA/ARTICOLI SULLE PIANTE/#_ftnref15_1311" name="_ftn15_1311"&gt;[15]&lt;/a&gt; &lt;b&gt;Emmenagogo&lt;/b&gt;: Il termine emmenagogo (plurale: emmenagoghi) è utilizzato con riferimento a quei principi attivi, farmaci, o rimedi fitoterapici, in grado di stimolare l'afflusso di sangue nell'area pelvica e nell'utero, e, in alcuni casi, di favorire la mestruazione. Principi attivi con tali proprietà possono essere utilizzati nelle cosiddette terapie emmenagoghe, in quei casi in cui il flusso mestruale sia assente o rarefatto per cause diverse dalla gravidanza, come nell'oligomenorrea. L'etimologia proviene dal greco (ta)emmena = mestrui e agogos = che conduce (fuori)&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="file:///G:/BOTANICA/ARTICOLI SULLE PIANTE/#_ftnref16_1311" name="_ftn16_1311"&gt;[16]&lt;/a&gt; &lt;b&gt;Scialorrea&lt;/b&gt;: deriva dal greco sialon, saliva e reo, scorrere.La scialorrea è un segno dovuto a difficoltà alla deglutizione, causata da varie condizioni, cosicché la saliva indugia in bocca e cola dalle labbra. La scialorrea è quindi diversa dall'ipersalivazione. &lt;/p&gt;  &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8272770838067194450-468447041009385751?l=vivereilmedioevo-erbario.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://vivereilmedioevo-erbario.blogspot.com/feeds/468447041009385751/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://vivereilmedioevo-erbario.blogspot.com/2010/11/achillea.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8272770838067194450/posts/default/468447041009385751'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8272770838067194450/posts/default/468447041009385751'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://vivereilmedioevo-erbario.blogspot.com/2010/11/achillea.html' title='Achillea'/><author><name>Chiara Corti</name><uri>https://profiles.google.com/103184024759990247673</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='//lh3.googleusercontent.com/-krqjYFI7GK8/AAAAAAAAAAI/AAAAAAAAJoQ/mtlSi0LN30g/s512-c/photo.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://lh4.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/TNWcivlQxcI/AAAAAAAAHXM/JYOCpbtGpp4/s72-c/ACHILLEA_thumb3.jpg?imgmax=800' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8272770838067194450.post-1669057537920388760</id><published>2010-05-20T22:04:00.001+02:00</published><updated>2010-05-20T22:04:34.868+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Botanica'/><title type='text'>La radice</title><content type='html'>&lt;p&gt;La radice è l’organo che serve a fissare la pianta al suolo e ad assorbire dallo stesso dell’acqua contenente le soluzioni diluite dei sali minerali di composizione eguale o simile a quella delle sostanze che la moderna agricoltura adopera sotto il nome di concimi chimici e che costruiscono un nutrimento indispensabile alla vita dell’organismo vegetale. Per compiere adeguatamente queste due funzioni la radice è sempre più o meno ramificata; perché mediante le ramificazioni essa aderisce ad un grandissimo numero di punti del suolo e quindi consente l’ancoraggio della pianta, mentre al tempo stesso si crea una superficie di assorbimento estesa. A tener salda la pianta al terreno e quindi a favorire l’ancoraggio concorrono le ramificazioni maggiori per dimensione della radice mentre l’assorbimento viene svolto da quelle minori che possono raggiungere anche le dimensioni di peli (peli radicali). Dalle radici le sostanze minerali e l’acqua giungono per via di ramificazioni sempre maggiori al fusto e da qui a tutto l’organismo vegetale. Oltre alle funzioni di ancoraggio e assorbimento, la radice svolge anche la produzione di ormoni, quali citochinine &lt;a href="#_ftn1_4276" name="_ftnref1_4276"&gt;[1]&lt;/a&gt; e gibberelline &lt;a href="#_ftn2_4276" name="_ftnref2_4276"&gt;[2]&lt;/a&gt;. Quantunque le funzioni della radice siano quasi sempre quelle sopra indicate, la forma di quest’organo non è la stessa in tutte le specie vegetali, ma cambia. &lt;/p&gt;  &lt;h3&gt;Formazione della radice&lt;/h3&gt;  &lt;p&gt;In tutte le cormofite, lo sviluppo dei tre organi del cormo &lt;a href="#_ftn3_4276" name="_ftnref3_4276"&gt;[3]&lt;/a&gt; inizia allo stadio embrionale quando, a un certo punto, si notano due poli opposti: il &lt;b&gt;&lt;i&gt;polo caulinare&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; (che originerà il caule) e il &lt;b&gt;&lt;i&gt;polo radicale&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; (da cui originerà la radice). Essi sono costituiti da &lt;b&gt;&lt;i&gt;cellule meristematiche&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; &lt;a href="#_ftn4_4276" name="_ftnref4_4276"&gt;[4]&lt;/a&gt; che daranno origine rispettivamente al fusto e alla radice. Nel fusto si ha andamento &lt;b&gt;&lt;i&gt;geotropico negativo&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; &lt;a href="#_ftn5_4276" name="_ftnref5_4276"&gt;[5]&lt;/a&gt;, nella radice positivo. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Dall’attività &lt;b&gt;&lt;i&gt;dell’apice radicale&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; si formerà la &lt;b&gt;&lt;i&gt;radice principale&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;La radice principale è formata da:&lt;/p&gt;  &lt;ul&gt;   &lt;li&gt;&lt;b&gt;&lt;i&gt;colletto &lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;a href="#_ftn6_4276" name="_ftnref6_4276"&gt;[6]&lt;/a&gt;; è il punto di inizio della radice. &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;b&gt;&lt;i&gt;asse&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; è la radice principale dove si ramificano tutte le altre radici secondarie. &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;b&gt;&lt;i&gt;zona pilifera &lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;b&gt;&lt;i&gt;pileoriza &lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;a href="#_ftn7_4276" name="_ftnref7_4276"&gt;[7]&lt;/a&gt; e le sue differenti tipologie: &lt;/li&gt;    &lt;ul&gt;     &lt;li&gt;&lt;b&gt;&lt;i&gt;ramosa&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; detta così perché è strutturata come un albero sottosopra. &lt;/li&gt;      &lt;li&gt;&lt;b&gt;&lt;i&gt;Tuberosa&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;/li&gt;      &lt;li&gt;&lt;b&gt;&lt;i&gt;fascicolata &lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;/li&gt;      &lt;li&gt;&lt;b&gt;&lt;i&gt;a&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; &lt;b&gt;&lt;i&gt;fittone &lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;a href="#_ftn8_4276" name="_ftnref8_4276"&gt;[8]&lt;/a&gt; come la carota &lt;/li&gt;      &lt;li&gt;&lt;b&gt;&lt;i&gt;avventizia &lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;a href="#_ftn9_4276" name="_ftnref9_4276"&gt;[9]&lt;/a&gt; tipo l'edera &lt;/li&gt;      &lt;li&gt;&lt;b&gt;&lt;i&gt;aerea&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;/li&gt;   &lt;/ul&gt; &lt;/ul&gt;  &lt;p&gt;&lt;b&gt;&lt;i&gt;&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;  &lt;h3&gt;Struttura botanica della radice&lt;/h3&gt;  &lt;p&gt;Nella radice, in analogia con le zone di crescita del fusto, sono presenti le seguenti zone di crescita:&lt;/p&gt;  &lt;ul&gt;   &lt;li&gt;&lt;b&gt;&lt;i&gt;Apice radicale&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; (zona meristematica) &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;b&gt;&lt;i&gt;Zona di distensione &lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;b&gt;&lt;i&gt;Zona pilifera &lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;b&gt;&lt;i&gt;Zona di struttura primaria &lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;b&gt;&lt;i&gt;Zona di struttura secondaria &lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Le &lt;b&gt;&lt;i&gt;zone meristematica&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; e di &lt;b&gt;&lt;i&gt;distensione&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; corrispondono alla zona di crescita in lunghezza.&lt;/li&gt; &lt;/ul&gt;  &lt;h4&gt;Apice radicale&lt;/h4&gt;  &lt;p&gt;L’apice della radice deve avere delle strutture di protezione per non essere leso durante la penetrazione nel terreno. Tale protezione è fornita da una struttura presente solo in questo organo, detta &lt;b&gt;&lt;i&gt;cuffia&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; (o &lt;b&gt;&lt;i&gt;caliptra&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;), messa come un cappuccio. Le &lt;b&gt;&lt;i&gt;cellule meristematiche&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; dell’apice radicale producono sia i tessuti della radice, sia la cuffia. Nelle Gimnosperme e nelle Angiosperme più primitive la cuffia ha origine dal dermatogeno, mentre nelle Angiosperme più evolute si riconosce un gruppo di iniziali specifico detto &lt;b&gt;&lt;i&gt;caliptrogeno&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Proprio la presenza della cuffia e l’assenza dei primordi differenziano l’apice radicale dall’apice del fusto; il primo è molto più semplice e lineare. Nella cuffia sono presenti due popolazioni di cellule, una centrale che appartiene alla &lt;b&gt;&lt;i&gt;zona della columella&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; e altre laterali con le cellule delle fiancate. Le &lt;b&gt;&lt;i&gt;cellule della columella&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; sono grosse, cubiche, con grosso nucleo, molto citoplasma e grossi granuli di amido. La &lt;b&gt;&lt;i&gt;columella&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; è, nella cuffia, &lt;b&gt;&lt;i&gt;il sito della percezione gravitropica&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;, le cellule della columella contengono particolari amiloplasti (detti statoliti) grazie ai quali vengono percepite variazioni nella posizione che innescano reazioni di crescita che mantengono l’apice in posizione verticale (&lt;b&gt;&lt;i&gt;geotropismo positivo&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;). Le cellule delle fiancate hanno aspetto nastriforme, compresse tangenzialmente, hanno pareti ricche di mucillagini che a contatto con il terreno si sfaldano formando una massa mucillaginosa (&lt;b&gt;&lt;i&gt;mucigel&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;) che svolge azione lubrificante facilitando la penetrazione della radice nel terreno. Queste cellule si rinnovano, altre si riformano dai meristemi apicali e la dimensione della cuffia rimane costante. La cuffia è presente anche nelle piante acquatiche nelle quali non funge da lubrificante, ma da protezione. Nelle &lt;b&gt;&lt;i&gt;Pteridofite&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; l’apice radicale è costituito da una sola cellula che con le sue divisioni successive produce tutti i tessuti dell’organo.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Nelle &lt;b&gt;&lt;i&gt;Spermatofite&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; (&lt;b&gt;&lt;i&gt;Gimnosperme&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; e &lt;b&gt;&lt;i&gt;Angiosperme&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;) la situazione più evoluta presenta un apice pluricellulare con alcuni gruppi di cellule iniziali:&lt;/p&gt;  &lt;ul&gt;   &lt;li&gt;esternamente le cellule iniziali dette &lt;b&gt;&lt;i&gt;Dermatogeno&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; originano l’epidermide radicale &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;in posizione mediana il &lt;b&gt;&lt;i&gt;Periblema&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; origina la &lt;b&gt;&lt;i&gt;corteccia primaria&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;/li&gt;    &lt;li&gt;più internamente il &lt;b&gt;&lt;i&gt;Pleroma&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; formerà il &lt;b&gt;&lt;i&gt;cilindro centrale&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;/li&gt; &lt;/ul&gt;  &lt;p&gt;Nelle &lt;b&gt;&lt;i&gt;Angiosperme&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; più evolute, ed in particolare nelle &lt;b&gt;&lt;i&gt;Monocotiledoni&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;, è presente una zona caratterizzata da un ciclo cellulare molto lento definita &lt;b&gt;&lt;i&gt;centro quiescente&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;. Questa zona è formata da cellule poco soggette a mutazioni costituisce cioè una riserva cellulare per il meristema. In &lt;i&gt;Arabidopsis thaliana&lt;/i&gt; il centro quiescente ha un ruolo nel mantenere indifferenziate le cellule iniziali del meristema.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;img style="border-bottom: 0px; border-left: 0px; display: block; float: none; margin-left: auto; border-top: 0px; margin-right: auto; border-right: 0px" title="image" border="0" alt="image" src="http://lh5.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/S_WVdq9dyKI/AAAAAAAAGtg/k7t5_PQPL2c/image%5B6%5D.png?imgmax=800" width="200" height="407" /&gt; &lt;/p&gt;  &lt;p align="center"&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;Figura 1 - sezione verticale della radice&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;  &lt;h4&gt;Zona di distensione e differenziazione&lt;/h4&gt;  &lt;p&gt;Questa zona, insieme alla zona meristematica, corrisponde alla zona in cui la radice mostra la crescita in lunghezza. La zona di distensione nella radice è più breve che nel fusto. Nella &lt;b&gt;&lt;i&gt;zona di differenziazione&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; le cellule possono ancora distendersi ma iniziano già fenomeni di differenziazione a partire dal &lt;b&gt;&lt;i&gt;pleroma &lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;a href="#_ftn10_4276" name="_ftnref10_4276"&gt;[10]&lt;/a&gt; (ad es. si formano i primi vasi del &lt;b&gt;&lt;i&gt;protoxilema&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;). La zona liscia della parete è la zona di allungamento per distensione, è liscia perché non sono presenti peli radicali. Le cellule di questa zona si originano dai meristemi determinati, il &lt;b&gt;&lt;i&gt;procambio &lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;a href="#_ftn11_4276" name="_ftnref11_4276"&gt;[11]&lt;/a&gt;, il &lt;b&gt;&lt;i&gt;protoderma&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; e il &lt;b&gt;&lt;i&gt;meristema fondamentale&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;.&lt;/p&gt;  &lt;h4&gt;Zona di struttura primaria&lt;/h4&gt;  &lt;p&gt;Con il passaggio alla struttura primaria si formano &lt;b&gt;&lt;i&gt;peli radicali&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; &lt;a href="#_ftn12_4276" name="_ftnref12_4276"&gt;[12]&lt;/a&gt; a partire da cellule dell’epidermide radicale dette &lt;b&gt;&lt;i&gt;tricoblasti&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;, che formano un’estroflessione in cui penetra il nucleo. I &lt;b&gt;&lt;i&gt;peli&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; si sviluppano man mano che si producono nuove parti di radice a partire dall’apice. Hanno durata limitata, e vengono sostituiti da nuovi peli prodotti nella zona più giovane della radice. La loro caduta corrisponde alla degenerazione dell’epidermide radicale, che viene sostituita &lt;b&gt;&lt;i&gt;dall’esoderma&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; cioè lo strato più esterno del &lt;b&gt;&lt;i&gt;parenchima&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; &lt;b&gt;&lt;i&gt;corticale&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; che suberifica alla caduta dell’epidermide radicale, assumendo funzione di protezione. Nella zona pilifera le cellule sono ormai completamente differenziate, sono tessuti adulti di origine primaria.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Il &lt;b&gt;&lt;i&gt;rizoderma &lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;a href="#_ftn13_4276" name="_ftnref13_4276"&gt;[13]&lt;/a&gt; o &lt;b&gt;&lt;i&gt;epidermide radicale&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; è un tessuto formato da cellule prive di spazi intercellulari e senza cuticole; mancano gli stomi, sono presenti i &lt;b&gt;&lt;i&gt;peli radicali&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Il &lt;b&gt;&lt;i&gt;cilindro corticale&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; è molto sviluppato rispetto al centrale e appare piuttosto omogeneo in quanto formato in prevalenza da parenchima di riserva. Vi si possono trovare strutture secernenti, a volte &lt;b&gt;&lt;i&gt;canali secretori&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Il &lt;b&gt;&lt;i&gt;cilindro centrale&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; è rigido perché ci sono elementi di conduzione.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Il limite fra &lt;b&gt;&lt;i&gt;cilindro corticale&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; e &lt;b&gt;&lt;i&gt;cilindro centrale&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; è costituito &lt;b&gt;&lt;i&gt;dall’endoderma &lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;a href="#_ftn14_4276" name="_ftnref14_4276"&gt;[14]&lt;/a&gt;, strato di cellule con pareti radiali e trasversali rese impermeabili da &lt;b&gt;&lt;i&gt;suberina &lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;a href="#_ftn15_4276" name="_ftnref15_4276"&gt;[15]&lt;/a&gt; o &lt;b&gt;&lt;i&gt;lignina &lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;a href="#_ftn16_4276" name="_ftnref16_4276"&gt;[16]&lt;/a&gt;. Qui si nota la &lt;b&gt;&lt;i&gt;banda del Caspary&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; &lt;a href="#_ftn17_4276" name="_ftnref17_4276"&gt;[17]&lt;/a&gt; cioè l'anello di cellule ispessite, in corrispondenza della banda il &lt;b&gt;&lt;i&gt;plasmalemma&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; delle cellule è particolarmente aderente alla parete. La funzione dell’endoderma è quella di obbligare il passaggio di acqua e soluti attraverso il &lt;b&gt;&lt;i&gt;plasmalemma&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; e il citoplasma prima di raggiungere le parti più profonde (parziale selezione).&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Il primo strato del cilindro centrale è detto &lt;b&gt;&lt;i&gt;periciclo &lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;a href="#_ftn18_4276" name="_ftnref18_4276"&gt;[18]&lt;/a&gt; che è un &lt;b&gt;&lt;i&gt;parenchima&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; ma dal punto di vista funzionale può essere considerato un &lt;b&gt;&lt;i&gt;meristema&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; in quanto da esso si forma in parte il cambio per l’accrescimento secondario della radice. È inoltre la sede della formazione delle radici secondarie che hanno quindi origine endogena, a differenza dei rami che derivano dalle gemme ascellari prodotte dalla tunica con origine dunque esogena.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;All’interno del &lt;b&gt;&lt;i&gt;periciclo&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; troviamo del &lt;b&gt;&lt;i&gt;parenchima&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; in cui sono disposti i &lt;b&gt;&lt;i&gt;fasci cribro-vascolari&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; &lt;a href="#_ftn19_4276" name="_ftnref19_4276"&gt;[19]&lt;/a&gt; di &lt;b&gt;&lt;i&gt;tipo alterno&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; formati da &lt;b&gt;&lt;i&gt;arche&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; o &lt;b&gt;&lt;i&gt;fasci legnosi alternati ad arche o fasci cribrosi&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;. Le &lt;b&gt;&lt;i&gt;arche legnose&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; si dispongono come i bracci di una stella e la loro disposizione ha dato il nome a questo tipo di stele: &lt;b&gt;&lt;i&gt;actinostele&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;. I fasci di legno e cribro sono disposti alternativamente in un anello. Il numero di arche può variare, generalmente nelle gimnosperme e dicotiledoni è basso (2-7), al contrario è alto nelle monocotiledoni dove si parla di &lt;b&gt;&lt;i&gt;radice&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; &lt;b&gt;&lt;i&gt;poliarca&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;. &lt;b&gt;&lt;i&gt;Il numero di arche è diagnostico per la determinazione di una specie&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;. Le arche di legno hanno dimensioni variabili a seconda dell’altezza. I primi (protoxilema) sono disposti esternamente, i nuovi (metaxilema) si dispongono in seguito sempre più internamente. Nelle dicotiledoni il differenziamento delle arche può procedere fino al centro della radice formando una struttura stellata. Nelle monocotiledoni le arche di legno non confluiscono mai al centro dove rimane sempre del parenchima che costituisce il midollo centrale (altro carattere diagnostico).&lt;/p&gt;  &lt;h4&gt;Zona di struttura secondaria&lt;/h4&gt;  &lt;p&gt;Anche nella radice il passaggio a &lt;b&gt;&lt;i&gt;struttura secondaria&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; avviene a carico di &lt;b&gt;&lt;i&gt;cambio cribro-vascolare &lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;a href="#_ftn20_4276" name="_ftnref20_4276"&gt;[20]&lt;/a&gt; e &lt;b&gt;&lt;i&gt;fellogeno &lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;a href="#_ftn21_4276" name="_ftnref21_4276"&gt;[21]&lt;/a&gt;. Il cambio cribro vascolare si forma in parte sotto il &lt;b&gt;&lt;i&gt;periciclo&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; in corrispondenza delle &lt;b&gt;&lt;i&gt;arche&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; &lt;b&gt;&lt;i&gt;legnose&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;, e in parte da cellule parenchimatiche che si trovano fra le &lt;b&gt;&lt;i&gt;arche legnose&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; e quelle &lt;b&gt;&lt;i&gt;liberiane&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;. Da questa induzione si viene a formare un cambio di forma sinusoidale che presto si circolarizza producendo solamente legno all'interno, prima di cominciare &lt;b&gt;&lt;i&gt;l'attività dipleurica&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;. Il &lt;b&gt;&lt;i&gt;rizoderma&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; dopo la caduta dei peli radicali viene sostituito inizialmente dall’esoderma. Successivamente quando è iniziato l'accrescimento secondario si differenzia nella zona corticale (talvolta fino alla profondità del periciclo) un fellogeno, che funziona in modo simile a quello del fusto, formando un periderma con lenticelle.&lt;/p&gt;  &lt;h4&gt;Formazione delle radici secondarie&lt;/h4&gt;  &lt;p&gt;Nella &lt;b&gt;&lt;i&gt;zona di struttura primaria&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; si formano anche le &lt;b&gt;&lt;i&gt;radici secondarie&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;, che contribuiscono ad aumentare la massa dell’apparato radicale accrescendo la &lt;b&gt;&lt;i&gt;capacità di ancoraggio&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; e quella di &lt;b&gt;&lt;i&gt;assorbimento&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;. Una &lt;b&gt;&lt;i&gt;radice&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; &lt;b&gt;&lt;i&gt;laterale&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; si forma a seguito della proliferazione di un gruppo di cellule del periciclo, in linea di massima poste di fronte ad un’arca legnosa. Esse si dividono periclinalmente generalmente tre volte, di modo da costituire i tre meristemi primari dell'apice. L’abbozzo poi, con divisioni anticlinali, si allunga ed inizia ad organizzarsi secondo lo stesso schema della radice primaria. L’accrescimento determina la rottura dell’endoderma, la perforazione del parenchima corticale e dell’epidermide per fuoriuscire all'esterno. Si dice che, a differenza delle appendici del fusto, le radici secondarie abbiano un'origine endogena.&lt;/p&gt;  &lt;h4&gt;Evoluzione&lt;/h4&gt;  &lt;p&gt;Rispetto agli altri organi la radice ha avuto un’evoluzione più lenta poiché il terreno è meno soggetto alle variazioni ambientali; questo spiega la relativa omogeneità delle radici nelle varie piante. Nonostante l'omogeneità di struttura tra le radici delle piante, si può verosimilmente ritenere che la radice sia un organo evolutivamente più recente rispetto alla parte aerea, costituita dal fusto e dalle sua appendici (rami e foglie). Essa quindi potrebbe essersi formata come specializzazione del fusto, per assicurare la funzione fulcrante, cioè lo stabile ancoraggio della pianta al suolo, forse prima ancora che una funzione legata all'assorbimento dell'acqua e dei sali (che, vale la pena ricordare, è limitata solo al breve tratto della zona pilifera). Resta comunque valido il discorso legato ad una sorta di &amp;quot;primitività&amp;quot; di organizzazione rispetto al fusto in quanto alla struttura. I fusti più primitivi presentano gli elementi conduttori del fascio cribro-vascolare nella zona centrale. Anche nelle radici gli elementi conduttori restano nella parte centrale, benché xilema e floema si alternino in una struttura radiale. Viceversa, i fusti si evolvono spostando gli elementi conduttori (e quelli di sostegno che li accompagnano) verso la periferia, venendo incontro a due esigenze: la prima di ordine anatomico, perché si deve favorire il collegamento con le foglie, che sono appendici esogene; la seconda è di ordine strutturale, cioè di rinforzo, poiché, come per gli edifici, è più efficace un sostegno posto alla periferia che al centro. Viene da sé che nella radice il sostegno offerto dal terreno e la presenza di appendici&lt;/p&gt;  &lt;h4&gt;Radici specializzate&lt;/h4&gt;  &lt;p&gt;Possono esistere radici specializzate, generalmente legate a particolari ambienti: l'organizzazione interna di tali radici rimane costante dal punto di vista anatomico, ma le funzioni sono molto diversificate. Alcuni esempi sono:&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;img style="border-bottom: 0px; border-left: 0px; display: block; float: none; margin-left: auto; border-top: 0px; margin-right: auto; border-right: 0px" title="image" border="0" alt="image" src="http://lh6.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/S_WVfUjn0jI/AAAAAAAAGtk/0OiMfeEJ3_4/image%5B18%5D.png?imgmax=800" width="700" height="531" /&gt; &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;h3&gt;Tipologie di radice&lt;/h3&gt;  &lt;p&gt;Ci sono diversi tipi di radice: nelle &lt;b&gt;&lt;i&gt;conifere &lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;a href="#_ftn22_4276" name="_ftnref22_4276"&gt;[22]&lt;/a&gt; e nelle &lt;b&gt;&lt;i&gt;dicotiledoni&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;, una &lt;b&gt;&lt;i&gt;radice primaria&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; chiamata &lt;b&gt;&lt;i&gt;radichetta&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; origina nell'embrione del seme e a seguito si sviluppano ramificazioni laterali (a e b, c sono le foglie). &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;img style="border-bottom: 0px; border-left: 0px; display: block; float: none; margin-left: auto; border-top: 0px; margin-right: auto; border-right: 0px" title="image" border="0" alt="image" src="http://lh6.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/S_WVgPj0mWI/AAAAAAAAGto/KEfrspN-z1s/image%5B36%5D.png?imgmax=800" width="250" height="476" /&gt; &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;Figura 2 - Ramificazioni radice&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Dato che questo sistema sviluppa ulteriormente altre radici può mostrare una crescita secondaria a causa dell'attività cambiale. In molte monocotiledoni, le radici della prima forma della piantina, chiamate &lt;b&gt;&lt;i&gt;radici&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; &lt;b&gt;&lt;i&gt;seminali&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;, muoiono. Esse vengono sostituite dalle &lt;b&gt;&lt;i&gt;radici avventizie&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; (d), che emergono dallo stelo. Le dicotiledoni in genere hanno delle radici avventizie accessorie, e un esempio è offerto dall’edera (&lt;i&gt;Hedera&lt;/i&gt;). &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;img style="border-bottom: 0px; border-left: 0px; display: block; float: none; margin-left: auto; border-top: 0px; margin-right: auto; border-right: 0px" title="image" border="0" alt="image" src="http://lh3.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/S_WVg9OGkGI/AAAAAAAAGts/d9sILLp5klw/image%5B35%5D.png?imgmax=800" width="250" height="334" /&gt; &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Figura 3 - radici avventizie&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;  &lt;h4&gt;Radici di deposito&lt;/h4&gt;  &lt;p&gt;Le piante possono sviluppare radici spesse e specializzate come quelle che si trovano sulla carota (&lt;i&gt;Daucus&lt;/i&gt;), barbabietola (&lt;i&gt;Beta&lt;/i&gt;), la patata dolce (&lt;i&gt;Ipomea batatas&lt;/i&gt;), manroot (Ipomea pandurata), begonia tuberosa (&lt;i&gt;Begonia&lt;/i&gt;) e dalia (&lt;i&gt;Dahlia&lt;/i&gt;). Queste radici sono un adattamento per la conservazione dei nutrienti per la pianta e si osservano in molte piante biennali e perenni (vedi articoli del sito &lt;a href="http://vivereilmedioevo-erbario.blogspot.com/2010/04/blog-post.html"&gt;&lt;i&gt;Biennali&lt;/i&gt;&lt;/a&gt;, &lt;a href="http://vivereilmedioevo-erbario.blogspot.com/2010/04/quando-una-pianta-e-perenne.html"&gt;&lt;i&gt;Perenni&lt;/i&gt;&lt;/a&gt;)&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;img style="border-bottom: 0px; border-left: 0px; display: block; float: none; margin-left: auto; border-top: 0px; margin-right: auto; border-right: 0px" title="image" border="0" alt="image" src="http://lh3.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/S_WViVQM8wI/AAAAAAAAGtw/XbD59zBWbtY/image%5B59%5D.png?imgmax=800" width="350" height="380" /&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Figura 4 – a sin. radice di deposito&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;img style="border-bottom: 0px; border-left: 0px; display: block; float: none; margin-left: auto; border-top: 0px; margin-right: auto; border-right: 0px" title="image" border="0" alt="image" src="http://lh6.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/S_WVkObMAZI/AAAAAAAAGt0/-lHPxUIDmik/image%5B67%5D.png?imgmax=800" width="500" height="296" /&gt; &lt;/p&gt;  &lt;h4&gt;Radici di sostegno&lt;/h4&gt;  &lt;p&gt;Alcune piante sviluppano radici di sostegno come avviene nel mais (&lt;i&gt;Zea&lt;/i&gt;) e mangrovie (&lt;i&gt;Rhizophora&lt;/i&gt;). Tali radici sono particolarmente efficaci nel sistema di ancoraggio sparare nel terreno, impedendo loro di rovesciarsi in caso di vento forte, piogge pesanti, e l'impatto contro i predatori e le attività umane.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;img style="border-bottom: 0px; border-left: 0px; display: block; float: none; margin-left: auto; border-top: 0px; margin-right: auto; border-right: 0px" title="image" border="0" alt="image" src="http://lh4.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/S_WVmG4e9LI/AAAAAAAAGt4/eWYpdGuNLBo/image%5B75%5D.png?imgmax=800" width="450" height="324" /&gt; &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Figura 5 – radice di sostegno. A sinistra disegno, a destra immagine della Zea mays&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;  &lt;h4&gt;Radici contrattili. &lt;/h4&gt;  &lt;p&gt;Contrazione e accorciamento di alcune radici, aiuta ad ancorare la pianta più saldamente al terreno. Le radici contrattili sono comuni nelle dicotiledoni erbacee e monocotiledoni, e si dividono in fittoni con radici avventizie e le radici laterali e in bulbi e rizomi. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;img style="border-bottom: 0px; border-left: 0px; display: block; float: none; margin-left: auto; border-top: 0px; margin-right: auto; border-right: 0px" title="image" border="0" alt="image" src="http://lh3.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/S_WVm6-SmGI/AAAAAAAAGt8/mmGRfVo7VeA/image%5B81%5D.png?imgmax=800" width="250" height="330" /&gt; &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;em&gt;&lt;strong&gt;Figura 6 - Radice di tipo contrattile&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;  &lt;h3&gt;Rapporti simbiotici nelle radici&lt;/h3&gt;  &lt;p&gt;Le radici sono importanti anche per quanto riguarda la fissazione dell’azoto. Alcune piante sono stimolate da alcuni generi di batteri a sviluppare tessuti extra nelle radici sotto forma di noduli, che sono i responsabili della fissazione dell’azoto; in essi infatti l’azoto stesso viene convertito in altre forme, principalmente ammoniaca (NH&lt;sub&gt;3&lt;/sub&gt;), che possono poi essere convertite a loro volta in altre forme organiche, come gli amminoacidi. Tutti gli scambi avvengono in un rapporto reciprocamente vantaggioso sia per la pianta sia per i microrganismi che stimolano la fissazione dell’azoto. Gli esempi si trovano in erba medica (&lt;i&gt;Medicago&lt;/i&gt; &lt;i&gt;sativa&lt;/i&gt;, Fabaceae), il trifoglio (genere &lt;i&gt;Trifolium&lt;/i&gt;, Fabaceae) ed il pisello odoroso (&lt;i&gt;Pisum sativum&lt;/i&gt;, Fabacee), e infine il fagiolo (&lt;i&gt;Phaseolus vulgaris&lt;/i&gt;, Fabacee).&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;img style="border-bottom: 0px; border-left: 0px; display: inline; border-top: 0px; border-right: 0px" title="image" border="0" alt="image" src="http://lh5.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/S_WVpUXOnQI/AAAAAAAAGuA/5H-jBa_SQF8/image%5B97%5D.png?imgmax=800" width="900" height="319" /&gt; &lt;/p&gt;  &lt;p align="center"&gt;Noduli nella &lt;em&gt;&lt;strong&gt;Medicago sativa&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p align="center"&gt;&amp;#160;&lt;img style="border-bottom: 0px; border-left: 0px; display: inline; border-top: 0px; border-right: 0px" title="image" border="0" alt="image" src="http://lh5.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/S_WVsARv79I/AAAAAAAAGuE/wsLo6VbhomI/image%5B109%5D.png?imgmax=800" width="900" height="326" /&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p align="center"&gt;Radici e noduli del genere &lt;em&gt;&lt;strong&gt;Trifolium&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p align="center"&gt;&amp;#160;&lt;img style="border-bottom: 0px; border-left: 0px; display: block; float: none; margin-left: auto; border-top: 0px; margin-right: auto; border-right: 0px" title="image" border="0" alt="image" src="http://lh4.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/S_WVv0zT4FI/AAAAAAAAGuI/si--EAZfOJM/image%5B117%5D.png?imgmax=800" width="600" height="420" /&gt; &lt;/p&gt;  &lt;p align="center"&gt;Il genere &lt;em&gt;&lt;strong&gt;Pisum&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p align="center"&gt;&lt;img style="border-bottom: 0px; border-left: 0px; display: block; float: none; margin-left: auto; border-top: 0px; margin-right: auto; border-right: 0px" title="image" border="0" alt="image" src="http://lh6.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/S_WVzMMoxNI/AAAAAAAAGuM/gJku7-MMXqI/image%5B123%5D.png?imgmax=800" width="600" height="398" /&gt; &lt;/p&gt;  &lt;p align="center"&gt;Il genere &lt;em&gt;&lt;strong&gt;Phaseolus&lt;/strong&gt;&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;  &lt;h3&gt;Micorrize&lt;/h3&gt;  &lt;p&gt;Si tratta di una specie di rapporto simbiotico che s’instaura tra i funghi e le piante a vantaggio di entrambi.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;img style="border-bottom: 0px; border-left: 0px; display: block; float: none; margin-left: auto; border-top: 0px; margin-right: auto; border-right: 0px" title="image" border="0" alt="image" src="http://lh3.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/S_WVz3qWWGI/AAAAAAAAGuU/uZiDE0WH2Qs/image%5B129%5D.png?imgmax=800" width="250" height="246" /&gt; &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Figura 7 - Micorriza di una conifera&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;A vantaggio delle piante, i funghi favoriscono l'assorbimento di minerali, in particolare fosforo (P), e anche l'acqua. Per i funghi invece la pianta fornisce dalla radice zuccheri, aminoacidi, vitamine e acqua. Le Micorrize sono classificate a seconda che i filamenti fungini (ife &lt;a href="#_ftn23_4276" name="_ftnref23_4276"&gt;[23]&lt;/a&gt;) invadano (&lt;b&gt;&lt;i&gt;endomicorrize&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;) o circondino (&lt;b&gt;&lt;i&gt;ectomicorrize&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;) le cellule corticali della radice. Una terza classe quella in cui i funghi invadono e circondano al tempo stesso le cellule corticali della radice. In genere le micorrize si sviluppano nei terreni poveri per cui un legame con un altro organismo vivente diventa vantaggioso. &lt;/p&gt;  &lt;h3&gt;Bibliografia&lt;/h3&gt;  &lt;ul&gt;   &lt;li&gt;&lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Banda_di_Caspary"&gt;Banda di Caspary&lt;/a&gt; – Wikipedia (ITA)&lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Cambio_cribro-vascolare"&gt;Cambio cribro-vascolare&lt;/a&gt; – Wikipedia (ITA)&lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Cellula_vegetale"&gt;Cellula vegetale&lt;/a&gt; – Wikipedia (ITA)&lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Citochinine"&gt;Citochinine&lt;/a&gt; – Wikipedia (ITA)&lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Colletto_(botanica)"&gt;Colletto&lt;/a&gt; – Wikipedia (ITA)&lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Cormo"&gt;Cormo&lt;/a&gt; – Wikipedia (ITA)&lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Endoderma"&gt;Endoderma&lt;/a&gt; – Wikipedia (ITA)&lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Fasci_cribro-vascolari"&gt;Fasci cribro-vascolari&lt;/a&gt; – Wikipedia (ITA)&lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Fellogeno"&gt;Fellogeno&lt;/a&gt; – Wikipedia (ITA)&lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Fittone"&gt;Fittone&lt;/a&gt; – Wikipedia (ITA)&lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Geotropismo"&gt;Geotropismo&lt;/a&gt; – Wikipedia (ITA)&lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Ifa"&gt;Ifa&lt;/a&gt; – Wikipedia (ITA)&lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Lignina"&gt;Lignina&lt;/a&gt; – Wikipedia (ITA)&lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Micorriza"&gt;Micorriza&lt;/a&gt; – Wikipedia (ITA)&lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Periciclo"&gt;Periciclo&lt;/a&gt; – Wikipedia (ITA)&lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Radice_(botanica)"&gt;Radice&lt;/a&gt; – Wikipedia (ITA)&lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Radice_avventizia"&gt;Radice avventizia&lt;/a&gt; – Wikipedia (ITA)&lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Rizoderma"&gt;Rizoderma&lt;/a&gt; – Wikipedia (ITA)&lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Root_hair"&gt;Root hair&lt;/a&gt; – Wikipedia (ENG)&lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Suberina"&gt;Suberina&lt;/a&gt; – Wikipedia (ITA)&lt;/li&gt; &lt;/ul&gt;  &lt;h4&gt;Libri&lt;/h4&gt;  &lt;ul&gt;   &lt;li&gt;&lt;i&gt;Dizionario Devoto-Oli&lt;/i&gt; 2009&lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;i&gt;Botany illustrated. Major groups, flowering plant families&lt;/i&gt; di Janice Glim-Lacy e Peter B. Kaufman. Springer, 2006, 2&lt;sup&gt;nd&lt;/sup&gt;&lt;sub&gt; &lt;/sub&gt;ed.&lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;i&gt;Trattato di botanica, &lt;/i&gt;Eduard Strasburger, VI edizione italiana, Milano: Vallardi, 1973, p. 365 e segg.&lt;/li&gt; &lt;/ul&gt;  &lt;h4&gt;Immagini tratte da libri:&lt;/h4&gt;  &lt;p&gt;&lt;b&gt;&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;  &lt;ul&gt;   &lt;li&gt;&lt;b&gt;Figura 1&lt;/b&gt; - &lt;i&gt;Botany illustrated. &lt;/i&gt;&lt;i&gt;Major groups, flowering plant families&lt;/i&gt; di Janice Glim-Lacy e Peter B. Kaufman. Springer, 2006, 2&lt;sup&gt;nd&lt;/sup&gt;&lt;sub&gt; &lt;/sub&gt;ed. – pp. 38&lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;b&gt;Figura 2&lt;/b&gt; - &lt;i&gt;Botany illustrated. Major groups, flowering plant families&lt;/i&gt; di Janice Glim-Lacy e Peter B. Kaufman. Springer, 2006, 2&lt;sup&gt;nd&lt;/sup&gt;&lt;sub&gt; &lt;/sub&gt;ed. – pp. 38&lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;b&gt;Figura 3 &lt;/b&gt;- &lt;i&gt;Botany illustrated. Major groups, flowering plant families&lt;/i&gt; di Janice Glim-Lacy e Peter B. Kaufman. Springer, 2006, 2&lt;sup&gt;nd&lt;/sup&gt;&lt;sub&gt; &lt;/sub&gt;ed. – pp. 38&lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;b&gt;Figura 4&lt;/b&gt; - &lt;i&gt;Botany illustrated. Major groups, flowering plant families&lt;/i&gt; di Janice Glim-Lacy e Peter B. Kaufman. Springer, 2006, 2&lt;sup&gt;nd&lt;/sup&gt;&lt;sub&gt; &lt;/sub&gt;ed. – pp. 38&lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;b&gt;Figura 5&lt;/b&gt; - &lt;i&gt;Botany illustrated. Major groups, flowering plant families&lt;/i&gt; di Janice Glim-Lacy e Peter B. Kaufman. Springer, 2006, 2&lt;sup&gt;nd&lt;/sup&gt;&lt;sub&gt; &lt;/sub&gt;ed. – pp. 38&lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;b&gt;Figura 6&lt;/b&gt; - &lt;i&gt;Botany illustrated. Major groups, flowering plant families&lt;/i&gt; di Janice Glim-Lacy e Peter B. Kaufman. Springer, 2006, 2&lt;sup&gt;nd&lt;/sup&gt;&lt;sub&gt; &lt;/sub&gt;ed. – pp. 38&lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;b&gt;Figura 7&lt;/b&gt; - &lt;i&gt;Botany illustrated. Major groups, flowering plant families&lt;/i&gt; di Janice Glim-Lacy e Peter B. Kaufman. Springer, 2006, 2&lt;sup&gt;nd&lt;/sup&gt;&lt;sub&gt; &lt;/sub&gt;ed. – pp. 4&lt;/li&gt; &lt;/ul&gt;  &lt;h3&gt;Note   &lt;hr align="left" size="1" width="33%" /&gt;&lt;/h3&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="#_ftnref1_4276" name="_ftn1_4276"&gt;[1]&lt;/a&gt; Le &lt;b&gt;citochinine&lt;/b&gt; rappresentano più di 40 composti con struttura simile a quella dell'adenina, presenti in forma libera o come componenti di alcuni tRNA. Questi fitormoni vengono sintetizzati nel meristema radicale per poi trasferirsi tramite xilema nei tessuti con attiva divisione cellulare (foglie e frutti giovani, apice radicale e semi in germogliazione). Varie azioni sulla crescita e lo sviluppo in combinazione o opposizione alle auxine a seconda dell'organo bersaglio. Stimolo della divisione cellulare delle gemme laterali, inibizione dello sviluppo di radici laterali (in opposizione alle auxine); distensione dei cotiledoni (trasformazione da organi di riserva in foglie fotosintetizzanti), distensione in senso radiale delle cellule e ritardo della senescenza tissutale (stimolo dell'assunzione di nutrienti e della fotosintesi con ritardata degenerazione dei cloroplasti). &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="#_ftnref2_4276" name="_ftn2_4276"&gt;[2]&lt;/a&gt; &lt;b&gt;Gibberelline&lt;/b&gt;: sono ormoni vegetali che regolano la crescita e i diversi processi di sviluppo, tra cui l'allungamento della pianta, la germinazione, quiescenza, fioritura, espressione sessuale e la maturazione dei frutti. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="#_ftnref3_4276" name="_ftn3_4276"&gt;[3]&lt;/a&gt; &lt;b&gt;Cormo&lt;/b&gt;: viene definito come il corpo delle piante superiori, organizzato nei tre organi fondamentali: radice, fusto o caule, foglia. Nel cormo, le cellule presentano spiccate differenziazioni morfologiche e funzionali nell'ambito di tessuti. Nei vegetali pluricellulari in cui non vi è differenziazione di organi, il corpo dell'organismo è detto tallo. Le piante con cormo sono dette cormofite. Un elemento caratterizzante le cormofite è la presenza di tessuti differenziati per il trasporto di liquidi su lunghe distanze, in particolare la linfa grezza dalle radici alle foglie. Per questo le cormofite sono anche piante vascolari o tracheofite. Per l'assenza di tessuti altamente specializzati per il trasporto della linfa grezza e di organi propriamente detti si tende ad escludere le briofite (muschi ed epatiche) dal gruppo delle cormofite. Benché il corpo di questi organismi possa presentare somiglianze con l'organizzazione del cormo, esso sarà da considerare più propriamente un tallo. Si tratta comunque di un tema dibattuto che non trova concordi tutti gli studiosi. La presenza di un corpo di tipo tallo non esclude la presenza in casi particolari di tessuti differenziati. Ad esempio, in alghe brune di grandi dimensioni il tallo può assumere una forma cormoide, dove si distinguono un rizoide, un cauloide e una fronda. In questi casi, si differenzia un tessuto per la conduzione della linfa elaborata contenente i prodotti della fotosintesi dalla fronda al rizoide. Tale tessuto è per molti aspetti molto simile al tessuto cribroso delle piante superiori.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="#_ftnref4_4276" name="_ftn4_4276"&gt;[4]&lt;/a&gt; &lt;b&gt;Cellule meristematiche&lt;/b&gt;: sono cellule non differenziate il cui unico scopo è la riproduzione, si occupa quindi della riparazione e della crescita della pianta in lunghezza, meristema primario o apicale, ed in larghezza, meristema secondario (vedi cambio cribro-vascolare e cambio suberofellodermico).&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="#_ftnref5_4276" name="_ftn5_4276"&gt;[5]&lt;/a&gt; &lt;b&gt;Geotropismo&lt;/b&gt;: è la capacità delle piante di reagire alla gravità terrestre. I movimenti per cui le radici si dispongono nella posizione del filo a piombo &lt;b&gt;&lt;i&gt;verso il centro della Terra&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; si chiamano &lt;b&gt;&lt;i&gt;positivamente geotropici&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;; i movimenti per cui gli organismi vegetali si dispongono nella posizione del filo a piombo &lt;b&gt;&lt;i&gt;in direzione opposta al&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; &lt;b&gt;&lt;i&gt;centro della Terra si&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; chiamano &lt;b&gt;&lt;i&gt;negativamente geotropici.&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="#_ftnref6_4276" name="_ftn6_4276"&gt;[6]&lt;/a&gt; &lt;b&gt;Colletto&lt;/b&gt;: si definisce colletto di una pianta la zona di passaggio fra il fusto e la radice, a livello del terreno. È una zona specializzata che consente di resistere alla pressione del terreno circostante ed è il punto fino al quale le piante devono essere interrate al momento del trapianto: se la pianta viene interrata meno rischia di morire per esposizione delle radici, se viene interrata troppo viene lesionato il fusto e possono insorgere patologie, come il marciume del colletto. In natura può accadere che le radici restino esposte per dilavamento del terreno in seguito a forti piogge, in tal caso la pianta riesce a irrobustire le radici in modo da resistere all'esposizione (ad esempio certi ulivi secolari). L'esposizione delle radici delle piante viene ricreata ad arte dai coltivatori di &amp;quot;bonsai&amp;quot;, gli alberi nanizzati con tecniche particolari, come nel caso dello stile &amp;quot;Neagari&amp;quot; che fa sembrare la pianta sospesa su colonne formate dalle sue stesse radici&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="#_ftnref7_4276" name="_ftn7_4276"&gt;[7]&lt;/a&gt; &lt;b&gt;Pileoriza&lt;/b&gt;: In botanica, rivestimento pluricellulare a forma di dito di guanto che protegge l’estremo apice delle radici. Cuffia che ricopre la capsula di alcune Briofite. D al gr. &lt;i&gt;kalðptra&lt;/i&gt;, der. di &lt;i&gt;kalðptō&lt;/i&gt; ‘nascondo’&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="#_ftnref8_4276" name="_ftn8_4276"&gt;[8]&lt;/a&gt; &lt;b&gt;Fittone&lt;/b&gt;: Il fittone è la radice principale dell'apparato radicale delle piante dicotiledoni e gimnosperme.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Si presenta come una grosso corpo cilindrico a carattere legnoso che scende verticalmente dal fusto della pianta, assicurando ancoraggio e stabilità alla pianta, oltre al normale scopo di trasporto delle sostanze nutritive al corpo emerso del vegetale. Un esempio di fittone è la parte arancione delle carote impiantate saldamente nel terreno grazie ad esso. Altra pianta con radice fittonante è il girasole, che grazie a questa struttura intercetta bene l'acqua del terreno, rendendosi così quasi &amp;quot;autonomo&amp;quot; per quanto concerne l'approvvigionamento idrico. Nelle eudicotiledoni sono presenti radici che si spingono in profondità in modo molto caratteristico. Una radice centrale, infatti, raggiunge la profondità del suolo lasciandosi dietro delle radici laterali le quali si dividono,ulteriormente, in piccole radici. Le radici a fittone scavano nel terreno cunicoli il cui rapporto parte epigea/radice arriva a 1:10; per ogni metro di pianta quindi, si sviluppano circa dieci metri di radici. Le piante messe in vaso spesso perdono la capacità di penetrare il suolo fino alle falde per l'atrofizzazione del fittone, una pianta d'albicocco che abbia penetrato dalla nascita il terreno può raggiungere gli 800 anni di vita.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="#_ftnref9_4276" name="_ftn9_4276"&gt;[9]&lt;/a&gt; &lt;b&gt;Avventizia&lt;/b&gt;: In botanica, radici avventizie sono quelle radici che non si formano in strutture della radice primaria (es. fusto, foglie) dette radici fascicolate, ma da meristemi secondari. Formano il sistema radicale di molte &lt;i&gt;Gramineae&lt;/i&gt; e spesso servono come ancoraggio a substrati spesso verticali (es. &lt;i&gt;Edera&lt;/i&gt;, &lt;i&gt;Ficus&lt;/i&gt;). Esse sono degli organi definiti eterotopici poiché si originano da luoghi diversi da quelli che gli sono propri. Radici avventizie sono presenti nelle: Monocotiledoni, &lt;i&gt;Lycophyta&lt;/i&gt;, &lt;i&gt;Isoetes&lt;/i&gt;, &lt;i&gt;Equisetales&lt;/i&gt;, &lt;i&gt;Felci&lt;/i&gt;.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="#_ftnref10_4276" name="_ftn10_4276"&gt;[10]&lt;/a&gt; &lt;b&gt;Pleroma&lt;/b&gt;: In botanica, tessuto meristematico dell’apice vegetativo del caule e della radice delle Spermatofite che va a sostituire il cilindro centrale. Der. del gr. &lt;i&gt;plērēs&lt;/i&gt; ‘pieno’, col suff. -&lt;i&gt;oma&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="#_ftnref11_4276" name="_ftn11_4276"&gt;[11]&lt;/a&gt; &lt;b&gt;Procambio&lt;/b&gt;: In botanica, tessuto meristematico da cui si originano i vasi conduttori primari.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="#_ftnref12_4276" name="_ftn12_4276"&gt;[12]&lt;/a&gt; &lt;b&gt;Peli radicali&lt;/b&gt;: si formano sull'epidermide di una radice della pianta e sono estensioni laterali di una singola cellula e solo raramente sono ramificati, inoltre hanno dimensioni talmente piccole da essere invisibili ad occhio nudo. Si trovano solo nella regione di maturazione della radice. I peli radicali formano una superficie importante sulla quale le piante assorbono la maggior parte della loro acqua e le sostanze nutritive. Essi sono anche direttamente coinvolti nella formazione di noduli radicali nelle piante della famiglia delle Leguminose. Le cellule dei peli radicali vivono per 2-3 settimane e poi muoiono e nello stesso tempo vengono formate continuamente nuove cellule nella parte superiore della radice. In questo modo, la copertura offerta dai peli radicali rimane lo stesso. È quindi comprensibile che il rinvaso o il trapianto di una pianta va fatto con cura dal momento che i peli radicali vengono scoperti per la maggior parte e ne consegue che se questi si spezzano la pianta stessa può morire. qualora invece il rinvaso o trapianto fosse fatto correttamente non deve spaventare che nei tempi successivi si secchino delle foglie dal momento che la pianta deve adattarsi al nuovo terreno. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="#_ftnref13_4276" name="_ftn13_4276"&gt;[13]&lt;/a&gt; &lt;b&gt;Rizoderma&lt;/b&gt;: È un tessuto vegetale che riveste le radici giovani. In particolare è il tessuto di rivestimento della radice primaria, è monostratificato, con parete sottile, pectocellulosica nella zona assorbente e corrisponde in gran parte alla zona pilifera. Deriva dal protoderma (una parte del meristema radicale) ed è formato da normali cellule appiattite, di colore più chiaro, dette atricoblasti, alternate a cellule di dimensioni più piccole e colore più scuro dovuto ad una maggiore densità del citoplasma, i tricoblasti. I tricoblasti differenziandosi originano i peli radicali Funzione, collocazione, morfologia ed ontogenesi sono diverse dall'epidermide degli organi epigei: al contrario dell’epidermide, il rizoderma ha pareti prive di cuticola e manca di stomi, quindi è del tutto permeabile soprattutto ad acqua e sali minerali del terreno, ma anche ai gas. Inoltre non essendo esposto alla luce, le sue cellule sono prive di cloroplasti. Il rizoderma ha vita breve (predefinizione genetica della senescenza) ed anche la delicata struttura dei peli radicali (che hanno parete sottilissima) determina una breve durata della loro vita (pochi giorni). Man mano che la radice si allunga, per opera dei meristemi apicali, nuovo rizoderma e nuovi peli si formano. Dopo la morte e la disgregazione (caduta) del rizoderma, lo strato di cellule corticali sottostanti suberifica e si trasforma in un tessuto tegumentale, sempre di origine primaria, l’esoderma.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="#_ftnref14_4276" name="_ftn14_4276"&gt;[14]&lt;/a&gt; &lt;b&gt;Endoderma&lt;/b&gt;: In botanica con endoderma o endodermide si intende un tessuto tegumentale primario interno. È un tessuto primario tipico degli organi che hanno funzione assorbente e si trova pertanto nella radice, nei rizomi oppure nel fusto delle piante acquatiche. È costituito da uno strato di cellule vive, prive di spazi intercellulari e localizzato tra il cilindro centrale (ove si trovano i sistemi conduttori) e il cilindro corticale. Le cellule che la compongono hanno le pareti tangenziali e radiali parzialmente impermeabilizzate con sostanze tipo suberina e lignina. Negli organi giovani l'impermeabilizzazione è ridotta ad una &amp;quot;fascia&amp;quot; che circonda appunto le pareti tangenziali e radiali dell'endoderma. Questa struttura fu osservata nel 1865 da Robert Caspary e viene perciò definita &amp;quot;banda del Caspary&amp;quot;. La funzione dell'endoderma è quella di impedire l'ingresso incontrollato di sostanze potenzialmente nocive nel sistema di conduzione della pianta. I fluidi, assorbiti nella parte esterna degli organi (es. dai peli radicali nella radice) non incontrano alcun ostacolo al loro fluire nei tessuti potendo passare liberamente negli spazi intercellulari (via apoplastica). Arrivati all'endoderma questo fluire è impedito (le pareti sono impermeabili) e i liquidi sono costretti al passaggio all'interno delle cellule (via simplastica) attraversando il plasmalemma e il protoplasto che effettuano dunque una sorta di funzione &amp;quot;filtro&amp;quot;.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="#_ftnref15_4276" name="_ftn15_4276"&gt;[15]&lt;/a&gt; &lt;b&gt;Suberina&lt;/b&gt;: La suberina è un costituente essenziale del sughero e contribuisce a determinarne le principali caratteristiche. Si tratta di una sostanza idrofoba depositata, sotto forma di lamelle, attorno alle cavità lasciate vuote dalle cellule morte del sughero ed è in oltre presente in molte altre parti del corpo vegetale. All'interno del tessuto radicale, essa risulta la principale componente della cosiddetta &amp;quot;banda di Caspary&amp;quot;, una banda continua di materiale ceroso idrofobo ed isolante posta all'interno delle cellule dell'endoderma radicale (per l'esattezza, fra la membrana della cellula e la sua parete primaria) con il compito di impedire il passaggio di sostanze nel cilindro centrale di tessuto vascolare per microcapillarità attraverso lo spazio fra le pareti. In presenza di essa, tali fluidi sono invece costretti a passare attraverso le membrane selettivamente permeabili delle cellule endodermiche, venendone &amp;quot;filtrati&amp;quot; prima del trasporto all'interno dei sistemi vascolari nell'organismo vegetale. Meccanismi di questo tipo risultano particolarmente presenti ed efficienti nelle mangrovie che, vivendo in ambienti marini o paludosi, necessitano di continua protezione per evitare l'accumulo di sale ed altri soluti nei loro tessuti neutralizzandone al contempo la corrosività. All'interno della corteccia, la disposizione lamellare e la natura chimica della suberina conferiscono al sughero l'impermeabilità ai gas e ai liquidi, la coibenza, l'elasticità e la resistenza all'azione degli enzimi secreti dai parassiti. Dal punto di vista chimico è un poliestere di acidi organici, come l'acido fellonico e suberinico, uniti a composti aromatici. Queste due classi di monomeri si distribuiscono a formare due differenti &amp;quot;domini&amp;quot; della macromolecola di suberina: la componente aromatica, contenente principalmente polimeri dell'acido cumarilico e derivati, si trova di preferenza nelle zone adiacenti o all'interno della parete cellulare; quella alifatica di acidi grassi si dispone invece più internamente, nello spazio compreso fra la parete e la membrana della cellula. Risulta inoltre documentata la presenza di glicerolo con il compito principale di aumentare i legami chimici sussistenti fra i monomeri che compongono la molecola e, forse, di interconnettere i due domini della stessa. La composizione della suberina può comunque variare pesantemente in rapporto alle diverse specie vegetali che la producono.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="#_ftnref16_4276" name="_ftn16_4276"&gt;[16]&lt;/a&gt; &lt;b&gt;Lignina&lt;/b&gt;: La lignina è un pesante e complesso polimero organico costituito principalmente da composti fenolici. Si trova principalmente nella parete cellulare di alcune cellule vegetali. Le lignine sono per quantità i secondi biopolimeri sintetizzati sulla terra dopo la cellulosa. La biomassa formata tra cellulose e le lignine rappresenta circa il 70% della biomassa totale. La parola lignina proviene dal termine latino &lt;i&gt;lignum&lt;/i&gt;, che significa legno e per questo motivo le piante che contengono una grande quantità di lignina sono denominate legnose. È composta da una struttura polimerica di unità fenilpropaniche. Quindi anche la lignina al pari della cellulosa e delle emicellulose, è un polimero la cui molecola, molto complessa e a struttura tridimensionale, è formata da una sola unità, il fenilpropano, ripetuta numerosissime volte. Essa svolge in tutti i vegetali la funzione di legare e cementare tra loro le fibre per conferire ed esaltare la compattezza e la resistenza della pianta. La lignina è anche conosciuta come materiale incrostante, poiché ricopre le fibre. Pertanto, i procedimenti di estrazione della cellulosa da un vegetale richiedono un attacco della lignina per disgregarne la molecola e allontanarne i frammenti mediante dissoluzione. La via biosintetica che porta alla lignina parte dell'aminoacido fenilalanina che per mezzo dell'enzima fenilalanina ammoniaca liasi si trasforma in acido cinnamico. Una serie di idrossilazioni, metilazioni e infine riduzioni, tutte enzimaticamente catalizzate, porta ai tre monomeri precursori: alcool cumarilico, alcool coniferilico, e alcool sinapilico. La copolimerizzazione radicalica casuale dei tre precursori, catalizzata dall'enzima perossidasi, porta alla formazione di un polimero a struttura disordinata, tridimensionale, ramificata, insolubile in acqua e nei solventi più comuni: la lignina. I polimeri di lignina sono strutture complesse con un peso molecolare di 10.000 uma. La lignina appartiene alla classe dei cosiddetti composti fenilpropanoidi, ossia non ha alcun carattere di carboidrato ma bensì rientra nella classe dei composti aromatici. Esistono vari tipi di lignina in dipendenza dalle piante in cui si forma: nella composizione della lignina delle piante erbacee, principalmente delle graminacee, prevale tra i precursori l'alcool cumarilico. L'alcool coniferilico è invece il precursore più abbondante della lignina delle conifere, e infine la lignina delle angiosperme legnose (latifoglie) deriva soprattutto dall'alcool sinapilico. Dopo i polisaccaridi la lignina è il polimero organico più abbondante nel mondo vegetale. Questo componente del legno permette di realizzare molte funzioni essenziali alla vita della piante. Per esempio ha una funzione molto importante nel trasporto interno di acqua, nutrienti e metaboliti. Fornisce rigidezza alle pareti cellulari e permette la connessione tra le diverse cellule del legno, creando un materiale molto resistente agli urti, alle compressioni e alle flessioni. I tessuti lignificati resistono molto bene agli attacchi dei microorganismi, non permettendo la penetrazione di enzimi distruttivi nella parete cellulare. Il reattivo specifico per la lignina è una soluzione di Floroglucina acida per HCl con cui le pareti lignificate assumono un colore rosso intenso. La molecola della lignina ha un elevato peso molecolare, e si ottiene dalla unione di differenti acidi e alcooli fenilpropilici (cumarilico, coniferilico e sinapilico). L'accoppiamento casuale di questi radicali da origine ad una struttura tridimensionale, polimero amorfo, caratteristica della lignina. La lignina è il polimero naturale molto più complesso in relazione alla sua struttura culata ed etereogenicità. Per questa ragione non è possibile descrivere una struttura definita della lignina, anche se sono stati proposti numerosi modelli per rappresentare una approssimazione di questa struttura. Riassumendo le lignine sono dei polimeri costituiti da tre tipi monomeri diversi:&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;· l'alcool cumarilico (alcool 4-idrossicinnamilico) &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;· l'alcool coniferilico (alcool 4-idrossi-3-metossicinnamilico) &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;· l'alcool sinapilico (alcool 4-idrossi-3,5-dimetossicinnamilico) &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;La parte di ogni monomero varia in maniera importante in funzione di:&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;· la famiglia vegetale (Angiosperme, Gimnosperme, etc.) &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;· la specie &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;· l'organo &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;· il tessuto biologico&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;La lignina si deposita nella parete secondaria delle cellule vegetali ed essendo molto resistente alla compressione riesce a conferire molta solidità. La lignina possiede anche il potere di impermeabilizzare le cellule, visto che lei stessa è idrofoba. Le cellule dei tessuti che servono da sostegno alla pianta (sclerenchima) oppure hanno la funzione di portare l'acqua e i sali minerali (xilema) hanno le pareti impregnate di lignina (lignificate). In linea generale, le cellule lignificate essendo diventate impermeabili, hanno perso il loro citoplasma e riprenderanno il proprio ruolo nel vegetale solo una volta morte. La lignificazione è un processo fondamentale dell'evoluzione delle piante terrestri. È lei che, in effetti, permette la crescita in altezza dei vegetali legnosi. Questa capacità ha permesso di avere una posizione eretta che ha favorito la ricezione dell'energia luminosa. L'insieme di tali acquisizioni è stato propedeutico per lo sviluppo delle piante nell'ambiente terrestre. La capacità di formazione di lignine da parte dei vegetali è iniziata all'inizio del paleozoico e ha caratterizzato le tracheofite (vedere la Flora di Rhynie). Le lignine sono dei polimeri insolubili negli acidi ma solubili a caldo nelle basi forti concentrate, non sono digeribili, né assorbibili e nemmeno sono attaccati dalla microflora del colon. Possono legarsi agli acidi biliari e ad altri composti organici (per esempio il colesterolo), rallentando o diminuendo l'assorbimento da parte dell'intestino tenue di questi componenti. Il grado di lignificazione influisce molto sulla digeribilità delle fibre. La lignina, che aumenta in maniera notevole nella parete cellulare durante il corso della maturazione della pianta è resistente alla degradazione batterica e la digeribilità dei polisaccaridi fibrosi diminuisce al suo aumentare nelle fibre. Gli unici organismi in grado di degradare la lignina, sono alcuni funghi appartenenti al gruppo dei &amp;quot;white-rot&amp;quot;, perché la degradazione delle lignine porta alla depigmentazione bruna tipica del legno. Dal punto di vista commerciale si usano solo due tipi di lignina: le lignine solforate e le lignine kraft. La capacità di elaborazione dei prodotti della lignina nel mondo orientale è di circa 1,4 ¥ 106 tonnellate/anno. Una sola compagnia produce lignine kraft; le restanti producono lignine solforate. I prodotti di lignina stanno iniziando ad avere una importanza crescente nelle distinte applicazioni industriali. Le lignine sono fortemente ricercate per il legname da riscaldamento, avendo un notevole potere calorifico. Al contrario, non sono utilizzate nella fabbricazione della carta, responsabili della sua colorazione giallastra dopo l'esposizione al sole. I prodotti clorati contenuti nelle sostanze che permettono l'estrazione della lignina (delignificazione) dalla pasta di carta rendono questo procedimento inquinante. Infine, essendo poco digeribili sono poco ricercate nella coltura delle piante da foraggio. Per le ragioni evocate qui sopra, sono in corso numerose ricerche (essenzialmente attraverso trasformazioni genetiche), allo scopo di produrre dei vegetali meno ricchi di lignina per la fabbricazione della carta, o al contrario, con un tasso di lignina più elevato per il legno da riscaldamento. Si sta svolgendo una ricerca destinata a migliorare la produzione di biocombustibili modificando la struttura della lignina&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="#_ftnref17_4276" name="_ftn17_4276"&gt;[17]&lt;/a&gt; &lt;b&gt;Banda di Caspary&lt;/b&gt;: La banda di Caspary è uno strato continuo di materiale idrofobo che riveste internamente e impregna le pareti cellulari radiali e trasversali delle cellule che, in monostrato, costituiscono, nelle giovani radici delle piante vascolari, il tessuto noto come endoderma. Svolge una funzione estremamente importante nel selezionare le sostanze che devono essere trasportate all'interno dei tessuti vascolari della pianta. È stata scoperta da Robert Caspary nel 1865. In una tipica angiosperma una radice in cui non sia ancora iniziato l'accrescimento secondario e che svolga ancora una preminente funzione di assorbimento presenta una caratteristica struttura a strati sovrapposti, disposti secondo cilindri concentrici (dall'esterno all'interno): il rizoderma, il parenchima corticale con l'endoderma, e il cilindro centrale (con annesso subito al disotto dell'endoderma il periciclo, tessuto meristematico da cui si origineranno le radici laterali e poi, laddove vi sia crescita secondaria, il cambio cribro-vascolare). La corteccia rappresenta uno spesso strato di cellule parenchimatiche specializzate nell'accumulo di sostanze nutritive generalmente grazie alla presenza di grandi quantità di leucoplasti (amiloplasti), mentre il rizoderma e l'endoderma sono dei tessuti tegumentali specializzati con la rispettiva funzione di assorbire e selezionare le sostanze estratte dal terreno. Il cilindro centrale o stele rappresenta la porzione più interna della radice e comprende il fascio cribro-vascolare, unitamente ad elementi parenchimatici e, meno frequentemente, meccanici. Il primo strato di cellule della stele costituisce il periciclo. Il tessuto tegumentale radicale vero e proprio, detto rizoderma, presenta uno strato di cutina molto sottile o assente e diverse estroflessioni cellulari (peli radicali) che ne aumentano ulteriormente la superficie disponibile all'assorbimento dell'acqua e dei soluti in essa contenuti. L'acqua assorbita si sposta dal rizoderma al cilindro centrale attraverso tre possibili vie: l'apoplasto (movimento attraverso gli spazi tra le cellule e in primo luogo le pareti cellulari), il simplasto (movimento attraverso i protoplasti delle cellule per mezzo dei plasmodesmi), la via transcellulare (movimento di cellula in cellula attraversandone anche i vacuoli). Se non fossero presenti ulteriori barriere anatomiche, sostanze quindi potenzialmente dannose o inutili potrebbero agevolmente raggiungere il cilindro centrale per via apoplastica, muovendosi per microcapillarità fra le pareti cellulari, e venendone assorbite e quindi trasportate in tutto il corpo vegetale. Per evitare questo inconveniente, le cellule dell'endoderma presentano uno spesso strato di materiale idrofobo (la banda di Caspary) che blocca il passaggio dei fluidi attraverso la via apoplastica. Qualsiasi sostanza che sta per entrare nel cilindro centrale viene così costretta ad attraversare la membrana delle cellule endodermiche che, grazie alla sua permeabilità selettiva, opera un'azione di filtraggio delle soluzioni eliminando possibili sostanze indesiderate. In altre parole, le sostanze a livello dell'endodermide vengono forzate a muoversi attraverso la via simplastica, per poi riprendere anche quella apoplastica nella stele. Bisogna tuttavia osservare che quella endodermica non è una barriera assoluta e la selezione che opera non è così stringente, tant'è vero che anche diverse sostanze tossiche possono agevolmente raggiungere il germoglio trasportate verso l'alto col flusso xilematico. Esempi sono rappresentati da erbicidi che, assorbiti dal terreno, raggiungono le foglie dove esercitano la loro azione tossica o anche metalli pesanti che solo in parte vengono trattenuto nei tessuti radicali. È costituita principalmente da sostanze affini alla suberina, cioè sostanze di natura grassa, quindi impermeabili all'acqua. Esse comprendono lunghe catene idrocarburiche, ma anche gruppi fenolici. Diversamente da altri tessuti (sughero), dove tali sostanze sono apposte in lamelle contro la parete, nelle bande del Caspary la modificazione con suberina è anche incrostante. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="#_ftnref18_4276" name="_ftn18_4276"&gt;[18]&lt;/a&gt; &lt;b&gt;Periciclo&lt;/b&gt;: In biologia vegetale, il termine periciclo si riferisce alla porzione più esterna della stele o cilindro centrale nella radice in struttura primaria nelle magnoliophyta. Il periciclo è costituito normalmente da un unico strato di cellule poste immediatamente al disotto dell'endoderma. Nonostante esso sia contiguo alle cellule dell'endoderma, con il quale intrattiene rapporti di continuità citoplasmatica per mezzo di plasmodesmi, non ne condivide l'origine. Infatti, mentre l'endoderma ha origine comune con il cilindro corticale (di cui rappresenta l'ultimo strato), il periciclo deriva dal procambio, quindi la sua origine è comune a quella del sistema di conduzione, e pertanto si considera appartenere al cilindro centrale. Un'analisi delle relazioni reciproche tra endoderma e periciclo mostra che le cellule dei due tessuti, seppur contigue, non sono allineate, ma sfasate le une rispetto alle altre. Nelle pteridofite il periciclo è funzionalmente sostituito da uno strato detto fleoterma, che ha origine corticale e le cui cellule sono allineate con quelle dell'endoderma. All'osservazione, le cellule del periciclo non presentano caratteri peculiari della parete cellulare o del vacuolo o del protoplasto. Il periciclo può essere interpretato in questo senso come un tessuto adulto parenchimatico. Tuttavia, poiché le sue cellule in circostanze precise riprendono l'attività di divisione, esso può anche essere annoverato tra i tessuti meristematici. Il periciclo assolve a due fondamentali funzioni nella radice, legate alla possibilità delle sua cellule di riprendere l'attività meristematica: funziona da &amp;quot;strato rizogeno&amp;quot;, perché da esso prendono origine le radici laterali. In corrispondenza delle arche xilematiche il periciclo può riprendere a dividersi formando le cellule del meristema apicale di una radice laterale. La massa ordinata di cellule meristematiche preme contro l'endoderma e poi si fa strada attraverso il cilindro corticale fino ad emergere sulla superficie. Infine, origina porzioni del cambio cribro-vascolare nelle piante con crescita secondaria. Nelle sue fasi iniziali di formazione, il cambio nella radice ha un andamento sinusoidale tra arche xilematiche e floematiche: la porzione cambiale sul lato esterno delle arche xilematiche prende origine dal periciclo.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="#_ftnref19_4276" name="_ftn19_4276"&gt;[19]&lt;/a&gt; &lt;b&gt;Fasci cribro-vascolari&lt;/b&gt;: Sono un insieme di tessuti vegetali deputati alla conduzione di liquidi nelle piante vascolari. Gli elementi del legno (= xilema) e del cribro (= floema) sono riuniti in fasci distinti (fasci legnosi e fasci cribrosi). Questi a loro volta risultano fra loro più o meno adiacenti formando i fasci cribro-vascolari. Esistono diversi tipi di fasci cribrovascolari a seconda della posizione reciproca di libro e legno e a seconda della presenza o meno di un cambio fra i due tessuti:&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;· Fascio collaterale chiuso &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;· Fascio collaterale aperto &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;· Fascio bicollaterale (aperto o chiuso) &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;· Fascio concentrico (sempre chiuso) &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;· Fascio alterno aperto &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;· Fascio alterno chiuso &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Nei fasci collaterali floema e xilema sono posti uno di fronte all’altro lungo lo stesso asse. Si trovano nei fusti&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Nei fasci bi-collaterali è presente una seconda zona di floema, internamente allo xilema. Se il fascio è aperto il cambio è unico ed è posto fra il libro esterno ed il legno. Sono caratteristici dei fusti di alcune famiglie (Cucurbitaceae, Solanaceae). Nei fasci concentrici uno dei due tessuti conduttori avvolge completamente l’altro (non è presente un cambio, quindi i fasci sono sempre chiusi). Si definiscono perifloematici (rizomi) se il floema è esterno e perixilematico se ad essere esterno è lo xilema. I fasci alterni , tipici delle radici, sono formati da uno o più fasci (denominati qui arche) liberiani e legnosi situati alternativamente su raggi diversi.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="#_ftnref20_4276" name="_ftn20_4276"&gt;[20]&lt;/a&gt; Il &lt;b&gt;cambio cribro-vascolare&lt;/b&gt; è un meristema secondario del fusto e delle radici delle piante gimnosperme e angiosperme legnose. Si forma negli organi legnosi dove inizia l'accrescimento in spessore. Ha attività dipleurica, produce quindi due tessuti: legno (xilema) verso l'interno e cribro (floema) verso l'esterno. Le cellule cambiali sono di due tipi: &lt;b&gt;iniziali dei raggi&lt;/b&gt; – originano i nuovi raggi midollari; sono isodiametriche, contengono plastidi e vacuoli ben sviluppati; le cellule cui danno origine rimangono una meristematica ed una si differenzia in parenchima, sia verso l'interno sia verso l'esterno rispetto all'iniziale stessa; &lt;b&gt;iniziali fusiformi&lt;/b&gt; – danno origine con divisione dipleurica agli elementi del libro e del legno secondari; sono più numerose delle iniziali dei raggi; in sezione trasversale appaiono piccole ed appiattite, in sez. longitudinale sono lunghe, strette ed affusolate. Un'iniziale fusiforme per divisione origina due cellule lunghe come la cellula madre ma larghe la metà: una rimane cambiale, l'altra si differenzia - verso l'interno diventa un elemento legnoso, verso l'esterno un elemento liberiano. La differenziazione in elementi legnosi è molto più frequente che in elementi liberiani questo da origine ad una produzione di legno più abbondante rispetto a quella del libro. Le cellule del legno e del libro hanno lunghezza simile alla cellula cambiale che le ha generate, il diametro aumenta. Il libro secondario viene via via perso, il legno tende a mantenersi per tutta la vita della pianta. Il cambio ha un'attività periodica, regolata da fattori esterni (ambientali) ed interni (ormonali): questa periodicità si manifesta con gli anelli di crescita annuali. Nelle zone senza stagionalità climatica tali anelli non si evidenziano a causa di una continuativa attività cambiale.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="#_ftnref21_4276" name="_ftn21_4276"&gt;[21]&lt;/a&gt; Il &lt;b&gt;&lt;i&gt;fellogeno&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;, detto anche cambio del sughero o cambio suberofellodermico, è un meristema secondario del fusto e delle radici delle piante gimnosperme e angiosperme legnose. Il fellogeno è un sottile anello che origina nella corteccia primaria. Il fellogeno origina in diverse zone del fusto: a seconda della specie dall'epidermide, dal parenchima corticale (caso più frequente) o dal libro primario. Esso ha origine da cellule adulte e già differenziate che riprendono a dividersi, generando cellule figlie assai diverse dalle parentali. Il fellogeno è un tessuto meristematico laterale che produce sughero (fellema) verso l'esterno del fusto e felloderma verso l'interno; tali tessuti servono a proteggere le parti interne dell'albero (libro, cambio e legno). Il sughero in quanto isolante, impedisce gli scambi con l'esterno e provoca la morte di tutti i tessuti esterni ad esso (che divengono scorza o ritidoma, volgarmente detti corteccia). Il sughero, il fellogeno ed il felloderma formano il periderma. Nelle regioni a clima stagionale l'attività del fellogeno cessa durante il periodo invernale. Con l'arrivo della bella stagione viene formato un nuovo anello all'interno di quello già esistente, ormai morto.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="#_ftnref22_4276" name="_ftn22_4276"&gt;[22]&lt;/a&gt; &lt;b&gt;Conifere&lt;/b&gt;: sono una vasta e importante classe di piante Gimnosperme di cui fanno parte alberi giganteschi come le sequoie, nani come il ginepro, e ancora il pino, il larice, il cipresso, ecc.; hanno foglie aghiformi o a squame, fiori solitari o riuniti in infiorescenze racemose, frutto a cono (detto anche strobilo o pigna), contenente numerosi semi (pinoli). &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="#_ftnref23_4276" name="_ftn23_4276"&gt;[23]&lt;/a&gt; &lt;b&gt;Ife&lt;/b&gt;: Con il termine ife si indicano i filamenti unicellulari o pluricellulari,uninucleati o polinucleati di forma cilindrica allungati, che disposti uno sull'altro formano il micelio, ovvero il corpo vegetativo, dei funghi. Nella maggior parte delle specie di fungo le cellule che costituiscono le ife sono separate da un setto forato (ife settate) che permette il passaggio degli organuli cellulari in particolari condizioni.&lt;/p&gt;  &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8272770838067194450-1669057537920388760?l=vivereilmedioevo-erbario.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://vivereilmedioevo-erbario.blogspot.com/feeds/1669057537920388760/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://vivereilmedioevo-erbario.blogspot.com/2010/05/la-radice.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8272770838067194450/posts/default/1669057537920388760'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8272770838067194450/posts/default/1669057537920388760'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://vivereilmedioevo-erbario.blogspot.com/2010/05/la-radice.html' title='La radice'/><author><name>Chiara Corti</name><uri>https://profiles.google.com/103184024759990247673</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='//lh3.googleusercontent.com/-krqjYFI7GK8/AAAAAAAAAAI/AAAAAAAAJoQ/mtlSi0LN30g/s512-c/photo.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://lh5.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/S_WVdq9dyKI/AAAAAAAAGtg/k7t5_PQPL2c/s72-c/image%5B6%5D.png?imgmax=800' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8272770838067194450.post-1074308692121448459</id><published>2010-05-19T20:12:00.001+02:00</published><updated>2010-05-19T20:13:43.815+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Elenchi piante'/><title type='text'>Elenco delle specie botaniche spontanee</title><content type='html'>&lt;ul&gt;   &lt;li&gt;Abete bianco &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Abete rosso &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Acero &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Acetosella&lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Aconito&lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Adonide &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Agrifoglio &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Alaterno &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Albero di Giuda &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Albicocco &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Alloro &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Aloe &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Ammofila &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Anemone &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Aquilegia &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Asfodelo &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Asparago &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Astro &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Atrico (Muschio) &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Ballerina&lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Belladonna&lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Betulla &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Biancospino &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Bocca di Leone &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Borragine &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Bosso &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Brio (Muschio) &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Brugo &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Bucaneve &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Calcatreppola &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Campanellino &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Campanula &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Canna comune &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Cannuccia di palude &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Capelvenere &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Caprifoglio &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Cardo &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Carice &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Carpino &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Castagna d'acqua &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Castagno &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Cedracca &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Cefalantera &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Ciclamino &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Ciliegio &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Cipresso &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Cirmolo &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Cisto &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Clematide vitalba &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Concordia &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Corbezzolo &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Corniolo &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Crescione &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Crocus &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Dafne &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Dente di cane &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Dente di leone &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Digitale &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Edera&lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Elleboro&lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Epilobio &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Erba trinità&lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Erica &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Eringio &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Erioforo &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Euforbia &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Faggio &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Farfaraccio &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Felci &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Fico &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Fillirea &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Finocchio &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Frangola &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Frassino &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Garofano &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Genziana &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Giaggiolo &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Giglio&lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Giglio caprino &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Ginepro &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Ginestra &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Giunco &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Gladiolo &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Gramigna &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Grimmia &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Lampone &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Lapazio &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Larice &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Lenticchia d'acqua &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Lenticchia d'acqua maggiore &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Lentisco &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Licheni &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Ligustro &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Lilium (o Giglio) &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Lillatro &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Limonella &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Limonio &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Lingua cervina &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Loppio &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Luppolo comune &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Maggiociondolo &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Maggiorana selvatica &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Mammola &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Mandorlo &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Mazzasorda &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Mirtillo &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Mirto &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Mortella &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Mughetto &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Mugo &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Muschi &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Ninfea &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Narcissus &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Nigritella &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Nocciòlo &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Ofride &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Oleandro &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Olivastro &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Olivo &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Olmo &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Ontano &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Orchidea &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Origano &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Orniello &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Pado &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Panìco &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Papavero &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Peonia &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Perpetuino &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Pervinca &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Piantaggine &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Pino cembro &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Pino domestico &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Pino marittimo &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Pino mugo &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Pino silvestre &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Pioppo &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Platano &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Poa &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Polipodio &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Politrico &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Porraccio &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Porcellana &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Posidonia &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Primula &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Prugnolo &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Pulsatilla &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Pungitopo &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Quercia &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Ranuncolo &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Ravastrello &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Robinia &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Rododendro &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Romice &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Rosa &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Rosa canina &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Rosmarino &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Rovo &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Salice &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Salicornia &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Salsapariglia &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Sambuco &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Sanguinella &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Sassifraga &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Scilla &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Semprevivo &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Sfagno (Muschio) &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Sigillo di Salomone &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Silene &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Sorbo &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Spartio pungente &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Stella alpina &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Stracciabrache &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Tamerice &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Tarassaco &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Tasso &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Tifa &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Tiglio &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Timo &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Tortula (Muschio) &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Trifoglio &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Trifoglio alpino &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Veronica &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Vesparia &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Viola &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Vischio &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Vitalba &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Vite &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Viticcini &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Zafferano &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Zinnia&lt;/li&gt; &lt;/ul&gt;  &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;h3&gt;Bibliografia&lt;/h3&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Specie_botaniche_spontanee"&gt;Specie spontanee&lt;/a&gt; – Wikipedia (ITA)&lt;/p&gt;  &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8272770838067194450-1074308692121448459?l=vivereilmedioevo-erbario.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://vivereilmedioevo-erbario.blogspot.com/feeds/1074308692121448459/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://vivereilmedioevo-erbario.blogspot.com/2010/05/elenco-delle-specie-botaniche-spontanee.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8272770838067194450/posts/default/1074308692121448459'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8272770838067194450/posts/default/1074308692121448459'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://vivereilmedioevo-erbario.blogspot.com/2010/05/elenco-delle-specie-botaniche-spontanee.html' title='Elenco delle specie botaniche spontanee'/><author><name>Chiara Corti</name><uri>https://profiles.google.com/103184024759990247673</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='//lh3.googleusercontent.com/-krqjYFI7GK8/AAAAAAAAAAI/AAAAAAAAJoQ/mtlSi0LN30g/s512-c/photo.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8272770838067194450.post-1166739702791995648</id><published>2010-05-06T15:52:00.001+02:00</published><updated>2011-04-26T17:51:22.607+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Libri e Manuali'/><title type='text'>Libri sulle piante in generale e la botanica</title><content type='html'>&lt;h3&gt;&lt;img style="border-right-width: 0px; margin: 0px 10px 0px 0px; display: inline; border-top-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px" border="0" align="left" src="http://www.astilibri.com/immagini/botanica_alfabetica.jpg" /&gt;Botanica&lt;/h3&gt;  &lt;p&gt;Guida alfabetica illustrata a oltre 10.000 piante da giardino    &lt;br /&gt;di Autori Vari     &lt;br /&gt;Gribaudo Edizioni, 2006 - 1021 &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Un'opera fondamentale per appassionati ed esperti    &lt;br /&gt;• 1.020 pagine, oltre 10.000 immagini     &lt;br /&gt;• glossario, elenco dei nomi comuni e dei sinonimi     &lt;br /&gt;Botanica è l'opera universale fondamentale per gli appassionati di giardinaggio e gli esperti del settore, una guida completa che descrive in modo esauriente più di 10.000 specie e cultivar rappresentative dei principali gruppi di piante.     &lt;br /&gt;Il testo in ordine alfabetico, riccamente illustrato con fotografie a colori dettagliate, offre al lettore una grandissima quantità di informazioni sulle caratteristiche delle piante e sulle loro esigenze colturali, sui metodi di propagazione e l'areale geografico e indica le zone di rusticità di ogni singola specie. Il glossario, i cenni di nomenclatura vegetale e l'elenco dei nomi comuni e dei sinonimi, infine, costituiscono un utile materiale di riferimento che aiuta il lettore a orientarsi tra i generi e le famiglie.&lt;/p&gt;  &lt;h3&gt;&lt;img style="border-right-width: 0px; margin: 0px 10px 0px 0px; display: inline; border-top-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px" border="0" alt="Piante Grasse" align="left" src="http://s2.macrolibrarsi.it/data/cop/big/p/piante-grasse_32537.jpg?1271076467" width="200" height="257" /&gt;Piante Grasse&lt;/h3&gt;  &lt;p&gt;Conoscere, riconoscere e coltivare tutte le cactacee e le succulente più diffuse    &lt;br /&gt;di Autori Vari     &lt;br /&gt;DeAgostini, 2010 - 191 pp. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;In questo volume, un'introduzione dedicata alle caratteristiche morfologiche e fisiologiche delle piante cactacee e succulente, indicazioni sulla loro coltivazione e propagazione.    &lt;br /&gt;- 170 schede dedicate ad altrettante specie diverse con un'immagine a colori, l'origine della pianta, la morfologia, il periodo di fioritura, la coltivazione e la propagazione. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;h3&gt;&lt;img style="border-right-width: 0px; margin: 0px 10px 0px 0px; display: inline; border-top-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px" border="0" align="left" src="http://www.giuntistore.it/skin1/images/fascette/fascettebig/87222pa.jpg" width="200" height="265" /&gt;Piante Aromatiche e Medicinali in giardino e in vaso&lt;/h3&gt;  &lt;p&gt;di Autori Vari    &lt;br /&gt;Giunti Demetra ed, 2010 - 127 pp. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Vengono definite aromatiche quelle erbe che contengono sostanze particolari che conferiscono aroma a cibi e bevande, medicinali invece quelle che grazie ai loro principi possono venire utilizzate a fini terapeutici. Oltre a indicazioni pratiche sul loro impiego il volume spiega come coltivarle, come difenderle da parassiti e malattie, come raccoglierle e conservarle, in modo da utilizzare al meglio questa ricchissima ''dispensa'' che la natura ci offre. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;h3&gt;Piante Erbacee Perenni&lt;/h3&gt;  &lt;p&gt;&lt;img style="border-bottom: 0px; border-left: 0px; margin: 0px 10px 0px 0px; display: inline; border-top: 0px; border-right: 0px" title="image" border="0" alt="image" align="left" src="http://lh5.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/TJMrc6VWwxI/AAAAAAAAHEI/rZ2v7ssLwxM/image%5B8%5D.png?imgmax=800" width="208" height="240" /&gt; Guida al riconoscimento e l'impiego delle perenni ornamentali in Italia     &lt;br /&gt;di Mario Ferrari, Angelo Azzalini     &lt;br /&gt;Edagricole, 2009 - 781 pp. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Gli Autori nello scrivere questo manuale-guida, sicuramente dedicato anche ai tecnici che operano nel settore, volevano in ogni caso suscitare emozioni e meraviglia anche nel semplice appassionato e cultore del verde. E' un manuale completo che affronta l'argomento delle piante erbacee da fiore sia con schede botanico-agronomiche, rigorosamente scientifiche e ricche di informazioni, sia con schede redatte in base alle caratteristiche della specie e delle varietà e dei parametri d'uso, indispensabili per poter progettare la vita futura di quelle piante, con lo scopo di esaltarne le caratteristiche di colore, forma e profumo. Le schede botanico-agronomiche dei principali generi di erbacee ornamentali che sono una guida botanica, ma soprattutto tecnica, di utilizzo delle diverse essenze, sono corredate dei principali parametri di coltivazione e di gestione; il tutto, in simbiosi con le schede di utilizzazione, crea un supporto tecnico che consente al progettista di giardini, delle aiuole e delle bordure di agire in totale sicurezza nel fare le scelte progettuali. &lt;/p&gt;  &lt;h3&gt;Piante Spontanee in Cucina&lt;/h3&gt;  &lt;p&gt;&lt;img style="border-right-width: 0px; margin: 0px 10px 0px 0px; display: inline; border-top-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px" border="0" align="left" src="http://img2.webster.it/BIT/916/9788888819167g.jpg" /&gt;Come riconoscere, raccogliere e utilizzare a scopo alimentare le erbe selvatiche più comuni     &lt;br /&gt;di Cristina Michieli     &lt;br /&gt;Aam Terra Nuova Edizioni, 2008 - 224 pp. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Un manuale pratico e agile per riconoscere e imparare a utilizzare in cucina le piante spontanee più comuni, nutrimento per eccellenza, poichè conservano intatto il loro primordiale potenziale energetico-curativo. Il volume contiene oltre 150 ricette a base di fiori, foglie, radici e frutti selvatici per preparare primi piatti, sformati, dolci e persino bevande secondo i criteri dell'alimentazione naturale. A corredo del libro, un poster a colori con le riproduzioni di tutte le piante trattate da utilizzare come promemoria e originale arredo da cucina. Un manuale da portare sempre con se nel quale ad ogni pianta selvatica corrisponde una scheda tematica dettagliata, dove vengono analizzati e indicati l'habitat, il periodo di raccolta, le proprietà terapeutiche, gli usi, ed infine gustose e sane ricette alimentari facili e divertenti da preparare. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;h3&gt;&lt;img style="border-right-width: 0px; margin: 0px 10px 0px 0px; display: inline; border-top-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px" border="0" alt="Mitologia delle Piante" align="left" src="http://s2.macrolibrarsi.it/data/cop/big/m/mitologia-delle-piante_32660.jpg?1271424193" width="200" height="294" /&gt;Mitologia delle Piante. ovvero le leggende del regno vegetale&lt;/h3&gt;  &lt;p&gt;di Angelo De Gubernatis    &lt;br /&gt;MIR Edizioni, 2010 - 219 pp. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Il vero frutto che causò la colpa di Eva e la pianta sotto cui si riparò Buddha, le erbe medicinali e sacre, quelle metereologiche e afrodisiache.    &lt;br /&gt;Uno dei pochi intellettuali italiani a cavallo del '900 di rilevanza europea, Angelo De Gubernatis (1840-1913), professore di sanscrito, glottologia e leteratura, candidato al premio Nobel, auotre di opera di varia erudizione ha raccolto in due volumi inediti in italiano i suoi studi appassionati sul mondo vegetale, con riferimenti letterari, mitologici, religiosi, antro/etnoantropologici di vasta portata.     &lt;br /&gt;Un testo ancor oggi indispensabile agli appassionati e studiosdi di botanica, ai cultori dei significati reconditi del mondo dellnatura, agli amanti dei fiori, dei frutti e degli alberi. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;h3&gt;&lt;img style="border-right-width: 0px; margin: 0px 10px 0px 0px; display: inline; border-top-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px" border="0" align="left" src="http://www.ilgiardinodeilibri.it/cop/o/orto-piante-frutto.jpg" width="200" height="205" /&gt;Orto e Piante da Frutto&lt;/h3&gt;  &lt;p&gt;Dalla piantagione alla raccolta: tecniche e consigli per non sbagliare - Come creare un piccolo frutteto in giardino o in vaso - Le aromatiche; conoscerle e coltivarle - Il calendario lunare dei lavori    &lt;br /&gt;di Autori Vari     &lt;br /&gt;Gribaudo Edizioni, 2010&amp;#160; 287 pp. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Un grande manuale dedicato all'orto e alle piante da frutto per sapere tutto, ma proprio tutto, dalla A alla Z. Partendo dalle nozioni di base, imparare come preparare il terreno, scegliere le piante, quali sono le principali operazioni colturali e come difendervi dai parassiti e agenti atmosferici. In breve tempo prendervi cura di ortaggi, frutti e aromatiche vi regalerà grandi soddisfazioni! &lt;/p&gt;  &lt;h3&gt;&lt;img style="border-right-width: 0px; margin: 0px 10px 0px 0px; display: inline; border-top-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px" border="0" align="left" src="http://img2.libreriauniversitaria.it/BIT/282/9788837062828g.jpg" /&gt;Enciclopedia di Piante e Fiori&lt;/h3&gt;  &lt;p&gt;di The Royal Horticultural Society    &lt;br /&gt;Mondadori, 2008 - 744 pp. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Con oltre 8000 generi e 5000 fotografie l'Enciclopedia di piante e fiori è lo strumento indispensabile per progettare a tua misura l'angolo verde.    &lt;br /&gt;Illustrata, semplice e pratica da consultare, il catalogo illustrato presenta le diverse varietà di piante, ordinandole per dimensione, stagione di massima fioritura e colore con un approccio estremamente pratico: dagli alberi agli arbusti, dalle rose ai rampicanti e ai cactus. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;h3&gt;&lt;img style="border-right-width: 0px; margin: 0px 10px 0px 0px; display: inline; border-top-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px" border="0" align="left" src="http://media.hoepli.it/hoepli/Libro/MILESI-FERRETTI-G-MILESI-FERRETTI-L/COLTIVAZIONE-DELLE-PIANTE-AROMATICHE-E-MEDICINALI/9788820647124.jpeg" width="200" height="268" /&gt;La Coltivazione delle Piante Aromatiche e Medicinali&lt;/h3&gt;  &lt;p&gt;di Giambattista Milesi Ferretti, Leyla Massih Milesi Ferretti    &lt;br /&gt;Edagricole, 2001 - 162 pp. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Quinta edizione di un manuale storico per questo gruppo editoriale (la prima edizione risale al 1952!), fornisce da sempre un contributo serio e approfondito per una completa conoscenza delle tecniche colturali delle piante officinali, della tecnica erboristica e dei principi aromatizzanti e medicamentosi che esse contengono: è il risultato della immensa esperienza acquisita da Giambattista Milesi Ferretti e delle osservazioni compiute direttamente su novanta specie, dalle più comuni a quelle meno note. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;h3&gt;&lt;img style="border-right-width: 0px; margin: 0px 10px 0px 0px; display: inline; border-top-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px" border="0" align="left" src="http://img2.webster.it/BIT/564/9788804575641g.jpg" /&gt;Enciclopedia delle Piante da Giardino&lt;/h3&gt;  &lt;p&gt;5000 specie di piante - 1500 illustrate    &lt;br /&gt;di Autori Vari     &lt;br /&gt;Mondadori, 2008 - 1005 pp.     &lt;br /&gt;Data pubblicazione: Marzo 2008     &lt;br /&gt;Tipo: Libro     &lt;br /&gt;Pagine: 1005 &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;L'enciclopedia contiene informazioni su 5000 specie di piante, 1500 illustrate clima, stagionalità, coltivazione, difesa piante da giardino, terrazzo, balcone e interni. Un giro del mondo attraverso un ampio numero di piante qui presentate con i loro nomi scientifici e quelli di uso comune. Tutte le indicazioni necessarie per piantare, coltivare, curare e difendere piante endemiche del nostro paese e di terre esotiche. 1500 specie anche in fotografia, e 5000 accompagnate da un'ampia scheda che le colloca geograficamente e fornisce ogni informazione che le riguarda. Botanici e giardinieri con dati, indicazioni ed esperienza diretta sono qui al servizio di chi ama le piante. &lt;/p&gt;  &lt;h3&gt;&lt;img style="border-right-width: 0px; margin: 0px 10px 0px 0px; display: inline; border-top-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px" border="0" align="left" src="http://www.raixevenete.com/public/piante_amiche_nem_uomo_p.jpg" width="200" height="284" /&gt;Piante Amiche e Nemiche dell'Uomo&lt;/h3&gt;  &lt;p&gt;di Aldo Ranfa    &lt;br /&gt;Ali&amp;amp;no, 2004 - 200 pp. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Catalogazione delle principali piante spontanee italiane. Localizzazione, stagionalità, fioritura, raccolta, parti di utilizzo, uso terapeutico e culinario. Una guida completa che illumina anche sulla tossicità di determinate erbe selvatiche. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;img style="border-right-width: 0px; margin: 0px 10px 0px 0px; display: inline; border-top-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px" border="0" align="left" src="http://www.giuntistore.it/skin1/images/fascette/fascettebig/96518ja.jpg" width="200" height="284" /&gt;&lt;/p&gt;  &lt;h3&gt;Tutto Piante e Fiori per il Giardino + DVD &lt;/h3&gt;  &lt;p&gt;(N.B. è presente anche una versione senza DVD)    &lt;br /&gt;Scelta, cure, manutenzione, attrezzature, calendario dei lavori     &lt;br /&gt;di Autori Vari     &lt;br /&gt;De Vecchi Edizioni, 2007 - 655 pp. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Questo volume vi darà consigli utili e vi aiuterà a scegliere le piante più adatte, così come vi sarà indispensabile per risolvere i problemi più comuni di progettazione, manutenzione, cure. Piccoli trucchi e grandi astuzie, illustrati con fotografie e ripresi nel DVD, vi metteranno presto in grado di dare vita a un giardino rigoglioso dal fascino straordinario o di riportare a nuova vita il vostro angolo verde. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;img style="border-right-width: 0px; margin: 0px 10px 0px 0px; display: inline; border-top-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px" border="0" align="left" src="http://img2.libreriauniversitaria.it/BIT/549/9788880395492g.jpg" /&gt;Guida Completa alla Potatura delle Piante     &lt;br /&gt;di Steve Bradley     &lt;br /&gt;Il Castello ed, 2008 - 224 pp. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Imparerete a potare più di settanta piante, fra le più diffuse nel nostro paesaggio per mettere in risalto fiori, foglie, steli ricchi di colori e frutta. Questa guida pianta per pianta vi dà istruzioni così semplici che perfino gli apprendisti giardinieri si sentiranno in grado di fare i tagli giusti la prima volta che potano. Un’introduzione esauriente spiega perché è necessario potare e quali attrezzi sono necessari. Illustrazioni mostrano nei dettagli i più comuni arbusti, rampicanti, rose e alberi ornamentali e da frutta.    &lt;br /&gt;Tabelle ed elenchi completi sono presentati per tenere sott'occhio i metodi e i periodi di potatura. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;h3&gt;&lt;img style="border-right-width: 0px; margin: 0px 10px 0px 0px; display: inline; border-top-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px" border="0" align="left" src="http://www.giannidemartino.it/cover/big/pianteofficinali.jpg" width="200" height="295" /&gt;Prontuario per il Corretto Uso delle Piante Officinali&lt;/h3&gt;  &lt;p&gt;Proprietà terapeutiche, estrazione e uso, controindicazioni, effetti collaterali, interazioni    &lt;br /&gt;di Pedro Benjamin, Luigi Cristiano     &lt;br /&gt;Urra Edizioni, 2008 - 144 pp. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Questa piccolo manuale, una sorta di &amp;quot;pronto soccorso fitoterapico&amp;quot;, fa della sintesi il suo punto di forza: tramite le dettagliate schede descrittive delle 53 piante officinali utili per accompagnare la cura di buona parte delle più comuni patologie, vuole essere una guida comprensibile per fornire all'erborista, al medico e agli appassionati della materia uno strumento pratico, di facile e rapida consultazione. Ogni scheda, caratterizzata da un colore che rimanda all’organo di “elezione” verso il quale i principi attivi hanno maggiore efficacia, riporta le attività principali e le indicazioni terapeutiche della singola specie, l'uso e la posologia del suo estratto idroalcolico da pianta fresca (Tintura Madre), le associazioni con altre piante, le controindicazioni, gli effetti collaterali, le interazioni con i farmaci. Scritto da due appassionati cultori della materia, ricercatori del laboratorio Medicina Verde, il libro è corredato da una ricca iconografia. &lt;/p&gt;  &lt;h3&gt;&lt;img style="border-right-width: 0px; margin: 0px 10px 0px 0px; display: inline; border-top-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px" border="0" align="left" src="http://sites.google.com/site/viaromea/_/rsrc/1244653862547/Home/la-tradizione-orale-e-le-leggende/cantastorie/UngarelliLePianteAromatiche.jpg" width="200" height="274" /&gt;Le Piante Aromatiche e Medicinali&lt;/h3&gt;  &lt;p&gt;Nei nomi nell'uso e nella tradizione popolare bolognese    &lt;br /&gt;di Gaspare Ungarelli     &lt;br /&gt;Arnaldo Forni Editore, 2007 - 132 pp. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Un altro libro sulle piante medicinali e aromatiche? Per nostra fortuna no. Sarebbe decisamente un libro di troppo in un panorama editoriale affollato e inflazionato dalla cattiva qualità. Questo piccolo libro, che viene ora riproposto in edizione anastatica, è invece un libro veramente unico e prezioso e proviene dal lontanissimo 1921. Il formato tascabile di questo libro sulle piante aromatiche e medicinali non deve trarre in inganno, facendo pensare ad un'operetta minore, per lettori e turisti frettolosi: è invece la sola opera organica dedicata ai rapporti tra la cultura popolare bolognese e le piante di uso comune (ed anche meno comune) per arricchire le opere mirabili della cucina o per curare piccoli e grandi dolori. Le piante, ricordate in ordine alfabetico secondo il nome dialettale e con grande cura dell'ortografia dialettale (sulla scia del Vocabolario prima ricordato), sono decisamente in numero elevato. È la testimonianza di una cultura antica, talvolta antichissima, dove si concentrano ricordi celtici, etruschi, romani e longobardi. Il suo autore, Gaspare Ungarelli (1852-1938), fu uno studioso eminente della cultura popolare di Bologna, la sua città natale, e della valle del Reno. &lt;/p&gt;  &lt;h3&gt;&lt;img style="border-right-width: 0px; margin: 0px 10px 0px 0px; display: inline; border-top-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px" border="0" align="left" src="http://www.macroedizioni.it/cop/pianteperanima.gif" width="200" height="297" /&gt;Piante per l'anima&lt;/h3&gt;  &lt;p&gt;Rimedi per vincere ansia, depressione, fobie e invecchiamento    &lt;br /&gt;di Gisela Finke     &lt;br /&gt;Macro Edizioni, 2004 - 240 pp. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Oggigiorno tanti ragazzi che vanno ancora a scuola soffrono seriamente di nervosismo, stress, depressione, paura del fallimento e altre conseguenze psicologiche dannose della nostra cultura, che venera la velocità supersonica, il successo materiale a tutti i costi, il “superuomo” che non conosce né fatiche, né sonno, né dubbi.    &lt;br /&gt;La situazione per gli adulti è ancora più grave. La maggioranza di loro conosce infatti benissimo la sensazione di sentirsi stanchi, esauriti, demotivati, disinteressati, incapaci... insomma quel sentire la vita troppo faticosa e incomprensibile. Decidere di conoscere e curare il proprio disturbo interiore con l’aiuto delle piante è un passo nella giusta direzione, poiché ci si assume consapevolmente la responsabilità del proprio benessere. Infatti, curarsi con le piante richiede la propria cosciente collaborazione all’atto della guarigione mentre l’utilizzo di farmaci chimici si limita a lasciare all’individuo solamente il compito di inghiottirli puntualmente sotto forma di confetti o gocce e di aspettarne l’effetto super-veloce. I fiori e le piante lavorano in modo molto diverso, hanno i loro tempi e le loro regole. I cambiamenti determinati dalle sostanze vegetali sono graduali e influenzano dolcemente e instancabilmente l’organismo che diventerà più sensibile alle esigenze della propria anima e del proprio corpo, aiutando così il processo di guarigione. Fiori di Bach, melissa, luppolo, gingko biloba, avena, ginseng e altre piante, forniscono le sostanze decisive e sono gli strumenti per raggiungere il benessere e la stabilità emozionale. Ma è l’individuo stesso, in primo luogo, che si cura, perché scegliendo questi rimedi naturali ha deciso di volersi bene, di darsi attenzione, di apprezzarsi. Così deve essere e così le “piante per l’anima” lo richiedono per una terapia efficace. &lt;/p&gt;  &lt;h3&gt;&lt;img style="border-right-width: 0px; margin: 0px 10px 0px 0px; display: inline; border-top-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px" border="0" align="left" src="http://www.macrolibrarsi.org/proxy/cop/tisane-rimedi-erbe.gif" width="200" height="216" /&gt;Tisane e Rimedi con Erbe e Piante&lt;/h3&gt;  &lt;p&gt;di Marie-France Michalon    &lt;br /&gt;Fabbri Editore, 2007 - 84 pp. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Tisane, decotti, infusi, ghiaccioli, sali aromatici, zucchero profumato, maschere di bellezza, creme idratanti, tonici rinfrescanti: tanti rimedi naturali per riscoprire le preziose proprietà e i dimenticati aromi di erbe e piante. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;h3&gt;&lt;img style="border-right-width: 0px; margin: 0px 10px 0px 0px; display: inline; border-top-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px" border="0" alt="Cosmetica con Erbe, Frutti e Piante" align="left" src="http://s2.macrolibrarsi.it/data/cop/big/c/cosmetica-con-erbe-frutti-e-piante_28909.jpg?1259138944" width="200" height="278" /&gt;Cosmetica con Erbe, Frutti e Piante&lt;/h3&gt;  &lt;p&gt;di Bruno Michele Colombo    &lt;br /&gt;Nordpress ed, 2008 - 127 pp. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Una guida di cosmetica improntata ai benefici del mondo vegetale, considerato nella sua purezza, sgombro da qualsiasi sofisticazione chimica. I suggerimenti e le schede proposti da questo lavoro, compilato da un docente di chimica farmaceutica, non costituiscono il vademecum per una cosmesi «fai da te», ma rappresentano un’alternativa imprescindibile per chi vuole prendersi cura del proprio corpo sotto ogni aspetto. Per questo, lungo tutto il libro, i consigli per l’estetica finiscono per essere puntualmente anche consigli per la salute. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;h3&gt;&lt;img style="border-right-width: 0px; margin: 0px 10px 0px 0px; display: inline; border-top-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px" title="Le Piante Officinali: antichi rimedi per problematiche attuali  Palme Elisa   Nuova Ipsa Editore" border="0" alt="Le Piante Officinali: antichi rimedi per problematiche attuali  Palme Elisa   Nuova Ipsa Editore" align="left" src="http://www.librisalus.it/data/cop/w175/le_piante_officinali_antichi_rimedi_per_problematiche_attuali.jpg" width="200" height="318" /&gt;Le Piante Officinali. Antichi rimedi per problematiche attuali&lt;/h3&gt;  &lt;p&gt;di Elisa Palme    &lt;br /&gt;Nuova Ipsa Editore, 2006 - 154 pp. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Questo libro vuole essere una guida per chi si vuole introdurre nel sorprendente mondo delle piante officinali, infatti vi svelerà sia notizie storiche che indicazioni su come utilizzarle per uno scopo salutare, in modo piacevole ed interessante. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;h3&gt;&lt;img style="border-right-width: 0px; margin: 0px 10px 0px 0px; display: inline; border-top-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px" border="0" align="left" src="http://shop.tikalincensi.com/images/ridim-GrandelibroPiantemagiche.jpg" /&gt;Il Grande Libro delle Piante Magiche&lt;/h3&gt;  &lt;p&gt;di Laura Rangoni    &lt;br /&gt;Xenia Edizioni, 2005 - 412 pp. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Una completa e dettagliata rassegna delle credenze e degli usi dei vegetali tradizinalmente connessi con la magia naturale. Leggende, simbologie e curiosità storiche delle piante magiche; come usarle per piccoli rituali, talismani e pozioni miracolose; oli, incensi e sacchetti per il bagno: doni profumati per l'ambiente e la salute. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;h3&gt;&lt;img style="border-right-width: 0px; margin: 0px 10px 0px 0px; display: inline; border-top-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px" title="image" border="0" alt="image" align="left" src="http://lh4.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/S-LJsGNdgMI/AAAAAAAAGp4/l90oBriaOGg/image%5B8%5D.png?imgmax=800" width="357" height="200" /&gt; Le Piante Medicinali - Vol. I&lt;/h3&gt;  &lt;p&gt;di Wilhelm Pelikan    &lt;br /&gt;Natura e Cultura ED, 2005 - 288 PP. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Il volume è stato configurato secondo la triarticolazione riconosciuta da Rudolf Stainer nel mondo minerale, nel mondo vegetale, nel mondo animale e nell'organizzazione corporea umana. &lt;/p&gt;  &lt;h3&gt;&amp;#160;&lt;/h3&gt;  &lt;h3&gt;Le Piante Medicinali - Vol. II&lt;/h3&gt;  &lt;p&gt;Per la cura delle malattie. Per assicurare più vita all'uomo nella sua connessione con la natura    &lt;br /&gt;268&amp;#160; pp. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Il libro ci presenta una serie di piante medicinali che appartengono alle classi inferiori del regno vegetale e che Rudolf Steiner ha sovente segnalato come essenziali per la terapia. &lt;/p&gt;  &lt;h3&gt;Le Piante Medicinali - Vol. III&lt;/h3&gt;  &lt;p&gt;Per la cura delle malattie. Per assicurare più vita all'uomo nella sua connessione con la natura    &lt;br /&gt;275 pp. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;L'autore ci descrive la pianta - nella molteplicità delle sue forme in quanto apparenza fisica - che si realizza nei quattro elementi tradizionali: terra, acqua, aria e fuoco. &lt;/p&gt;  &lt;h3&gt;&lt;img style="border-right-width: 0px; margin: 0px 10px 0px 0px; display: inline; border-top-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px" border="0" align="left" src="http://img2.webster.it/BIT/081/9788850600816g.jpg" /&gt;Piante Officinali Italiane&lt;/h3&gt;  &lt;p&gt;Più di 500 piante officinali italiane ed esotiche illustrate e trattate analiticamente    &lt;br /&gt;di Giuseppe Lodi     &lt;br /&gt;Edagricole, 2001&amp;#160; - 857 pp. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Nuova edizione di un volume pubblicato la prima volta nel 1941 ad opera del prof. Giuseppe Lodi e diventato nel tempo una vera 'bibbia' delle piante officinali in Italia.    &lt;br /&gt;I 'discepoli' di Lodi, coordinati da Francesco Corbetta, hanno ritenuto fosse giunto il momento di modificare e ampliare l'opera, cercando però, dove possibile, di conservarne religiosamente lo spirito. I principali ampliamenti riguardano i capitoli relativi a citologia ed istologia, i cenni di fisiologia, i vegetali inferiori e, di ogni pianta officinale presa in esame, i capitoli dedicati ai contenuti chimici e alla loro azione farmacologica. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;h3&gt;&lt;img style="border-right-width: 0px; margin: 0px 10px 0px 0px; display: inline; border-top-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px" border="0" hspace="20" vspace="20" align="left" src="http://www.unilibro.it/copertine/g/8841588985g.jpg" /&gt;Erbe. Conoscere, riconoscere e utilizzare le erbe e le piante officinali più comuni&lt;/h3&gt;  &lt;p&gt;di Autori Vari    &lt;br /&gt;DeAgostini, 2010 - 191 pp. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;In questo volume una breve presentazione dedicata alle piante officinali; la loro raccolta e conservazione, 210 schede di specie diverse, con la distribuzione, il periodo di fioritura e di raccolta, i principi attivi, le proprietà e gli impieghi terapeutici ed eventuali pericolosità. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;h3&gt;&lt;a href="http://www.ilgiardinodeilibri.it/libri/__erbario-della-salute.php"&gt;&lt;img style="border-right-width: 0px; margin: 0px 10px 0px 0px; display: inline; border-top-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px" title="" border="0" alt="" align="left" src="http://www.ilgiardinodeilibri.it/cop/e/erbario-della-salute.jpg" width="200" height="204" /&gt;&lt;/a&gt;Erbario della Salute&lt;/h3&gt;  &lt;p&gt;Guida alla raccolta e all'utilizzo delle 40 erbe medicinali più efficaci, con consigli pratici per la cura dell'uomo, degli animali e delle piante    &lt;br /&gt;di Ferdinando Alaimo     &lt;br /&gt;Aam Terra Nuova Edizioni, 2010&amp;#160; 165 pp. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Una rassegna accurata delle 40 piante più efficaci del nostro clima, che tutti possono raccogliere e utilizzare.    &lt;br /&gt;L'autore, con una lunga pratica in erboristeria, conduce per mano il lettore alla scoperta delle qualità curative ed energetiche di queste nostre preziose &amp;quot;alleate&amp;quot;, illustrandone non solo l'impiego terapeutico, ma anche l'utilizzo nella difesa delle piante da appartamento e da orto, e nella cura degli animali domestici.     &lt;br /&gt;Per ogni singola pianta, il libro riporta una scheda dettagliata, corredata da foto e disegni, dove oltre alle indicazioni utili per facilitare il riconoscimento delle singole specie, sono illustrate le modalità e i tempi di raccolta, l'impiego e le varie forme di preparazione: infusi, decotti, tinture madri, oleoliti. &lt;/p&gt;  &lt;h3&gt;&lt;img style="border-right-width: 0px; margin: 0px 10px 0px 0px; display: inline; border-top-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px" title="image" border="0" alt="image" align="left" src="http://lh5.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/S-LJtUB5KoI/AAAAAAAAGp8/CsLqbgc6RFI/image%5B16%5D.png?imgmax=800" width="200" height="276" /&gt; Piante Aromatiche. Riconoscimento ed uso&lt;/h3&gt;  &lt;p&gt;di Stefania Sidi    &lt;br /&gt;Giunti Demetra ed, 2000 - 112 pp. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Riscoprire le piante aromatiche: il riconoscimento e l’uso di 33 vegetali dai profumi e sapori genuini per riallacciare con la natura un rapporto antico quanto l’uomo. Indicazioni pratiche sulla loro utilità come pianta medicinale e soprattutto consigli per il loro uso in cucina. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;h3&gt;&lt;img style="border-right-width: 0px; margin: 0px 10px 0px 0px; display: inline; border-top-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px" border="0" align="left" src="http://img2.libreriauniversitaria.it/BIT/129/9788883721298g.jpg" /&gt;Cucinare con le Piante Officinali&lt;/h3&gt;  &lt;p&gt;di Bianca Bosso    &lt;br /&gt;Alberto Perdisa Editore, 2003 - 190 pp. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Un ricettario di preparazioni a base di piante officinali spontanee è cosa un po` insolita: dalle officinali ci si aspetterebbero solo infusi e decotti. Il manuale vuole sfatare questo luogo comune per dimostrare come con le piante spontanee, che sono quasi tutte officinali, si possano realizzare ottimi preparati in cucina e come si possa addirittura improvvisare un intero pranzo, dall`antipasto al dolce, con ampia scelta e secondo i gusti personali. Le ricette presentate sono tutte di facile esecuzione e realizzate con un numero ristretto di piante, scelte fra quelle più note. Preparazioni di questo tipo, che aiutano a ritrovare i tanto compianti ’’sapori di una volta’’, possono interessare i piccoli ristoranti di campagna e le aziende agrituristiche, ma questo ricettario è dedicato in particolare a chi vuole muovere i primi passi in campo erboristico, a chi desidera ’’andare oltre’’, a chi si propone un ritorno alla natura come stile di vita e di pensiero. &lt;/p&gt;  &lt;h3&gt;&lt;img style="border-right-width: 0px; margin: 0px 10px 0px 0px; display: inline; border-top-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px" border="0" align="left" src="http://www.libreriadellosport.it/data/cop/5/55721.jpg" width="200" height="248" /&gt;Medicina Naturale. I segreti delle piante medicinali&lt;/h3&gt;  &lt;p&gt;di Steven Foster, Rebecca L. Johnson    &lt;br /&gt;National Geographic ed, 2007 - 418 pp. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Medicina Naturale, accessibile e completo, frutto della collaborazione di esperti del settore, presenta 200 fotografie a colori, 150 disegni botanici e 159 cartine. Le schede illustrate sono scritte in maniera chiara: con dettagli relativi all’aspetto, alle proprietà terapeutiche, alle origini e alla distribuzione geografica, oltre a una cartina della zona di origine, alle modalità di raccolta e utilizzazione della pianta, sia nella medicina convenzionale che in quella alternativa, e molto altro ancora. Nove approfondimenti, inseriti nel libro, analizzano tradizioni e metodi curativi di tutto il mondo: dall’Asia all’Australia, dall’Oceania all’Europa, dall’Africa al Nord e Sudamerica. Per millenni gli esseri umani hanno cercato nella natura rimedi per malanni grandi e piccoli. Molto prima che la scienza ufficiale ci offrisse un approccio sistematico alla medicina, guaritori scrupolosi adoperavano le piante per alleviare il dolore, curare i sintomi di dozzine di disturbi e combattere malattie di ogni tipo. Oggi, un pubblico enorme fa ancora ricorso alle piante medicinali, sia in modo tradizionale (tramite la medicina alternativa e complementare) che come punto di partenza per la ricerca di nuovi farmaci. Questo lungo e importante viaggio ha avuto inizio molti secoli fa in luoghi remoti come la foresta pluviale amazzonica, dove per la prima volta gli sciamani hanno fatto ricorso al potenziale curativo delle piante, e passa per i laboratori farmaceutici high-tech, dove ricercatori e scienziati lavorano per scoprire nuove medicine a base vegetale. &lt;/p&gt;  &lt;h3&gt;&lt;img style="border-right-width: 0px; margin: 0px 10px 0px 0px; display: inline; border-top-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px" border="0" align="left" src="http://www.macrolibrarsi.org/proxy/cop/virtu-segreti-piante.gif" width="200" height="281" /&gt;Virtù e Segreti delle Piante Medicinali e Produttive&lt;/h3&gt;  &lt;p&gt;di Maria Thun    &lt;br /&gt;Natura e Cultura ed, 2002 - 175 pp. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Le esperienze fatte con le piante medicinali che ognuno di noi può incontrare nel proprio orto, nel giardino, nei campi, nel bosco. Nella seconda parte del libro sono descritti i principi curativi delle piante coltivate. Un manuale pratico indispensabile per chi coltiva da sé le piante medicinali e vuole praticare le sperimentazioni in materia. Di indirizzo steineriano, Maria Thun è anche l’autrice del famoso “Calendario delle Semine” Ed. Antroposofica. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;h3&gt;&lt;img style="border-right-width: 0px; margin: 0px 10px 0px 0px; display: inline; border-top-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px" border="0" align="left" src="http://img2.webster.it/BIT/294/9788879382946g.jpg" /&gt;Erboristeria Planetaria. Proprietà curative e simbologia delle piante&lt;/h3&gt;  &lt;p&gt;di Ferdinando Alaimo    &lt;br /&gt;Hermes Edizioni, 2007 - 200 pp. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Erboristeria Planetaria invita il lettore a coniugare insieme ai dati delle più recenti ricerche scientifiche sulle piante medicinali, anche la loro anima, a verificare se qualcosa della loro risuona nella nostra. È un invito a trovare quelle con cui più ci troviamo in empatia, a scoprire quali sono le nostre piante alleate ed eventualmente a servircene alla luce di questa comprensione. Una nuovissima scienza, la Neurobiologia vegetale, ha recentemente scoperto che le piante sono provviste di una qualche attività cerebrale, che hanno memoria, che ci sono piante più o meno intelligenti e che, in determinate condizioni, esercitano perfino cure parentali. Gli antichi erboristi, gli sciamani, avevano già intuito che le piante non sono cose, e neanche meri contenitori di principi attivi, come tendiamo a credere noi, ma esseri in qualche modo anima-ti, emanazioni delle grandi forze che muovono il cosmo, dei suoi astri; incarnazioni degli antichi Dei. Impararono così a riconoscerne, attraverso le porte della percezione, le diverse qualità, i temperamenti, gli umori, quali fra gli Dei le animassero, e utilizzavano la forza di questo psichismo per le loro pozioni. Delinearono così per ognuna di esse una sorta di carattere, di &amp;quot;personalità&amp;quot; e ce ne hanno narrato nei miti. &lt;/p&gt;  &lt;h3&gt;&lt;img style="border-right-width: 0px; margin: 0px 10px 0px 0px; display: inline; border-top-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px" border="0" align="left" src="http://img2.libreriauniversitaria.it/BIT/765/9788837027650g.jpg" /&gt;Frutti della Terra. Atlante delle piante alimentari&lt;/h3&gt;  &lt;p&gt;di Francesco Bianchini, Carbetta Francesco    &lt;br /&gt;Mondadori ed, 2007 - 239 pp. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;La raccolta e la coltivazione dei frutti della terra da parte dell'uomo è una pratica antichissima e racchiude un sapere millenario, espressione di una stretta interazione tra individuo e natura. Se l'armonia di questo rapporto è stata progressivamente intaccata nel corso della storia - e ne sono esempio emblematico le sterminate colture intensive, che rispondono alle logiche di produzione di un mercato &amp;quot;globale&amp;quot; -, in tempi relativamente recenti si va diffondendo una maggiore sensibilità e un rinnovato interesse per il mondo del &amp;quot;naturale&amp;quot;, ambito vastissimo e ricco di implicazioni: dall'esigenza di un benessere psicofisico attraverso un'alimentazione più sana e corretta, all'utilizzo di materie prime più genuine e alla diffusione delle coltivazioni biologiche, per arrivare fino all'attuale e acceso dibattito sui prodotti transgenici. E' in quest'ottica che viene riproposto &amp;quot;Frutti della terra&amp;quot;, un utile strumento per avvicinare il grande pubblico a una migliore conoscenza delle risorse offerte dalla natura. Strutturato come gli antichi erbari, il volume presenta una selezione delle erbe e dei frutti spontanei, articolati per schede e raggruppati secondo le più note categorie agroalimentari: cereali, verdure, frutta, funghi, spezie e nervini, piante da fecola, da zucchero e da olio. Nei testi, di ampio respiro e di piacevole lettura, vengono descritte la storia e la provenienza di ogni specie; le aree di diffusione, le modalità di coltivazione e la stagionalità del prodotto; le varietà originarie e le cultivar attualmente più diffuse sul mercato. Dei vegetali illustrati sono indicati inoltre i valori nutrizionali e le proprietà curative, oltre ad alcune preparazioni tipiche. I box che affiancano la trattazione principale contengono invece un approfondimento sotto il profilo strettamente botanico. Protagonisti delle splendide tavole a colori di Marilena Pistoia, i frutti della terra si offrono al nostro sguardo nell'inesauribile ricchezza di forme e colori: è un invito a sceglierli con maggiore consapevolezza e a gustarli, quanto più possibile, nella loro intatta genuinità.&amp;#160; Rinnovando l'antica tradizione degli erbari, il volume racchiude una preziosa raccolta di tavoile a colori dedicate alle erbe e ai frutti spontanei. Gli altri 300 soggetti, illustrati attraverso splendidi disegni, comprendono alcune più rare e insolite. Di ogni specie vengono descritte le origini, le caratteristiche botaniche. Un piacevole strumento per riscoprire la natura nell'infinita varietà degli aromi e dei sapori &lt;/p&gt;  &lt;h3&gt;&lt;img style="border-right-width: 0px; margin: 0px 10px 0px 0px; display: inline; border-top-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px" border="0" align="left" src="http://www.barbarabardi.it/images/maxi-libro-erbe-medicinali.gif" width="200" height="282" /&gt;Il Maxi Libro delle Erbe Medicinali&lt;/h3&gt;  &lt;p&gt;240 e più piante per il benessere e la salute e un intero ricettario delle erbe di bellezza    &lt;br /&gt;di Autori Vari     &lt;br /&gt;De Vecchi Edizioni, 2006 - 431 pp. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Un libro prezioso per tutta la famiglia, centinaia di piante medicinali vi rivelano i loro segreti per mantenere il benessere e la salute traendo profitto da tutte le virtù dei rimedi naturali e senza le conseguenze dei prodotti chimici. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;h3&gt;&lt;img style="margin: 0px 10px 0px 0px; display: inline" border="1" align="left" src="http://www.edizionijunior.com/public/copertine/lenostrepiante.gif" width="200" height="271" /&gt;Le Nostre Piante Medicinali&lt;/h3&gt;  &lt;p&gt;Riconoscimento, proprietà, curiosità e utilizzo di 80 piante officinali della flora italiana spontanea    &lt;br /&gt;di Francesco Perugini Billi     &lt;br /&gt;Junior Edizioni, 2000 - 206 pp. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Le Nostre Piante Medicinali riassume le conoscenze passate e moderne sull'uso medicinale di ottanta piante appartenenti alla flora italiana. Vengono prese in considerazione solo le specie che crescono spontanee, per dare al lettore l'occasione di ritrovarle nell'ambiente che lo circonda. Un semplice sguardo ad un prato incolto, una piacevole passeggiata nella natura sono sufficienti per rendersi conto che le piante medicinali sono in pratica ovunque. Sono le stesse che per millenni hanno aiutato l'uomo a sopravvivere e che ora sono spesso relegate a ruolo di erbacce. È la riscoperta della possibilità di riconoscere queste piante per puro godimento intellettuale o interiore, ma anche l'opportunità di ristabilire un contatto pratico e salutare con rimedi naturali a lungo negletti seppur efficaci. Fino a poco tempo fa le piante trattate erano raccolte soprattutto dalla gente che viveva in campagna e in montagna e utilizzate per molti disturbi per i quali oggi sembra irrinunciabile il ricorso al medico e alla medicina moderna. La stessa medicina ha impiegato con fiducia queste piante per secoli. Il libro è rivolto a tutti coloro che amano conoscere le proprietà curative delle piante medicinali, che si divertono a raccoglierle e a prepararle e che credono che il loro uso possa ancora contribuire al proprio benessere. &lt;/p&gt;  &lt;h3&gt;&lt;img style="border-right-width: 0px; margin: 0px 10px 0px 0px; display: inline; border-top-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px" border="0" align="left" src="http://img2.webster.it/BIT/780/9788809037809g.jpg" /&gt;Fitoterapia. Guarire con le piante&lt;/h3&gt;  &lt;p&gt;di Jean Valnet    &lt;br /&gt;Giunti Edizioni, 2005 - 719 pp. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Fin dall'antichità le piante sono state fonte di nutrimento e di benessere per i popoli della Terra. Oggi, dopo un'eclisse di vari decenni nella quale i medici sono stati affascinati dalle promesse della chimica farmaceutica, la validità dell'uso medicinale delle piante torna d'attualità, e promette benessere senza effetti collaterali dannosi. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;h3&gt;&lt;img style="border-right-width: 0px; margin: 0px 10px 0px 0px; display: inline; border-top-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px" border="0" hspace="20" vspace="20" align="left" src="http://www.unilibro.it/copertine/g/8887122539g.jpg" /&gt;Manuale di Fitoterapia. Misteri e poteri delle piante&lt;/h3&gt;  &lt;p&gt;di Maria Luisa Briscese    &lt;br /&gt;Pisani Editrice, 2004 - 400 pp. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Più di 200 schede illustrative per altrettante piante e erbe medicinali di facile reperibilità e comunemente usate sino a qualche decennio fa. Con una breve storia dell’uso “magico” che di esse è stato fatto nel corso dei secoli. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;h3&gt;&lt;img style="border-right-width: 0px; margin: 0px 10px 0px 0px; display: inline; border-top-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px" border="0" align="left" src="http://img2.libreriauniversitaria.it/BIT/333/9788809033337g.jpg" /&gt;Cura delle Malattie con Ortaggi, Frutta e Cereali. Salute e benessere dal mondo delle piante&lt;/h3&gt;  &lt;p&gt;di Jean Valnet    &lt;br /&gt;Giunti Edizioni, 2004 - 512 pp. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Jean Valnet è considerato uno dei pionieri della fitoterapia, e le sue opere, diffuse in tutto il mondo, ormai fanno testo. La sua attività ha portato a riscoprire il grande valore di quelle piante che la tradizione erboristica europea usava da millenni come cura e prevenzione delle malattie.E in questo libro, uno dei suoi testi più vivaci, Valnet risveglia nuovo interesse per queste conoscenze antiche, per questi rimedi naturali ai problemi e disturbi quotidiani. Nell'era degli antibiotici, degli ormoni, dei cortisonici, dell'abuso di farmaci e dell'adulterazione dei cibi, il suo appello a rivalutare l'attività curativa naturale delle piante che ci circondano e dei loro succhi acquista sempre più interesse e fascino. Le terapie di Valnet fanno testo un po’ ovunque perché egli si è impegnato, nel corso della sua vita di studi, a fornire sempre le prove scientifiche della loro efficacia. Il testo analizza in una prima parte argomenti di carattere generale che riguardano la salute naturale da vicino: vitamine, sali minerali, metalli, oligoelementi. Di ogni componente considerato vengono fornite caratteristiche, effetti terapeutici e cibi in cui si ritrova. Segue poi un prontuario alfabetico per tipo di ortaggi o frutta che sono i veri protagonisti di questo testo specifico del grande erborista. Per ogni pianta considerata vengono riportati i principi attivi terapeutici in essa contenuti, una descrizione della pianta e della sua storia e coltivazione, le indicazioni e gli effetti terapeutici e le istruzioni per l’uso interno e/o esterno. Infine si possono anche leggere parti sull’uso dell’argilla, del polline e dei succhi di frutta e di verdura. Un utilissimo glossario e un indice analitico per malattia consentono un’ottima consultazione immediata. Insomma, un libro prezioso da tenere in casa per far fronte ai malesseri più comuni e anche alle malattie di una certa consistenza, che magari trattate con antibiotici e altri farmaci ordinari comportano sempre uno strascico di effetti collaterali, in questo caso assolutamente evitati. &lt;/p&gt;  &lt;h3&gt;&lt;img style="border-right-width: 0px; margin: 0px 10px 0px 0px; display: inline; border-top-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px" border="0" alt="Erbario" align="left" src="http://s2.macrolibrarsi.it/data/cop/big/e/erbario-new.gif?1257521826" width="200" height="276" /&gt;Erbario. Caratteristiche, proprietà e virtù benefiche di 160 piante medicinali&lt;/h3&gt;  &lt;p&gt;di Autori Vari    &lt;br /&gt;De Vecchi Edizioni, 2004 - 218 pp. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Questa raccolta, tratta dal patrimonio della Biblioteca centrale del Museo nazionale di storia naturale di Parigi, riproduce fedelmente le splendide illustrazioni delle specie più importanti e le correda di utili indicazioni sulle proprietà generali e sulle modalità di impiego per prevenire o attenuare piccoli disturbi e migliorare il proprio stato psicofisico. In allegato una tavola da incorniciare tratta dalle incisioni del Museo di storia naturale di Parigi. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;h3&gt;&lt;img style="border-right-width: 0px; margin: 0px 10px 0px 0px; display: inline; border-top-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px" border="0" alt="Fitoterapia Razionale" align="left" src="http://s2.macrolibrarsi.it/data/cop/big/f/fitoterapia_razionale.gif?1257521812" width="200" height="289" /&gt;Fitoterapia Razionale. Scienza e piante medicinali&lt;/h3&gt;  &lt;p&gt;di Autori Vari    &lt;br /&gt;Mattioli 1885 ed, 2003 - 343 pp. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Questo libro è un’introduzione agli aspetti più pratici della fitoterapia. Razionalmente organizzato per sistemi organici, apparati e campi d’applicazione, offre una rapida panoramica sui dosaggi, la forma di somministrazione e gli effetti dei più importanti rimedi vegetali. La caratteristica di questo libro è che vengono considerati solo quei rimedi fitoterapici che sono scientificamente di provata particolare efficacia farmacologica e clinica.    &lt;br /&gt;Con quest’opera, gli autori, di grande esperienza in campo medico, presentano un libro di riferimento indispensabile per la pratica medica. Tutti i professionisti e tutti i farmacisti interessati al trattamento con rimedi vegetali dovrebbero avere questo libro a loro disposizione. Il volume è stato tradotto con il contributo del SEPS (Segretariato Europeo per le Pubblicazioni Scientifiche). &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;h3&gt;&lt;img style="border-right-width: 0px; margin: 0px 10px 0px 0px; display: inline; border-top-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px" title="" border="0" alt="" align="left" src="http://www.urraonline.com/2001/libri/88-7303-828-X/887303828X.jpg" width="200" height="318" /&gt;Il Nutrimento degli Dei. Piante psicoattive ed evoluzione umana&lt;/h3&gt;  &lt;p&gt;di Terence Mc Kenna    &lt;br /&gt;Urra Edizioni, 2001 - 365 pp. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Seconda edizione di un “classico” della collana Urra.    &lt;br /&gt;L'opera rivoluzionaria di Terence McKenna, celeberrimo etnobotanico, cerca in modo metodico e sistematico di affrontare la storia dell'evoluzione dell'umanita' stimolata e mediata dall'incontro con piante sacre e psichedeliche. Esplora e illustra, con riferimenti accuratamente documentati, a partire dalla nascita della cultura umana fra i primi ominidi nel Sahara occidentale, un'interpretazione alternativa dell'evoluzione della coscienza umana che colloca le piante psicoattive non tra le insidie sulla strada verso la civilta' moderna, ma tra gli strumenti usati dai nostri antenati per salire la scala evolutiva. Nel suo esame, pacato, sempre chiaro e semplice, del cammino umano verso il nostro secolo, e nella sua proposta per una civilta' futura in cui siano eliminate le cause dei mali attuali, McKenna non manca di fornire una seria e spassionata descrizione di piu' o meno tutte le sostanze psichedeliche ritrovate nel regno vegetale: psilocibina, ayahuasca, Soma, Amanita muscaria e altri funghi, segale cornuta, peyote, e altre ancora; ma anche altre ''droghe'', quali alcool, tabacco, te', caffe', zucchero e cacao che malgrado le loro caratteristiche spesso non vengono considerate come tali. &lt;/p&gt;  &lt;h3&gt;&lt;img style="border-right-width: 0px; margin: 0px 10px 0px 0px; display: inline; border-top-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px" title="" border="0" alt="" align="left" src="http://s2.macrolibrarsi.it/data/cop/big/e/erbariodei.jpg?1257521818" width="200" height="248" /&gt;L'Erbario degli Dei. Manuale sull'uso delle piante officinali nella tradizione Popolare Mediterranea&lt;/h3&gt;  &lt;p&gt;di Rita Masci    &lt;br /&gt;MIR Edizioni, 2000 - 106 pp. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;La raccolta l’essiccazione e la conservazione delle erbe; il loro uso per infermità e malattie comuni; descrizione delle piante secondo le loro indicazioni terapeutiche le parti da usare e la loro preparazione questi gli argomenti principali di questo erbario detto degli dei proprio perchè si ricollega a pratiche e credenze tra il religioso e il magico che venivano osservate in particolar modo nelle zone rurali sia nella raccolta delle erbe sia nella scelta dell’ora più propizia quando possono offrire il massimo del loro potere curativo. &lt;/p&gt;  &lt;h3&gt;&lt;img style="border-right-width: 0px; margin: 0px 10px 0px 0px; display: inline; border-top-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px" border="0" align="left" src="http://www.mursia.com/bivio/images/piante_magiche.gif" width="200" height="311" /&gt;Enciclopedia delle piante Magiche&lt;/h3&gt;  &lt;p&gt;di Scott Cunningham    &lt;br /&gt;Mursia ed, 1992 - 286 pp. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Oltre 400 tipi di piante tra quelle maggiormente diffuse, le loro proprietà occulte e i loro impieghi magici. Fin dai tempi più antichi, l’uomo scoprì le energie presenti in esse e le sfruttò per migliorare la propria vita, proteggere le abitazioni o trovare fortuna o il vero amore. Ancora oggi queste piante possiedono poteri incredibili e sconosciuti.    &lt;br /&gt;Questa enciclopedia descrive i poteri magici di più di quattrocento piante. Si tratta per la maggior parte di piante comuni e conosciute come cipolla, riso, lattuga, basilico, aglio, prezzemolo. Una guida pratica per chi vuole imparare i segreti delle piante usandone non solo i principi curativi ma anche il potere magico e simbolico. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;h3&gt;Piante Selvatiche. Come riconoscerle, raccoglierle e usarle in cucina&lt;/h3&gt;  &lt;p&gt;&lt;img style="margin: 0px 10px 0px 0px; display: inline" border="0" hspace="20" vspace="20" align="left" src="http://www.unilibro.it/find_buy/copertine/g%5C8844030888g.jpg" /&gt;di Roberto Chiej Gamacchio     &lt;br /&gt;Giunti Demetra ed, 2006 - 320 pp. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Buone da mangiare: le piante selvatiche, ricche di proprietà oltre che belle da vedere, sono una ricchezza che la natura ci offre. Insieme a schede dettagliate per imparare a riconoscere le molte schede che si possono raccogliere durante una passeggiata o nel campo dietro casa, il volume offre tante gustose ricette per antipasti, primi piatti, contorni, salse o tisane, all’insegna del gusto e della salute. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;h3&gt;&lt;img style="border-right-width: 0px; margin: 0px 10px 0px 0px; display: inline; border-top-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px" border="0" alt="Controllare la Potatura e gli Innesti" align="left" src="http://s2.macrolibrarsi.it/data/cop/big/c/controllare-la-potatura-e-gli-innesti_27913.jpg?1257521832" width="200" height="302" /&gt;Controllare la Potatura e gli Innesti. Delle piante da frutto e ornamentali&lt;/h3&gt;  &lt;p&gt;di Pierre Trioreau    &lt;br /&gt;Larus ed, 2009 - 313 pp. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Il punto di riferimento internazionale da oltre 15 anni per la potatura delle piante. Rivolta tanto agli appasionati quanto ai professionisti, questa guida elaborata da specialisti di settore espone in modo chiaro e conciso tutti i principi della potatura delle piante da frutto e ornamentali. Grazie a più di 500 illustrazioni e 200 schemi dettagliati, potrete seguire passo per passo tutte le tecniche di potatura e innesto, per ottenere un bel giardino e un frutteto produttivo. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;h3&gt;&lt;img style="border-right-width: 0px; margin: 0px 10px 0px 0px; display: inline; border-top-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px" border="0" align="left" src="http://www.danielapiazzaeditore.com/Novita2002/LeErbeDelleDonne.jpg" width="200" height="301" /&gt;Le Erbe delle Donne&lt;/h3&gt;  &lt;p&gt;Fiori e piante dell'arco alpino tra cucina, medicina popolare e bellezza    &lt;br /&gt;di Laura Rangoni     &lt;br /&gt;Daniela Piazza Editore, 2007 - 199 pp. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;La sapienza delle donne d'erbe in cucina e in terapia. Descrizione, utilizzo medicinale e tante inusuali curiosità su fiori, erbe, funghi e tartufi che a lungo hanno caratterizzato la medicina naturale e la cucina povera. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;h3&gt;Il Libro Completo delle Erbe e Piante Aromatiche. Il loro uso in erboristeria, cucina e profumeria&lt;/h3&gt;  &lt;p&gt;&lt;img style="margin: 0px 10px 0px 0px; display: inline" border="0" hspace="20" vspace="20" align="left" src="http://www.unilibro.it/find_buy/copertine/g%5C8827206205g.jpg" /&gt;di L.P. Da Legnano     &lt;br /&gt;Mediterranee ed, 1996 -336 pp. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Usi culinari e terapeutici delle erbe aromatiche descritti da uno dei più famosi erboristi italiani. Buona tavola e salute a braccetto nella preparazione di ricette gustose e salutari. Con un repertorio per argomenti che facilita la consultazione. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;h3&gt;&lt;img style="border-right-width: 0px; margin: 0px 10px 0px 0px; display: inline; border-top-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px" border="0" align="left" src="http://www.giuntistore.it/skin1/images/fascette/fascettebig/87993qa.jpg" width="200" height="272" /&gt;Fiori di Montagna. Riconoscimento e proprietà terapeutiche&lt;/h3&gt;  &lt;p&gt;di Autori Vari    &lt;br /&gt;Giunti Demetra ed, 2008 - 128 pp. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Un manuale da tenere sempre in tasca quando decidiamo di passeggiare per prati o sentieri di montagna. Facile da consultare grazie alle schede illustrate per riconoscere i fiori e i periodi di fioritura, conoscere le proprietà fitoterapiche e tante altre curiosità. Inoltre, è un libro adatto per chi desidera trasformare la passione per i fiori in un hobby dedicandosi alla realizzazione di un erbario o l'essiccazione dei fiori per creazioni artistiche ricche di fantasia. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;h3&gt;&lt;img style="border-right-width: 0px; margin: 0px 10px 0px 0px; display: inline; border-top-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px" border="0" align="left" src="http://www.webalice.it/mondellix/images/LibroFioriMediterraneo.jpg" /&gt;Fiori Selvatici del Mediterraneo&lt;/h3&gt;  &lt;p&gt;di Neil Fletcher    &lt;br /&gt;Fabbri Editore, 2008 - 224 pp. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Una guida fotografica indispensabile per identificare i fiori spontanei del Mediterraneo occidentale nel proprio habitat naturale. Chiara e concisa per identificazioni semplici e veloci, per tutte le escursioni, adatta sia per principianti sia per esperti naturalisti. Con un approccio scientificamente rigoroso e al tempo stesso divulgativo, l'autore guida il lettore alla scoperta delle specie più diffuse del Mediterraneo, accompagnando le accurate descrizioni con fotografie molto particolareggiate. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;h3&gt;&lt;img style="border-right-width: 0px; margin: 0px 10px 0px 0px; display: inline; border-top-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px" border="0" align="left" src="http://img2.webster.it/BIT/565/9788804575658g.jpg" /&gt;Enciclopedia dei Fiori da Giardino. 500 specie di fiori da giardino&lt;/h3&gt;  &lt;p&gt;di Autori Vari    &lt;br /&gt;Mondadori, 2008 - 1008 pp. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;L'enciclopedia contiene informazioni suo500 specie di fiori, tutte illustrate: clima, stagionalità, coltivazione e cura;ofiori da giardino, terrazzo, balcone e interni. Un giro del mondo attraverso i fiori con i loro nomi scientifici e quelli di uso comune. Tutte le indicazioni necessarie per piantare e portare a fioritura semi, bulbi e talee endemici del nostro paese e di terre esotiche. Ogni specie presentata è corredata da fotografia e scheda che facilitano il riconoscimento dei fiori collocandoli geograficamente e climaticamente e accompagnandoli con ogni informazione che li riguarda. Botanici e giardinieri con dati, indicazioni ed esperienza diretta sono qui al servizio di chi ama i fiori. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;img style="border-right-width: 0px; margin: 0px 10px 0px 0px; display: inline; border-top-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px" border="0" hspace="20" vspace="20" align="left" src="http://www.unilibro.it/copertine/g/8889509325g.jpg" /&gt;&lt;/p&gt;  &lt;h3&gt;Erbe e Fiori da Bere&lt;/h3&gt;  &lt;p&gt;Tisane, bibite, sciroppi, infusi, aperitivi, digestivi, sorbetti, frappè, liquori    &lt;br /&gt;di Bianca Rosa Gremmo Zumaglini     &lt;br /&gt;Graphot Editrice, 2007 - 201 pp. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;In questo libro l'autrice insegna come &amp;quot;rubando&amp;quot; ai fiori, alle erbe e ai frutti, i sapori, gli aromi e tutte le benefiche sostanze sia possibile preparare invitanti, salutari e colorate bevande da sorseggiare in ogni momento della giornata. &lt;/p&gt;  &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8272770838067194450-1166739702791995648?l=vivereilmedioevo-erbario.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://vivereilmedioevo-erbario.blogspot.com/feeds/1166739702791995648/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://vivereilmedioevo-erbario.blogspot.com/2010/05/libri-sulle-piante-in-generale-e-la.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8272770838067194450/posts/default/1166739702791995648'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8272770838067194450/posts/default/1166739702791995648'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://vivereilmedioevo-erbario.blogspot.com/2010/05/libri-sulle-piante-in-generale-e-la.html' title='Libri sulle piante in generale e la botanica'/><author><name>Chiara Corti</name><uri>https://profiles.google.com/103184024759990247673</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='//lh3.googleusercontent.com/-krqjYFI7GK8/AAAAAAAAAAI/AAAAAAAAJoQ/mtlSi0LN30g/s512-c/photo.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://lh5.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/TJMrc6VWwxI/AAAAAAAAHEI/rZ2v7ssLwxM/s72-c/image%5B8%5D.png?imgmax=800' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8272770838067194450.post-4280841819207192424</id><published>2010-05-05T21:48:00.001+02:00</published><updated>2011-04-26T17:51:22.608+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Libri e Manuali'/><title type='text'>L’orto, il frutto &amp; il contadino: Libri sulla frutti- e orticultura</title><content type='html'>&lt;h3 align="justify"&gt;&lt;img style="border-right-width: 0px; margin: 0px 10px 0px 0px; display: inline; border-top-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px" border="0" align="left" src="http://img2.libreriauniversitaria.it/BIT/047/9788850600472g.jpg" /&gt;Manuale di Frutticoltura&lt;/h3&gt;  &lt;p align="justify"&gt;di Carlo Edoardo Branzanti e Ricci Angela    &lt;br /&gt;Edagricole ed, 2001 - 405 pp. &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Il curatore, Giorgio Bargioni, volutamente non ha smembrato i contenuti e l’ordine della trattazione dell’edizione precedente ritenendoli infatti, per molti aspetti, ancora validi e anzi, fondamentali. Il testo è stato quindi elaborato ed arricchito, aggiornandolo alla luce delle più moderne acquisizioni della materia, per farne ancora una volta lo strumento indispensabile al bagaglio tecnico e pratico del moderno frutticoltore.&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;h3 align="justify"&gt;Il Maxi Libro dell'Orto&lt;/h3&gt;  &lt;p align="justify"&gt;&lt;img style="border-right-width: 0px; margin: 0px 10px 0px 0px; display: inline; border-top-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px" border="0" align="left" src="http://eshop.zr-giardinaggio.it/images/product/libro-orto-verdura.jpg" width="200" height="292" /&gt;Come progettare, impiantare, suddividere e organizzare il tuo orto     &lt;br /&gt;Autori Vari     &lt;br /&gt;De Vecchi Edizioni, 2008 - 409 pp. &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Tutto quello che vorreste sapere sul vostro orto: &lt;/p&gt;  &lt;ul&gt;   &lt;li&gt;     &lt;div align="justify"&gt;Come progettare, impiantare, suddividere e organizzare l'orto, per uso famigliare o a scopi remunerativi, i concimi (chimici e anche quelli naturali), l'irrigazione, la rotazione delle colture... &lt;/div&gt;   &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;     &lt;div align="justify"&gt;La difesa biologica degli ortaggi dalle malattie e dai parassiti, ampie schede specifiche per la coltivazione dei singoli ortaggi, la raccolta e la conservazione degli ortaggi. Il calendario dell'orticoltore, mese per mese. Che cosa seminare e dove. Che cosa trapiantare. Che cosa raccogliere e consumare, il calendario di ogni singolo ortaggio. &lt;/div&gt;   &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;     &lt;div align="justify"&gt;Previene errori di scelta del terreno, di scelta dei semi, errori di semina e di coltura, errori nell'uso degli attrezzi. &lt;strong&gt;&lt;em&gt;Attenzione: non è un manuale di orticoltura biologica, ma è ricco di informazioni per tutti gli orticoltori. &lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;   &lt;/li&gt; &lt;/ul&gt;  &lt;h3 align="justify"&gt;&lt;img style="border-bottom: 0px; border-left: 0px; margin: 0px 10px 0px 0px; display: inline; border-top: 0px; border-right: 0px" border="0" align="left" src="http://www.macrolibrarsi.org/proxy/cop/orticoltura-specializzata.gif" width="200" height="299" /&gt;Orticoltura Specializzata&lt;/h3&gt;  &lt;p align="justify"&gt;di Luciano Trentini, Giorgio Sitta   &lt;br /&gt;Edagricole, 2001 - 209 pp. &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;Il settore delle colture orticole protette é caratterizzato da una elevata dinamicità e necessita di continue verifiche, soprattutto per effetto dell’accresciuto interesse per le produzioni di qualità e per la salvaguardia dell’ambiente. Gli autori di questo manuale hanno raccolto in un unico volume la ricca esperienza maturata in anni di ricerca e rispondono all’esigenza di disporre di prodotti sempre più qualificati dal punto di vista estetico e nutrizionale. &lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;p align="justify"&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;h3&gt;&lt;img style="border-bottom: 0px; border-left: 0px; margin: 0px 10px 0px 0px; display: inline; border-top: 0px; border-right: 0px" border="0" align="left" src="http://img2.webster.it/BIT/326/9788820643263g.jpg" /&gt;La Potatura degli alberi da Frutto e dell’Olivo&lt;/h3&gt;  &lt;p&gt;di Vincenzo Forte   &lt;br /&gt;Edagricole, 2005 - 210 pp. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Basato sui moderni fondamentali scientifici, è l'unico manuale tecnico professionale esistente sul mercato che tratta la pratica colturale per tutte le specie arboree coltivate. Vengono enunciati i fondamentali tecnici ed economici della potatura degli alberi da frutto, le reazioni della pianta ed i criteri che devono regolare le operazioni ordinarie e quelle straordinarie. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;h3&gt;&lt;img style="border-bottom: 0px; border-left: 0px; margin: 0px 10px 0px 0px; display: inline; border-top: 0px; border-right: 0px" border="0" align="left" src="http://img2.libreriauniversitaria.it/BIT/993/9788841249932g.jpg" /&gt;Coltivare l'Olivo e Produrre l'Olio&lt;/h3&gt;  &lt;p&gt;Le varietà, le forme d'allevamento, le potature, le concimazioni, le cure, la raccolta e l'oleificazione   &lt;br /&gt;di Pierluigi Villa     &lt;br /&gt;De Vecchi Edizioni, 2003 - 143 pp. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Varietà di olivo, metodi e tecniche colturali, malattie e parassiti, tecniche di potatura, raccolta e conservazione delle olive, metodi di produzione dell’olio e normativa.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;h3&gt;&lt;img style="border-bottom: 0px; border-left: 0px; margin: 0px 10px 0px 0px; display: inline; border-top: 0px; border-right: 0px" border="0" align="left" src="http://www.genux.com/files-V2/img-9/pg-97467.jpg" width="200" height="283" /&gt;Coltivare gli Agrumi&lt;/h3&gt;  &lt;p&gt;Ornamentali da Frutto. Le specie e le varietà, le forme di allevamento, le potature, la propagazione, le cure, la raccolta e la conservazione dei frutti   &lt;br /&gt;di&amp;#160; Aldo Colombo     &lt;br /&gt;De Vecchi Edizioni, 2004 - 142 pp &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Tutto sulla coltivazione degli agrumi da terra e da vaso. La posizione, la potatura, i tipi di malattie e come combatterle, come ripararli dal clima rigido. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;h3&gt;&lt;img style="border-bottom: 0px; border-left: 0px; margin: 0px 10px 0px 0px; display: inline; border-top: 0px; border-right: 0px" border="0" align="left" src="http://img2.webster.it/BIT/628/9788874476282g.jpg" /&gt;Gli Agrumi in Vaso e in Piena Terra&lt;/h3&gt;  &lt;p&gt;di Monika Klock - Thorsten Klock   &lt;br /&gt;Red Edizioni, 2008 - 96 pp. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Con i loro colori brillanti e il sapore fresco, gli agrumi sono un vero dono della natura che rallegra il periodo più freddo e buio dell'anno. Si tratta di piante delicate perché il loro habitat naturale ha caratteristiche precise da cui è difficile prescindere. Prezioso è dunque questo libro che permette la coltivazione degli agrumi nel proprio giardino, in piena terra e in vaso, anche in zone poco adatte a causa del clima particolarmente rigido. Le informazioni che esso offre riguardano:    &lt;br /&gt;le caratteristiche di tutti gli agrumi e dei loro numerosissimi ibridi (arance dolci - navel, bionde, sanguigne -, arance amare e pompelmi, mandarini e loro varietà - dalle clementine al mapo fino all'otanique e al satsuma); gli agrumi meno noti come il calamondino, la limetta, il cedro, il kumquat, il tangelo; le tecniche di coltura (esposizione, scelta e correzione del terreno, vasi e contenitori, innaffiatura e concimazione, potatura, svernamento); la riproduzione delle piante per talea, per innesto, a spacco, a scudo; le malattie e i parassiti, oltreché i metodi per combatterli; l'uso culinario e terapeutico degli agrumi. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;h3&gt;&lt;img style="border-bottom: 0px; border-left: 0px; margin: 0px 10px 0px 0px; display: inline; border-top: 0px; border-right: 0px" border="0" align="left" src="http://img2.libreriauniversitaria.it/BIT/948/9788850649488g.jpg" /&gt;La Difesa delle Piante da Orto. Sintomi, diagnosi e terapia&lt;/h3&gt;  &lt;p&gt;di Aldo Pollini    &lt;br /&gt;Edagricole, 2008 - 486 pp. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Pratico e veloce, questo atlante raccoglie in una dettagliata rassegna fotografica tutta la casistica delle patologie riscontrabili sull epiante da orto ene indica sinteticamente le terapie. Sono documentati i vari agenti nocivi e le alterazioni da loro prodottte sulle diverse parti della pianta, nonchè i danni provocati da fattori abiotici. Per ciascun organismo dannoso sono forniti gli elementi fondamentali del comportamento buiologico ed epidemiologico, mentre per le alterazioni legate a fattori abiotici vengono indicate le cause di insorgenza.Accanto al riscontro patologico sono indicati i provvedimenti di profilassi e terapia adottabili: agonomici, meccanici, fisici, biologici e chinmici e, relativamente a questi ultimi, sono indicate le sostanze attive autorizzate ed omologate all'impiego.   &lt;br /&gt;In appendice sono presenti delle tabelle riassuntive con le informazioni relative alle caratteristiche, alle modalità di impiego, ai termini di utilizzo dei divrsi agrofarmaci in commercio.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;h3&gt;&lt;img style="border-bottom: 0px; border-left: 0px; margin: 0px 10px 0px 0px; display: inline; border-top: 0px; border-right: 0px" border="0" align="left" src="http://www.giuntistore.it/skin1/images/fascette/fascettebig/91523da.jpg" width="200" height="252" /&gt;Orto e Giardino Biologico&lt;/h3&gt;  &lt;p&gt;di Marie-Luise Kreuter    &lt;br /&gt;Giunti Edizioni, 2009 - 380 pp. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Un manuale indispensabile a tutti coloro che desiderano coltivare frutta, verdura e fiori secondo metodi naturali. L'ampia parte introduttiva trasmette le conoscenze scientifiche di base; la seconda parte fornisce un'ampia descrizione di tutte le pratiche della coltivazione biologica, dal compostaggio al modo giusto di organizzare le aiuole; la terza parte è dedicata all'orto e al frutteto, mentre l'ultima parte si occupa del giardino ornamentale.   &lt;br /&gt;Le ultime due sezioni sono corredate di un esaustivo elenco delle singole specie di piante e ortaggi, con suggerimenti di ulteriori varietà e arricchite di consigli per la coltivazione, la semina e la raccolta.    &lt;br /&gt;Il &amp;quot;Calendario dei Lavori&amp;quot; elenca in modo chiaro e sintetico, mese per mese, i lavori da effettuare nel giardino e nell'orto durante le singole stagioni.    &lt;br /&gt;Il &amp;quot;Vademecum di lotta antiparassitaria&amp;quot; è uno strumento prezioso per riconoscere e combattere velocemente parassiti e malattie.    &lt;br /&gt;In appendice figura un dettagliato indirizzario - con indirizzi internet - di vivai, ditte specializzate, associazioni e istituti di ricerca operanti nel settore della coltivazione biologica.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;h3&gt;&lt;img style="border-bottom: 0px; border-left: 0px; margin: 0px 10px 0px 0px; display: inline; border-top: 0px; border-right: 0px" border="0" align="left" src="http://www.macrolibrarsi.org/proxy/cop/calendario-frutticoltore.gif" width="200" height="289" /&gt;Il Calendario del Frutticoltore&lt;/h3&gt;  &lt;p&gt;Mese per mese, regione per regione, come ottenere ilmeglio dai vostri alberi da frutto   &lt;br /&gt;di Enrica Boffelli    &lt;br /&gt;De Vecchi Edizioni, 2003 - 141 pp. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Gli innesti, la potatura, le protezioni contro il gelo e il maltempo, le concimazioni, l'irrigazione.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;h3&gt;&lt;img style="border-bottom: 0px; border-left: 0px; margin: 0px 10px 0px 0px; display: inline; border-top: 0px; border-right: 0px" border="0" alt="Gli Innesti" align="left" src="http://s2.macrolibrarsi.it/data/cop/big/i/innesti.gif?1257521821" width="200" height="276" /&gt;Gli Innesti&lt;/h3&gt;  &lt;p&gt;Le tecniche, l'attrezzatura, la propagazione, le condizioni per l'attecchimento   &lt;br /&gt;di Enrica Boffelli, Guido Sirtori     &lt;br /&gt;De Vecchi Edizioni, 1993 - 158 pp. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;I trucchi e i segreti di quest'arte. Le diverse tecniche: a marza, a gemma, gli innesti particolari. Innesti di alberi da frutto e quelli delle piante ornamentali e orticole. Le epoche più favorevoli. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;img style="border-bottom: 0px; border-left: 0px; margin: 0px 10px 0px 0px; display: inline; border-top: 0px; border-right: 0px" border="0" align="left" src="http://www.giuntistore.it/skin1/images/fascette/fascettebig/26710xa.jpg" width="200" height="281" /&gt;&lt;/p&gt;  &lt;h3&gt;Innesti e Tecniche di Riproduzione&lt;/h3&gt;  &lt;p&gt;di Adriano Del Fabro   &lt;br /&gt;Demetra Remainders ed, 1998 - 95 pp. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;I metodi per eseguire correttamente tutti i tipi d'innesto: come effettuare la scelta della pianta &amp;quot;ricevente&amp;quot; e di quella da innestare, la cura della pianta dopo l'operazione. Schede tecniche e disegni dimostrativi. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;img style="border-bottom: 0px; border-left: 0px; margin: 0px 10px 0px 0px; display: inline; border-top: 0px; border-right: 0px" border="0" align="left" src="http://www.giuntistore.it/skin1/images/fascette/fascettebig/26702ua.jpg" width="200" height="282" /&gt;&lt;/p&gt;  &lt;h3&gt;Il Grande Libro della Potatura e degli Innesti&lt;/h3&gt;  &lt;p&gt;Le tecniche e il calendario per le piante da frutto e ornamentali   &lt;br /&gt;di Enrica Boffelli, Guido Sirtori     &lt;br /&gt;De Vecchi Edizioni, 2008 - 310 pp. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Potatura e innesto sono operazioni delicate, anzi le due vere e proprie &amp;quot;arti&amp;quot; dell'agricoltura: una pianta bella e fruttifera, infatti, non è soltanto opera della natura, ma può essere una miracolosa creazione dell'uomo, frutto di un sapiente lavoro e procedimenti particolari.   &lt;br /&gt;Dedicato a chi inizia, ma di grande utilità anche agli esperti, questo volume illustra le norme da seguire per una corretta potatura e spiega i piccoli trucchi per realizzare con successo un innesto. Un prontuario agevole e pratico, corredato di immagini che guidano sia il dilettante sia l'agricoltore professionista anche nell'esecuzione delle tecniche apparentemente più difficili. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;h3&gt;&lt;img style="border-bottom: 0px; border-left: 0px; margin: 0px 10px 0px 0px; display: inline; border-top: 0px; border-right: 0px" border="0" alt="Enologia - Vite - Tecniche di Coltivazione e Potatura" align="left" src="http://s2.macrolibrarsi.it/data/cop/big/v/vite.gif?1269011363" width="200" height="294" /&gt;Enologia - Vite - Tecniche di Coltivazione e Potatura&lt;/h3&gt;  &lt;p&gt;Tecniche di coltivazione e potatura   &lt;br /&gt;Autori Vari     &lt;br /&gt;Mulino Don Chisciotte ed, 2005 - 79 pp. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Geografia della vite, il clima, il terreno, impianto, palificazione, fili e tendifilo, potatura, scelta del vigneto, innesti e portainnesti, irrigazione, concimazione, malattie e parassiti. Tutte le tecniche con parole semplici e precise e illustrazioni straordinarie, un manuale pratico che ti guida minuto per minuto per avere un vigneto ad altra produzione di soddisfazioni. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;h3&gt;&lt;img style="border-bottom: 0px; border-left: 0px; margin: 0px 10px 0px 0px; display: inline; border-top: 0px; border-right: 0px" border="0" align="left" src="http://img2.libreriauniversitaria.it/BIT/988/9788850649884g.jpg" /&gt;Guida del Viticoltore&lt;/h3&gt;  &lt;p&gt;Impianto e gestione del vigneto, potatura e difesa dalle avversità, aggiornamenti legislativi   &lt;br /&gt;di Carlo Saracco, Matteo Monchiero     &lt;br /&gt;Edagricole, 2004 - 506 &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Anche nel campo viticolo, le innovazioni e le rivoluzioni di idee, di concetti, di giudizi si succedono con tale velocità che ciò che poteva sembrare, ancora ieri, solo una lontana ipotesi di lavoro, è di-ventato oggi una realtà. Questa rapida evoluzione richiede, da parte del viticoltore, un continuo aggiornamento delle conoscenze per mantenere il passo della concorrenza italiana e straniera. È nata così dalla collaborazione di Carlo Saracco e Matteo Monchiero, la quarta edizione della Guida del Viticoltore, interamente riveduta, ampliata ed arricchita di nuove illustrazioni, per dare concretezza ai concetti esposti, ma con le stesse caratteristiche di praticità, immediatezza e comprensibilità delle precedenti. Sono stati aggiornati i contenuti nei settori scientifi-co e legislativo; sono stati ampliati alcuni capitoli, come quello sulle ampelopatie, e sono state inserite indicazioni per la viticoltura biologica e la difesa dalle avversità climatiche, argomenti più che mai d’attualità. &lt;/p&gt;  &lt;h3&gt;&lt;img style="border-bottom: 0px; border-left: 0px; margin: 0px 10px 0px 0px; display: inline; border-top: 0px; border-right: 0px" border="0" align="left" src="http://img2.webster.it/BIT/966/9788850649662g.jpg" /&gt;Viticoltura ed Enologia Biologica&lt;/h3&gt;  &lt;p&gt;Mercato, tecniche di gestione, difesa, vinificazione e costi   &lt;br /&gt;di Eugenio Cozzolino     &lt;br /&gt;Edagricole, 2004 - 363 pp. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Attingendo alle competenze specialistiche di diversi Autori, il CRPV fa il punto della situazione della filiera vitivinicola biologica, analizzandola in tutti i suoi aspetti, a partire da quelli, troppo spesso trascurati, legati ad una “naturalità” da definire e ricercare nel vigneto biologico, difatti privo di quegli strumenti tecnici disponibili invece nella viticoltura tradizionale. Non mancano in questo volume, perciò, stimoli per una organizzazione del vigneto biologico in sintonia con il suo ambiente naturale, tradotti poi negli aspetti più tipici della manualistica biologica, quali la tecnica di gestione della pianta nel sistema di allevamento, la scelta varietale, la difesa dalle avversità e la gestione del suolo. Ampio spazio è stato dedicato agli aspetti economici del comparto, al suo potenziale, e alle prospettive commerciali del vino “biologico”; allo stesso modo è stato dato spazio agli aspetti della redditività nelle coltivazioni e vinificazioni. Rilievo è poi riservato alla “cantina” cercando di mettere a fuoco le linee tecniche principali della vinificazione delle uve biologiche ed i punti di criticità. &lt;/p&gt;  &lt;h3&gt;&lt;img style="border-bottom: 0px; border-left: 0px; margin: 0px 10px 0px 0px; display: inline; border-top: 0px; border-right: 0px" border="0" align="left" src="http://www.astilibri.com/immagini/guida_enologo.jpg" width="200" height="282" /&gt;Guida Pratica dell'Enologo&lt;/h3&gt;  &lt;p&gt;Le nuove tecniche e gli aggiornamenti normativi   &lt;br /&gt;di Mario Castino, Carlo Saracco, Adriana Gozzelino     &lt;br /&gt;Edagricole, 2003 - 319 pp. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;La forte evoluzione delle tecniche enologiche e la continua produzione legislativa che coinvolge il lavoro delle cantine impone il costante aggiornamento di quanti operano in questo settore. Un aggiornamento che agli aspetti tecnici e normativi deve affiancare anche quelli inerenti al mercato ed in particolare l'accresciuta capacità del consumatore di saper valutare e scegliere in base alla qualità del prodotto offerto. Rispondere a queste esigenze è l'obiettivo che si pone questo volume, che si sofferma sugli aspetti tecnici anche innovativi, lasciando però ampio spazio agli aspetti qualitativi con l'analisi dei mosti e dei vini, mentre una parte rilevante è riservata ai temi della lelislazione enologica. Come in tutti i campi dell'attività umana, anche in enologia si sono verificati in questi ultimi anni numerosi incisivi cambiamenti che hanno modificato, spesso in modo sensibile, la stessa mentalità con cui si affrontano i problemi tecnici e pratici di ogni giorno.   &lt;br /&gt;Così pure l'ex Guida pratica del cantiere necessitava di integrazioni e di alcune modifiche che aggiornassero il testo anche tenendo conto di alcune disposizioni comunitarie che hanno su molti argomenti introdotto innovazioni e limitazioni di cui chi opera in cantina, anche a livello pratico, deve tener conto.    &lt;br /&gt;Lo stesso dicasi delle attrezzature, per alcune delle quali la pratica ha dimostrato la scarsa adattabilità alle condizioni della nostra enologia ed alle richieste emergenti dei mercati, sempre più volte alla qualità e sempre meno interessante ai vini di caratteristiche comuni o , talvolta, abbastanza scadenti, che costituivano il nerbo della produzione di qualche tempo addietro. Oggigiorno procedimenti quali la flottazione, la macerazione a freddo delle uve bianche, la macerazione carbonica, l'affinamento in barriques ad esempio, offrono anche al piccolo produttore opportunità da non trascurare per caratterizzare, migliorare e diversificare la sua produzione. Il prevalere di un certo &amp;quot;gusto internazionale&amp;quot;, è un fatto psicologico e deve essere tenuto presente anche da chi non esporta per nulla i propri vini: le occasioni di confronto e le rubriche specializzate su molti periodici hanno rpfondamente modificato le attese ed i gusti anche del consumatore medio. Ignorare questa evoluzione significa farsi emarginare poco a poco dal mercato, specialmente se si guarda la futuro. Le innovazioni e i completamenti apportati alla parte tecnica, il rifacimento con particolare ampiezza della Parte Seconda concernente le analisi dei mosti e dei vini e della Terza Parte, relativa alle norme di legislazione enologica, rendono il volume completo, sotto i vari profili, presentandosi ad essere denominato: Guida pratica dell'enologo. &lt;/p&gt;  &lt;h3&gt;&lt;img style="border-bottom: 0px; border-left: 0px; margin: 0px 10px 0px 0px; display: inline; border-top: 0px; border-right: 0px" border="0" align="left" src="http://img2.libreriauniversitaria.it/BIT/042/9788850600427g.jpg" /&gt;Come Fare un Buon Vino&lt;/h3&gt;  &lt;p&gt;La vinificazione dalla vigna al bicchiere   &lt;br /&gt;di Marino Felicioni     &lt;br /&gt;Edagricole, 2005 - 151 pp. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Piccoli produttori, enologi ed appassionati troveranno in questo libro di agile lettura tutto il percorso tecnico e analitico che conduce a poter degustare un buon bicchiere di vino. Vengono, infatti, affrontati sinteticamente tutti i passaggi che dalla vite portano alla bottiglia con particolare attenzione alle problematiche legate alla lavorazione del mosto, ai tipi di vinificazione, alla stabilizzazione ed all'affinamento del prodotto. Le alterazioni ed i difetti sia del mosto che del prodotto finito sono altrettanto curate nel dettaglio. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;h3&gt;&lt;img style="border-bottom: 0px; border-left: 0px; margin: 0px 10px 0px 0px; display: inline; border-top: 0px; border-right: 0px" border="0" align="left" src="http://img2.libreriauniversitaria.it/BIT/994/9788850649945g.jpg" /&gt;Cereali in Coltivazione Biologica&lt;/h3&gt;  &lt;p&gt;Guida pratica alle colture autunno-vernine   &lt;br /&gt;di Centro Divulgazione Agricola     &lt;br /&gt;Edagricole, 2004 - 71 pp. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Negli ultimi anni si è assistito a un’improvvisa espansione del settore dei cereali biologici che, uscito dalla nicchia, si sta velocemente incamminando verso il mercato dei grandi numeri. L’applicazione delle tecniche di agricoltura biologica nella coltivazione dei cereali autunno-vernini in effetti è meno complessa rispetto ad altre specie pur richiedendo il rispetto di alcune indicazioni di ordine generale per ottenere dei livelli produttivi molto prossimi a quelli delle colture convenzionali, e normalmente superiori sotto il profilo qualitativo. L’elemento essenziale del metodo biologico è la prevenzione, fondata soprattutto su misure agronomiche, in quanto sono pressoché nulli gli strumenti a disposizione sia per correggere un eventuale errore di gestione della coltura sia per la difesa dai parassiti, sia in campo che in fase di stoccaggio. Lo stesso vale per la gestione della flora infestante, che tra l’altro, secondo questa filosofia produttiva, può svolgere, anche un ruolo positivo nell’agroecosistema.   &lt;br /&gt;Tutti gli aspetti sopra descritti devono essere attentamente esaminati dal tecnico o dal produttore che decida di intraprendere la strada del biologico, il quale potrà trovare in queste pagine una guida esauriente e una soluzione ai problemi più frequenti. La sezione finale dedicata al processo di panificazione e alle sue varianti, legate alle tradizioni gastronomiche locali, rappresenta un completamento interessante. &lt;/p&gt;  &lt;h3&gt;&lt;img style="border-bottom: 0px; border-left: 0px; margin: 0px 10px 0px 0px; display: inline; border-top: 0px; border-right: 0px" border="0" align="left" src="http://media.hoepli.it/hoepli/Libro/CERRETELLI-GIOVANNI-VAZZANA-CONCETTA/MANUALE-DI-AUTOPRODUZIONE-DELLE-SEMENTI-CON-TECNICHE-DI-AGRICOLTURA-BIOLOGICA/9788850646487.jpeg" width="200" height="287" /&gt;Manuale di Autoproduzione delle Sementi&lt;/h3&gt;  &lt;p&gt;Con tecniche di agricoltura biologica   &lt;br /&gt;di Giovanni Cerretelli, Concetta Vazzana     &lt;br /&gt;Edagricole, 2002 - 162 pp. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Il manuale è il risultato di un lavoro di 15 anni finalizzato alla ricerca e al recupero di vecchie varietà locali di specie erbacee e allo studio dei sistemi di conservazione e riproduzione delle sementi, tipici della cultura popolare. Propone quindi il valore positivo di una agricoltura biologica attenta alla gestione delle risorse anzichè pura e semplice riproposta di procedure passate e superate dalla storia. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;h3&gt;&lt;img style="border-bottom: 0px; border-left: 0px; margin: 0px 10px 0px 0px; display: inline; border-top: 0px; border-right: 0px" border="0" align="left" src="http://shop.aamterranuova.it/images/thumbs/ORTO%20BIODIN%20INT%20OK.jpg" width="200" height="280" /&gt;L'Orto Biodinamico&lt;/h3&gt;  &lt;p&gt;Verdura, frutta, fiori, prati con il metodo biodinamico   &lt;br /&gt;di Krafft Von Heynitz, Georg Merckens    &lt;br /&gt;Antroposofica Editrice, 2004 - 287 pp. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Un libro scritto da pratici per pratici con numerose tabelle, disegni, fotografie a colori e in bianco e nero; una guida indispensabile per chi voglia coltivare il proprio orto con successo, evitando l'uso dei prodotti chimici.Il lavoro secondo natura in agricoltura e orticoltura è oggetto oggi di molte discussioni. Il piccolo orticoltore si interessa soprattutto della conduzione dell'orto di casa. Coltiva un pezzetto di terra, ne raccoglie verdura e frutta e si rallegra per i prodotti della natura così ottenuti. Vorrebbe anche evitare l'uso di prodotti chimici per la cura del terreno e la protezione delle piante; prodotti che oggi danneggiano la vita umana e sono perciò diventati un grande problema.   &lt;br /&gt;In questo libro è presentata tutta la ricca conoscenza esistente (e poco nota) dell'orticoltore biodinamico. In questo campo gli autori sono da decenni consulenti pratici e si avvalgono anche di contributi di altre persone attive nel settore. E' un libro, con i suoi disegni, fotografie e tabelle, scritto da pratici per pratici. L'impianto dell'orto, il trattamento del terreno, la concimazione, la salute dell'orto, i lavori stagionali e non ultimo i lunghi capitoli sulla coltivazione di ortaggi e frutta e la sistemazione del giardino interessano non solo l'amico dell'orto familiare, ma anche il conduttore di grandi orti, che produce per il mercato, al quale mostrerà vie e possibilità per trattare le coltivazioni secondo natura. Alla difesa integrata delle piante è dedicato uno speciale capitolo.    &lt;br /&gt;I prodotti non devono solo dare una buona resa; al consumatore interessa in misura crescente il problema della qualità degli alimenti, ben al di là del loro aspetto rigoglioso. Acconto al buon sapore e al buon profumo di frutta e verdura, in proposito è anche determinante la conservabilità dei prodotti.    &lt;br /&gt;Proprio negli ultimi anni si sono fatti in questo campo molti progressi che nel libro sono esposti ed esaminati. In ogni capitolo risulta evidente che non si possono dimenticare i quasi sessant'anni del lavoro biodinamico dedicato all'orticoltura. &lt;/p&gt;  &lt;h3&gt;&lt;img style="border-bottom: 0px; border-left: 0px; margin: 0px 10px 0px 0px; display: inline; border-top: 0px; border-right: 0px" border="0" align="left" src="http://www.ingegnoli.it/negozio/media/catalog/product/cache/1/image//265x/5/9/59559.jpg" width="200" height="206" /&gt;Il Nuovo Orto&lt;/h3&gt;  &lt;p&gt;Coltivazione biologica e ricette con verdure, ortaggi e frutta   &lt;br /&gt;di Adam Caplin     &lt;br /&gt;De Vecchi Edizioni, 2008 - 143 &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;La bellezza di molte piante commestibili crea una tavolozza di colori con cui giocare per dare vita a un vero orto giardino. La gradevolezza di uno spazio verde ben curato e la degustazione dei suoi prodotti si fondono in un unico sottile piacere. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;h3&gt;&lt;img style="border-bottom: 0px; border-left: 0px; margin: 0px 10px 0px 0px; display: inline; border-top: 0px; border-right: 0px" border="0" alt="Le Insalate" align="left" src="http://s2.macrolibrarsi.it/data/cop/big/i/insalate-dve.gif?1257521833" width="200" height="205" /&gt;Le Insalate&lt;/h3&gt;  &lt;p&gt;Coltivazione e cure dalla semina al raccolto   &lt;br /&gt;di Enrica Boffelli, Guido Sirtori     &lt;br /&gt;De Vecchi Edizioni, 2007 - 95 pp. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Gli autori forniscono tutte le informazioni necessarie per coltivare le insalate nell'orto e sul balcone o in terrazza, per conoscere il momento adatto alla semina e le cure di cui necessitano, per imparare a distinguere le differenti varietà. Lattuga, scarola, tarassaco, rucola, cicoria, le insalate non avranno per voi più segreti grazie a questa guida completa che, con illustrazioni, tabelle e fotografie, vi porterà a riscoprire il gusto della verdura appena raccolta dall'orto. &lt;/p&gt;  &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8272770838067194450-4280841819207192424?l=vivereilmedioevo-erbario.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://vivereilmedioevo-erbario.blogspot.com/feeds/4280841819207192424/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://vivereilmedioevo-erbario.blogspot.com/2010/05/lorto-il-frutto-il-contadino-libri.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8272770838067194450/posts/default/4280841819207192424'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8272770838067194450/posts/default/4280841819207192424'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://vivereilmedioevo-erbario.blogspot.com/2010/05/lorto-il-frutto-il-contadino-libri.html' title='L’orto, il frutto &amp;amp; il contadino: Libri sulla frutti- e orticultura'/><author><name>Chiara Corti</name><uri>https://profiles.google.com/103184024759990247673</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='//lh3.googleusercontent.com/-krqjYFI7GK8/AAAAAAAAAAI/AAAAAAAAJoQ/mtlSi0LN30g/s512-c/photo.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8272770838067194450.post-4484000973977887830</id><published>2010-04-26T20:12:00.001+02:00</published><updated>2010-04-26T20:12:01.453+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Botanica'/><title type='text'>Le piante acquatiche</title><content type='html'>&lt;p&gt;Le &lt;b&gt;piante acquatiche&lt;/b&gt;, chiamate anche &lt;b&gt;piante idrofitiche&lt;/b&gt; o &lt;b&gt;idrofite&lt;/b&gt;, sono piante che si sono adattate a vivere in ambienti acquatici o presso di essi. Vivere sopra o sotto la superficie dell'acqua richiede numerosi adattamenti speciali. Alcune piante acquatiche possono essere &lt;b&gt;felci&lt;/b&gt;, &lt;b&gt;equiseti&lt;/b&gt;, &lt;b&gt;licopodi&lt;/b&gt; o &lt;b&gt;selaginelle&lt;/b&gt; (si tratta di piante classificate come &lt;b&gt;Briofite&lt;/b&gt; e dispongono di un sistema vascolare che consente loro di vivere presso luoghi o superfici acquatiche o in ambienti acquatici) o alcune &lt;b&gt;angiosperme&lt;/b&gt; (si tratta di diverse famiglie, sia monocotiledoni sia dicotiledoni). &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Le &lt;b&gt;alghe&lt;/b&gt;, che comunemente ed erroneamente sono considerate piante acquatiche, in realtà non lo sono, dal momento che non dispongono di un sistema vascolare, ma sono &lt;b&gt;organismi pluricellulari&lt;/b&gt;, come le &lt;b&gt;alghe marine&lt;/b&gt;, e quindi solitamente non vengono incluse nella categoria delle piante acquatiche. A differenza di altri tipi di piante le &lt;b&gt;idrofite&lt;/b&gt; non hanno problemi a trattenere l'acqua in quantità abbondanti e ciò significa anche che la pianta ha meno bisogno, rispetto ad altre piante, di regolamentare la propria traspirazione.&lt;/p&gt;  &lt;h4&gt;Caratteristiche delle idrofite: &lt;/h4&gt;  &lt;ul&gt;   &lt;li&gt;Presentano una cuticola sottile. Le cuticole principalmente prevengono la perdita di acqua e di conseguenza la maggior parte delle idrofite non ha bisogno di cuticole, disponendo di una singola cuticola sottile che previene la perdita per lo stretto indispensabile, trattandosi di piante che vivono a stretto o intimo contatto con l’acqua. &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Gli stomi sono aperti per la maggior parte del tempo perché l'acqua di cui la pianta dispone è abbondante. Ciò significa che le cellule di guardia accanto agli stomi sono generalmente inattive. &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Hanno però un numero maggiore di stomi, rispetto ad altre specie, che possono trovarsi su entrambi i lati delle foglie. &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Hanno una struttura meno rigida dal momento che sopportano anche meglio la pressione dell'acqua. &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Alcune specie come le ninfee, sfruttano le foglie per il galleggiamento. &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Hanno radici piccole dal momento che per mezzo di esse devono solo assorbire le sostanze nutritive, tra cui anche l’ossigeno (per il quale sono specializzate), presenti nell’ambiente e quindi nell’acqua che le circonda in quantità abbondante. &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Le radici vengono definite anche “a piuma” dal momento che non c’è nessuna necessità di sostenere la pianta. &lt;/li&gt; &lt;/ul&gt;  &lt;p&gt;&lt;img style="border-right-width: 0px; margin: 0px 10px 0px 0px; display: inline; border-top-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px" title="Ranunculus_spp_Sturm51" border="0" alt="Ranunculus_spp_Sturm51" align="left" src="http://lh6.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/S9XWP4ghlmI/AAAAAAAAGf0/5GKTbryQWfY/Ranunculus_spp_Sturm517.jpg?imgmax=800" width="250" height="375" /&gt; Per esempio, alcune specie di &lt;b&gt;Ranuncolo&lt;/b&gt; (&lt;i&gt;Ranunculus&lt;/i&gt; gen.) galleggiano leggermente se immersi in acqua e i fiori rimangono in superficie. Le loro radici sono lunghe e sottili, quasi come capelli, questo aiuta a diffondere la massa della pianta su una vasta area, con un maggiore 'assorbimento dei minerali e dell’ossigeno. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Alcune piante acquatiche necessitano di specie faunistiche acquatiche deputate alla loro custodia, ossia queste specie di pesci vanno a rimuovere il phytoplancton ed i metaboliti prodotti dai muschi che sarebbero nocivi nei confronti delle specie acquatiche. Nel caso di coltivazioni di piante acquatiche, specie quelle destinate ad uso cosmetico ed alimentare, è fondamentale creare un ecosistema dove ci sia l’equilibrio tra l’ambiente, le piante e la possibile fauna “guardiana”. &lt;/p&gt;  &lt;h3&gt;Adattamenti &lt;/h3&gt;  &lt;p&gt;Le&lt;b&gt; piante galleggianti&lt;/b&gt;: in un ambiente come quello di uno stagno, in genere le parti aeree sono quelle che ricevono la più alta percentuale di luce solare. Lo stagno è però anche un ambiente dove l’acqua funge da prisma e quindi consente anche alle piante sommerse o alle aree sommerse che necessitano di luce di riceverla. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Tutte le &lt;strong&gt;piante galleggianti&lt;/strong&gt; dispongono inoltre di apposite strutture di catturare l’aria per l’ossigenazione e la luce. &lt;/p&gt;  &lt;h3&gt;Lenticchia d'acqua&lt;/h3&gt;  &lt;p&gt;Le &lt;b&gt;lenticchie d’acqua (&lt;/b&gt;&lt;i&gt;Lemnaoideae&lt;/i&gt; gen. Famiglia delle &lt;i&gt;Araceae&lt;/i&gt;&lt;b&gt;)&lt;/b&gt; sono &lt;b&gt;piante acquatiche&lt;/b&gt; che galleggiano sopra o appena sotto la superficie dell'acqua. Queste piante sono molto semplici, privi di uno stelo evidente e di foglie. Sono costituite da una piccola struttura, chiamata volgarmente anche “tallo” che galleggia sopra o appena sotto la superficie dell'acqua, con o senza piccole radici semplici. La riproduzione è per lo più per gemmazione. Il frutto è un &lt;b&gt;utricolo&lt;/b&gt;, ossia una sacca contenente aria e un seme destinato a galleggiare. Il fiore della &lt;b&gt;Wolffia&lt;/b&gt; è il più piccolo fiore del mondo, di misura in una dimensione di 0,3 mm di lunghezza. La sottofamiglia delle Lemnaoideae comprende quattro diversi generi:&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;img style="border-right-width: 0px; display: block; float: none; border-top-width: 0px; border-bottom-width: 0px; margin-left: auto; border-left-width: 0px; margin-right: auto" title="image" border="0" alt="image" src="http://lh4.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/S9XWQmX8hmI/AAAAAAAAGf4/aCwJNVjTyIY/image16.png?imgmax=800" width="325" height="246" /&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;img style="border-right-width: 0px; margin: 0px 5px 0px 0px; display: inline; border-top-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px" title="image" border="0" alt="image" align="left" src="http://lh3.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/S9XWRwoGalI/AAAAAAAAGf8/JCWtmTjZUmA/image26.png?imgmax=800" width="300" height="226" /&gt;Il &lt;b&gt;genere Lemna&lt;/b&gt; è di particolare interesse farmaceutico e biotecnologico e viene coltivato ampiamente su supporto di tipo semplice. In particolare viene coltivata perché sembra produrre delle proteine di notevole interesse farmaceutico, in particolare, proteine capaci di intervenire nei processi di &lt;b&gt;glicosilazione&lt;/b&gt;. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;h3&gt;Cavolo d’acqua&lt;/h3&gt;  &lt;p&gt;&lt;img style="border-right-width: 0px; display: inline; border-top-width: 0px; border-bottom-width: 0px; margin-left: 0px; border-left-width: 0px; margin-right: 0px" title="Pistiabotanical" border="0" alt="Pistiabotanical" align="right" src="http://lh5.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/S9XWSmx5GQI/AAAAAAAAGgA/2xMDlN5WW3s/Pistiabotanical7.jpg?imgmax=800" width="250" height="364" /&gt; Il &lt;i&gt;Pistia&lt;/i&gt; è un genere di piante acquatiche della famiglia delle Araceae, comprendente una sola specie, &lt;i&gt;Stratiotes Pistia&lt;/i&gt;, spesso chiamato &lt;i&gt;cavolo d’acqua&lt;/i&gt; o &lt;i&gt;lattuga acquatica&lt;/i&gt;. La sua distribuzione come specie spontanea è incerta, secondo alcune tracce storiche sarebbe di origine africana. È ora presente, come specie spontanea o coltivata, nei corsi d'acqua fresca delle aree tropicali e subtropicali. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Galleggia sulla superficie dell'acqua grazie alle foglie ed affonda le sue radici nell’acqua. È una pianta perenne con spesse, morbide foglie che formano una rosetta. Le foglie possono essere lunghe fino a 14 cm di lunghezza; esse sono di colore verde chiaro, con venature parallele, i margini ondulati e sono coperti di peli brevi che costituiscono le strutture di raccolta delle bolle d’aria, aumentando il galleggiamento della pianta. Si tratta di una pianta dioica, i fiori sono nascosti in mezzo alla pianta tra le foglie. I frutti sono bacche verdi. La riproduzione può anche avvenire per via asessuata. Le piante madre e figlia sono collegate tra loro da un breve stolone.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Può diventare anche una specie infestante nei corsi d'acqua, specie quando si tratta di un esemplare spontaneo. È molto diffusa nelle aree tropicali del Nuovo Continente dove può ostruire i corsi d'acqua. Questa pianta ha il potenziale di ridurre la biodiversità di un corso d'acqua. Questa specie infatti tenderebbe ad assorbire tutto l’ossigeno presente anche nell’acqua, riducendo così la presenza dello stesso a discapito dei pesci e della fauna acquatica. Non solo, questa specie di pianta, avrebbe anche la potenziale capacità di bloccare la luce a discapito di specie botaniche acquatiche che vivono sommerse ma che hanno bisogno di luce. Negli acquari questa specie viene sfruttata perché sembra garantire un limite alla proliferazione delle alghe. Queste due specie di piante hanno come caratteristiche importanti, specie sotto l’aspetto botanico e analitico microscopico:&lt;/p&gt;  &lt;ul&gt;   &lt;li&gt;I cloroplasti si trovano sulla superficie superiore delle foglie &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;È presente una spessa cuticola cerosa che serve per respingere l'acqua e tenere gli stomi apert&lt;img style="border-right-width: 0px; display: inline; border-top-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px" title="image" border="0" alt="image" src="http://lh3.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/S9XWWH2lkXI/AAAAAAAAGgE/53IWKFr24m0/image34.png?imgmax=800" width="800" height="340" /&gt; &lt;/li&gt; &lt;/ul&gt;  &lt;h3&gt;Giglio d’acqua o Ninfea&lt;/h3&gt;  &lt;p&gt;&lt;img style="border-right-width: 0px; margin: 0px 10px 5px 0px; display: inline; border-top-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px" title="Nymphaea design" border="0" alt="Nymphaea design" align="left" src="http://lh3.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/S9XWW-d-1FI/AAAAAAAAGgI/9nDu_bvzggw/Nymphaeadesign7.jpg?imgmax=800" width="300" height="453" /&gt; Il genere delle &lt;b&gt;Nymphaeaceae&lt;/b&gt; è una famiglia di &lt;b&gt;piante da fiore&lt;/b&gt;. I membri di questa famiglia sono comunemente chiamati &lt;b&gt;ninfee&lt;/b&gt; e vivono in &lt;b&gt;zone d'acqua dolce&lt;/b&gt; in &lt;b&gt;climi temperati&lt;/b&gt; e &lt;b&gt;tropicali&lt;/b&gt; di &lt;b&gt;tutto il mondo&lt;/b&gt;. La famiglia contiene 8 generi. Ci sono circa 70 specie di ninfee in tutto il mondo. Il genere &lt;i&gt;Nymphaea&lt;/i&gt; contiene circa 35 specie in tutto l'emisfero settentrionale. Il genere &lt;i&gt;Victoria&lt;/i&gt; contiene due specie di ninfee giganti e si trovano nel Sud America. Le Ninfee sono attaccate tramite le radici al fondale dei bacini d’acqua di piccole dimensioni (stagni o piccoli laghetti naturali, ma anche artificiali), mentre foglie e fiori sono galleggianti sulla superficie dell'acqua. &lt;/p&gt;  &lt;h5&gt;&amp;#160;&lt;/h5&gt;  &lt;h5&gt;&amp;#160;&lt;/h5&gt;  &lt;h5&gt;&amp;#160;&lt;/h5&gt;  &lt;h5&gt;&amp;#160;&lt;/h5&gt;  &lt;h5&gt;&amp;#160;&lt;/h5&gt;  &lt;h5&gt;&amp;#160;&lt;/h5&gt;  &lt;h5&gt;&amp;#160;&lt;/h5&gt;  &lt;h5&gt;&amp;#160;&lt;/h5&gt;  &lt;h4&gt;Specie spontanee del territorio italiano&lt;/h4&gt;  &lt;p&gt;Le specie più diffuse sul nostro territorio sono:&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;i&gt;&lt;a href="http://lh3.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/S9XWX-WuZUI/AAAAAAAAGgM/VL2-x5Nxp94/s1600-h/Nymphaeaalba5.jpg"&gt;&lt;img style="border-right-width: 0px; margin: 0px 10px 5px 0px; display: inline; border-top-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px" title="Nymphaea alba (click sull&amp;#39;immagine per ingrandirla)" border="0" alt="Nymphaea alba (click sull&amp;#39;immagine per ingrandirla)" align="left" src="http://lh4.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/S9XWYt9cGsI/AAAAAAAAGgQ/e5vhbIh0uhk/Nymphaeaalba_thumb3.jpg?imgmax=800" width="200" height="282" /&gt;&lt;/a&gt; Nymphaea alba&lt;/i&gt; L. - Ninfea comune: si trova in Europa ed in Italia e di solito si trova in bacini acquatici profondi da 1 a 3 m. É una pianta la cui altezza varia da 20 a 200 cm; il ciclo biologico è perenne; la forma biologica è quella di un’idrofita radicante. È l’unica specie a fiori grandi che cresce allo stato spontaneo negli stagni e nei laghi italiani. La diffusione sul territorio italiano è completa fino ad una altitudine di 1500 m s.l.m. Ha foglie verde chiaro e fiori bianchi larghi 10-15 cm con stami gialli.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;i&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;i&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;i&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;i&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;i&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;i&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;i&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;i&gt;&lt;a href="http://lh5.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/S9XWZWHuOEI/AAAAAAAAGgU/KkgM-7h7VzQ/s1600-h/Nymphaeaceae39.jpg"&gt;&lt;img style="border-right-width: 0px; margin: 0px 0px 5px; display: inline; border-top-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px" title="Nymphaea candida, fai click per ingrandire l&amp;#39;immagine" border="0" alt="Nymphaea candida, fai click per ingrandire l&amp;#39;immagine" align="left" src="http://lh3.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/S9XWazN-2iI/AAAAAAAAGgY/ar5osWcYnbs/Nymphaeaceae3_thumb6.jpg?imgmax=800" width="200" height="302" /&gt;&lt;/a&gt; Nymphaea candida&lt;/i&gt; - Ninfea candida: differisce dalla &lt;i&gt;Nymphaea alba&lt;/i&gt; soprattutto per i filamenti staminali più larghi. È una pianta la cui altezza varia da 50 a 160 cm; il ciclo biologico è perenne; la forma biologica è quella di un idrofita radicante. Questa pianta è diffusa nella Carinzia e alcune province austriache più a nord, quindi occasionalmente potrebbe trovarsi sul territorio italiano, specie nelle regioni settentrionali.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;img style="border-right-width: 0px; margin: 0px 0px 5px 10px; display: inline; border-top-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px" title="Nymphaeaceae, genere Nuphar" border="0" alt="Nymphaeaceae, genere Nuphar" align="right" src="http://lh4.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/S9XWbhao0ZI/AAAAAAAAGgc/ZCnFxGYIouQ/Nymphaeaceae26.jpg?imgmax=800" width="200" height="306" /&gt; Il genere &lt;i&gt;Nymphaea&lt;/i&gt; è strettamente correlato al genere &lt;i&gt;Nuphar&lt;/i&gt;. La differenza più evidente sta nel fatto che in &lt;i&gt;Nymphaea&lt;/i&gt; i petali sono più grandi dei sepali, mentre in &lt;i&gt;Nuphar&lt;/i&gt; i petali sono molto più piccoli dei sepali. Anche la maturazione del frutto è diversa: il frutto del &lt;i&gt;Nymphaea&lt;/i&gt; affonda sotto il livello dell'acqua subito dopo che il fiore si è chiuso, mentre i frutti di &lt;i&gt;Nuphar&lt;/i&gt; restano al di sopra del livello dell'acqua fino a maturità. Le ninfee sono talvolta chiamate &lt;i&gt;fiori di loto&lt;/i&gt;, ma non vanno confuse con le specie di Loto indiano del genere &lt;i&gt;Nelumbo&lt;/i&gt;, usate nella cucina asiatica e sacre all'Induismo ed al Buddhismo. Il genere &lt;i&gt;Nelumbo&lt;/i&gt; inoltre appartiene ad un'altra famiglia, quella delle &lt;i&gt;Nelumbonaceae&lt;/i&gt;. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Paolo Bartolomeo Clarici (un botanico italiano vissuto tra XVII e XVIII sec.) nei suoi scritti afferma che il nome di questo genere (e della sua specie più conosciuta) fu voluto dal filosofo e botanico greco antico Teofrasto e da Dioscoride (medico, botanico e farmacista greco antico). Plinio, invece, riferisce che questi fiori devono il loro nome ad una Ninfa, da cui appunto il nome “ninfea” tramutata in questo fiore perché gelosa di Ercole. In realtà sembra che il nome generico “&lt;i&gt;Nymphaea”&lt;/i&gt; derivi dal vocabolo arabo ”&lt;i&gt;nenufar&lt;/i&gt;” (derivato a sua volta dal persiano ”&lt;i&gt;loto blu&lt;/i&gt;”). Ad introdurlo nella nomenclatura botanica è stato il medico, botanico e teologo tedesco Otto Brunfels nella prima metà del XVI secolo.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Nel XVIII secolo Linneo riadottò questo nome per la classificazione di questa specie botanica e tale nome è lo stesso che usiamo e conosciamo ancora oggi. &lt;/p&gt;  &lt;h4&gt;Le specie di Ninfea a livello botanico&lt;/h4&gt;  &lt;p&gt;Le specie di Nymphaea a livello botanico sono le seguenti:&lt;/p&gt;  &lt;ul&gt;   &lt;li&gt;&lt;i&gt;Nymphaea alba&lt;/i&gt; - &lt;i&gt;European White Water-lily&lt;/i&gt; &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;i&gt;Nymphaea amazonum&lt;/i&gt; &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;i&gt;Nymphaea ampla&lt;/i&gt; &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;i&gt;Nymphaea blanda&lt;/i&gt; &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;i&gt;Nymphaea caerulea&lt;/i&gt; &lt;i&gt;- Egyptian Blue Water-lily&lt;/i&gt; &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;i&gt;Nymphaea calliantha&lt;/i&gt; &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;i&gt;Nymphaea candida&lt;/i&gt; &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;i&gt;Nymphaea capensis&lt;/i&gt; - &lt;i&gt;Cape Blue Water-lily&lt;/i&gt; &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;i&gt;Nymphaea citrina&lt;/i&gt; &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;i&gt;Nymphaea colorata&lt;/i&gt; &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;i&gt;Nymphaea elegans&lt;/i&gt; &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;i&gt;Nymphaea fennica&lt;/i&gt; &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;i&gt;Nymphaea flavovirens&lt;/i&gt; &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;i&gt;Nymphaea gardneriana&lt;/i&gt; &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;i&gt;Nymphaea gigantea&lt;/i&gt; - &lt;i&gt;Australian Water-lily&lt;/i&gt; &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;i&gt;Nymphaea heudelotii&lt;/i&gt; &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;i&gt;Nymphaea jamesoniana&lt;/i&gt; &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;i&gt;Nymphaea leibergii&lt;/i&gt; - &lt;i&gt;Dwarf Water-lily&lt;/i&gt; &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;i&gt;Nymphaea lotus&lt;/i&gt; - &lt;i&gt;Egyptian White Water-lily&lt;/i&gt; &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;i&gt;Nymphaea lotus var. termalis&lt;/i&gt; &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;i&gt;Nymphaea macrosperma&lt;/i&gt; - &lt;i&gt;Native to Australia's Top End&lt;/i&gt; &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;i&gt;Nymphaea mexicana&lt;/i&gt; - &lt;i&gt;Yellow Water-lily&lt;/i&gt; &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;i&gt;Nymphaea micrantha&lt;/i&gt; &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;i&gt;Nymphaea nouchali&lt;/i&gt; - &lt;i&gt;Red and blue water lily &lt;/i&gt;(National flower of Sri Lanka) &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;i&gt;Nymphaea odorata&lt;/i&gt; - &lt;i&gt;Fragrant Water-lily&lt;/i&gt; &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;i&gt;Nymphaea pubescens&lt;/i&gt; - &lt;i&gt;Hairy water lily&lt;/i&gt; (National flower of Bangladesh) &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;i&gt;Nymphaea rubra&lt;/i&gt; - &lt;i&gt;India Red Water-lily&lt;/i&gt; &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;i&gt;Nymphaea rudgeana&lt;/i&gt; &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;i&gt;Nymphaea stuhlmannii&lt;/i&gt; &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;i&gt;Nymphaea sulfurea&lt;/i&gt; &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;i&gt;Nymphaea tetragona&lt;/i&gt; - &lt;i&gt;Pygmy Water-lily&lt;/i&gt; &lt;/li&gt; &lt;/ul&gt;  &lt;p&gt;Il genere Nymphaea è discusso in un altro articolo del sito che sarà pubblicato prossimamente.&lt;/p&gt;  &lt;h3&gt;Hydrilla &lt;/h3&gt;  &lt;p&gt;&lt;img style="border-bottom: 0px; border-left: 0px; margin: 0px 10px 0px 0px; display: inline; border-top: 0px; border-right: 0px" title="Hydrilla_verticillata_-_Batu_kawa" border="0" alt="Hydrilla_verticillata_-_Batu_kawa" align="left" src="http://lh4.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/S9XWcVatmuI/AAAAAAAAGgg/V-MMiSblNEw/Hydrilla_verticillata_-_Batu_kawa%5B6%5D.jpg?imgmax=800" width="350" height="262" /&gt;Si tratta di un genere di pianta acquatica della famiglia delle Hydrocharitaceae. È originario del Vecchio Continente, specie dell’Asia, Europa, Africa e Australia, con una rada la distribuzione in Europa, è inoltre presente anche in Irlanda, Gran Bretagna, Germania. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;È caratterizzata da rizomi che si sviluppano sul fondo fino a 2 m di profondità. Gli steli crescono fino a 1-2 m di lunghezza. Le foglie sono disposte in verticilli di 2-8 attorno al fusto, ogni foglia è di 5-20 mm di lunghezza e 0,7-2 mm di larghezza, con dentellature o piccole spine lungo i margini delle foglie, la nervatura centrale della foglia è spesso bruna quando la pianta è fresca. È una specie &lt;b&gt;monoica&lt;/b&gt; &lt;a href="#_ftn1_6571" name="_ftnref1_6571"&gt;[1]&lt;/a&gt; (a volte &lt;b&gt;dioica &lt;/b&gt;&lt;a href="#_ftn2_6571" name="_ftnref2_6571"&gt;[2]&lt;/a&gt;). I fiori sono piccoli, con tre sepali e tre petali, i petali sono lunghi 3-5 mm con striature rosse. Si riproduce principalmente per via vegetativa (gemme svernanti). &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Il genere &lt;i&gt;Hydrilla&lt;/i&gt; ha una elevata resistenza alla salinità (&amp;gt; 9-10 ppt) rispetto ad altre specie acquatiche. &lt;img style="border-bottom: 0px; border-left: 0px; margin: 0px 0px 0px 10px; display: inline; border-top: 0px; border-right: 0px" title="Hydrilla_USGS" border="0" alt="Hydrilla_USGS" align="right" src="http://lh4.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/S9XWdA665XI/AAAAAAAAGgk/UbvpNvhhb0U/Hydrilla_USGS%5B8%5D.jpg?imgmax=800" width="350" height="229" /&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Hydrilla è spontanea e invasiva nel Nuovo Continente. La sua diffusione può essere però controrllata mediante l'applicazione di erbicidi acquatici o all’introduzione della specie faunistica della Carpa, a sua volta una specie invasiva nel Nord del Nuovo Continente. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;h3&gt;La coltivazione delle specie acquatiche destinate all’industria cosmetica e farmaceutica: conviene?&lt;/h3&gt;  &lt;p&gt;La coltivazione delle specie acquatiche, in particolare di quelle marine, richiede oltre alla ricostruzione dell’ambiente ove queste specie sono spontanee, anche alla ricostruzione dell’equilibrio di quell’ambiente stesso il che umanamente non è facile. Ricreare un ambiente in cui una specie botanica acquatica è spontanea significa ricreare alla perfezione le condizioni di pressione, temperatura, pH, luce/buio e loro alternarsi, quantità di ossigeno e altri microelementi propri di quell’ambiente e in alcuni casi è necessario introdurre delle specie faunistiche che non danneggino la coltura, ma che aiutino a preservarla andando a nutrirsi di tutti quegli organismi o elementi (non sempre non tossici e questo rappresenta un rompicapo notevole per la creazione ed il mantenimento dell’equilibrio) che possano essere dannosi per la coltura stessa. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Un altro problema che si presenta nella coltivazione delle specie acquatiche, in particolare le specie marine, è la possibilità reale di coltivare una specie – non tutte le specie spontanee sono anche coltivabili – e la resa che si avrebbe da questa coltivazione – considerando che una specie spontanea che fosse coltivabile, una volta coltivata potrebbe impiegare più tempo e potrebbe riprodursi più lentamente dando così un numero di esemplari inferiore a quello richiesto sul mercato per la produzione di un determinato cosmetico o farmaco o principio attivo. Infine, altro problema che si verifica quando si valuta la possibilità di coltivare una specie acquatica destinata al mercato della cosmetica, dell’industria farmaceutica è anche il fatto dell’eventuale protezione di una specie botanica da parte di uno stato – se una specie è spontanea e si trova nelle acque territoriali di uno stato, ciò potrebbe rappresentare un problema per industrie di stati esteri che avessero interesse a usare quella specie – e la protezione di una specie può riguardare sia il pericolo di estinzione della stessa sia una sorta di proprietà esclusiva o uso esclusivo di uno stato. Non solo, alcune specie botaniche acquatiche marine sono fondamentali per l’equilibrio dell’ambiente stesso a livello globale; alcune alghe marine per esempio producono del solfuro di metile che è in grado di condensare le particelle di vapore acqueo provocando la formazione di nubi ed andando a combattere l’effetto serra. In ducis in fundo, alcune specie botaniche marine non possono essere tolte assolutamente dal loro ambiente perché rappresentano un anello di vitale importanza nella catena alimentare di alcune specie faunistiche marine e in altri casi ancora la rimozione di una specie marina spontanea per destinarla alla coltivazione può provocare la morte della specie stessa; in conclusione non solo da un lato si andrebbe a provocare un danno ad un ecosistema marino ma si andrebbe anche a compromettere la sopravvivenza di una specie rischiando la sua estinzione. Nella realtà dei fatti, spesso a causa di interessi economici e politici, molte specie spontanee finiscono per diventare coltivabili anche quando non lo sono; senza considerare il fatto che a forzare la natura di queste specie c’è la manipolazione genetica da parte dell’uomo con conseguenze spesso disastrose per gli habitat acquatici marini, per le specie faunistiche che vivono nelle acque marine e infine la pulizia delle acque stesse; esistono infatti delle specie di alga che riescono a catturare e a metabolizzare delle sostanze in mare, spesso riversate da un uomo non rispettoso della natura, sostanze nocive neutralizzandole ed eliminando i metaboliti non tossici. Questo fatto è di grandissima importanza tossicologica, specie per quanto riguarda la tossicologia ambientale; l’aumento dell’uso delle acque come discarica di sostanze liquide tossiche ha portato non solo all’estinzione delle specie faunistiche e alla loro morte ma anche alla scomparsa di specie botaniche marine che fungevano appunto da “spazzini”. L’ironia della sorte si manifesta poi quando queste specie “spazzine” non solo rischiano di cessare la propria attività a causa dell’inquinamento diventando esse stesse inquinate, ma quando le stesse sono possibile fonte di guadagno per le industrie che hanno un interesse a coltivarle per il loro possibile impiego nell’industria della cosmesi. Le alghe sono tra le specie marine più sfruttate per il loro consumo sia a livello della cosmesi sia a livello della ricerca farmaceutica e della produzione di nuovi cibi “light”. Il discorso si applica anche alla coltivazione di specie acquatiche non marine, infatti anche le specie acquatiche di stagni e laghi spesso rappresentano una fonte di guadagno se investibili nella ricerca cosmetica e farmaceutica, il problema principale si pone quando si valutano i rischi dell’eventuale rimozione di una specie spontanea dal suo habitat naturale, dall’eventualità di ottenere una specie coltivabile con la manipolazione genetica e la possibilità che tale manipolazione non dia dei risultati nocivi. La creazione di una specie ibrida o comunque geneticamente modificata può infatti rappresentare anche un insuccesso per chi vi ha investito dal momento che se quella specie grazie a dei geni che sono stati manipolati produceva un principio attivo utilizzabile a scopo cosmetico e terapeutico, la manipolazione può aver prodotto non solo un’inattivazione dei geni ma nel peggiore dei casi può aver modificato i geni stessi e si avrebbe la produzione di un principio attivo tossico sia a livello ambientale sia a livello dell’applicazione su organismi viventi. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Tra le specie acquatiche, marine e non, che sono state impiegate nel tempo e che sono di odierni impiego ricordiamo le seguenti: &lt;/p&gt;  &lt;h4&gt;Riso selvatico (Zizania)&lt;/h4&gt;  &lt;p align="center"&gt;&lt;img style="border-bottom: 0px; border-left: 0px; display: block; float: none; margin-left: auto; border-top: 0px; margin-right: auto; border-right: 0px" title="image" border="0" alt="image" src="http://lh3.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/S9XWheGAmhI/AAAAAAAAGgo/jWkzAQIZ2c8/image%5B7%5D.png?imgmax=800" width="700" height="544" /&gt; &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Il Genere Zizania è relativo a piante erbacee acquatiche annuali appartenente alla famiglia botanica delle Poaceae o Graminacee. Al genere appartiene il riso selvatico che è un cereale simile al riso, ottenibile da alcune Specie di Zizania che sono tipiche di zone selvatiche umide, in clima freddo o temperato, soprattutto in Nord America ed in Cina. Il cereale ottenuto, è definito negli Stati Uniti ed in Canada come “wild rice”, “indian rice”, “water oats”. Il Genere Zizania è molto affine ad Oryza (il comune riso) con il quale condivide in buona parte il portamento della pianta e l'ambiente vitale, costituito da zone paludose o di sponde allagate di fiumi lentamente scorrenti. A differenza di Oryza, che è adatto a climi con temperature piuttosto elevate e relativamente costanti, il Genere Zizania è adattato in genere a climi più freschi se non decisamente freddi.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Sono diverse le specie di questo genere (le specie in rosso e grassetto sono quelle più note, diffuse ed utilizzate). &lt;/p&gt;  &lt;ul&gt;   &lt;li&gt;&lt;b&gt;&lt;i&gt;Zizania aquatica L. &lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Zizania aristata (Retz.) Kunth &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Zizania bonariensis Balansa &amp;amp; Poitr. &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Zizania caduciflora (Turcz. ex Trin.) Hand.-Mazz. &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Zizania ciliata (Retz.) Spreng. &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Zizania clavulosa Michx. &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Zizania dahurica Turcz. ex Steud. &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Zizania effusa Sm. &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Zizania fluitans Michx. &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Zizania interior (Fassett) Rydb. &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;b&gt;&lt;i&gt;Zizania latifolia (Griseb.) Turcz. ex Stapf &lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Zizania lenticularis (Michx.) Steud. &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Zizania mezii Prod. &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Zizania microstachya Nees ex Trin. &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Zizania miliacea Michx. &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Zizania mutica Larrañaga &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;b&gt;&lt;i&gt;Zizania palustris L. &lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Zizania subtilis (Tratt.) Raspail &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Zizania terrestris L. &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;b&gt;&lt;i&gt;Zizania texana Hitchc.&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; &lt;/li&gt; &lt;/ul&gt;  &lt;p&gt;&lt;img style="border-bottom: 0px; border-left: 0px; margin: 0px 10px 0px 0px; display: inline; border-top: 0px; border-right: 0px" title="image" border="0" alt="image" align="left" src="http://lh5.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/S9XWiPk7GaI/AAAAAAAAGgs/pWEgETUIslo/image%5B21%5D.png?imgmax=800" width="400" height="307" /&gt; Le specie del genere &lt;i&gt;Zizania&lt;/i&gt; non vanno confuse con la comune pianta nota, anche dai vangeli come la Zizzania che sarebbe un’altra specie, appartenente alla stessa famiglia ma a un genere diverso, il &lt;i&gt;Lolium&lt;/i&gt; &lt;i&gt;temulentum&lt;/i&gt;, una specie piuttosto invasiva e infestante dalla semente considerata “cattiva” da cui in cultura si usa dire “spargere zizzania”. Il genere Zizzania erano probabilmente sconosciuto in Palestina ai tempi del Vangelo per cui è possibile che il testo si riferisca al genere &lt;i&gt;Lolium&lt;/i&gt; &lt;a href="#_ftn3_6571" name="_ftnref3_6571"&gt;[3]&lt;/a&gt;. Essendo il genere &lt;i&gt;Zizzania&lt;/i&gt; spontaneo e nativo del Nuovo continente è difficile pensare che fosse conosciuta in epoca medievale, e che sia diventata nota solo a partire dal Cinquecento. Le specie &lt;i&gt;Z. acquatica&lt;/i&gt; e &lt;i&gt;Z. texana&lt;/i&gt; sono tipiche delle zone costiere atlantiche degli Stati Uniti e di alcune locazioni nel golfo del Messico e del Texas. La specie che è comunemente raccolta come cereale è la &lt;i&gt;Zizania palustris&lt;/i&gt;; I Nativi americani ed anche i non-nativi raccolgono i semi dalle spighe delle piante spontanee nelle paludi o negli acquitrini e nelle anse di fiumi. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;img style="border-bottom: 0px; border-left: 0px; display: block; float: none; margin-left: auto; border-top: 0px; margin-right: auto; border-right: 0px" title="" border="0" alt="" src="http://lh6.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/S9XWk_g5zAI/AAAAAAAAGgw/q4A8ojuaNAI/image%5B14%5D.png?imgmax=800" width="650" height="390" /&gt;La raccolta è fatta direttamente con la canoa, stringendo gli steli a piccoli fasci e curvandoli entro il bordo della canoa; le spighe sono battute direttamente con un apposito bastone (la tradizione e le leggi tribali determinano la dimensione dei fasci, la dimensione ed il peso del bastone, (detto “bussatore”), ed altri comportamenti obbligati per assicurare la risemina delle piante che, si ripete, non sono coltivate), una parte dei semi sono fatti cadere fuoribordo per produrre una sorta di risemina. Il seme raccolto è relativamente più sottile ed allungato del comune riso, è di colore bruno. Le glume che racchiudono la cariosside sono relativamente ben staccabili e quindi non sono necessarie particolari lavorazioni meccaniche per isolare il seme pulito, anche la “battuta” e molto delicata, (le spighe sono solo delicatamente sottoposte a scuotimento), dato che, trattandosi di una pianta che diffonde il proprio seme spontaneamente questo non è trattenuto fortemente all'interno della spiga. I semi che costituiscono il raccolto cadono all'interno della canoa. La granella è venduta, come il grano o il riso, come seme secco, dato che non sono necessarie mondature o brillature; la granella è intera ed ha quindi ha un alto contenuto in proteine, particolarmente con Lisina, e fibre; è piuttosto basso il contenuto in grassi. Come il riso non contiene glutine. È buona fonte di minerali, Fosforo e Potassio, e di vitamine: tiamina, riboflavina e niacina.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Per le popolazioni del nord canadese, spesso alimentate con un eccesso di carni o pesce, il riso costituisce un prezioso apporto di vitamine e di carboidrati; la cottura è più prolungate di quella del riso (40-50 minuti), a meno che i semi vengano posto a mollo in acqua quattro - sei ore prima della cottura, in tal caso la cottura è di venti minuti.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Modeste coltivazioni sono atto in Canada e negli Stati Uniti, al di fuori di questi paesi sono in atto iniziative di coltivazione in Ungheria ed in Australia, tentativi di coltivazione sono in atto nella regione acquitrinosa della Camargue francese, in risaie analoghe come apparato a quelle delle comuni risaie per il riso comune.&lt;/p&gt;  &lt;h4&gt;Castagna d’acqua (&lt;i&gt;Trapa natans&lt;/i&gt;) &lt;/h4&gt;  &lt;p&gt;&lt;img style="border-bottom: 0px; border-left: 0px; margin: 0px 10px 0px 0px; display: inline; border-top: 0px; border-right: 0px" title="Trapa natans" border="0" alt="Trapa natans" align="left" src="http://lh4.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/S9XWl2VjZqI/AAAAAAAAGg0/VQ6d3ak1FVw/Trapa_natans0%5B6%5D.jpg?imgmax=800" width="300" height="483" /&gt; La specie &lt;i&gt;Trapa natans L&lt;/i&gt;. è una pianta della famiglia delle &lt;i&gt;Trapacee&lt;/i&gt;, detta castagna d'acqua. Il nome vernacolo si può riferire sia alla specie &lt;i&gt;T. natans&lt;/i&gt; sia alla specie &lt;i&gt;T. bicornis&lt;/i&gt;. &lt;i&gt;Trapa natans L&lt;/i&gt;. è una specie annua, acquatica e galleggiante che cresce in acque lente profonde fino a 5 m. La specie è nativa delle aree a clima temperato caldo dell'Eurasia e dell'Africa. Entrambe le specie sono piante acquatiche galleggianti annuali, che crescono in acqua e si muovono lentamente fino a 5 metri di profondità. Essi portano frutti che somigliano alla testa di un toro, ognuno contenente un singolo seme di amido e sono molto grandi. È stato coltivato in Cina e in India, per almeno 3.000 anni e potrebbe essere stata nota anche in epoca medievale, specie nelle zone palustri dove questa specie cresce spontanea. Nel nostro Paese ed in Europa tuttavia potrebbe essere stata importata dalle popolazioni dell’Eurasia durante il periodo delle invasioni (IV-V sec) che conoscevano questa specie anche per il suo impiego alimentare. &lt;/p&gt;  &lt;h4&gt;&amp;#160;&lt;/h4&gt;  &lt;h4&gt;&amp;#160;&lt;/h4&gt;  &lt;h4&gt;&amp;#160;&lt;/h4&gt;  &lt;h4&gt;&amp;#160;&lt;/h4&gt;  &lt;h4&gt;&amp;#160;&lt;/h4&gt;  &lt;h4&gt;&amp;#160;&lt;/h4&gt;  &lt;h4&gt;Castagna d'acqua cinese (&lt;i&gt;Eleocharis dulcis&lt;/i&gt;) &lt;/h4&gt;  &lt;p&gt;La castagna d'acqua cinese (&lt;i&gt;Eleocharis dulcis&lt;/i&gt;; sinonimi &lt;i&gt;E. equisetina&lt;/i&gt;, &lt;i&gt;E. indica&lt;/i&gt;, &lt;i&gt;E. plantaginea&lt;/i&gt;, &lt;i&gt;E. plantaginoides&lt;/i&gt;, &lt;i&gt;E. tuberosa&lt;/i&gt;, &lt;i&gt;E. tumida&lt;/i&gt;), è una specie destinata alla coltivazione per via dei suoi cormi commestibili. La castagna d'acqua cinese cresce nelle paludi. È di forma tubulare, con foglie verdi e steli che crescono fino ad un’altezza di 1,5 metri. Spesso questa specie viene confusa con la castagna d’acqua che abbiamo descritto sopra. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;img style="border-bottom: 0px; border-left: 0px; display: block; float: none; margin-left: auto; border-top: 0px; margin-right: auto; border-right: 0px" title="" border="0" alt="" src="http://lh5.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/S9XWnZRiWrI/AAAAAAAAGg4/ndFx4I6v89I/image%5B36%5D.png?imgmax=800" width="500" height="398" /&gt; &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;I cormi &lt;a href="#_ftn4_6571" name="_ftnref4_6571"&gt;[4]&lt;/a&gt; hanno polpa croccante e possono essere mangiati crudi, lessati, alla griglia, marinati o in scatola. Possono anche essere macinati in una forma di farina. I rizomi sono ricchi di carboidrati (circa il 90% del peso a secco), in particolare di amido (circa il 60% del peso a secco), e sono anche una buona fonte di fibra alimentare, riboflavina, vitamina B6, potassio, rame e manganese. Non si hanno notizie del suo uso in epoca medievale anche se come per la Castagna d’acqua è possibile che anche questa sia stata importata. &lt;/p&gt;  &lt;h4&gt;Nelumbo o Fior di Loto (&lt;i&gt;Nelumbo nucifera&lt;/i&gt;)&lt;/h4&gt;  &lt;p&gt;Il &lt;i&gt;Nelumbo&lt;/i&gt; è un genere di piante acquatiche, unico genere della famiglia delle &lt;i&gt;Nelumbonaceae&lt;/i&gt;. Comprende due sole specie, originarie di America, Asia e Australia, con foglie molto decorative e grandi fiori di colore bianco, rosa, giallo e rosso, note col nome di &lt;i&gt;fior di loto&lt;/i&gt;. La specie &lt;i&gt;Nelumbo lutea&lt;/i&gt; è originaria dell'America centro-meridionale, ma viene coltivata anche nel Nord America da tempo immemorabile dai nativi per il consumo alimentare dei semi e dei rizomi. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;img style="border-bottom: 0px; border-left: 0px; display: block; float: none; margin-left: auto; border-top: 0px; margin-right: auto; border-right: 0px" title="" border="0" alt="" src="http://lh3.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/S9XWqsovDXI/AAAAAAAAGg8/5vRSu_x-VU8/image%5B42%5D.png?imgmax=800" width="700" height="461" /&gt; &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Le due specie di &lt;em&gt;Nelumbo&lt;/em&gt; sono perenni, acquatiche, una delle quali appunto il Fiore di Loto propriamente detto, è conosciuto fin dall’antichità. Entrambe le specie hanno foglie peltate a lamina tondeggiante e ondulata, leggermente depressa al centro dove si inserisce il picciolo, eretto e robusto. Le foglie sono verde-glauche, coperte da un rivestimento ceroso idrorepellente. I fiori, che sbocciano in estate da boccioli ovali, di grandi dimensioni, appena compaiono sono globosi, successivamente si aprono completamente e presentano numerosi stami, che circondano il pistillo, appiattito superiormente e presentante una serie di fiori circolari (15-25); il diametro dei fiori può variare da 15 a 25-30 cm, secondo l’ambiente in cui la pianta viene coltivata. Le lamine fogliari, poste all’altezza di 0,5-1 cm dal livello dell’acqua, formano un vero e proprio tappeto di vegetazione, al di sopra del quale si formano i fiori, portati da lunghi fusti non ramificati e afilli. Ambedue le specie presentano un rizoma allungato, con porzioni leggermente più spesse e più scure, che si comportano come organi perennati e, nelle zone fredde, possono essere raccolte e conservate in sabbia umida durante l’inverno. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;La specie &lt;i&gt;Nelumbo lutea&lt;/i&gt;, è diffusa nelle regioni meridionali del Nuovo Continente. Profondità dell’acqua 0,2-2 m, altezza, fuori dall’acqua 0,5-1 m. pianta con foglie verde chiaro e fiori gialli, profumati, larghi 15-20 cm. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;La specie &lt;i&gt;Nelumbo nucifera&lt;/i&gt; invece è originaria delle regioni subtropicali dell’Asia. Profondità dell’acqua 0,2-2 m, altezza fuori dall’acqua 1-1,2 m. pianta con foglie larghe fino a 60-80 cm e fiori rosa-porpora, più chiari alla base, portati da fusti alti anche più di 1 m. in condizioni ambientali adatte è una specie molto vigorosa. Ha dato origine a numerose varietà che si differenziano dalla specie tipica per il colore, la forma e le dimensioni dei fiori. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;I fiori hanno un tipico profumo d’anice, con frutti molto ornamentali.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;img style="border-bottom: 0px; border-left: 0px; display: block; float: none; margin-left: auto; border-top: 0px; margin-right: auto; border-right: 0px" title="" border="0" alt="" src="http://lh5.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/S9XWtrH1meI/AAAAAAAAGhA/dUk75wqOE-g/image%5B51%5D.png?imgmax=800" width="700" height="274" /&gt; &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Nel loto, i fiori, i semi, le foglie giovani e i rizomi sono tutti mangiabili. In Asia, i petali vengono mangiati mentre le foglie sono solitamente utilizzate come piatto per il cibo. Il rizoma (&lt;i&gt;pning&lt;/i&gt; in Cinese, &lt;i&gt;ngau&lt;/i&gt; in Cantonese, &lt;i&gt;bhe&lt;/i&gt; in India e Pakistan, e &lt;i&gt;renkon&lt;/i&gt; in Giapponese) è utilizzato come condimento. I petali, le foglie e i rizomi possono essere consumati anche crudi ma il rischio di trasmissione di parassiti, consiglia una consumazione cotta. Il decotto della pianta intera, o delle radici, contenenti tra l'altro &lt;b&gt;oli&lt;/b&gt; &lt;b&gt;essenziali&lt;/b&gt;, &lt;b&gt;tannini&lt;/b&gt;, &lt;b&gt;nelumbina&lt;/b&gt; e &lt;b&gt;zinco&lt;/b&gt;, vanta proprietà &lt;b&gt;antidiarroiche&lt;/b&gt;, &lt;b&gt;febbrifughe&lt;/b&gt;, &lt;b&gt;emollienti&lt;/b&gt;, &lt;b&gt;catarrali&lt;/b&gt; e &lt;b&gt;antitussive&lt;/b&gt;.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Il &lt;b&gt;Loto Sacro&lt;/b&gt;, &lt;i&gt;N. nucifera&lt;/i&gt;, viene coltivato in tutta l'Asia sud-orientale, India, Oceania e Australia. È coltivata per i tuberi commestibili, venduti anche nei mercati euroasiatici. La specie è stata distribuita in tutto il Vecchio Mondo &lt;a href="#_ftn5_6571" name="_ftnref5_6571"&gt;[5]&lt;/a&gt;, specie nelle zone tropicali fin dai tempi antichi e introdotti in Egitto solo poco dopo il 500 a.C. Il &lt;i&gt;loto&lt;/i&gt; cosiddetto &lt;i&gt;egiziano&lt;/i&gt;, non è un vero fiore di loto, ma una ninfea, &lt;i&gt;Nymphaea Lotus&lt;/i&gt; o &lt;i&gt;N. caerulea&lt;/i&gt;. Per quanto riguarda la conoscenza di questa pianta nel Medioevo non abbiamo fonti, anche se si pensa che più che essere giunto nell’Europa Medievale, fosse giunto nei territori dell’Impero bizantino successivamente al Medioevo per mezzo degli scambi commerciali e delle nuove scoperte. Non è da escludere però, che nell’Europa medievale, fosse invece diffuso e noto il Loto Egiziano &lt;a href="#_ftn6_6571" name="_ftnref6_6571"&gt;[6]&lt;/a&gt; (&lt;i&gt;Nymphaea lotus&lt;/i&gt;), confuso con il Fiore di Loto, due specie tra loro diverse. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;img style="border-bottom: 0px; border-left: 0px; display: block; float: none; margin-left: auto; border-top: 0px; margin-right: auto; border-right: 0px" title="" border="0" alt="" src="http://lh6.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/S9XWw_dFSJI/AAAAAAAAGhE/awcdY8yK2h8/image%5B58%5D.png?imgmax=800" width="700" height="394" /&gt; &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;I &lt;b&gt;fiori di Loto&lt;/b&gt;, pur essendo piante originarie di zone calde, possono essere coltivati all’aperto in tutte le regioni italiane. Nelle zone a clima invernale molto freddo è consigliabile raccogliere, in autunno, le porzioni perennanti dei rizomi e ripiantarle a primavera, dopo averle conservate in sabbia umida alla temperatura di 10°C. &lt;/p&gt;  &lt;p align="center"&gt;&lt;img style="border-bottom: 0px; border-left: 0px; display: block; float: none; margin-left: auto; border-top: 0px; margin-right: auto; border-right: 0px" title="" border="0" alt="" src="http://lh5.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/S9XWz1xIjSI/AAAAAAAAGhI/SyW6R53TOUQ/image%5B64%5D.png?imgmax=800" width="700" height="280" /&gt; &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Il &lt;i&gt;Nelumbo nucifera&lt;/i&gt; è più rustica del &lt;i&gt;N. lutea&lt;/i&gt; e si è naturalizzata in vari ambienti acquatici italiani, anche al Nord. I rizomi si piantano in primavera, in terreno fertile, al quale è stato aggiunto un buon quantitativo di letame maturo. Dove è possibile, è consigliabile, dopo aver piantato i rizomi, coprire il terreno con uno strato di acqua di pochi centimetri, aumentandolo a mano a mano che le piante crescono. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;In primavera si prelevano porzioni dei rizomi e si ripiantano immediatamente. Le parti utilizzate devono possedere almeno un germoglio. &lt;/p&gt;  &lt;p align="center"&gt;&lt;img style="border-bottom: 0px; border-left: 0px; display: block; float: none; margin-left: auto; border-top: 0px; margin-right: auto; border-right: 0px" title="" border="0" alt="" src="http://lh3.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/S9XW3z8ShYI/AAAAAAAAGhM/Fw31olVHe9s/image%5B73%5D.png?imgmax=800" width="850" height="267" /&gt; &lt;/p&gt;  &lt;p align="center"&gt;&lt;img style="border-bottom: 0px; border-left: 0px; display: block; float: none; margin-left: auto; border-top: 0px; margin-right: auto; border-right: 0px" title="" border="0" alt="" src="http://lh4.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/S9XW9XqV-GI/AAAAAAAAGhU/X86dAlDNQTw/image%5B86%5D.png?imgmax=800" width="850" height="513" /&gt; &lt;/p&gt;  &lt;h4&gt;Spinacio d’acqua (&lt;i&gt;Ipomoea aquatica&lt;/i&gt;) &lt;/h4&gt;  &lt;p&gt;L’&lt;i&gt;Ipomoea aquatica&lt;/i&gt; è una pianta semi-acquatica tropicale coltivata come ortaggio a foglia. È conosciuta in inglese come &lt;i&gt;spinacio d’acqua&lt;/i&gt;, ma anche molti altri nomi in altre lingue. Si trova in tutte le regioni tropicali e subtropicali del mondo, ma non si conosce con esattezza la sua origine. L’&lt;i&gt;Ipomoea aquatica&lt;/i&gt; cresce in acqua o in terreno umido. I suoi steli sono 2-3 metri e sono cavi per cui possono galleggiare. Le foglie variano per forma: sagittate e lanceolate, 5-15 centimetri di lunghezza e 2-8 centimetri di larghezza. I fiori sono a forma di tromba, 3-5 cm di diametro, solitamente di colore bianco con un centro color viola striato come quello dei fiori di malva. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;img style="border-bottom: 0px; border-left: 0px; display: block; float: none; margin-left: auto; border-top: 0px; margin-right: auto; border-right: 0px" title="" border="0" alt="" src="http://lh5.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/S9XXBZzuhdI/AAAAAAAAGhY/Nudhs9IHqRg/image%5B79%5D.png?imgmax=800" width="700" height="525" /&gt; &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;i&gt;Ipomoea aquatica&lt;/i&gt; è più comunemente coltivata in Oriente e Sud Est Asiatico. Fiorisce naturalmente nei corsi d'acqua e richiede poca o nessuna cura. &lt;/p&gt;  &lt;h4&gt;Taro (&lt;i&gt;Colocasia esculenta&lt;/i&gt;)&lt;/h4&gt;  &lt;p&gt;&lt;img style="border-bottom: 0px; border-left: 0px; display: block; float: none; margin-left: auto; border-top: 0px; margin-right: auto; border-right: 0px" title="" border="0" alt="" src="http://lh6.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/S9XXE5Cd7dI/AAAAAAAAGhc/P-5e4hjtCCU/image%5B100%5D.png?imgmax=800" width="800" height="277" /&gt; &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;em&gt;Taro&lt;/em&gt; è il nome volgare di origine polinesiana della pianta &lt;i&gt;Colocasia esculenta&lt;/i&gt;.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Ha dei tuberi simili alla patata, ed è comunemente coltivata per ricavare, dai suoi rizomi, farina e amido.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;img style="border-bottom: 0px; border-left: 0px; display: block; float: none; margin-left: auto; border-top: 0px; margin-right: auto; border-right: 0px" title="image" border="0" alt="image" src="http://lh6.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/S9XXLhqy5iI/AAAAAAAAGhg/IpM5V9EreW8/image%5B99%5D.png?imgmax=800" width="800" height="586" /&gt; &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Il Taro è caratterizzato da foglie grandi, possono arrivare a 60 cm di lunghezza e 40 di larghezza, da un colore verde pallido e da robusti gambi; anche le foglie sono commestibili e sono note col nome di &amp;quot;&lt;em&gt;callaloo&lt;/em&gt;&amp;quot; nelle regioni caraibiche presentano anche radici rizomatose.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Il taro rappresenta l'ingrediente base nell'alimentazione di molte popolazioni dell'Oceania, dell'Africa (&lt;em&gt;cocoyam&lt;/em&gt;) e delle isole Hawaii (&lt;em&gt;poï&lt;/em&gt;). Si può bollire o grigliare a fette.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Taro ha proprietà nutrizionali equivalenti alla patata comune ma con le seguenti differenze: ha quantità più elevate di calcio (quindi è indicata in diete per chi presenta carenze di calcio), un quantitativo doppio di ferro, ma molta meno vitamina C. &lt;b&gt;La sua radice è tossica se mangiata cruda&lt;/b&gt;, è necessario quindi bollirla prima di consumarla, tra l'altro si deve fare attenzione a &lt;b&gt;non toccarsi gli occhi dopo averne toccato la polpa&lt;/b&gt; perché &lt;b&gt;può causare forti irritazioni&lt;/b&gt;. Secondo recenti ricerche i rizomi della taro sono un'importante fonte di amidi rispetto a tutti gli altri vegetali, anche per la dimensione stessa dei granuli di amido 10 volte inferiori a quelli della patata che rendono migliore cottura e digeribilità. La taro presenta inoltre ricchezza in proteine vegetali, vitamine del gruppo B e potassio.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;La sua coltivazione è diffusa in zone tropicali di tutti i continenti e rappresenta una base alimentare di particolare importanza per popolazioni sudamericane, africane o asiatiche. Tra i principali produttori si annoverano, nell'ordine, la Nigeria, il Ghana, la Cina, la Cambogia, la Costa d'Avorio e la Papua Nuova Guinea. Rimarcabili, in rapporto alle dimensioni delle superfici coltivabili, sono inoltre le produzioni delle isole del Pacifico, come le Hawaii e le Fiji, dove la taro ha costituito una pianta essenziale per la dieta degli indigeni per secoli. Essendo originaria e diffusa in zone tropicali è da escludere la conoscenza della sua esistenza in epoca medievale, ma si può però supporre che sia divenuta nota a partire dal XVI secolo quando iniziarono le spedizioni per nuove terre. &lt;/p&gt;  &lt;h4&gt;Il riso (&lt;i&gt;Oryza spp&lt;/i&gt;.)&lt;/h4&gt;  &lt;p&gt;È anch’esso una specie acquatica, di larghissima coltivazione ed impieghi e che sarà trattata in un altro articolo del sito. &lt;/p&gt;  &lt;h3&gt;Tifa, (&lt;i&gt;Typha gen&lt;/i&gt;.)&lt;/h3&gt;  &lt;p&gt;&lt;img style="border-bottom: 0px; border-left: 0px; margin: 0px 10px 0px 0px; display: inline; border-top: 0px; border-right: 0px" title="" border="0" alt="" align="left" src="http://lh4.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/S9XXNvxkCUI/AAAAAAAAGhk/ofz1X-7qng8/image%5B115%5D.png?imgmax=800" width="300" height="511" /&gt;Per questo genere di piante, il genere &lt;em&gt;Typha&lt;/em&gt;, la maggior parte delle fonti ne attestano l’origine in Medio Oriente ma si trova anche nel Mediterraneo. Il nome della specie nella lingua ebraica è in realtà una parola che descrive un insieme di piante acquatiche come canne, giunchi, ed erbe infestanti. Nell’Esodo &lt;a href="#_ftn7_6571" name="_ftnref7_6571"&gt;[7]&lt;/a&gt; e nel passo Isaia &lt;a href="#_ftn8_6571" name="_ftnref8_6571"&gt;[8]&lt;/a&gt; può essere tradotto direttamente al genere &lt;i&gt;Typha&lt;/i&gt;, la specie &lt;i&gt;Typha australis&lt;/i&gt; è una delle specie più comuni in Israele. Un’altra delle specie a cui si allude è la &lt;i&gt;Typha angustifolia&lt;/i&gt; che viene spesso rappresentata nei dipinti che riproducono il processo fatto a Gesù. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Il genere &lt;em&gt;Typha&lt;/em&gt; ha una grande varietà di pezzi che sono commestibili per l'uomo. I rizomi sono una piacevole fonte di cibo, sono nutrienti e ricchi di energia, generalmente raccolti dal tardo autunno a primavera. I rizomi sono ricchi di amido e fibre. Oltre ai rizomi, Typha ha anche gli steli laterali che sono molto gustosi. Le basi delle foglie possono essere mangiate crude o cotte, in tarda primavera quando sono giovani e tenere. Anche il fiore in via di sviluppo e non ancora maturo può essere mangiato. A metà estate, una volta che i fiori maschili sono maturi il polline può essere raccolto e usato come surrogato della farina o come addensante. Per quanto riguarda invece i semi, è noto che irritano la pelle e che possono provocare l’asma.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;img style="border-bottom: 0px; border-left: 0px; display: block; float: none; margin-left: auto; border-top: 0px; margin-right: auto; border-right: 0px" title="" border="0" alt="" src="http://lh3.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/S9XXPZX45rI/AAAAAAAAGho/7ppDoejweuE/image%5B106%5D.png?imgmax=800" width="500" height="452" /&gt; &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;img style="border-bottom: 0px; border-left: 0px; margin: 0px 10px 0px 0px; display: inline; border-top: 0px; border-right: 0px" title="" border="0" alt="" align="left" src="http://lh6.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/S9XXQ2qJh2I/AAAAAAAAGhs/K1mn5o2QUlo/image%5B125%5D.png?imgmax=800" width="200" height="266" /&gt; La &lt;i&gt;Typha angustifolia&lt;/i&gt; si trova in Europa e anche in Italia. Profondità dell’acqua 0,2-1,5 m e più; altezza 1-3 m, distanza tra le piante 0,5-1 m. Pianta rizomatosa, con foglie a sezione semicilindrica. L’infiorescenza femminile è cilindrica, bruna, lunga fino a 30 cm, sormontata da quella maschile, di eguale lunghezza, ma più sottile; l’infiorescenza maschile e quella femminile sono separate da un breve tratto di fusto. La fioritura avviene da maggio in poi. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;img style="border-bottom: 0px; border-left: 0px; margin: 0px 10px 0px 0px; display: inline; border-top: 0px; border-right: 0px" title="" border="0" alt="" align="left" src="http://lh5.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/S9XXSbIapfI/AAAAAAAAGhw/nFc6ka-J7T0/image%5B132%5D.png?imgmax=800" width="200" height="267" /&gt; La &lt;i&gt;Typha latifolia&lt;/i&gt; si trova in Europa e anche in Italia. Profondità dell’acqua 0,2-1,5 m e più; altezza 1-3 m, distanza tra le piante 0,5-1 m. pianta con fusto più robusto e foglie più larghe di quelli della specie &lt;i&gt;angustifolia&lt;/i&gt;. L’infiorescenza femminile, bruna, cilindrica, lunga fino a 20 cm, è a diretto contatto con quella maschile che è più sottile. La fioritura avviene dai mesi di maggio-giugno in poi.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Cresce spontaneamente lungo gli argini dei fiumi o in zone umide con acque stagnanti.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Anticamente venivano usate le foglie per farne panieri e le infiorescenze composte da moltissimi “pelucchi” tutti uniti venivano usate per imbottire materassi. A quest’ultimo uso, considerando che è una specie come il genere conosciuta da secoli non è da escludere che fosse usata anche in epoca medievale e che fosse impiegata per imbottire i materassi o i letti quando non si disponeva di paglia o di piume di oca o gallina. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;img style="border-bottom: 0px; border-left: 0px; display: block; float: none; margin-left: auto; border-top: 0px; margin-right: auto; border-right: 0px" title="" border="0" alt="" src="http://lh5.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/S9XXWlnRyFI/AAAAAAAAGh0/ISrbJuuNAjk/image%5B138%5D.png?imgmax=800" width="850" height="305" /&gt; &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Infine ultima specie è la &lt;em&gt;Typha minima&lt;/em&gt;. Si trova in Europa centrale e sud-orientale ed anche in Italia. Profondità dell’acqua 1-50 cm, altezza 30-70 cm, distanza tra le piante 15-30 cm. Pianta con foglie ridotte alla sola guaina. L’infiorescenza femminile è ovale, ellittica o a forma di clava, lunga 3-5 cm e sormontata da quella maschile, che è più lunga e sottile. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;img style="border-bottom: 0px; border-left: 0px; display: block; float: none; margin-left: auto; border-top: 0px; margin-right: auto; border-right: 0px" title="" border="0" alt="" src="http://lh3.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/S9XXbr8zDnI/AAAAAAAAGh4/pOKW2I5vwWI/image%5B144%5D.png?imgmax=800" width="850" height="336" /&gt; &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Si piantano in qualsiasi tipo di terreno purché sia sommerso dall’acqua. In aprile o in maggio si mettono a dimora porzioni di rizoma provviste di uno o più germogli, coprendole leggermente con il fango di fondo. Le infiorescenze di queste piante possono essere raccolte, fatte essiccare e utilizzate nelle composizioni di fiori secchi. In aprile-maggio si tagliano porzioni di rizomi munite di germogli o si rimettono a dimora. &lt;/p&gt;  &lt;h3&gt;Note di chiusura&lt;/h3&gt;  &lt;p&gt;Ovviamente le specie acquatiche nel mondo sono milioni, certo non è facile descriverle tutte in un solo articolo, motivo per cui sono state descritte solo le più famose e diffuse. &lt;/p&gt;  &lt;h3&gt;Bibliografia&lt;/h3&gt;  &lt;h4&gt;Siti internet:&lt;/h4&gt;  &lt;ul&gt;   &lt;li&gt;&lt;a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Aquatic_plant"&gt;Aquatic plant&lt;/a&gt; – Wikipedia (ENG)&lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Cormo"&gt;Cormo&lt;/a&gt; – Wikipedia (ITA)&lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Dioico"&gt;Dioico&lt;/a&gt; – Wikipedia (ITA)&lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Duckweed"&gt;Duckweed&lt;/a&gt; – Wikipedia (ENG)&lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Eleocharis_dulcis"&gt;Eleocharis dulcis&lt;/a&gt; – Wikipedia (ENG)&lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Hydrilla"&gt;Hydrilla&lt;/a&gt; – Wikipedia (ENG)&lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Lemna"&gt;Lemna genus&lt;/a&gt; – Wikipedia (ENG)&lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Monoico"&gt;Monoico&lt;/a&gt; – Wikipedia (ITA)&lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Nelumbo"&gt;Nelumbo&lt;/a&gt; – Wikipedia (ITA)&lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Nelumbo_nucifera"&gt;Nelumbo nucifera&lt;/a&gt; – Wikipedia (ITA)&lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Ninfea"&gt;Ninfea&lt;/a&gt; – Wikipedia (ITA)&lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Nymphaea_lotus"&gt;Nymphaea lotus&lt;/a&gt; – Wikipedia (ENG)&lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Nymphaeaceae"&gt;Nymphaeaceae&lt;/a&gt; – Wikpedia (ENG)&lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Pistia"&gt;Pistia&lt;/a&gt; – Wikipedia (ENG)&lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Water_caltrop"&gt;Water caltrop&lt;/a&gt; – Wikipedia (ENG)&lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Wild_rice"&gt;Wild rice&lt;/a&gt; – Wikipedia (ENG)&lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Zizania"&gt;Zizania&lt;/a&gt; – Wikipedia (ITA)&lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Ipomoea_aquatica"&gt;Ipomoea aquatica&lt;/a&gt; – Wikipedia (ENG)&lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Colocasia_esculenta"&gt;Colocasia esculenta&lt;/a&gt; – Wikipedia (ITA)&lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Typha_latifolia"&gt;Typha latifolia&lt;/a&gt; – Wikipedia (ITA)&lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Typha"&gt;Typha&lt;/a&gt; – Wikipedia (ENG)&lt;/li&gt; &lt;/ul&gt;  &lt;h4&gt;Libri&lt;/h4&gt;  &lt;ul&gt;   &lt;li&gt;&lt;i&gt;Il grande libro dei fiori e delle piante&lt;/i&gt;, R. Hay, K. Beckett, a cura di G. Manenti; 1974&lt;i&gt; – Nymphaea&lt;/i&gt;, pp. 503-506&lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;i&gt;Il grande libro dei fiori e delle piante&lt;/i&gt;, R. Hay, K. Beckett, a cura di G. Manenti; 1974 – &lt;i&gt;Nelumbo&lt;/i&gt;, pp. 492-493&lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;i&gt;Il grande libro dei fiori e delle piante&lt;/i&gt;, R. Hay, K. Beckett, a cura di G. Manenti; 1974 – &lt;i&gt;Typha&lt;/i&gt;, pp. 742 – 743&lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;i&gt;Duke’s handbook of medicinal plants of the Bible&lt;/i&gt; di James A. Duke; CRC Press, 2008&lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;i&gt;Tropical flowering plants:a guide to identification and cultivation&lt;/i&gt;; testo e fotografie di Kirsten Albrecht Llamas. Published in 2003 by Timber Press, Inc.&lt;/li&gt; &lt;/ul&gt;  &lt;h3&gt;Note   &lt;hr align="left" size="1" width="33%" /&gt;&lt;/h3&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="#_ftnref1_6571" name="_ftn1_6571"&gt;[1]&lt;/a&gt; &lt;b&gt;Monoico&lt;/b&gt;: Angiosperme e Gimnosperme presentano delle strutture riproduttive (strobili e fiori) che possono contenere le parti fertili maschili e femminili, insieme o separatamente. Quando fiori di sesso diverso (&lt;b&gt;fiori staminiferi&lt;/b&gt; e &lt;b&gt;fiori carpelliferi&lt;/b&gt;) sono portati sulla stessa specie si parla di &lt;b&gt;individui monoici&lt;/b&gt;. I termini monoico e dioico non si utilizzano riferiti alla singola pianta (maschile o femminile) ma alla specie intesa come entità (es. l'ontano è una specie monoica).&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="#_ftnref2_6571" name="_ftn2_6571"&gt;[2]&lt;/a&gt; &lt;b&gt;Dioico&lt;/b&gt;: è un termine che si riferisce alla riproduzione sessuale delle piante. Indica che gli organi riproduttivi maschili (stami) e femminili (pistillo) sono portati su due piante distinte. Esistono quindi esemplari maschili e femminili della stessa specie. Questo significa che i gameti maschili e femminili vengono prodotti su due piante diverse. Di solito la pianta maschile e quella femminile non presentano grosse differenze morfologiche, tranne al momento di produzione dei gameti, quando compaiono le strutture riproduttive. Per far sì che una pianta dioica femminile produca dei frutti e dei semi è quindi indispensabile la presenza di una pianta impollinatrice, cioè che possiede fiori maschili in grado di produrre polline. Contrariamente a quanto è spesso ritenuto la condizione di dioicità è notevolmente rara. Esiste spesso la pratica tradizionale di definire &amp;quot;piante maschio&amp;quot; o &amp;quot;piante femmina&amp;quot; in maniera arbitraria e del tutto non giustificata, basandosi esclusivamente su aspetti diversi, non legati alla definizione corretta. Alcuni esempi di piante dioiche più conosciute, presenti in Italia: &lt;i&gt;Ginkgo biloba&lt;/i&gt; (Ginko); &lt;i&gt;Taxus baccata&lt;/i&gt; (Tasso); &lt;i&gt;Cycas&lt;/i&gt; &lt;i&gt;sp&lt;/i&gt;. che appartengono alle Gimnosperme. &lt;i&gt;Laurus nobilis&lt;/i&gt; (Alloro); &lt;i&gt;Ruscus aculeatus&lt;/i&gt; (Pungitopo); &lt;i&gt;Tamus communis&lt;/i&gt; (Tamaro); &lt;i&gt;Bryonia dioica&lt;/i&gt; (Brionia); &lt;i&gt;Ilex aquifolius&lt;/i&gt; (Agrifoglio); &lt;i&gt;Kiwi&lt;/i&gt;; &lt;i&gt;Mercurialis annua&lt;/i&gt; (Mercorella comune); e alcune palme che appartengono alle Angiosperme. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="#_ftnref3_6571" name="_ftn3_6571"&gt;[3]&lt;/a&gt; Il genere &lt;i&gt;Lolium&lt;/i&gt; è invece probabile che fosse diffuso nel continente Europeo e in Palestina e che quindi fosse conosciuto sia dai tempi antecedenti a quelli dei Vangeli sia da quelli successivi, quindi anche nel Medioevo. James Duke nel suo libro &lt;i&gt;Plants of Bible&lt;/i&gt; riferisce che questa specie è nota da almeno 4.000 anni e che ne sono state trovate tracce anche nelle tombe egizie. Non solo, questa specie è facilmente attaccabile dal fungo della &lt;i&gt;Claviceps purpurea&lt;/i&gt;, motivo in più per credere dato l’uso alimentare del genere Lolium sia per l’uomo sia nei foraggi per gli animali, che abbia provocato non poche intossicazioni, spesso letali specie in epoca medievale. Il Loglio, nome comune del Lolium ha tra le sue specie, una tristemente famosa e nota come “Loglio ubriacante” nome derivante dalla specie del loglio attaccato dal fungo della &lt;i&gt;C. purpurea&lt;/i&gt;. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="#_ftnref4_6571" name="_ftn4_6571"&gt;[4]&lt;/a&gt; &lt;b&gt;Cormo&lt;/b&gt;: Si definisce cormo il corpo delle piante superiori, organizzato nei tre organi fondamentali: radice, fusto o caule, foglia. Nel cormo, le cellule presentano spiccate differenziazioni morfologiche e funzionali nell'ambito di tessuti.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Nei vegetali pluricellulari in cui non vi è differenziazione di organi, il corpo dell'organismo è detto tallo.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Le piante con cormo sono dette cormofite. Un elemento caratterizzante le cormofite è la presenza di tessuti differenziati per il trasporto di liquidi su lunghe distanze, in particolare la linfa grezza dalle radici alle foglie. Per questo le cormofite sono anche piante vascolari o tracheofite. Per l'assenza di tessuti altamente specializzati per il trasporto della linfa grezza e di organi propriamente detti si tende ad escludere le briofite (muschi ed epatiche) dal gruppo delle cormofite. Benché il corpo di questi organismi possa presentare somiglianze con l'organizzazione del cormo, esso sarà da considerare più propriamente un tallo. Si tratta comunque di un tema dibattuto che non trova concordi tutti gli studiosi. La presenza di un corpo di tipo tallo non esclude la presenza in casi particolari di tessuti differenziati. Ad esempio, in alghe brune di grandi dimensioni il tallo può assumere una forma cormoide, dove si distinguono un rizoide, un cauloide e una fronda. In questi casi, si differenzia un tessuto per la conduzione della linfa elaborata contenente i prodotti della fotosintesi dalla fronda al rizoide. Tale tessuto è per molti aspetti molto simile al tessuto cribroso delle piante superiori.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="#_ftnref5_6571" name="_ftn5_6571"&gt;[5]&lt;/a&gt; Il termine “Vecchio Mondo” fa riferimento all’Europa e al mondo conosciuto prima della scoperta dell’America del 1492 e il termine “Nuovo Continente” fa riferimento alle Americhe.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="#_ftnref6_6571" name="_ftn6_6571"&gt;[6]&lt;/a&gt; Il &lt;b&gt;Loto Egiziano&lt;/b&gt; (&lt;i&gt;Nymphaea lotus&lt;/i&gt;) era usato dagli antichi Egizi come pianta ornamentale e da profumo poiché dai fiori estraevano l’essenza profumata usata nei riti religiosi funebri. L’incontro con altre culture e la conoscenza del Loto Egiziano da parte di queste ultime potrebbe aver portato alla coltivazione della specie e alla produzione di profumi destinati però ad uso cosmetico. In quest’ultimo caso non sarebbe da escludere che questa specie, che viene erroneamente e comunemente confusa col fiore di Loto vero e proprio, fosse invece conosciuta nell’Europa medievale e quindi usato appunto ad uso cosmetico. Dal momento che l’Europa attraversava nei secoli del Medioevo una sorta di stasi, per cui si tendeva più a importare che non a produrre, nel senso moderno del termine, e dal momento che all’epoca le piante officinali erano coltivate esclusivamente nelle abbazie mentre per quanto riguarda la cosmesi la produzione era inesistente, il Loto egiziano potrebbe aver fatto il suo ingresso nell’Europa medievale come cosmetico – profumo – mediante i rapporti commerciali con le Repubbliche Marinare che commerciavano a loro volta con le coste del Mediterraneo e il Medio Oriente. Essendo un prodotto di importazione e considerate le condizioni in cui viveva il 90% della popolazione, il profumo del Loto Egiziano era un prodotto elitario, ossia acquistato solo dalle grandi casate potenti dell’Europa.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="#_ftnref7_6571" name="_ftn7_6571"&gt;[7]&lt;/a&gt; Al versetto indicato dal testo riportato in bibliografia si parla solo di un rovereto e non ci sono allusioni o descrizioni della specie Thypa.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="#_ftnref8_6571" name="_ftn8_6571"&gt;[8]&lt;/a&gt; Al versetto 19.6 del passo di Isaia (Antico Testamento) si fa allusione in modo esplicito alla specie Thypa, il che significa che questa specie era nota e sfruttata fin da prima della venuta di Cristo. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;b&gt;5 Si prosciugheranno le acque del mare, il fiume si inaridirà e seccherà. 6 I suoi canali diventeranno putridi, diminuiranno e seccheranno i torrenti dell'Egitto, canne e giunchi ingialliranno. 7 I giunchi sulle rive e alla foce del Nilo e tutti i seminati del Nilo seccheranno, saranno dispersi dal vento, non saranno più. &lt;/b&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Il genere Typha domina molti dei fossi e affluenti del Nilo nel basso Egitto. &lt;/p&gt;  &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8272770838067194450-4484000973977887830?l=vivereilmedioevo-erbario.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://vivereilmedioevo-erbario.blogspot.com/feeds/4484000973977887830/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://vivereilmedioevo-erbario.blogspot.com/2010/04/le-piante-acquatiche.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8272770838067194450/posts/default/4484000973977887830'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8272770838067194450/posts/default/4484000973977887830'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://vivereilmedioevo-erbario.blogspot.com/2010/04/le-piante-acquatiche.html' title='Le piante acquatiche'/><author><name>Chiara Corti</name><uri>https://profiles.google.com/103184024759990247673</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='//lh3.googleusercontent.com/-krqjYFI7GK8/AAAAAAAAAAI/AAAAAAAAJoQ/mtlSi0LN30g/s512-c/photo.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://lh6.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/S9XWP4ghlmI/AAAAAAAAGf0/5GKTbryQWfY/s72-c/Ranunculus_spp_Sturm517.jpg?imgmax=800' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8272770838067194450.post-6407104748019260050</id><published>2010-04-23T19:42:00.001+02:00</published><updated>2010-04-23T19:52:52.872+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Botanica'/><title type='text'>Piante biennali</title><content type='html'>&lt;p&gt;Una &lt;b&gt;pianta biennale&lt;/b&gt; è una pianta che richiede due anni per completare il suo ciclo biologico. Nel primo anno la pianta cresce, sviluppa le foglie, i fusti e le radici (strutture vegetative), poi entra in un periodo di quiescenza durante i mesi più freddi. Di solito il gambo o stelo rimane molto corto e le foglie sono basse, quasi a terra, formando una rosetta (&lt;b&gt;rosetta basale&lt;/b&gt;). Molte piante biennali richiedono un trattamento a freddo o &lt;b&gt;vernalizzazione&lt;/b&gt;, prima della loro fioritura. Durante la primavera successiva o l’estate, il gambo della pianta biennale si allunga notevolmente. L'impianto poi fiorisce e produce frutti e semi prima di morire.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;In condizioni climatiche estreme, una pianta biennale può completare il suo ciclo di vita in un periodo di tempo molto breve (ad esempio, tre o quattro mesi invece di due anni). Questo è abbastanza comune nelle piantine di ortaggi o fiori che sono stati esposti a condizioni di freddo, o vernalizzazione, prima di essere impiantati nel terreno. Questo comportamento molte piante di norma biennali ad essere trattate come le annuali. La fioritura può essere indotta in alcune biennali senza vernalizzazione con l’applicazione delle gibberelline, ormoni vegetali, ma questo avviene raramente quando la pianta è destinata ad uno scopo commerciale.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Le piante biennali destinate alla produzione di fiori, frutti, semi necessitano di essere coltivate per due anni. Le biennali che sono destinate alla produzione di foglie e radici commestibili sono coltivate come annuali, ad esempio, &lt;strong&gt;barbabietole &lt;/strong&gt;&lt;em&gt;(Beta gen.)&lt;/em&gt;, &lt;strong&gt;cavoli di Bruxelles &lt;/strong&gt;(&lt;em&gt;Brassica oleracea gemmifera&lt;/em&gt;), &lt;strong&gt;cavolo &lt;/strong&gt;(&lt;em&gt;Brassica oleracea&lt;/em&gt;), &lt;strong&gt;lattuga &lt;/strong&gt;(&lt;em&gt;Lactuca sativa&lt;/em&gt;), e &lt;strong&gt;bietola &lt;/strong&gt;(&lt;em&gt;Beta gen&lt;/em&gt;.). &lt;/p&gt;  &lt;p align="center"&gt;&amp;#160;&lt;img style="border-bottom: 0px; border-left: 0px; display: inline; border-top: 0px; border-right: 0px" title="Beta_vulgaris_var__rapacea0" border="0" alt="Beta_vulgaris_var__rapacea0" src="http://lh6.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/S9Heb1_1P3I/AAAAAAAAGfg/9cndecv6Zcw/Beta_vulgaris_var__rapacea0%5B5%5D.jpg?imgmax=800" width="200" height="318" /&gt; &lt;img style="border-bottom: 0px; border-left: 0px; display: inline; border-top: 0px; border-right: 0px" title="BRYSSE~1" border="0" alt="BRYSSE~1" src="http://lh6.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/S9HecswOu6I/AAAAAAAAGfo/F0PgY5NXu60/BRYSSE%7E1%5B6%5D.jpg?imgmax=800" width="240" height="272" /&gt; &lt;img style="border-bottom: 0px; border-left: 0px; display: inline; border-top: 0px; border-right: 0px" title="Lactuca sativa" border="0" alt="Lactuca sativa" src="http://lh6.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/S9Hec9SREbI/AAAAAAAAGfs/duZdxr_YHrE/Lactuca%20sativa%5B5%5D.jpg?imgmax=800" width="200" height="264" /&gt; &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Se una pianta biennale viene coltivata normalmente in condizioni estremamente difficili, è probabile che finisca per dover essere trattata come una specie annuale dal momento che non può sopravvivere al freddo dell’inverno ed alle condizioni climatiche estreme. Al contrario, una specie annuale coltivata in condizioni estremamente favorevoli può avere una grande produzione di sementi e durare anche più di un anno. Come abbiamo già detto altre volte, spesso il destino di una pianta, coltivata o no, dipende non solo dall’uso che ne fa l’uomo, ma anche dal modo che ha l’uomo di conservare una specie per mezzo della coltivazione e della conservazione delle sementi oltre che dall’impiego di queste ultime per delle nuove generazioni di piante. Alcune piante perenni, come abbiamo detto nell’articolo che trattava delle stesse, a causa del consumo umano che richiede spesso un cambiamento climatico e ambientale, finiscono per diventare biennali se non annuali. &lt;/p&gt;  &lt;h3&gt;Attenzione!&lt;/h3&gt;  &lt;p&gt;Piante quali la &lt;b&gt;carota&lt;/b&gt;, il &lt;b&gt;sedano&lt;/b&gt; ed il &lt;b&gt;prezzemolo&lt;/b&gt; sono state classificate tra le annuali anche se allo stato spontaneo hanno più un comportamento biennale. Dal momento che però si tratta di specie coltivate su larga scala e sono quindi destinate ad uno scopo commerciale, per coltivatori soprattutto, queste specie sono da considerarsi annuali. &lt;/p&gt;  &lt;h3&gt;Bibliografia&lt;/h3&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Biennial_plant"&gt;Biennial plant&lt;/a&gt; – Wikipedia (ENG)&lt;/p&gt;  &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8272770838067194450-6407104748019260050?l=vivereilmedioevo-erbario.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://vivereilmedioevo-erbario.blogspot.com/feeds/6407104748019260050/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://vivereilmedioevo-erbario.blogspot.com/2010/04/blog-post.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8272770838067194450/posts/default/6407104748019260050'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8272770838067194450/posts/default/6407104748019260050'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://vivereilmedioevo-erbario.blogspot.com/2010/04/blog-post.html' title='Piante biennali'/><author><name>Chiara Corti</name><uri>https://profiles.google.com/103184024759990247673</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='//lh3.googleusercontent.com/-krqjYFI7GK8/AAAAAAAAAAI/AAAAAAAAJoQ/mtlSi0LN30g/s512-c/photo.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://lh6.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/S9Heb1_1P3I/AAAAAAAAGfg/9cndecv6Zcw/s72-c/Beta_vulgaris_var__rapacea0%5B5%5D.jpg?imgmax=800' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8272770838067194450.post-5273863593302981740</id><published>2010-04-23T19:24:00.001+02:00</published><updated>2010-04-23T19:42:27.469+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Botanica'/><title type='text'>Piante annuali</title><content type='html'>&lt;p&gt;Una &lt;b&gt;pianta annuale&lt;/b&gt; è una pianta che germoglia e muore in un anno od una stagione. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;In giardinaggio, il termine “annuale” si riferisce spesso ad una specie botanica che sopravvive solo per una stagione, in genere quella di crescita. Molte piante alimentari sono piante annuali. Alcune piante perenni e biennali sono coltivate nei giardini come annuali per convenienza, in particolare se essi non sono considerati resistenti al freddo o al clima locale. Piante come la carota (&lt;i&gt;Daucus carota&lt;/i&gt;), sedano (&lt;i&gt;Apium graveolens&lt;/i&gt;) e prezzemolo (&lt;i&gt;Petroselinum crispum&lt;/i&gt;) sono biennali ma vengono coltivate e trattate come piante annuali Pomodoro (&lt;i&gt;Solanum lycopersicum&lt;/i&gt;), patata dolce (&lt;i&gt;Ipomoea batatas&lt;/i&gt;) e peperone (&lt;i&gt;Capsicum gen&lt;/i&gt;.) sono piante perenni ma solitamente vengono coltivate come annuali. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;img style="border-right-width: 0px; display: inline; border-top-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px" title="Daucus carota" border="0" alt="Daucus carota" src="http://lh4.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/S9HXvZzxM7I/AAAAAAAAGfQ/K14lxRe70XY/Daucus_Carota%5B6%5D.jpg?imgmax=800" width="200" height="331" /&gt;&lt;img style="border-right-width: 0px; display: inline; border-top-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px" title="Apium graveolens" border="0" alt="Apium graveolens" src="http://lh6.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/S9HXv1n1tJI/AAAAAAAAGfU/LlPt7w0nIBo/Apium_graveolens0%5B5%5D.jpg?imgmax=800" width="200" height="338" /&gt;&amp;#160;&lt;img style="border-right-width: 0px; display: inline; border-top-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px" title="Petroselinum crispum" border="0" alt="Petroselinum crispum" src="http://lh4.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/S9HXwenFqAI/AAAAAAAAGfY/22HP_tfh-J4/Petroselinum%20crispum1%5B5%5D.jpg?imgmax=800" width="200" height="322" /&gt; &lt;img style="border-right-width: 0px; display: inline; border-top-width: 0px; border-bottom-width: 0px; border-left-width: 0px" title="Solanum lycopersicum" border="0" alt="Solanum lycopersicum" src="http://lh5.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/S9HXwy7sbQI/AAAAAAAAGfc/INHSN1Di8Vc/Solanum_lycopersicum%5B6%5D.jpg?imgmax=800" width="220" height="294" /&gt; &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Le &lt;b&gt;piante ornamentali perenni&lt;/b&gt; &lt;b&gt;comunemente coltivate come annuali&lt;/b&gt; sono il &lt;i&gt;gen. Impatiens&lt;/i&gt;, &lt;i&gt;gen. Begonia&lt;/i&gt;, la &lt;i&gt;Bocca di leone&lt;/i&gt;, &lt;i&gt;gen. Pelargonium&lt;/i&gt;, &lt;i&gt;gen. Coleus&lt;/i&gt; e il &lt;i&gt;gen. petunia&lt;/i&gt;. Alcune biennali che possono essere coltivate come annuali sono la &lt;i&gt;viola&lt;/i&gt; e &lt;i&gt;malvarosa&lt;/i&gt;.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Le &lt;strong&gt;piante annuali invernali&lt;/strong&gt; tendono ad avere un ciclo di vita che dura un anno ma germogliano nelle stagioni fredde quando normalmente la maggior parte delle piante sono in uno stato di quiescenza. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Si tratta di piante importanti, dal punto di vista ecologico in quanto impedirebbero l'erosione del suolo durante l'inverno e all'inizio della primavera. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Molte di esse muoiono quando la temperatura del terreno si scalda di nuovo all'inizio della primavera mentre le altre piante sono ancora spoglie, quiescenti e non hanno ancora le foglie. Anche se non sono in concorrenza diretta con le piante coltivate, a volte le piante annuali invernali sono considerate specie nocive in agricoltura, specie quando c’è un fine commerciale, perché possono essere ospiti di parassiti o malattie fungine (cellule ovariche di fuliggine - SP Microbotryum) che attaccano le colture che vengono coltivato. Ironia della sorte, un’altra proprietà di queste piante è che impediscono al suo suolo di divenire secco, proprietà che le altre piante non hanno e per le quali un terreno secco rappresenta un ostacolo non piccolo, che si ripercuote sulla produzione agricola stessa, ma il fatto che sono potenziali ospiti di parassiti è difficile trovare una via di mezzo favorevole sia per lo sfruttamento di queste piante sia per evitare danni e problemi in agricoltura. &lt;/p&gt;  &lt;h3&gt;Da un anno all’eternità...&lt;/h3&gt;  &lt;p&gt;Nel 2008, si è scoperto che l'inattivazione di due soli geni in una specie di pianta annuale conduce alla conversione della stessa in una pianta perenne. Quattro ricercatori hanno disattivato i geni SOC1 e FUL nella specie &lt;i&gt;Arabidopsis thaliana&lt;/i&gt;, questi geni controllano il tempo di fioritura. Questa manipolazione genetica ha consentito anche di intervenire per quanto riguarda la formazione del legno della pianta stessa. &lt;/p&gt;  &lt;h3&gt;Bibliografia&lt;/h3&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Annual_plant"&gt;Annual plant&lt;/a&gt; – Wikipedia (ENG)&lt;/p&gt;  &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8272770838067194450-5273863593302981740?l=vivereilmedioevo-erbario.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://vivereilmedioevo-erbario.blogspot.com/feeds/5273863593302981740/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://vivereilmedioevo-erbario.blogspot.com/2010/04/piante-annuali.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8272770838067194450/posts/default/5273863593302981740'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8272770838067194450/posts/default/5273863593302981740'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://vivereilmedioevo-erbario.blogspot.com/2010/04/piante-annuali.html' title='Piante annuali'/><author><name>Chiara Corti</name><uri>https://profiles.google.com/103184024759990247673</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='//lh3.googleusercontent.com/-krqjYFI7GK8/AAAAAAAAAAI/AAAAAAAAJoQ/mtlSi0LN30g/s512-c/photo.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://lh4.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/S9HXvZzxM7I/AAAAAAAAGfQ/K14lxRe70XY/s72-c/Daucus_Carota%5B6%5D.jpg?imgmax=800' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8272770838067194450.post-8252473214740287360</id><published>2010-04-22T16:27:00.001+02:00</published><updated>2010-04-22T16:30:52.541+02:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Botanica'/><title type='text'>Quando una pianta è perenne</title><content type='html'>&lt;p&gt;Anche le piante si sa che non vivono in eterno, perfino quelle giganti e maestose che vivono per dei secoli e che se potessero solo parlare avrebbero davvero tantissimo da raccontarci.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;In base alla loro vita o al loro ciclo vitale, le piante possono dividersi essenzialmente in tre grandi categorie:&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;img style="border-bottom: 0px; border-left: 0px; display: block; float: none; margin-left: auto; border-top: 0px; margin-right: auto; border-right: 0px" title="" border="0" alt="" src="http://lh5.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/S9Bc2TKfEYI/AAAAAAAAGbY/VOwgVnUM-rE/image%5B30%5D.png?imgmax=800" width="350" height="170" /&gt; &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Noi in questo articolo parleremo delle piante perenni. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Una &lt;b&gt;pianta perenne&lt;/b&gt; – dal latino &lt;i&gt;pere&lt;/i&gt; &amp;quot;attraverso, per&amp;quot;, &lt;i&gt;annus&lt;/i&gt;, &amp;quot;anno&amp;quot;; “ che attraversa gli anni” – è una pianta che vive per più di due anni. Il termine “perenne” viene usato dai giardinieri o orticoltori in particolare per le &lt;b&gt;piante erbacee perenni&lt;/b&gt;. Scientificamente, le &lt;b&gt;piante legnose&lt;/b&gt; come gli &lt;b&gt;arbusti&lt;/b&gt; e gli &lt;b&gt;alberi&lt;/b&gt; sono considerati piante perenni.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;È importante non confondere il termine “&lt;i&gt;perenne&lt;/i&gt;” con il “&lt;i&gt;sempreverde&lt;/i&gt;”, quasi fossero due sinonimi: infatti NON sono sinonimi tra loro. una pianta perenne può anche non essere un sempreverde. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Perenni, sono anche le piccole piante da fiore, che fioriscono in primavera o in estate e poi in autunno ed in inverno entrano in una fase di quiescenza &lt;a href="#_ftn1_1192" name="_ftnref1_1192"&gt;[1]&lt;/a&gt;, per poi tornare a fiorire in primavera. Le piante perenni in genere mantengono le loro caratteristiche di piante perenni, per quanto riguarda il ciclo vitale, finchè rimangono nel loro habitat naturale o quando vengono coltivate e tenute in condizioni climatiche tali da riprodurre il più possibile l’habitat naturale della specie, allo stato spontaneo. Quando queste condizioni climatiche non sono riproducibili la pianta viene coltivata come annuale. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Il simbolo per una pianta perenne, basata sul testo linneano &lt;i&gt;Species Plantarum&lt;/i&gt;, il simbolo astronomico del pianeta Giove V.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Le piante perenni possono avere breve durata (pochi anni) oppure possono avere anche lunga durata, come avviene per alcune &lt;b&gt;piante legnose&lt;/b&gt; come gli &lt;b&gt;alberi&lt;/b&gt; &lt;b&gt;che possono vivere per oltre 100 anni&lt;/b&gt;. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;In base al numero di volte che questo tipo di piante fiorisce e dà frutti si dividono in: &lt;img style="border-bottom: 0px; border-left: 0px; display: block; float: none; margin-left: auto; border-top: 0px; margin-right: auto; border-right: 0px" title="image" border="0" alt="image" src="http://lh5.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/S9Bc3GDMgxI/AAAAAAAAGbc/PrfPJwSCvDY/image%5B51%5D.png?imgmax=800" width="300" height="146" /&gt; &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Le piante che fioriscono e fruttificano solo una volta sono denominate &lt;b&gt;monocarpiche&lt;/b&gt;, mentre quelle che fioriscono e fruttificano per diverse stagioni nella loro vita sono dette &lt;b&gt;policarpiche&lt;/b&gt; e ne fa parte la maggioranza di piante perenni. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Le piante perenni in genere crescono grazie a delle strutture proprie che permettano loro di adattarsi a vivere un anno dopo l’altro attraverso una forma di riproduzione vegetativa, piuttosto che per mezzo della semina. Queste strutture includono bulbi, tuberi, rizomi e consentono alle piante di superare e affrontare i periodi freddi e di siccità. Mentre le piante annuali producono continuamente i semi per garantirsi la continuità della specie e quindi di nuove generazioni durante la stagione di fioritura e fruttificazione, la maggior parte di piante perenni, al contrario, si sono specializzate a sopravvivere in condizioni ambientali estreme per cui la produzione di semi è relativamente necessaria e viene limitata, in un certo senso, al momento del bisogno. Queste piante, inoltre, tendono ad investire moltissime risorse nel loro adattamento all’ambiente in cui si trovano a vivere e la produzione di semi avviene al momento in cui l’adattamento comporta dei rischi per una specie. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Nei climi più caldi – equatoriali – le &lt;b&gt;piante perenni&lt;/b&gt; crescono continuamente mentre nei climi mediterranei la loro crescita è limitata in base alla stagione, la quale cambia da specie a specie. Le piante perenni che nel corso dell’anno vivo un ciclo in cui alla fioritura segue la fruttificazione e poi la quiescenza sono chiamate &lt;b&gt;piante perenni decidue&lt;/b&gt;. È importante, quando si vogliono coltivare questo tipo di piante, tenere in considerazione le caratteristiche dell’ambiente in cui la specie è spontanea o comunque creare delle condizioni il più possibile favorevoli affinché la specie continui a vivere come perenne. Quando le caratteristiche ambientali (clima, terreno, frequenza di irrigazione, ore di luce e di buio fondamentali per la fotosintesi) non sono idonee è molto facile che una pianta perenne muoia. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;La coltivazione di piante perenni offre diversi vantaggi. Le piante perenni hanno spesso un sistema di radici profonde che consentono di prevenire l'erosione del suolo, inoltre queste piante sempre grazie alle radici possono catturare l’azoto disciolto prima che possa contaminare il suolo e le superficiali. Questi benefici potenziali offerti dalle specie perenni hanno portato a nuovi tentativi di aumentare il rendimento delle sementi delle specie stesse; il che potrebbe portare di conseguenza alla creazione di nuove colture di piante perenni. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Le piante perenni dominano molti ecosistemi naturali sia sulla terraferma sia nei luoghi prossimi ai bacini di acqua dolce e solo pochissime specie (ad esempio, Zostera &lt;a href="#_ftn2_1192" name="_ftnref2_1192"&gt;[2]&lt;/a&gt;) si trovano in prossimità di acque marine e quindi salate. Le &lt;b&gt;piante erbacee perenni&lt;/b&gt; sono particolarmente numerose in luoghi e habitat come &lt;i&gt;praterie&lt;/i&gt; e &lt;i&gt;steppe&lt;/i&gt; e anche nella &lt;i&gt;tundra&lt;/i&gt;. Quasi tutte le &lt;b&gt;piante forestali&lt;/b&gt; sono perenni, sia alberi sia arbusti. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Ecco una lista delle piante perenni (è scritto solo il nome scientifico)&lt;/p&gt;  &lt;ul&gt;   &lt;li&gt;Acanthus mollis &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Achillea millefolium &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Aechmea distichantha &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Agapanthus spp. &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Agave americana &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Ajuga reptans &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Alcea rosea &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Allium sativum &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Allium ampeloprasum, Porrum Group &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Allium fistulosum &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Allium schoenoprasum &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Allium tuberosum &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Alocasia macrorrhiza &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Aloe ferox &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Aloe saponaria &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Aloe vera &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Alpinia zerumbet &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Alstroemeria psittacina &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Ananas comosus &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Andropogon gerardii &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Angelonia angustifolia &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Antirrhinum majus &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Aquilegia canadensis &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Aristea ecklonii &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Aristolochia elegans &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Artemisia absinthium &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Artemisia X 'Powis Castle' &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Arundo donax &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Asclepias curassavica &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Asclepias tuberosa &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Asparagus officinalis &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Aspidistra elatior &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Asplenium nidus &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Aster tataricus &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Aster x frikartii &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Baptisia alba &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Begonia x semperflorens-cultorum &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Bidens alba &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Bignonia capreolata &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Bracteantha bracteata &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Brassica oleracea var. acephala &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Brugmansia suaveolens &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Caesalpinia pulcherrima &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Caladium bicolor &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Canna flaccida &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Canna X generalis &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Capsicum spp. &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Carex appalachica &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Carex oshimensis &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Carex pendula &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Catharanthus roseus &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Centella asiatica &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Ceratostigma plumbaginoides &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Chasmanthium latifolium &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Chlorophytum comosum &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;chrysanthemum hybrids &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Cichorum intybus &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Clematis armandii &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Clematis terniflora &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Clematis X jackmanii &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Clerodendrum indicum &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Clerodendrum paniculatum &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Clerodendrum thomsoniae &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Clerodendrum ugandense &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Colchicum autumnale &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Coleus x hybridus &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Colocasia esculenta &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Conoclinium coelestinum &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Cordyline fruticosa &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Coreopsis verticillata &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Coreopsis grandiflora &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Coreopsis lanceolata &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Coronilla varia &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Cortaderia selloana &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Costus speciosus &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Crinum asiaticum &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Crinum X powellii &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Crocosmia X crocosmiiflora &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Crocus spp. &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Cuphea hyssopifolia &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Cuphea ignea &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Cuphea micropetala &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Cycas circinalis &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Cycas revoluta &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Cymbopogon citratus &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Cymbopogon nardus &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Cyperus involucratus &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Cyperus papyrus &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Cyrtomium falcatum &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Dahlia spp. &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Datura inoxia var. quinquecuspida &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Dietes iridioides &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Digitalis purpurea &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Dionaea muscipula &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Dolichos lablab &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Echinacea purpurea &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Echinops ritro &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Elettaria cardamomum &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Ensete ventricosum &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Equisetum hyemale &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Erythrina herbacea &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Eupatorium fistulosum &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Euphorbia characias &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Euphorbia pulcherrima &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Evolvulus glomeratus &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Farfugium japonicum &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Fragaria X ananassa &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Gaillardia pulchella &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Gamolepis chrysanthemoides &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Gaura lindheimeri &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Gerbera Jamesonii &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Gladiolus spp. &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Glandularia puchella &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Globba winitii &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Gloriosa superba &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Gossypium spp. &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Hamelia patens &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Hedychium coronarium &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Helianthus angustifolius &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Helianthus debilis &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Helianthus tuberosus &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Heliopsis helianthoides &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Heliotropium arborsecens &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Helleborus orientalis &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Hemerocallis hybrids &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Hibiscus coccineus &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Hibiscus grandiflorus &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Hibiscus laevis &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Hibiscus moscheutos &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Hippeastrum hybrids &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Hosta spp. &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Hyacinthus orientalis &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Hypericum calycinum &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Hypericum perforatum &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Impatiens wallerana &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Imperata cylindrica &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Ipomoea alba &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Ipomoea pes-caprae &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Iris germanica &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Iris Louisiana hybrids &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Iris pseudacorus &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Juncus effusus &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Justicia spp. &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Kaempferia laotica &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Kalanchoe fedtschenkoi &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Leonotus leonurus &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Leucanthemum X superbum &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Leucojum aestivum &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Lilium formosanum &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Lilium hybrids &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Liriope muscari &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Lobelia cardinalis &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Lobularia maritima &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Lychnis coronaria &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Lycopersicon lycopersicum &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Lycoris radiata &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Lycoris squamigera &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Lygodium spp. &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Lythrum salicaria &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Malvaviscus penduliflorus &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Manihot esculenta &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Melissa officinalis &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Mentha X piperita &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Mirabilis jalapa &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Miscanthus sinensis &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Mitchella repens &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Monarda didyma &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Monarda punctata &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Monstera deliciosa &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Muhlenbergia capillaris &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Muhlenbergia lindheimeri &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Musa x paradisiaca &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Muscari spp. &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Narcissus spp. &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Nassella tenuissima &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Nelumbo lutea &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Neoregelia cruenta &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Nephrolepis exaltata &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Nicotiana tabacum &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Nymphaea odorata &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Odontonema strictum &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Oenothera speciosa &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Ophiopogon japonicus &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Opuntia humifusa &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Origanum majorana &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Origanum vulgare &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Orontium aquaticum &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Osmunda cinnamomea &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Osmunda regalis &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Oxalis latifolia &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Panicum virgatum &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Passiflora caerulea &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Passiflora incarnata &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Pelargonium x hortorum &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Pennisetum macrostachyum &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Pennisetum setaceum &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Pentas lanceolata &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Peperomia obtusifolia &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Perovskia atriplicifolia &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Petunia x hybrida &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Phaius tankervilliae &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Phaseolus coccineus &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Phaseolus lunatus &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Philodendron bipinnatifidum &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Phlox paniculata &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Phoradendron leucarpum &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Physostegia virginiana &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Phytolacca americana &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Platycerium spp. &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Polymnia sonchifolia &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Polypodium polypodioides &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Polystichum polyblepharum &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Primula vulgaris &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Protasparagus densiflorus &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Protasparagus setaceus &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Psophocarpus tetragonolobus &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Pteridium aquilinum &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Pycnanthemum floridanum &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Rubus fruticosus &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Rudbeckia fulgida var. sullivantii &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Rudbeckia hirta &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Ruellia brittoniana &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Russelia equisetiformis &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Ruta graveolens &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Salvia lyrata &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Salvia coccinea &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Salvia elegans &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Salvia farinacea &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Salvia greggii &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Salvia guaranitica &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Salvia 'Indigo Spires' &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Salvia leucantha &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Salvia madrensis &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Salvia mexicana &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Salvia officinalis &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Salvia splendens &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Sanchezia speciosa &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Sanguisorba minor &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Sarracenia spp. &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Scabiosa columbaria &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Scaevola aemula &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Schizachyrium scoparium &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Sechium edule &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Sedum spectabile &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Sisyrinchium angustifolium &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Solanum melongena &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Solidago odora &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Sorghastrum nutans &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Spigelia marilandica &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Sprekelia formosissima &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Stachys byzantina &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Stapelia spp. &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Stokesia laevis &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Strelitzia reginae &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Strobilanthes dyerianus &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Symphytum officinale &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Tagetes lemmonii &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Tagetes lucida &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Taraxacum officinale &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Tecoma stans &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Thunbergia alata &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Thunbergia battiscombei &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Thunbergia grandiflora &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Thymus vulgaris &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Tillandsia recurvata &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Tillandsia usneoides &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Tithonia diversifolia &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Toxicodendron radicans &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Trachelospermum jasminoides &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Tradescantia fluminensis &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Tradescantia pallida &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Tradescantia spathacea &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Tradescantia zebrina &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Tradescantia Andersoniana Group &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Trillium underwoodii &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Tulbaghia violacea &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Tulipa spp. &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Typha latifolia &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Uniola paniculata &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Verbena bonariensis &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Verbena X hybrida &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Veronicastrum virginicum &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Vinca major &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Vinca minor &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Viola sororia &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Viola x Wittrockiana &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Vitis rotundifolia &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Yucca aloifolia &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Yucca elephantipes &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Yucca filamentosa &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Yucca gloriosa &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Zamia furfuracea &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Zamia pumila &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Zantedeschia aethiopica &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Zephyranthes atamasca &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Zephyranthes grandiflora &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Zingiber officinale &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Zingiber zerumbet &lt;/li&gt; &lt;/ul&gt;  &lt;h3&gt;Note   &lt;hr align="left" size="1" width="33%" /&gt;&lt;/h3&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="#_ftnref1_1192" name="_ftn1_1192"&gt;[1]&lt;/a&gt; La &lt;b&gt;quiescenza&lt;/b&gt; è lo stato di sospensione reversibile dei processi vitali fondamentali in un organismo vivente. In natura vi sono numerosi organismi vegetali e animali capaci di arrestare, in modo reversibile, i propri processi vitali fondamentali. Questo stato è caratterizzato da drastica riduzione dell'attività delle cellule e della loro produzione di energia, che può arrivare al totale arresto della motilità cellulare visibile al microscopio. Esso sembra essere un meccanismo difensivo e di adattamento all'ambiente, che permette a quegli organismi di superare particolari stress ambientali, come condizioni estreme di temperatura, carenza estrema di ossigeno, lesioni fisiche, ecc. Si attiva in risposta alla condizione ambientale di stress, e si disattiva al ritorno della condizione normale. Sono esempi comunemente noti di quiescenza: i semi che restano dormienti per anni nei terreni desertici, e germinano all'arrivo della pioggia; La cellula eucariote ha al suo interno vari organelli che sono specializzati in compiti diversi. In particolare i mitocondri sono specializzati nella produzione di molecole di ATP, &amp;quot;carburante&amp;quot; che viene poi consumato dalla cellula per svolgere la sua attività complessiva. I mitocondri producono ATP attraverso il processo di fosforilazione ossidativa che comporta l'uso di ossigeno. L'ossigeno arriva alla cellula attraverso il sistema circolatorio.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Quando la presenza di ossigeno nell'ambiente si riduce quasi totalmente (condizione di anossia), l'organismo non è più in grado di assorbirlo e farlo arrivare alle sue cellule. I mitocondri non possono più svolgere la loro attività. E la cellula resta senza &amp;quot;carburante&amp;quot;. In questa condizione di stress estremo scatta lo stato di quiescenza. È la presenza nel DNA di specifici geni a determinare nelle condizioni di anossia l'attivazione dello stato di quiescenza. Possono quindi entrare in tale stato solo gli organismi geneticamente predisposti. Quando invece la presenza di ossigeno nell'ambiente si riduce ma non completamente (condizione di ipossia), l'organismo continua ad assorbirlo, i mitocondri continuano a svolgere la loro attività, ma l'ATP prodotto sarà insufficiente per garantire alla cellula il suo pieno funzionamento, ed essa continuando l'attività si danneggerà.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="#_ftnref2_1192" name="_ftn2_1192"&gt;[2]&lt;/a&gt; &lt;b&gt;Zostera&lt;/b&gt;: è un genere di piante acquatiche appartenente alla famiglia delle Zosteraceae. Questo genere è ampiamente diffuso nei settori settentrionali degli oceani Atlantico e Pacifico, raggiungendo e superando il Circolo Polare Artico. Le specie di Zostera tendono a prediligere mari con salinità non elevata e, nei mari molto salati (come il Mediterraneo) hanno degli areali di tipo relitto essendo confinate in zone ipoaline. &lt;/p&gt;  &lt;h3&gt;Fonti bibliografiche&lt;/h3&gt;  &lt;ol&gt;   &lt;li&gt;&amp;#160;&lt;a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Perennial_plant"&gt;Perennial plant&lt;/a&gt; – Wikipedia (ENG)&lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&amp;#160;&lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Quiescenza"&gt;Quiescenza&lt;/a&gt; – Wikipedia (ITA)&lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&amp;#160;&lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Zostera"&gt;Zostera&lt;/a&gt; – Wikipedia (ITA)&lt;/li&gt; &lt;/ol&gt;  &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8272770838067194450-8252473214740287360?l=vivereilmedioevo-erbario.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://vivereilmedioevo-erbario.blogspot.com/feeds/8252473214740287360/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://vivereilmedioevo-erbario.blogspot.com/2010/04/quando-una-pianta-e-perenne.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8272770838067194450/posts/default/8252473214740287360'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8272770838067194450/posts/default/8252473214740287360'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://vivereilmedioevo-erbario.blogspot.com/2010/04/quando-una-pianta-e-perenne.html' title='Quando una pianta è perenne'/><author><name>Chiara Corti</name><uri>https://profiles.google.com/103184024759990247673</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='//lh3.googleusercontent.com/-krqjYFI7GK8/AAAAAAAAAAI/AAAAAAAAJoQ/mtlSi0LN30g/s512-c/photo.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://lh5.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/S9Bc2TKfEYI/AAAAAAAAGbY/VOwgVnUM-rE/s72-c/image%5B30%5D.png?imgmax=800' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8272770838067194450.post-6574555338542666084</id><published>2009-12-20T14:50:00.001+01:00</published><updated>2009-12-20T14:50:26.053+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Farmacognosia'/><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Botanica'/><title type='text'>Il nome delle piante, introduzione alla nomenclatura botanica</title><content type='html'>&lt;p align="right"&gt;&lt;i&gt;Cos’è un nome? Ciò che diamo al mondo per renderlo nostro, ma non ciò che il mondo è davvero.&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p align="right"&gt;&lt;i&gt;(Vivere il Medioevo)&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;La curiosità costruttiva altamente sviluppata dell’uomo e la sua capacità di comunicazione sono due delle caratteristiche che lo distinguono da tutti gli altri animali. Solo l'uomo ha cercato di capire il mondo e le cose che ne fanno parte al di là proprio ambiente e di trasmettere la sua conoscenza agli altri. Di conseguenza, quando scopre o inventa qualcosa di nuovo si crea anche una nuova parola, per essere in grado di comunicare la sua scoperta o invenzione agli altri. Tali nomi, detti anche &lt;i&gt;nomi volgari&lt;/i&gt;, diventano però un problema specie quando si tratta di comunicare e tradurre il nome di una pianta in altre lingue, in tal modo infatti si creano milioni di nomi e si viene a creare un sistema incomprensibile ed inaccettabile. L’Aconito napello per esempio è noto nei paesi anglosassoni con diversi nomi, &lt;i&gt;Monk’s Hood &lt;/i&gt;(Il cappuccio del monaco), &lt;i&gt;Friar’s Hood &lt;/i&gt;(Cappuccio del frate/monaco), &lt;i&gt;Bear’s Foot&lt;/i&gt; (Piede d’orso), &lt;i&gt;Wolf’s bane&lt;/i&gt; (Rovina del lupo, secondo alcuni la parola inglese sarebbe intera e sarebbe erroneamente tradotta come Strozzalupi non essendoci una traduzione esatta).&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Il nome comune delle piante è spesso frutto della ardita fantasia umana che associa il nome spesso in relazione alla forma, al colore, ad un particolare, o anche all’attività della pianta stessa o addirittura al significato, ossia al messaggio che si vuole dare donando quel fiore, un esempio è il &lt;i&gt;Non ti scordar di me&lt;/i&gt; (Don’t forget me).&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Non sempre però i nomi delle piante hanno bisogno di avere un significato o avere un’interpretazione. Entro certi limiti, è possibile utilizzare un nome per un certo numero di cose diverse, ma, se vengono superati i limiti, questo può causare una grande confusione. Ci sono molti nomi di piante comuni che fanno riferimento a diverse specie, ma non causano alcun problema finchè vengono utilizzati a livello locale nel luogo dove hanno avuto origine.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Il problema sorge quando il nome va anche fuori dai confini di un determinato luogo e incontra altre lingue ed altre tradizioni. In epoca medievale come nelle epoche successive fino alla venuta di Linneo&lt;a href="#_ftn1_3811" name="_ftnref1_3811"&gt;[1]&lt;/a&gt; nel XVIII secolo, i nomi specie per le piante erano molteplici e tutti di origine volgare (popolare) così la stessa pianta aveva un nome a seconda della lingua, del popolo e delle sue tradizioni. Solo con Linneo le piante entrarono a far parte di quello che è il Regno delle piante, ogni pianta entrò a fare parte di una specie, di un genere e di una famiglia, di un ordine. Linneo mise ordine nel caos lasciato dai secoli del medioevo, in un certo senso egli soddisfò il bisogno di dare alle piante, ad ogni specie un nome unico ed univoco in modo che al di là dei nomi volgari, la pianta fosse riconosciuta e nota a tutti gli studiosi di botanica con quel nome univoco latino che egli assegnò.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Il sistema nominale di Linneo è anche noto come &lt;i&gt;sistema nominale bionomiale&lt;/i&gt; ed è in latino. Non c’è da spaventarsi per chi non conosce il latino e vuole documentarsi sulle piante, non c’è niente da tradurre, ha fatto tutto Linneo e se proprio uno vuole proprio imparare, non gli resta altro da fare che impararsi tutti i &lt;i&gt;nomi latini o specifici&lt;/i&gt; delle piante in latino, anche se è difficile se non impossibile! &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Linneo diede ad ogni piante un nome composto dal genere della pianta, che rimaneva fisso, e dal nome della specie che invece era variabile. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;A partire dalla rivoluzione operata da Linneo le piante ebbero due nomi (non confondete questa cosa col sistema binomiale, non c’entra niente!): il nome volgare o comune ed il nome latino.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Così l’Achillea che noi chiamiamo anche Millefoglio, è l’Achillea millefolium. Sorge il problema se consideriamo che anche le altre specie di Achillea sono noti con il nome di Millefoglio, ogni Millefoglio ha un secondo nome comune diverso. &lt;/p&gt;  &lt;ul&gt;   &lt;li&gt;&lt;i&gt;Achillea ageratum&lt;/i&gt; L. – Millefoglio agerato &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;i&gt;Achillea atrata&lt;/i&gt; L. - Millefoglio del calcare &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;i&gt;Achillea barrelieri&lt;/i&gt; Ten. – Millefoglio di Barrelier &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;i&gt;Achillea&lt;/i&gt; &lt;i&gt;clavenae&lt;/i&gt; L. - Millefoglio di Clavena &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;i&gt;Achillea collina&lt;/i&gt; - Millefoglio comune &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;i&gt;Achillea distans&lt;/i&gt; - Millefoglio maggiore &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;i&gt;Achillea erba-rotta &lt;/i&gt;– Millefoglio erba-rotta &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;i&gt;Achillea ligustica&lt;/i&gt; - Millefoglio ligure &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;i&gt;Achillea lucana&lt;/i&gt; - Millefoglio della Basilicata &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;i&gt;Achillea macrophylla&lt;/i&gt; L. - Millefoglio delle radure &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;i&gt;Achillea millefolium&lt;/i&gt; L. - Millefoglio montano &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;i&gt;Achillea moschata&lt;/i&gt; - Millefoglio del granito &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;i&gt;Achillea mucronulata&lt;/i&gt; – Millefoglio appenninico &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;i&gt;Achillea nana&lt;/i&gt; L. - Millefoglio nano &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;i&gt;Achillea&lt;/i&gt; &lt;i&gt;nobilis&lt;/i&gt; L. - Millefoglio nobile &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;i&gt;Achillea oxyloba&lt;/i&gt; – Millefoglie dei macereti &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;i&gt;Achillea ptarmica&lt;/i&gt; L. – Millefoglio palustre &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;i&gt;Achillea roseo-alba&lt;/i&gt; - Millefoglio bianco-rosso &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;i&gt;Achillea rupestris&lt;/i&gt; - Millefoglio del Pollino &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;i&gt;Achillea setacea&lt;/i&gt; - Millefoglio setaceo &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;i&gt;Achillea stricta&lt;/i&gt; - Millefoglio subalpino &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;i&gt;Achillea tenorii&lt;/i&gt; - Millefoglio di Tenore &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;i&gt;Achillea tomentosa&lt;/i&gt; L. - Millefoglio giallo &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;i&gt;Achillea virescens&lt;/i&gt; - Millefoglio verdastro&lt;/li&gt; &lt;/ul&gt;  &lt;p&gt;Spesso nei libri vediamo che le specie latine hanno degli altri “nomi” o delle sigle che seguono il binomio latino, si tratta delle sigle o dei nomi degli scopritori delle specie, che in genere non centrano niente con il binomio latino e non sono da considerare. La sigla più comune è “L.” che sta per “Linneo”. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Per chi invece il latino è una lingua per lo meno masticata o studiata, esiste anche un sistema apposito che consente meglio di ricordare i nomi delle piante, la loro etimologia latina e quindi il significato e anche altre caratteristiche delle diverse specie. Tale sistema però non viene discusso in questo articolo, ma verrà discusso in altri articoli del sito per la sezione botanica. Linneo scelse di usare il latino per creare la nomenclatura non per una sua passione personale per questa lingua antica ed arcaica, piuttosto perché il latino è la &lt;i&gt;lingua universale delle scienze&lt;/i&gt; e lo sarà sempre, anche se erroneamente oggi si pensa che il latino sia stato rimpiazzato dall’inglese. L’inglese deriva dal latino esattamente come tutte le altre lingue non latine. Anche il greco è alla base di molti nomi botanici, seguono l’arabo e le lingue più antiche ancora. &lt;/p&gt;  &lt;h3&gt;Fonti bibliografiche&lt;/h3&gt;  &lt;ol&gt;   &lt;li&gt;&lt;i&gt;The names of plants&lt;/i&gt;, David Gledhill, Cambridge University Press 2002, 3&lt;sup&gt;rd&lt;/sup&gt; ed. &lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;i&gt;International Poisonous Plants Checklist&lt;/i&gt;, D. Jesse Wagstaff, CRC Press, 2008&lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Achillea"&gt;Achillea&lt;/a&gt; – Wikipedia (ITA)&lt;/li&gt; &lt;/ol&gt;  &lt;h3&gt;Note   &lt;hr align="left" size="1" width="33%" /&gt;&lt;/h3&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="#_ftnref1_3811" name="_ftn1_3811"&gt;[1]&lt;/a&gt; In realtà ci furono alcuni tentativi di dare ordine ai nomi, alle specie botaniche, prima di Linneo, tuttavia non tutti concordavano tra loro e il sistema oggi ufficiale adottato in botanica per quanto riguarda la nomenclatura è quello linneano. &lt;/p&gt;  &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8272770838067194450-6574555338542666084?l=vivereilmedioevo-erbario.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://vivereilmedioevo-erbario.blogspot.com/feeds/6574555338542666084/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://vivereilmedioevo-erbario.blogspot.com/2009/12/il-nome-delle-piante-introduzione-alla.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8272770838067194450/posts/default/6574555338542666084'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8272770838067194450/posts/default/6574555338542666084'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://vivereilmedioevo-erbario.blogspot.com/2009/12/il-nome-delle-piante-introduzione-alla.html' title='Il nome delle piante, introduzione alla nomenclatura botanica'/><author><name>Chiara Corti</name><uri>https://profiles.google.com/103184024759990247673</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='//lh3.googleusercontent.com/-krqjYFI7GK8/AAAAAAAAAAI/AAAAAAAAJoQ/mtlSi0LN30g/s512-c/photo.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8272770838067194450.post-8326419924204273767</id><published>2009-12-19T20:21:00.001+01:00</published><updated>2009-12-19T20:21:48.599+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Farmacognosia'/><title type='text'>Il nome delle piante ed il sistema tassonomico</title><content type='html'>&lt;p&gt;Uno degli elementi fondamentali nella classificazione delle piante, nella comunicazione tra individui e comunità diverse è l’assegnazione di un nome per ogni entità individuale e quindi ogni gruppo tassonomico. Ogni specie riceve due nomi fondamentalmente:&lt;/p&gt;  &lt;ol&gt;   &lt;li&gt;&lt;b&gt;&lt;i&gt;Nome volgare&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;b&gt;&lt;i&gt;Nome specifico o scientifico&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;/li&gt; &lt;/ol&gt;  &lt;p&gt;Esistono quindi fondamentalmente due tipi di nomenclatura, da come detto sopra. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;La &lt;b&gt;&lt;i&gt;nomenclatura volgare o popolare&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; cambia per ogni comunità o ceppo di popolazione, dalla zona geografica, dalle tradizioni e quindi non è una nomenclatura utile a fini pratici e terapeutici perché la stessa pianta presenta sotto questo tipo di nomenclatura infiniti nomi diversi. È sempre vero che nelle farmacopee esistono anche gli elenchi dei nomi popolari o volgari, diffusi e più conosciuti per una stessa pianta o specie (&lt;i&gt;taxa&lt;/i&gt;).&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;La &lt;b&gt;&lt;i&gt;nomenclatura scientifica o specifica&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;, invece, ha il carattere universale e quindi in tutto il mondo è conosciuta e riconosciuta in modo univoco. Si basa sulle regole della ICBN (&lt;i&gt;International Code of Botanica Nomenclature&lt;/i&gt;) e sono regole stabilite periodicamente dal momento che, come verrà spiegato dopo, la ricerca consente di individuare e riclassificare le piante e quindi c’è bisogno di un costante aggiornamento. La nomenclatura della specie si basa sul noto binomio linneano:&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Ogni specie riconosciuta come tale riceve due nomi latini:&lt;/p&gt;  &lt;ol&gt;   &lt;li&gt;Il I° corrisponde al genere di appartenenza e va scritto con la prima lettera in maiuscolo&lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Il II° corrisponde alla specie&lt;/li&gt; &lt;/ol&gt;  &lt;p align="left"&gt;&lt;i&gt;P.es Rosa canina&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Questi nomi sono il frutto della scelta dello studioso, Linneo, che per primo ha descritto in modo scientifico correttamente le specie. I taxa superiori ricevono nomi definiti con desinenze qualificanti seguendo regole molto strette e in tal modo sono soggetti a sinonimia con i nomi usati nella tradizione. &lt;/p&gt;  &lt;h3&gt;Il sistema tassonomico&lt;/h3&gt;  &lt;p&gt;Il sistema comprende i taxa o gruppi tassonomici e le entità che li compongono. Si basa su determinati gruppi universalmente accettati ed ordinati secondo l’ordine ascendente – specie, famiglia, genere, famiglia, ordine, classe, divisione – in cui ciascun taxon entra a far parte del superiore.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;img style="border-bottom: 0px; border-left: 0px; display: inline; border-top: 0px; border-right: 0px" title="" border="0" alt="" src="http://lh6.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/Sy0ny6zNalI/AAAAAAAAFVs/DVCXbOh0tW0/image%5B5%5D.png?imgmax=800" width="640" height="472" /&gt; &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;   &lt;br /&gt;&lt;em&gt;Schema della scala gerarchica di una pianta per la sua classificazione. Tra parentesi le desinenze da usare nella nomenclatura. L’esempio della piramide è quello del Girasole (Helianthus annuus).&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;  &lt;h3&gt;Fonti bibliografiche&lt;/h3&gt;  &lt;p&gt;&lt;em&gt;Tratto dagli appunti dell’esame di Farmacognosia generale e applicata, basato sul testo&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;em&gt;Farmacognosia applicata, &lt;/em&gt;di Alessandro Bruni&lt;em&gt;.&lt;/em&gt; Padova: Piccin, 1999.&lt;/p&gt;  &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8272770838067194450-8326419924204273767?l=vivereilmedioevo-erbario.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://vivereilmedioevo-erbario.blogspot.com/feeds/8326419924204273767/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://vivereilmedioevo-erbario.blogspot.com/2009/12/il-nome-delle-piante-ed-il-sistema.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8272770838067194450/posts/default/8326419924204273767'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8272770838067194450/posts/default/8326419924204273767'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://vivereilmedioevo-erbario.blogspot.com/2009/12/il-nome-delle-piante-ed-il-sistema.html' title='Il nome delle piante ed il sistema tassonomico'/><author><name>Chiara Corti</name><uri>https://profiles.google.com/103184024759990247673</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='//lh3.googleusercontent.com/-krqjYFI7GK8/AAAAAAAAAAI/AAAAAAAAJoQ/mtlSi0LN30g/s512-c/photo.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://lh6.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/Sy0ny6zNalI/AAAAAAAAFVs/DVCXbOh0tW0/s72-c/image%5B5%5D.png?imgmax=800' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8272770838067194450.post-1651205435262785634</id><published>2009-12-19T20:13:00.001+01:00</published><updated>2009-12-19T20:13:22.259+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Farmacognosia'/><title type='text'>Riconoscimento e catalogazione delle specie e dei loro derivati</title><content type='html'>&lt;p&gt;Il riconoscimento e la classificazione sono alla base dello studio della farmacognosia. Tre sono le tipologie di oggetti che devono essere identificati e classificati:&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;- &lt;b&gt;&lt;i&gt;La fonte&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;- &lt;b&gt;&lt;i&gt;La droga &lt;a href="#_ftn1_6340" name="_ftnref1_6340"&gt;&lt;b&gt;[1]&lt;/b&gt;&lt;/a&gt;&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;- &lt;b&gt;&lt;i&gt;I costituenti&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Mentre per l’identificazione dei principi attivi la farmacognosia si appoggia alla chimica delle sostanze naturali, della fitochimica e della biochimica, per le fonti delle droghe e per le droghe stesse vengono impiegati metodi molto autonomi che funzionano sulla base del concetto di &lt;b&gt;&lt;i&gt;chiave&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; &lt;b&gt;&lt;i&gt;analitica&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;, che verrà successivamente trattata. Di fatto i metodi basati su questo concetto sono fondati su cognizioni pregresse che sono alla base della sistematica e della tassonomia, della farmacognosia stessa.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;In epoca medievale per esempio, non era possibile fare una classificazione sulla base della chimica, che ancora non esisteva, o sulla base della tassonomia, che però fu creata a partire da Linneo, nel XVIII secolo.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;In epoca medievale il riconoscimento veniva fatto sulla base dell’osservazione e della descrizione morfologica delle piante e delle loro parti e sulla base del loro impiego.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;img style="border-bottom: 0px; border-left: 0px; display: block; float: none; margin-left: auto; border-top: 0px; margin-right: auto; border-right: 0px" title="I sistemi di catalogazione esprimono diversi criteri informatori. mentre quello botanico ha una chiave determinata dell&amp;#39;evoluzione, quelli farmacognosistici e patologici hanno criteri essenzialmente utilitaristici." border="0" alt="I sistemi di catalogazione esprimono diversi criteri informatori. mentre quello botanico ha una chiave determinata dell&amp;#39;evoluzione, quelli farmacognosistici e patologici hanno criteri essenzialmente utilitaristici." src="http://lh6.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/Sy0lkJhMvhI/AAAAAAAAFUs/NDElF4YhwMw/image%5B6%5D.png?imgmax=800" width="400" height="330" /&gt; &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Si tenda presente delle seguenti definizioni per la catalogazione.&lt;/p&gt;  &lt;ul&gt;   &lt;li&gt;&lt;b&gt;&lt;i&gt;&lt;font color="#ff0000"&gt;Classificazione&lt;/font&gt;&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; – è il processo di ordinare gli organismi in classi o gruppi (&lt;i&gt;taxa&lt;/i&gt;) sulla base delle loro affinità&lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;b&gt;&lt;i&gt;&lt;font color="#ff0000"&gt;Sistematica&lt;/font&gt;&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; – si occupa dello studio delle relazioni esistenti tra i diversi &lt;i&gt;taxa&lt;/i&gt;&lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;b&gt;&lt;i&gt;&lt;font color="#ff0000"&gt;Tassonomia&lt;/font&gt;&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; - si occupa dello studio della classificazione come processo cognitivo e cioè delle sue basi epistemologiche, dei suoi principi e delle sue regole.&lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;b&gt;&lt;i&gt;&lt;font color="#ff0000"&gt;Identificazione&lt;/font&gt;&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; – o riconoscimento, si riferisce all’atto di attribuire un dato organismo ad una data classe (&lt;i&gt;taxon&lt;/i&gt;).&lt;/li&gt; &lt;/ul&gt;  &lt;p&gt;Il termine &lt;i&gt;classificazione&lt;/i&gt;, però, per fini strettamente pratici, viene intesa anche come catalogazione. Questo per meglio sottolineare le connessioni concettuali in farmacoterapia con i farmaci e con le malattie.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;La &lt;i&gt;sistematica&lt;/i&gt; presuppone che il vivente da classificare sia stato riconosciuto tra quelli già descritti, oppure se non descritto, presuppone l’osservazione dei caratteri originali e salienti seguita da un’attenta descrizione. Lasciando agli specialisti tassonomi la descrizione di nuove specie, si pone il problema di come individuare piante e droghe note ai fini del loro riconoscimento e valutazione di qualità globale del prodotto in esame. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Il riconoscimento o identificazione si può fare mediante una semplice occhiata se la pianta è nota, ma si potrebbe sempre scambiare e quindi confondere due specie diverse se non si conoscono entrambe in modo preciso. Di fatto quando la pianta è nota il nostro occhio esercitato e il sapere ci portano istintivamente a riconoscere in modo corretto una specie distinguendola da un’altra. Questo perché il nostro occhio sa riconoscere i caratteri distintivi tra due piante di specie diverse. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Il riconoscimento nella maggior parte dei casi si basa su di un fattore di memoria visiva di strutture dal vivo o di immagini illustranti una determinata struttura. In epoca medievale infatti il riconoscimento veniva fatto proprio in questo modo o servendocisi delle descrizioni scritte, degli erbari e dei disegni lasciati dai botanici più importanti come quelli dell’età classica.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Per fare un esempio il Millefoglio (&lt;i&gt;Achillea Millefollium&lt;/i&gt;) si distingue dalla Valeriana (&lt;i&gt;Valeriana officinalis&lt;/i&gt;) per la forma delle foglie (ma non solo) sebbene i fiori siano disposti in modo molto simile. &lt;/p&gt;  &lt;p align="center"&gt;&lt;img style="border-bottom: 0px; border-left: 0px; display: inline; border-top: 0px; border-right: 0px" title="ACHILLEA" border="0" alt="ACHILLEA" src="http://lh6.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/Sy0lk4-hdnI/AAAAAAAAFUw/43tWDjuN1LQ/ACHILLEA%5B5%5D.jpg?imgmax=800" width="250" height="323" /&gt; &lt;img style="border-bottom: 0px; border-left: 0px; display: inline; border-top: 0px; border-right: 0px" title="Valeriana officinalis" border="0" alt="Valeriana officinalis" src="http://lh5.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/Sy0llWe62fI/AAAAAAAAFU0/isA8p4MRY1Q/valeriana%20officinalis1%5B7%5D.jpg?imgmax=800" width="195" height="323" /&gt; &lt;/p&gt;  &lt;p align="center"&gt;&lt;img style="border-bottom: 0px; border-left: 0px; display: inline; border-top: 0px; border-right: 0px" title="Dettaglio fiore Achillea" border="0" alt="Dettaglio fiore Achillea" src="http://lh4.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/Sy0lmYHl-lI/AAAAAAAAFU4/QRIFA-5U3uw/image%5B29%5D.png?imgmax=800" width="204" height="196" /&gt; &lt;img style="border-bottom: 0px; border-left: 0px; display: inline; border-top: 0px; border-right: 0px" title="Dettaglio fiore Achillea" border="0" alt="Dettaglio fiore Achillea" src="http://lh6.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/Sy0lnpxmvlI/AAAAAAAAFU8/KIMpEKIHuCM/image%5B28%5D.png?imgmax=800" width="204" height="187" /&gt; &lt;img style="border-bottom: 0px; border-left: 0px; display: inline; border-top: 0px; border-right: 0px" title="Dettaglio fiore Achillea" border="0" alt="Dettaglio fiore Achillea" src="http://lh3.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/Sy0loaXkKiI/AAAAAAAAFVA/kUNelLNwntk/image%5B27%5D.png?imgmax=800" width="184" height="185" /&gt; &lt;/p&gt;  &lt;p align="center"&gt;&lt;em&gt;dettaglio fiori di achillea&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p align="center"&gt;&lt;img style="border-bottom: 0px; border-left: 0px; display: inline; border-top: 0px; border-right: 0px" title="Dettaglio fiore Valeriana" border="0" alt="Dettaglio fiore Valeriana" src="http://lh6.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/Sy0lpQwzR3I/AAAAAAAAFVE/2-LZJPBcmFk/image%5B26%5D.png?imgmax=800" width="179" height="192" /&gt; &lt;/p&gt;  &lt;p align="center"&gt;&lt;em&gt;dettaglio fiore della Valeriana&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Allo stesso modo la Genziana (&lt;i&gt;Gentiana Lutea&lt;/i&gt;) ed il Veratro, si distinguono per il fiore, per la disposizione delle foglie e per le radici diverse. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;img style="border-bottom: 0px; border-left: 0px; display: inline; border-top: 0px; border-right: 0px" title="gentiana lutea (2)" border="0" alt="gentiana lutea (2)" src="http://lh3.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/Sy0lqAtJY0I/AAAAAAAAFVI/bg_TBeC4UvU/gentiana%20lutea%20%282%29%5B6%5D.jpg?imgmax=800" width="300" height="389" /&gt; &lt;img style="border-bottom: 0px; border-left: 0px; display: inline; border-top: 0px; border-right: 0px" title="veratrum album" border="0" alt="veratrum album" src="http://lh6.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/Sy0lqze10mI/AAAAAAAAFVM/F-tVS8XthAU/veratrum%20album%5B5%5D.jpg?imgmax=800" width="300" height="385" /&gt; &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;img style="border-bottom: 0px; border-left: 0px; display: inline; border-top: 0px; border-right: 0px" title="Dettaglio Gentiana lutea, fiore" border="0" alt="Dettaglio Gentiana lutea, fiore" src="http://lh6.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/Sy0lsp6OpNI/AAAAAAAAFVQ/CfycW6-iSnU/image%5B48%5D.png?imgmax=800" width="300" height="287" /&gt; &lt;img style="border-bottom: 0px; border-left: 0px; display: inline; border-top: 0px; border-right: 0px" title="Dettaglio Gentiana lutea, foglia" border="0" alt="Dettaglio Gentiana lutea, foglia" src="http://lh6.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/Sy0luUIPdQI/AAAAAAAAFVU/y6tVYz46ehY/image%5B47%5D.png?imgmax=800" width="300" height="219" /&gt; &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Dettagli &lt;em&gt;Gentiana lutea&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;img style="border-bottom: 0px; border-left: 0px; display: inline; border-top: 0px; border-right: 0px" title="Dettaglio del Veratrum album, fiori" border="0" alt="Dettaglio del Veratrum album, fiori" src="http://lh3.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/Sy0lv_VCNkI/AAAAAAAAFVY/doyo57Ocu5g/image%5B50%5D.png?imgmax=800" width="300" height="205" /&gt; &lt;img style="border-bottom: 0px; border-left: 0px; display: inline; border-top: 0px; border-right: 0px" title="Dettaglio del Veratrum album, foglia" border="0" alt="Dettaglio del Veratrum album, foglia" src="http://lh3.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/Sy0lxG0pOEI/AAAAAAAAFVc/aJl9W5XnPH0/image%5B58%5D.png?imgmax=800" width="300" height="155" /&gt; &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Dettagli del &lt;em&gt;Veratrum album&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Il riconoscimento inoltre può essere fatto, come detto negli esempi, per alcune parti, ma anche nella totalità dell’organismo vivente stesso. L’identificazione di una pianta si può fare mediante metodi di semplice scelta guidata che porta all’identificazione della specie e quindi al suo riconoscimento da parte di persone più o meno esperte nella biologia vegetale generale. Questo metodo viene anche comunemente definito come &lt;i&gt;chiave analitica di identificazione o di classificazione&lt;/i&gt; e si basa su criteri di semplice osservazione e discriminazione morfologica dei singoli componenti dell’organismo vivente. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Il metodo della chiave analitica trova applicazione in molte scienze, dalla tassonomia a quella delle droghe organizzate e polverate, all’identificazione delle malattie per segni discriminanti.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Il riconoscimento della specie non risolve però il problema della collocazione della specie identificata in un rapporto di correlazione con specie simili o generi simili e via via nella risalita della scala evolutiva. Di fatti le categorie superiori, nell’ambito del sistema, sono il risultato di una correlazione multipla, nella quale si opera una scelta selettiva dei caratteri su cui basare la classificazione. In tal modo l’importanza dei caratteri non è determinata a priori, ma a posteriori sulla base dei caratteri comuni distintivi prescelti.&lt;/p&gt;  &lt;h3&gt;La chiave analitica&lt;/h3&gt;  &lt;p&gt;Il metodo della chiave analitica costituisce la procedura di elezione per poter identificare una pianta o una droga, o in senso più largo, una malattia o ancora qualsiasi cosa precedentemente descritta. Le chiavi analitiche hanno una struttura dicotomica e bisogna scegliere tra due possibilità in una serie di alternative fino ad arrivare all’identificazione della specie. Limitando il campo d’uso del metodo di riconoscimento di piante e droghe le chiavi analitiche possono essere elaborate secondo due diversi criteri.&lt;/p&gt;  &lt;ol&gt;   &lt;li&gt;Con il &lt;b&gt;&lt;i&gt;&lt;font color="#ff0000"&gt;criterio sistematico-evolutivo&lt;/font&gt;&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;, le alternative nell’ambito della chiave si basano su caratteri che esprimono la graduale affinità tra le specie. Ai fini della determinazione la totalità delle specie, vale a dire la flora, viene progressivamente suddivisa in gruppi via via più affini e piccoli sino ad arrivare alla specie. Le chiavi parziali seguono lo schema delle vie tassonomiche di rango più elevato come la famiglia, il genere, ecc.&lt;/li&gt;    &lt;li&gt;Con il &lt;b&gt;&lt;i&gt;&lt;font color="#ff0000"&gt;criterio tecnico-utilitaristico&lt;/font&gt;&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;, risulta a volte impiegare al posto di caratteri sistematici, caratteri invece puramente tecnici che sono più evidenti ed anche adatti ai fini della determinazione di una specie. Alcuni criteri possono essere la forma, il colore, la disposizione delle foglie e dei petali dei fiori, l’ambiente o habitat, ecc. Relativamente alle droghe, le chiavi analitiche prendono in considerazione molti criteri discriminanti che vanno dalla morfologia esterna all’organizzazione, ai caratteri microscopici.&lt;/li&gt; &lt;/ol&gt;  &lt;p&gt;In epoca medievale sembra che venisse utilizzato un &lt;i&gt;criterio di tipo tecnico-utilitaristico&lt;/i&gt; che non quello &lt;i&gt;sistematico ed evolutivo&lt;/i&gt;, dal momento che nel riconoscimento almeno dal punto di vista botanico e morfologico, venivano ampiamente sfruttate le descrizioni per quanto riguardava le parti della pianta, i colori, i dettagli (eventuali presenze di macchie sulle foglie o sui fiori), l’odore (di foglie e fiori o l’assenza completa di odori). Indipendentemente dal fatto che mancavano conoscenze relative alla tassonomia e indipendentemente dall’impiego cui la pianta era destinata, la pianta veniva riconosciuta facendo appunto riferimento alle sue caratteristiche uniche morfologiche che la contraddistinguevano dalle specie simili. Così anche i vari preparati di origine vegetale venivano riconosciuti utilizzando il criterio medesimo, restava spesso però il problema del riconoscimento di quelle sostanze che mancavano di odore e sapore o che avevano caratteri organolettici troppo lievi o troppo simili ad altri preparati. Questo “vuoto” era ampiamente sfruttato per la preparazione dei veleni e in particolare per dare loro un mimetismo negli alimenti o nelle bevande. Così un veleno che doveva essere versato in un vino avrebbe dovuto avere un sapore molto leggero o molto simile a quello del vino stesso in modo tale che una volta assunto il destinatario non se ne accorgesse. Si potrebbe dire che allora si sarebbe scoperto l’avvelenamento attraverso il riconoscimento dei segni &lt;i&gt;post-mortem&lt;/i&gt;, sfortunatamente non sempre era possibile e tante volte l’ingegno del Medioevo stette proprio nella fantasia di creare veleni che non lasciavano traccia né segno e la cui presenza fosse il più possibile insospettabile. Anche che fosse stato sospetto un avvelenamento, non si sarebbe mai potuti in alcun modo, nemmeno col criterio di tipo tecnico utilitaristico, risalire alla vera causa. Oltre che agli avvelenamenti, in epoca medievale questo tipo di miscele a base di erbe era impiegato soprattutto per quanto riguardava la funzione abortiva. La cronaca riporta pochi casi del genere, in cui l’aborto era provocato da terzi all’insaputa della gestante, anche perché nella maggior parte dei casi gli aborti che avvenivano in epoca medievale erano tutti o naturali o provocati dalle stesse gestanti e con l’uso di miscele o anche semplici piante dal sapore, dall’odore e dalle caratteristiche morfologiche ben noti. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;img style="border-bottom: 0px; border-left: 0px; display: block; float: none; margin-left: auto; border-top: 0px; margin-right: auto; border-right: 0px" title="" border="0" alt="" src="http://lh6.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/Sy0lySFTVBI/AAAAAAAAFVg/aY7ZWG8mMTg/image%5B66%5D.png?imgmax=800" width="700" height="719" /&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;em&gt;Relazioni tra riconoscimento e classificazione in farmacognosia. È importante la distinzione tra operare a priori tra gli oggetti da identificare in quanto non appartenenti a categorie comparabili (fonti come vegetali, animali e minerali; droga come parte pronta all’uso, costituenti come molecole. Nello stesso tempo le metodologie di riconoscimento si basano su due concetti diversi. Da un lato abbiamo la chiave analitica e dall’altro la logica deduttiva di biforcazione reattiva (nel riconoscimento visivo e sperimentale). Nella classificazione di rilievo concettuale appare la distinzione tra approccio fenetico e cladistico della sistematica a confronto con la logica utilitaristica della classificazione delle droghe. Nella classificazione chimica, la distinzione tra l’approccio molecolare e quello biosintetico è finalità proiettiva.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;img style="border-bottom: 0px; border-left: 0px; display: block; float: none; margin-left: auto; border-top: 0px; margin-right: auto; border-right: 0px" title="" border="0" alt="" src="http://lh4.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/Sy0lzMIGlVI/AAAAAAAAFVk/x77t1ea3Rfk/image%5B74%5D.png?imgmax=800" width="620" height="480" /&gt; &lt;/p&gt;  &lt;p align="center"&gt;&lt;em&gt;Esempio di chiave analitica dei bulbi&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;img style="border-bottom: 0px; border-left: 0px; display: block; float: none; margin-left: auto; border-top: 0px; margin-right: auto; border-right: 0px" title="image" border="0" alt="image" src="http://lh4.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/Sy0l0JBC5NI/AAAAAAAAFVo/WnbxLcECnYo/image%5B81%5D.png?imgmax=800" width="582" height="480" /&gt; &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;em&gt;Chiave analitica per riconoscere le droghe in polvere&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&amp;#160;&lt;/p&gt;  &lt;h3&gt;Fonti bibliografiche e grafiche&lt;/h3&gt;  &lt;p&gt;Tratta dagli appunti dell’esame di Farmacognosia generale ed applicata, basati sul testo&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;&lt;i&gt;Farmacognosia applicata&lt;/i&gt; di Alessandro Bruni, Padova: Piccin, 1999&lt;/p&gt;  &lt;ol&gt;   &lt;li&gt;&lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Achillea_millefolium"&gt;Achillea millefolium&lt;/a&gt; – Wikipedia (ITA)&lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Valeriana_officinalis"&gt;Valeriana officinalis&lt;/a&gt; – Wikipedia (ITA)&lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Gentiana_lutea"&gt;Gentiana lutea&lt;/a&gt; – Wikipedia (ITA)&lt;/li&gt;    &lt;li&gt;&lt;a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Veratrum_album"&gt;Veratrum album&lt;/a&gt; – Wikipedia (ITA)&lt;/li&gt; &lt;/ol&gt;  &lt;h3&gt;Note&lt;/h3&gt;  &lt;hr align="left" size="1" width="33%" /&gt;  &lt;p&gt;&lt;a href="#_ftnref1_6340" name="_ftn1_6340"&gt;[1]&lt;/a&gt; Per &lt;b&gt;droga&lt;/b&gt;, in botanica farmaceutica viene intesa la parte di pianta (allo stato fresco o essiccato) che viene impiegata perché contenente dei principi attivi o delle sostanze farmacologicamente attive. In alcuni casi la droga è rappresentata dalla pianta stessa. &lt;/p&gt;  &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8272770838067194450-1651205435262785634?l=vivereilmedioevo-erbario.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://vivereilmedioevo-erbario.blogspot.com/feeds/1651205435262785634/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://vivereilmedioevo-erbario.blogspot.com/2009/12/riconoscimento-e-catalogazione-delle.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8272770838067194450/posts/default/1651205435262785634'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8272770838067194450/posts/default/1651205435262785634'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://vivereilmedioevo-erbario.blogspot.com/2009/12/riconoscimento-e-catalogazione-delle.html' title='Riconoscimento e catalogazione delle specie e dei loro derivati'/><author><name>Chiara Corti</name><uri>https://profiles.google.com/103184024759990247673</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='32' src='//lh3.googleusercontent.com/-krqjYFI7GK8/AAAAAAAAAAI/AAAAAAAAJoQ/mtlSi0LN30g/s512-c/photo.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://lh6.ggpht.com/_4x8OTs10XW4/Sy0lkJhMvhI/AAAAAAAAFUs/NDElF4YhwMw/s72-c/image%5B6%5D.png?imgmax=800' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8272770838067194450.post-1596670917096140874</id><published>2009-12-19T18:46:00.001+01:00</published><updated>2009-12-19T18:46:43.088+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='Farmacognosia'/><title type='text'>La Farmacognosia al servizio della botanica</title><content type='html'>&lt;p&gt;La parola &lt;b&gt;&lt;i&gt;farmacognosia&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; deriva dal greco &lt;b&gt;&lt;i&gt;pharmakos&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; (“droga”) e &lt;b&gt;&lt;i&gt;gignosco&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; (“avere conoscenza di”). Non fu introdotto fino al 1815. &lt;/p&gt;  &lt;p&gt;Fondamentalmente si occupa di studiare i farmaci naturali nei loro aspetti botanici, chimici e farmacologici. Il suo campo di interesse però non si limita solo alle sostanze naturali con attività farmacologica o terapeutica, ma fanno parte di questa disciplina anche le medicazioni chirurgiche preparate da fibre naturali, agenti aromatizzanti e disperdenti, mezzi disintegranti o filtranti o supporti, le piante tossiche ed allucinogene e le materie prime per la produzione di contraccettivi orali, allergeni, erbicidi ed insetticidi.&lt;/p&gt;  &lt;p&gt;La farmacognosia &lt;b&gt;&lt;i&gt;è strettamente correlata sia con la botanica sia con la fitochimica&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;. Fino all’inizio del secolo scorso, la farmacognosia si è sviluppata fondamentalmente nell’aspetto botanico, occupandosi soprattutto della &lt;b&gt;&lt;i&gt;descrizione&lt;/i&gt;&lt;/b&gt; e &lt;b&gt;&lt;i&gt;dell’identificazione delle droghe&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;, intere e polverizzate e &lt;b&gt;&lt;i&gt;degli aspetti relativi alla loro storia, commercio e raccolta, preparazione e conservazione&lt;/i&gt;&lt;/b&gt;. Questi aspetti della farmacognosia sono ancora oggi di fondamentale importanza, anche se lo sviluppo di altri settori ha ampliato il campo di interesse di questa disciplina. La determinazione delle strutture principali dei principi attivi delle più importanti droghe e il chiarimento della loro biogenesi nelle piante hanno fornito un fondamento fitochimico per un ulteriore esame dell’argomento. È forse rilevante che la farmacognosia che è stata fondamentalmente progenitrice della botanica e della chimica organica, negli ultimi anni è stata rivitalizz
